01 febbraio 2026

Il modello Ambrosiana raccontato da Antonio Grimaldi e Andrea Canova

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Biglietti a 3 euro, mostre gratuite e radicamento territoriale: il segretario generale Antonio Grimaldi e il presidente Andrea Canova spiegano come l’Ambrosiana sia diventata un caso emblematico di democratizzazione culturale a Milano

Credits Jordi Bernardó Galeria Senda

Sotto la guida del segretario generale Antonio Grimaldi e del presidente Andrea Canova, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana ha intrapreso un percorso di rinnovamento fondato su una gestione manageriale e non elitaria della cultura, capace di coniugare sostenibilità economica e accessibilità. In questa intervista, Grimaldi e Canova ripercorrono le scelte più controcorrente che hanno segnato questa svolta, dai biglietti popolari alle mostre gratuite, fino alle nuove alleanze culturali.

Lei ha definito il successo dell’Ambrosiana non come “miracolo” ma come il risultato di una gestione manageriale, inclusiva e non elitaria della cultura. Quali sono state le scelte più rischiose o controcorrente che, con il senno di poi, si sono rivelate decisive per questa trasformazione?  

AG: «Amo definirmi un ‘manager prestato alla cultura’, poiché sono convinto che l’Ambrosiana rappresenti oggi la prova tangibile di quanto una gestione manageriale, non elitaria ed autoreferenziale, sia fondamentale per le istituzioni culturali. Ho introdotto cambiamenti coraggiosi per massimizzare la fruizione del museo: apertura quasi totale durante l’anno (festività incluse) e spostamento della chiusura settimanale al mercoledì per differenziarci dall’offerta standard e biglietto combinato con il Duomo.Inoltre, abbiamo investito in un radicamento territoriale, aderendo con convinzione ai principali palinsesti cittadini — come MuseoCity, BookCity, Open House e Orticola ecc — per consolidare la riconoscibilità dell’Istituzione nel tessuto urbano e sociale. Tra le attività più innovative per l’Ambrosiana la retrospettiva di Gaetano Pesce e di Pietro Terzini che hanno inaugurato il filone delle mostre pop e gratuite».

Antonello Grimaldi Segretario Generale VBA

Tra biglietti a 3 euro, aperture straordinarie, podcast, video in LIS e mostre gratuite nella sala del Foro Romano, l’Ambrosiana ha ampliato significativamante l’accesso al museo. Quali di queste azioni ha inciso di più sulla trasformazione del pubblico e quali dati o riscontri vi hanno convinto a proseguire su questa linea nel 2026?

AG: «I risultati straordinari dell’ultimo anno, che ci hanno visto raggiungere quasi la soglia dei 500.000 visitatori, confermano la validità di una strategia basata sulla democratizzazione della cultura, non elitaria ed autoreferenziale. Sebbene ogni iniziativa abbia giocato un ruolo, la politica dei biglietti a 3 euro durante le aperture straordinarie è stata l’azione più dirompente: ha trasformato l’Ambrosiana da luogo percepito come elitario a spazio di comunità. I dati di affluenza e il bilancio in attivo per il terzo anno consecutivo sono i riscontri che ci hanno convinto a confermare questa linea per il 2026. Proseguiremo investendo sulla gratuità delle mostre organizzate nella sala del Foro Romano e sull’accessibilità universale (LIS e podcast), convinti che la sostenibilità di un’istituzione passi necessariamente dalla sua capacità di essere inclusiva».

Samorì Cripta di San Sepolcro

L’Ambrosiana cresce mentre Milano vive una fase di forte esposizione mediatica internazionale. In che modo le scelte culturali dell’Ambrosiana rispondono alla necessità di offrire una narrazione più profonda della città rispetto a quella dominante?

AC: la «Negli ultimi anni Milano ha notevolmente aumentato la propria capacità di attrarre interesse e persone. In questo ha assecondato una delle sue vocazioni, però, come sempre accade nei momenti di grande espansione, si è fatta più viva la necessità di un pensiero più originale, che abbia il coraggio di scendere sotto la superficie delle cose più evidenti. Mi sembra che ciò possa avvenire in vari modi, il primo dei quali è una rinnovata presa di coscienza delle origini storiche di un contesto che rischia di apparire scontato e bidimensionale. Milano ha una storia lunghissima che ne ha determinato il presente ma che oggi non è normalmente percepita.

Da questo punto di vista l’intuizione del cardinal Federico Borromeo di creare una raccolta di libri e di opere d’arte visibili alla comunità, di lasciare questa eredità alle donne e agli uomini del futuro crea uno choc positivo: ai primi del Seicento un ecclesiastico proveniente da una ricca famiglia lombarda riesce a compiere uno straordinario passaggio in avanti, del quale anche noi beneficiamo e siamo parte.

Leggere libri e osservare opere d’arte significa recuperare e rivivere memoria, comprendere il passato per capire il presente. Inoltre, l’Ambrosiana deve continuare a essere un punto di incontro di persone, esperienze e idee. Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di accendere il dibattito generale sulle cose importanti; per questo cercheremo di moltiplicare gli incontri e le conferenze in biblioteca. Tra i primi che hanno accettato il nostro invito ci sono il cardinal José Tolentino de Mendonça ed altri illustri personaggi, ma speriamo di creare una continuità significativa. Per usare una metafora un po’ banale, Milano deve diventare una città più abitata e meno da “affitto breve”».

Andrea Canova

Lei ha parlato della necessità di colmare un vuoto “collaborando con le altre realtà culturali”. Può farci un esempio concreto di come l’Ambrosiana stia lavorando in questa direzione e di quali alleanze considera oggi strategiche per il futuro dell’istituzione? 

AC: «Questo è un argomento importante. Ricopro questo incarico da poco tempo e sto prendendo coscienza di una situazione che mi era nota solo in parte. L’offerta museale e in genere culturale di Milano è molto ricca e variegata: è molto bello vedere tante idee che coesistono produttivamente nella stessa area. Pur nel rispetto dell’indipendenza di ciascuno, credo che si possa creare qualche collaborazione, che si può esprimere su vari piani, dalla progettazione di eventi espositivi a riflessioni condivise su temi specifici in forma pubblica, per rinsaldare il dialogo con la città.

Ho avuto già diversi incontri con altre istituzioni cittadine e ho trovato molto interesse, anche per la nostra biblioteca, forse meno appariscente della pinacoteca, ma custode di tesori straordinari, dai fogli dell’Iliade illustrata del VI secolo al Virgilio di Petrarca. Senza creare ibridi improbabili, credo ci siano possibilità per collaborazioni di rilievo. Un’esigenza di questo tipo è segnalata anche dal Protocollo per la Promozione e la Valorizzazione della Cultura, promosso dalla Fondazione Fiera di Milano, cui aderisce anche l’Ambrosiana»

Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Sala Federiciana. Codice Atlantico. Leonardo da Vinci

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