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Non-Binary Machines
WIZARD LAB è lieta di presentare Non-Binary Machines, mostra bipersonale di Silvia Bigi e Eleonora Roaro.
Comunicato stampa
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Nel capitolo “Non-Binary Machines”, da cui la mostra prende il titolo, James Bridle (2022) discute la teorizzazione di Alan Turing della a-machine, o macchina automatica: un dispositivo il cui comportamento, una volta avviato, è interamente determinato dalla sua configurazione iniziale e dall’input ricevuto. Questo modello è alla base della maggior parte dei computer contemporanei. Turing, tuttavia, concepì anche un altro tipo di macchina: l’oracolo, o o-machine, che si arresta in momenti critici di indecidibilità e attende un input esterno – un oracolo – per poter effettuare una scelta. Questo concetto funge da trait d’union tra i progetti di Silvia Bigi eEleonora Roaro.
Sola di Silvia Bigi è un’opera dedicata a Francesca Alinovi, critica d’arte e docente universitaria assassinata nel 1983 all’età di trentacinque anni, in un caso che oggi verrebbe definito come femminicidio. Il progetto prende avvio da una singola parola, sola, scritta settantasette volte su una pagina del diario di Alinovi e, a partire da questa traccia, riattiva la sua voce in una forma speculativa e relazionale. Al centro del lavoro vi è un chatbot costruito mediante tecnologia di Retrieval-Augmented Generation (RAG), che incorpora l’intera produzione scritta di Alinovi – saggi, appunti e interviste – molti dei quali sono oggi reperibili esclusivamente in archivi o biblioteche, non essendo più ristampati, né presenti nei circuiti di distribuzione. Attraverso prompt accuratamente progettati, il chatbot viene addestrato a impersonare Alinovi all’interno di uno scenario prestabilito, facendosi presenza disincarnata, instabile e risonante. L’intento non è tanto quello di simulare Alinovi, quanto di riattivarne l’assenza. Gli scambi privati tra Bigi e il chatbot – riservati esclusivamente all’artista – generano frammenti, appunti e visioni che vengono successivamente trasposti su tessuto attraverso tecniche di stampa tradizionali, in particolare monotipi, dando forma a superfici sindoniche in cui il linguaggio diventa immagine. Oltre all’intimità di questo dialogo, il chatbot assume anche il ruolo di curatore: su richiesta dell’artista, concepisce performance partecipative che, pur originate da processi algoritmici, sollecitano partecipanti umani, chiamati a incarnarle e attuarle nello spazio espositivo.
La questione del male gaze e delle rappresentazioni del femminile nel cinema, indagata da Laura Mulvey (1975), è centrale nel progetto di Eleonora Roaro Irma Vep. Avviato nel 2023 e attualmente in corso, è un’opera transmediale ispirata a una delle prime femme fatale della storia del cinema. Interpretata dall’attrice Musidora, Irma Vep era una ladra che indossa una catsuit nera nel film a episodi Les Vampires (1915), scritto e diretto da Louis Feuillade. Attraverso questo personaggio – che nel contempo è alter ego dell’artista e avatar collettivo – Roaro esamina la sessualità e le pratiche sadomasochistiche come dimensioni di lotte di potere sociale e delle dinamiche di genere. La mostra presenta un video, una scultura IoT stampata in 3D, una serie di fotografie – inclusa una olografica – e disegni.
Lo stivale di Irma Vep è una scultura IoT intitolata @irmavep_nowhere, una replica stampata in 3D dello stivale indossato nel video. Quando il chatbot in essa incorporato interagisce con gli utenti, la scultura si illumina di rosa. L’interazione tra Irma Vep e gli utenti – che si svolge su Telegram, un’app utilizzata dalle sex worker per comunicare con i clienti – rovescia l’associazione canonica e patriarcale dei sistemi di IA con atteggiamenti accomodanti, voci femminili e nomi femminili, un’associazione in gran parte determinata dalle loro origini aziendali: questi sistemi sono progettati per essere accondiscendenti al fine di “agganciare” gli utenti il più a lungo possibile, rispecchiando le strategie di coinvolgimento delle piattaforme di social media.
Tra automazione e oracolo, le opere di Bigi e Roaro aprono a una visione diversa delle macchine come agenti critici nella riconfigurazione della memoria, del desiderio e del potere.
Riferimenti:
Bridle, J. (2022) Ways of Being: Beyond Human Intelligence. Mondadori Libri S.p.A. / Netphilo Publishing.
Mulvey, L. (2013), Piacere visivo e cinema narrativo, in Cinema e piacere visivo, Bulzoni, Roma.
