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La Venezia di Marco Novati 1895-1975
Mostra dedicata a Marco Novati, protagonista della pittura veneziana del Novecento. In esposizione oltre sessanta opere, dagli esordi agli esiti più tardi, tra soggetti di figura e vedute di Venezia che raccontano l’evoluzione del suo linguaggio pittorico.
Comunicato stampa
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Il Laurentianum di Mestre ospita la mostra La Venezia di Marco Novati (1895–1975), in programma dal 7 febbraio al 1 marzo 2026, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire uno dei protagonisti della pittura veneziana del Novecento. Curata da Marco Dolfin, l’esposizione è organizzata da De Marco Arte in collaborazione con l’Associazione Culturale Paolo Rizzi ETS e il Duomo di Mestre, con il patrocinio del Comune di Venezia.
Con la recente conclusione dell’anno che ha segnato il cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista (1975–2025), la mostra si propone come un necessario momento di rilettura e di restituzione critica, volto a colmare una lacuna nella memoria culturale attorno a una figura centrale della tradizione pittorica lagunare novecentesca. Il percorso riunisce circa sessanta opere, in gran parte dipinti affiancati da una selezione di disegni, tutte provenienti da collezioni private e da gallerie, molte delle quali inedite ed esposte per la prima volta al pubblico, e attraversa l’intera parabola creativa di Novati, dagli esordi degli anni Venti e Trenta fino alle prove mature e tarde. Al centro della mostra vi sono i grandi nuclei tematici che definiscono la sua pittura: le figure e i ritratti – bevitori, gondolieri, suonatori, – e soprattutto Venezia, colta nei molteplici scorci urbani e lagunari.
La sezione dedicata agli esordi consente di mettere a fuoco il punto in cui biografia e linguaggio si saldano: il brusco tracollo economico familiare che, in giovane età, costringe Novati a misurarsi con la precarietà e con la necessità stessa di “vivere di pittura” apre il suo sguardo a un’umanità umile e laboriosa, fatta di fatica quotidiana, povertà e malinconie trattenute. In questo orizzonte, la mostra presenta rare opere giovanili che testimoniano con chiarezza il confronto con Albin Egger-Lienz, pittore austriaco studiato e assimilato nei primi anni di formazione. Da qui prende corpo quella tensione espressiva che nei primi anni guarda apertamente a Van Gogh e alla tradizione del realismo ottocentesco. In questa traiettoria si colloca Il Nonsolo, uno dei capolavori in mostra: una figura solitaria, assorta e silenziosa, resa con una materia densa e vibrante, di altissima qualità pittorica; per la capacità di indagare la dimensione interiore e per la resa quasi “carnale” della presenza umana, anticipando sorprendentemente alcuni esiti che troveranno piena affermazione nella pittura di Lucian Freud.
Un ruolo centrale nel percorso è occupato dal nucleo delle vedute veneziane, che permette di leggere con particolare evidenza i profondi mutamenti del linguaggio pittorico di Novati nel corso dei decenni: dalle opere degli anni Venti e Trenta, caratterizzate, come spiega il curatore Dolfin “da una pittura ancora corposa e materica, intrisa di una pennellata densa e luminosa che guarda alla tradizione ottocentesca veneziana – in particolare alla lezione dei Ciardi” – fino agli scorci più tardi del Canal Grande, delle Zattere o del Rio di San Vio e di altri luoghi della città, nei quali la materia si assottiglia progressivamente e la pennellata si fa più rapida, strisciata e sintetica, riducendo l’architettura a scansioni essenziali e affidando al colore il compito di costruire lo spazio e l’atmosfera. Ne emerge una Venezia sospesa, fatta di silenzi e di attese, in cui la città stessa diventa protagonista e custode di un tempo ormai perduto.
La mostra è accompagnata da un catalogo (Arte Rara Edizioni, 114 pagine) che documenta il percorso espositivo attraverso la riproduzione di oltre settanta opere e raccoglie i testi critici del curatore Marco Dolfin, insieme ai contributi di Alessandro e Stefano De Marco e Piergiorgio Baroldi, offrendo un articolato approfondimento storico e interpretativo sull’opera di Marco Novati.
