Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Mario Marinelli – Giochi d’ombre
Gli eventi organizzati presso la Galleria dell’Artistico rappresentano da anni un significativo momento di apertura del Liceo alla cittadinanza. La personale di Mario Martinelli, ex docente del Liceo, sottolinea lo scopo di creare un dialogo educativo con gli studenti e con la comunità.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Gli eventi organizzati presso la Galleria dell’Artistico rappresentano da anni un significativo momento di apertura del Liceo alla cittadinanza, per condividere le proprie sensibilità e specificità e per valorizzare il suo ruolo formativo. La personale di Mario Martinelli, ex docente del Liceo e noto artista trevigiano, sottolinea lo scopo di creare un dialogo educativo con gli studenti e le studentesse, nell’ascolto delle curiosità nell’ambito delle tematiche e delle tecniche scelte dall’autore.
Nel suo lungo percorso artistico, Martinelli ha segnato con le sue ombre-in-rete il volto dell’amata Treviso, in continuità con la storia dell’arte, modificando la percezione degli spazi urbani e mettendosi in dialogo con la città storica; ne sono esempi significativi le due ombre-in-rete con le immagini dei famosi restauratori Mario e Memi Botter poste sulle pareti esterne del Liceo Artistico.
L’artista ha fatto proprio il “linguaggio” dell’ombra, dando struttura e forma permanenti a ciò che è sempre stato considerato effimero e fuggente. La figura in rete riesce a dare consistenza a un’assenza, con i suoi vuoti chiusi dalle maglie metalliche e a catturare l’attenzione dell’osservatore sollecitato a collaborare e a instaurare con l’opera un rapporto. Le ombre in rete, inserite in armonia con l’ambiente urbano, soggette al cambiamento della luce più che oggetto, sono una sensazione di presenza. L’artista porta l’arte nella vita quotidiana con la sua capacità di accendere l’immaginazione, in una società in cui sempre più spesso gli uomini appaiono come una folla frettolosa e allarmante che attraversa gli spazi senza vederli.
Nella mostra presso la Galleria dell’Artistico, le opere si articolano nello spazio interno in cui una serie di quadri - rete incorniciati dialoga con visitatori-rete, sagome di figure disposte sulle pareti come ombre di possibili osservatori. Un rinvio continuo degli uni agli altri suggerisce il nucleo semantico della mostra che vuole essere un’unica articolata installazione. I piccoli quadri sono elaborati attraverso la netta contrapposizione di due o tre colori puri e uniformi che si animano grazie alla sovrapposizione delle reti. La texture colorata interagisce con gli strati sottostanti in un gioco ottico-percettivo mobile e variegato.
I visitatori-rete invece nel variare delle loro pose si affiancano ai quadri quali ombre di veri spettatori interessati, come Il collezionista che si avvina curioso alla piccola opera per osservarne i particolari. Nasce un continuo rinvio e un processo di identificazione: così l’osservatore entrando in Galleria vede il visitatore-rete che a sua volta ammira il quadro – rete.
Mario Martinelli mette in scena l’atto della fruizione dell’opera inserita nel così detto “mondo dell’arte”, ponendo l’accento “sull’essere umano che pratica l’arte” e la sente distante dagli altri valori della vita, relegata sempre più spesso a luoghi e ambiti specifici come il museo e il mercato. Secondo l’artista “siamo noi infatti che diamo valore alle cose e direzioniamo questo valore”; per questo “bisogna allenare l’occhio” e comprenderne il linguaggio dell’arte che può essere percepita e vissuta pienamente. Se entra nel quotidiano, l’arte diviene bellezza, l’inaspettato, parte del tessuto.
Nel suo lungo percorso artistico, Martinelli ha segnato con le sue ombre-in-rete il volto dell’amata Treviso, in continuità con la storia dell’arte, modificando la percezione degli spazi urbani e mettendosi in dialogo con la città storica; ne sono esempi significativi le due ombre-in-rete con le immagini dei famosi restauratori Mario e Memi Botter poste sulle pareti esterne del Liceo Artistico.
L’artista ha fatto proprio il “linguaggio” dell’ombra, dando struttura e forma permanenti a ciò che è sempre stato considerato effimero e fuggente. La figura in rete riesce a dare consistenza a un’assenza, con i suoi vuoti chiusi dalle maglie metalliche e a catturare l’attenzione dell’osservatore sollecitato a collaborare e a instaurare con l’opera un rapporto. Le ombre in rete, inserite in armonia con l’ambiente urbano, soggette al cambiamento della luce più che oggetto, sono una sensazione di presenza. L’artista porta l’arte nella vita quotidiana con la sua capacità di accendere l’immaginazione, in una società in cui sempre più spesso gli uomini appaiono come una folla frettolosa e allarmante che attraversa gli spazi senza vederli.
Nella mostra presso la Galleria dell’Artistico, le opere si articolano nello spazio interno in cui una serie di quadri - rete incorniciati dialoga con visitatori-rete, sagome di figure disposte sulle pareti come ombre di possibili osservatori. Un rinvio continuo degli uni agli altri suggerisce il nucleo semantico della mostra che vuole essere un’unica articolata installazione. I piccoli quadri sono elaborati attraverso la netta contrapposizione di due o tre colori puri e uniformi che si animano grazie alla sovrapposizione delle reti. La texture colorata interagisce con gli strati sottostanti in un gioco ottico-percettivo mobile e variegato.
I visitatori-rete invece nel variare delle loro pose si affiancano ai quadri quali ombre di veri spettatori interessati, come Il collezionista che si avvina curioso alla piccola opera per osservarne i particolari. Nasce un continuo rinvio e un processo di identificazione: così l’osservatore entrando in Galleria vede il visitatore-rete che a sua volta ammira il quadro – rete.
Mario Martinelli mette in scena l’atto della fruizione dell’opera inserita nel così detto “mondo dell’arte”, ponendo l’accento “sull’essere umano che pratica l’arte” e la sente distante dagli altri valori della vita, relegata sempre più spesso a luoghi e ambiti specifici come il museo e il mercato. Secondo l’artista “siamo noi infatti che diamo valore alle cose e direzioniamo questo valore”; per questo “bisogna allenare l’occhio” e comprenderne il linguaggio dell’arte che può essere percepita e vissuta pienamente. Se entra nel quotidiano, l’arte diviene bellezza, l’inaspettato, parte del tessuto.
07
febbraio 2026
Mario Marinelli – Giochi d’ombre
Dal 07 al 22 febbraio 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA DELL’ARTISTICO
Treviso, Via Carlo Alberto, 5, (Treviso)
Treviso, Via Carlo Alberto, 5, (Treviso)
Orario di apertura
venerdì 10:00-12:00 sabato 10:00-12:00 e 16:00-18:00 domenica 16:00-18:00
Vernissage
7 Febbraio 2026, 11:30
Autore
Curatore
Autore testo critico
Produzione organizzazione
Patrocini