Silvia Bigi (Ravenna, 1985) si è laureata in DAMS a Bologna. Attraverso diversi linguaggi artistici — tra cui fotografia, installazione, scultura, suono, video e disegno — esplora l’immagine come soglia, spazio liminale di riflessione sulle strutture di potere, sulla coesistenza tra entità umane e non umane e sulle fratture in cui emergono gli aspetti rimossi della storia occidentale. Negli ultimi anni, il suo lavoro si è concentrato in particolare sull’amplificazione delle voci femminili silenziate da violenze visibili e invisibili. Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche e private, sono state premiate e selezionate per mostre nazionali e internazionali in musei, fondazioni e gallerie d’arte. Tra questi: Sviluppo dei Talenti – Italian Council 12, Premio Francesco Fabbri per le Arti 2022, Talent Prize 2021 e la mostra Engaged, Active, Aware: Women’s Perspective Now, vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018. Il lavoro di Bigi è stato pubblicato su Artribune, Der Greif, IO Donna, ATPdiary, Insideart, Yet Magazine, Artslife, World Photo Organisation e British Journal of Photography. Dal 2022 è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, visiting professor al Campus Jean-Paul Curnier di Seine-Saint-Denis, Parigi, ed è attualmente docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Eleonora Roaro (Varese, 1989) è un’artista visiva e ricercatrice con base a Milano. Attualmente insegna Estetica dei Nuovi Media, Comunicazione Multimediale e Storia dell’Arte Moderna presso NABA, Milano (BA e MA in Media Design e Nuove Tecnologie), e Fenomenologia dell’Arte Contemporanea presso IED, Milano (BA Product Design). Dal 2025 è dottoranda presso il gruppo di ricerca Transtechnology della School of Art, Design and Architecture dell’Università di Plymouth. Il suo lavoro è stato esposto dal 2011 in numerose gallerie e musei, tra cui La Triennale (Milano), Fabbrica del Vapore (Milano), Casa degli Artisti (Milano), CAMERA (Torino), MACRO (Roma), CAMeC (La Spezia), mudaC (Carrara), E-Werk (Friburgo), Maison de la Culture (Clermont-Ferrand), La Friche (Marsiglia), Istituto Italiano di Cultura (Madrid e Praga). Come assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Udine, ha contribuito nel 2019 al progetto VR and AR in the valorisation of cultural and art heritage. Dal 2020 al 2024 ha fatto parte del progetto Sensing Dolce Vita: An Experiment in VR Storytelling, vincitore del MISTI Global Seed Fund (MIT, Cambridge, MA; SISSA, Trieste). È inoltre autrice di articoli su architettura cinematografica e ricostruzione in VR (L’Avventura, 2020; Alphaville, 2021), programmazione cinematografica a Udine (MHRA, 2024), sale cinematografiche nelle arti visive (LabCom, 2021) e sull’opera di Lynn Hershman Leeson (Mimesis, 2019).
Contatti:
Gabriela Galati
Co-Founder | Director
WIZARD LAB
Corso di Porta Ticinese, 87
20123, Milano
E: lab@wizardgallery.com
W: lab.wizardgallery.com
I: @wizard___lab
T: @wizard___lab
F: @WIZARDLAB.gallery
Sola di Silvia Bigi è un’opera dedicata a Francesca Alinovi, critica d’arte e docente universitaria assassinata nel 1983 all’età di trentacinque anni, in un caso che oggi verrebbe definito come femminicidio. Il progetto prende avvio da una singola parola, sola, scritta settantasette volte su una pagina del diario di Alinovi e, a partire da questa traccia, riattiva la sua voce in una forma speculativa e relazionale. Al centro del lavoro vi è un chatbot costruito mediante tecnologia di Retrieval-Augmented Generation (RAG), che incorpora l’intera produzione scritta di Alinovi – saggi, appunti e interviste – molti dei quali sono oggi reperibili esclusivamente in archivi o biblioteche, non essendo più ristampati, né presenti nei circuiti di distribuzione. Attraverso prompt accuratamente progettati, il chatbot viene addestrato a impersonare Alinovi all’interno di uno scenario prestabilito, facendosi presenza disincarnata, instabile e risonante. L’intento non è tanto quello di simulare Alinovi, quanto di riattivarne l’assenza. Gli scambi privati tra Bigi e il chatbot – riservati esclusivamente all’artista – generano frammenti, appunti e visioni che vengono successivamente trasposti su tessuto attraverso tecniche di stampa tradizionali, in particolare monotipi, dando forma a superfici sindoniche in cui il linguaggio diventa immagine. Oltre all’intimità di questo dialogo, il chatbot assume anche il ruolo di curatore: su richiesta dell’artista, concepisce performance partecipative che, pur originate da processi algoritmici, sollecitano partecipanti umani, chiamati a incarnarle e attuarle nello spazio espositivo.
La questione del male gaze e delle rappresentazioni del femminile nel cinema, indagata da Laura Mulvey (1975), è centrale nel progetto di Eleonora Roaro Irma Vep. Avviato nel 2023 e attualmente in corso, è un’opera transmediale ispirata a una delle prime femme fatale della storia del cinema. Interpretata dall’attrice Musidora, Irma Vep era una ladra che indossa una catsuit nera nel film a episodi Les Vampires (1915), scritto e diretto da Louis Feuillade. Attraverso questo personaggio – che nel contempo è alter ego dell’artista e avatar collettivo – Roaro esamina la sessualità e le pratiche sadomasochistiche come dimensioni di lotte di potere sociale e delle dinamiche di genere. La mostra presenta un video, una scultura IoT stampata in 3D, una serie di fotografie – inclusa una olografica – e disegni.