Nota biografica Marco Novati (Venezia, 20 maggio 1895 – 24 luglio 1975). Artista autodidatta, tra il 1919 e il 1921 frequenta lo studio di Emilio Paggiaro, affinando una pittura intensa e vigorosa che combina un realismo energico con accenti espressionisti. La sua voce si colloca come presenza isolata nel panorama veneziano del tempo, distante dalle tendenze locali — in particolare dal postimpressionismo lagunare — anche grazie ai soggiorni giovanili a Monaco, Losanna e Parigi, che alimentano la sua indipendenza linguistica. Dal 1922 espone regolarmente alle collettive della Bevilacqua La Masa, privilegiando soggetti umani — lavoratori, bevitori, suonatori— affrontati con forte intensità espressiva e psicologica. Dalla seconda metà degli anni Venti si dedica con crescente costanza al ritratto. Nel 1928 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove tornerà ad esporre per altre nove edizioni; nel 1931 è invitato alla prima Quadriennale di Roma. Nel 1964 l’Opera Bevilacqua La Masa gli dedica una significativa antologica; sono anni in cui, ormai settantenne, vede crescere l’attenzione del pubblico e del mercato, mentre la sua pittura evolve verso un linguaggio più misurato e controllato.
L’inaugurazione si terrà venerdì 6 febbraio 2026 alle ore 18 presso il Centro Culturale Santa Maria delle Grazie di Mestre (Via Poerio 32), a cui seguirà la visita alla mostra negli spazi del Laurentianum (Piazza E. Ferretto 119).
Informazioni pratiche
Titolo: La Venezia di Marco Novati (1895–1975) Sede: Laurentianum, Piazza E. Ferretto 119, Mestre Date mostra: 7 febbraio – 1 marzo 2026 Orari: dal martedì al venerdì 16.00–19.00; sabato e domenica 10.00–12.30 / 16.00–19.00 Inaugurazione: venerdì 6 febbraio 2026, ore 18 Luogo inaugurazione: Centro Culturale Santa Maria delle Grazie, Via Poerio 32, Mestre A seguire: visita alla mostra al Laurentianum Curatore: Marco Dolfin Organizzazione: De Marco Arte in collaborazione con: Associazione Culturale Paolo Rizzi ETS Patrocini: Comune di Venezia
Ingresso: gratuito
Contatti: - www.demarcoarte.com segreteria.associazione@paolorizzi.it
Con la recente conclusione dell’anno che ha segnato il cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista (1975–2025), la mostra si propone come un necessario momento di rilettura e di restituzione critica, volto a colmare una lacuna nella memoria culturale attorno a una figura centrale della tradizione pittorica lagunare novecentesca. Il percorso riunisce circa sessanta opere, in gran parte dipinti affiancati da una selezione di disegni, tutte provenienti da collezioni private e da gallerie, molte delle quali inedite ed esposte per la prima volta al pubblico, e attraversa l’intera parabola creativa di Novati, dagli esordi degli anni Venti e Trenta fino alle prove mature e tarde. Al centro della mostra vi sono i grandi nuclei tematici che definiscono la sua pittura: le figure e i ritratti – bevitori, gondolieri, suonatori, – e soprattutto Venezia, colta nei molteplici scorci urbani e lagunari.
La sezione dedicata agli esordi consente di mettere a fuoco il punto in cui biografia e linguaggio si saldano: il brusco tracollo economico familiare che, in giovane età, costringe Novati a misurarsi con la precarietà e con la necessità stessa di “vivere di pittura” apre il suo sguardo a un’umanità umile e laboriosa, fatta di fatica quotidiana, povertà e malinconie trattenute. In questo orizzonte, la mostra presenta rare opere giovanili che testimoniano con chiarezza il confronto con Albin Egger-Lienz, pittore austriaco studiato e assimilato nei primi anni di formazione. Da qui prende corpo quella tensione espressiva che nei primi anni guarda apertamente a Van Gogh e alla tradizione del realismo ottocentesco. In questa traiettoria si colloca Il Nonsolo, uno dei capolavori in mostra: una figura solitaria, assorta e silenziosa, resa con una materia densa e vibrante, di altissima qualità pittorica; per la capacità di indagare la dimensione interiore e per la resa quasi “carnale” della presenza umana, anticipando sorprendentemente alcuni esiti che troveranno piena affermazione nella pittura di Lucian Freud.