Lo stivale di Irma Vep è una scultura IoT intitolata @irmavep_nowhere, una replica stampata in 3D dello stivale indossato nel video. Quando il chatbot in essa incorporato interagisce con gli utenti, la scultura si illumina di rosa. L’interazione tra Irma Vep e gli utenti – che si svolge su Telegram, un’app utilizzata dalle sex worker per comunicare con i clienti – rovescia l’associazione canonica e patriarcale dei sistemi di IA con atteggiamenti accomodanti, voci femminili e nomi femminili, un’associazione in gran parte determinata dalle loro origini aziendali: questi sistemi sono progettati per essere accondiscendenti al fine di “agganciare” gli utenti il più a lungo possibile, rispecchiando le strategie di coinvolgimento delle piattaforme di social media.
Tra automazione e oracolo, le opere di Bigi e Roaro aprono a una visione diversa delle macchine come agenti critici nella riconfigurazione della memoria, del desiderio e del potere.
Riferimenti:
Bridle, J. (2022) Ways of Being: Beyond Human Intelligence. Mondadori Libri S.p.A. / Netphilo Publishing.
Mulvey, L. (2013), Piacere visivo e cinema narrativo, in Cinema e piacere visivo, Bulzoni, Roma.
Silvia Bigi (Ravenna, 1985) si è laureata in DAMS a Bologna. Attraverso diversi linguaggi artistici — tra cui fotografia, installazione, scultura, suono, video e disegno — esplora l’immagine come soglia, spazio liminale di riflessione sulle strutture di potere, sulla coesistenza tra entità umane e non umane e sulle fratture in cui emergono gli aspetti rimossi della storia occidentale. Negli ultimi anni, il suo lavoro si è concentrato in particolare sull’amplificazione delle voci femminili silenziate da violenze visibili e invisibili. Le sue opere, presenti in collezioni pubbliche e private, sono state premiate e selezionate per mostre nazionali e internazionali in musei, fondazioni e gallerie d’arte. Tra questi: Sviluppo dei Talenti – Italian Council 12, Premio Francesco Fabbri per le Arti 2022, Talent Prize 2021 e la mostra Engaged, Active, Aware: Women’s Perspective Now, vincitrice del Lucie Award – Best Exhibition nel 2018. Il lavoro di Bigi è stato pubblicato su Artribune, Der Greif, IO Donna, ATPdiary, Insideart, Yet Magazine, Artslife, World Photo Organisation e British Journal of Photography. Dal 2022 è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, visiting professor al Campus Jean-Paul Curnier di Seine-Saint-Denis, Parigi, ed è attualmente docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Eleonora Roaro (Varese, 1989) è un’artista visiva e ricercatrice con base a Milano. Attualmente insegna Estetica dei Nuovi Media, Comunicazione Multimediale e Storia dell’Arte Moderna presso NABA, Milano (BA e MA in Media Design e Nuove Tecnologie), e Fenomenologia dell’Arte Contemporanea presso IED, Milano (BA Product Design). Dal 2025 è dottoranda presso il gruppo di ricerca Transtechnology della School of Art, Design and Architecture dell’Università di Plymouth. Il suo lavoro è stato esposto dal 2011 in numerose gallerie e musei, tra cui La Triennale (Milano), Fabbrica del Vapore (Milano), Casa degli Artisti (Milano), CAMERA (Torino), MACRO (Roma), CAMeC (La Spezia), mudaC (Carrara), E-Werk (Friburgo), Maison de la Culture (Clermont-Ferrand), La Friche (Marsiglia), Istituto Italiano di Cultura (Madrid e Praga). Come assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Udine, ha contribuito nel 2019 al progetto VR and AR in the valorisation of cultural and art heritage. Dal 2020 al 2024 ha fatto parte del progetto Sensing Dolce Vita: An Experiment in VR Storytelling, vincitore del MISTI Global Seed Fund (MIT, Cambridge, MA; SISSA, Trieste). È inoltre autrice di articoli su architettura cinematografica e ricostruzione in VR (L’Avventura, 2020; Alphaville, 2021), programmazione cinematografica a Udine (MHRA, 2024), sale cinematografiche nelle arti visive (LabCom, 2021) e sull’opera di Lynn Hershman Leeson (Mimesis, 2019).
Contatti:
Gabriela Galati
Co-Founder | Director
WIZARD LAB
Corso di Porta Ticinese, 87
20123, Milano
E: lab@wizardgallery.com
W: lab.wizardgallery.com
I: @wizard___lab
T: @wizard___lab
F: @WIZARDLAB.gallery
28
gennaio 2026
Non-Binary Machines
Dal 28 gennaio al 06 marzo 2026
arte contemporanea
Location
WIZARD LAB
Milano, Corso di Porta Ticinese, 87, (MI)
Milano, Corso di Porta Ticinese, 87, (MI)
Orario di apertura
lunedì-venerdì, 15-19
Vernissage
28 Gennaio 2026, 18-21
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico
Media partner