Un ruolo centrale nel percorso è occupato dal nucleo delle vedute veneziane, che permette di leggere con particolare evidenza i profondi mutamenti del linguaggio pittorico di Novati nel corso dei decenni: dalle opere degli anni Venti e Trenta, caratterizzate, come spiega il curatore Dolfin “da una pittura ancora corposa e materica, intrisa di una pennellata densa e luminosa che guarda alla tradizione ottocentesca veneziana – in particolare alla lezione dei Ciardi” – fino agli scorci più tardi del Canal Grande, delle Zattere o del Rio di San Vio e di altri luoghi della città, nei quali la materia si assottiglia progressivamente e la pennellata si fa più rapida, strisciata e sintetica, riducendo l’architettura a scansioni essenziali e affidando al colore il compito di costruire lo spazio e l’atmosfera. Ne emerge una Venezia sospesa, fatta di silenzi e di attese, in cui la città stessa diventa protagonista e custode di un tempo ormai perduto.
La mostra è accompagnata da un catalogo (Arte Rara Edizioni, 114 pagine) che documenta il percorso espositivo attraverso la riproduzione di oltre settanta opere e raccoglie i testi critici del curatore Marco Dolfin, insieme ai contributi di Alessandro e Stefano De Marco e Piergiorgio Baroldi, offrendo un articolato approfondimento storico e interpretativo sull’opera di Marco Novati.
Nota biografica Marco Novati (Venezia, 20 maggio 1895 – 24 luglio 1975). Artista autodidatta, tra il 1919 e il 1921 frequenta lo studio di Emilio Paggiaro, affinando una pittura intensa e vigorosa che combina un realismo energico con accenti espressionisti. La sua voce si colloca come presenza isolata nel panorama veneziano del tempo, distante dalle tendenze locali — in particolare dal postimpressionismo lagunare — anche grazie ai soggiorni giovanili a Monaco, Losanna e Parigi, che alimentano la sua indipendenza linguistica. Dal 1922 espone regolarmente alle collettive della Bevilacqua La Masa, privilegiando soggetti umani — lavoratori, bevitori, suonatori— affrontati con forte intensità espressiva e psicologica. Dalla seconda metà degli anni Venti si dedica con crescente costanza al ritratto. Nel 1928 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove tornerà ad esporre per altre nove edizioni; nel 1931 è invitato alla prima Quadriennale di Roma. Nel 1964 l’Opera Bevilacqua La Masa gli dedica una significativa antologica; sono anni in cui, ormai settantenne, vede crescere l’attenzione del pubblico e del mercato, mentre la sua pittura evolve verso un linguaggio più misurato e controllato.
L’inaugurazione si terrà venerdì 6 febbraio 2026 alle ore 18 presso il Centro Culturale Santa Maria delle Grazie di Mestre (Via Poerio 32), a cui seguirà la visita alla mostra negli spazi del Laurentianum (Piazza E. Ferretto 119).
Informazioni pratiche
Titolo: La Venezia di Marco Novati (1895–1975) Sede: Laurentianum, Piazza E. Ferretto 119, Mestre Date mostra: 7 febbraio – 1 marzo 2026 Orari: dal martedì al venerdì 16.00–19.00; sabato e domenica 10.00–12.30 / 16.00–19.00 Inaugurazione: venerdì 6 febbraio 2026, ore 18 Luogo inaugurazione: Centro Culturale Santa Maria delle Grazie, Via Poerio 32, Mestre A seguire: visita alla mostra al Laurentianum Curatore: Marco Dolfin Organizzazione: De Marco Arte in collaborazione con: Associazione Culturale Paolo Rizzi ETS Patrocini: Comune di Venezia
Ingresso: gratuito
Contatti: - www.demarcoarte.com segreteria.associazione@paolorizzi.it
06
febbraio 2026
La Venezia di Marco Novati 1895-1975
Dal 06 febbraio al primo marzo 2026
arte moderna
Location
Laurentianum
Venezia, Piazza Erminio Ferretto, (VE)
Venezia, Piazza Erminio Ferretto, (VE)
Orario di apertura
dal martedì al venerdì 16.00–19.00; sabato e domenica 10.00–12.30 / 16.00–19.00
Vernissage
6 Febbraio 2026, 18
Autore
Curatore
Autore testo critico
Produzione organizzazione









