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In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 2 all’8 febbraio.
Teatro e danza
Mirandolina contemporanea
Uno spettacolo pensato, scritto e messo in scena da donne, la Mirandolina della drammaturga Marina Carr, ispiratasi a La locandiera di Goldoni riscritta in chiave dolorosamente contemporanea, per parlare al presente di violenza di genere e donne che resistono alla sopraffazione. La regia è di Caitríona McLaughlin, anche Direttrice Artistica dell’Abbey Theatre. Un lavoro interamente realizzato tra Veneto e Irlanda.
La connessione tra il ‘700 goldoniano e il presente crea nuove chiavi di lettura per indagare gli abissi dell’animo umano. La pièce è ambientata in un ristorante italiano di Dublino, dove Mirandolina lavora a contatto con uomini che la desiderano e sono disposti a tutto pur di sottometterla al loro volere. L’intelligenza della giovane le permette di tener testa a tutti i suoi spasimanti. Con maestria e ironia si fa beffe di loro, ma il volere maschile non assecondato si dimostra presto capace di gesti terribili, tramutandosi in crudele violenza.

“Mirandolina”, regia Caitríona McLaughlin, traduzione e dramaturg Monica Capuani, interpreti Gaja Masciale, Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich e Sandra Toffolatti; scene e costumi Katie Davenport, luci Paul Keogan, musiche Anna Mullarkey. Coproduzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, l’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda e Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka. Debutto europeo il 5 febbraio, e fino all’8, al Teatro Del Monaco di Treviso.
L’epopea indiana de La Bayadère all’Opera di Roma
Non solo intrighi d’amore, gelosia e tradimento ne La Bayadère nella versione coreografica creata da Benjamin Pech, da Petipa, musica di Ludwig Minkus, proprio per l’Opera di Roma nel 2023. L’ambizioso spettacolo si avvale delle scene dell’artista Ignasi Monreal, dei costumi di Anna Biagiotti e delle luci di Vinicio Cheli, per trasportare il pubblico in un universo onirico senza tempo, elegantemente esotico e contemporaneo.
I protagonisti de La Bayadère, come nel poema indiano Sakuntala di Kalidasa cui Petipa si è ispirato, sono il guerriero Solor e della sua amante segreta, la baiadera Nikiya. A interpretarli, quattro ospiti internazionali: le étoiles dell’Opéra di Parigi Sae Eun Park e Paul Marque, la Principal Dancer dello Staatsballett Berlin Iana Salenko e il Principal Dancer dell’Astana Opera Bakhtiyar Adamzhan. Nel ruolo della bella baiadera e del suo amante danzano poi la prima ballerina Marianna Suriano e Mattia Tortora; la crudele e gelosa Gamzatti, futura sposa di Solor, è interpretata dall’étoile Susanna Salvi e dalla prima ballerina Federica Maine; l’Idolo d’oro dal primo ballerino Simone Agrò e da Gabriele Consoli.

Come gli uccelli
Riparte la tournée del capolavoro drammaturgico del franco-libanese Wajdi Mouawad, messo in scena dal regista Marco Lorenzi (spettacolo Premio Ubu come miglior testo straniero 2024). Come gli uccelli racconta la storia d’amore tra Eitan, giovane di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba, sullo sfondo di una realtà storica segnata da conflitti, dolore, odio e attentati.
Disperatamente giovani e innamorati, Eitan e Wahida, si conoscono a New York, in una delle scene d’incontro d’amore tra le più belle che erano finora state scritte per il teatro. A dispetto delle loro origini, il loro amore fiorisce e cerca di resistere alla realtà storica con cui i due ragazzi devono inevitabilmente fare i conti. Ma nel loro destino, qualcosa va storto sull’Allenby Bridge. Con questo testo teatrale si superano il tempo e lo spazio, percorrendo vicende familiari di diverse generazioni ambientate in diversi luoghi geografici e si percorre un’indagine emotiva sulla propria identità culturale e genetica e sulle proprie origini.

“Come gli uccelli”, di Wajdi Mouawad, dramaturg Monica Capuani, regia Marco Lorenzi, interpreti Federico Palumeri, Barbara Mazzi, Irene Ivaldi, Francesca Osso, Rebecca Rossetti, Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Raffaele Musella, traduzione Monica Capuani, adattamento Lorenzo De Iacovo, Marco Lorenzi, scenografia e costumi Gregorio Zurla, disegno luci Umberto Camponeschi, disegno sonoro Massimiliano Bressan. A Lugano, LAC, il 3 e 4 febbraio; a Carpi, Teatro Comunale, il 7 e 8; a Napoli, Teatro Bellini, dal 10 al 15. E in altre città.
Quei due anziani irresistibili
The Sunshine Boys di Neil Simon è ispirato alla vita di una famosa coppia di artisti del vaudeville, Joe Smith e Charles Dale, e ha debuttato a Broadway nel 1972. Molti gli allestimenti teatrali in tutto il mondo. E ben due gli adattamenti cinematografici. Umberto Orsini e Franco Branciaroli diretti da Massimo Popolizio, ridanno vita ai protagonisti del testo di Simon (a Padova, Teatro Verdi dal 4 all’8 febbraio).
Sono due anziani attori di varietà che hanno lavorato in coppia per tutta la loro vita creando un duo diventato famoso come I ragazzi irresistibili e che, dopo essersi separati per insanabili incomprensioni, sono chiamati a riunirsi, undici anni dopo, in occasione di una trasmissione televisiva che li vuole insieme, per una sola sera, a celebrare la storia del glorioso varietà americano. Le incomprensioni antiche si ripresentano più radicate e questa difficile alchimia è il pretesto per un gioco di geniale comicità e di profonda melanconia.

L’effetto farfalla nella danza di Ezio Schiavulli
Dopo il recente debutto francese arriva in Italia Segnali di risonanza del coreografo e danzatore Ezio Schiavulli portando in scena la teoria fisica e analitica del Butterfly Effect, affrontando lo studio dei sistemi dinamici della Teoria del Caos. La pièce, strutturata come un trittico coreografico, affronta la difficoltà dei sistemi complessi e la loro reazione alle influenze esterne, esplorando come questi concetti si possano applicare anche all’identità sociale e mostrando come le azioni esterne possano condizionare le trasformazioni dell’identità e le relazioni sociali. Tre gruppi sociali che reagiscono ad un evento dirompente, un assolo, un duo e un trio guidati da un invisibile filo rosso che rivela l’evoluzione fisica e psicologica dei protagonisti in seguito ad uno sconvolgimento. La musica e lo spazio scenico, in costante evoluzione, riflettono il caos dovuto all’evento scatenante che innesca tutta la narrazione.

“Segnali di risonanza”, interpreti Ezio Schiavulli, Gabriele Montaruli, Alizée Leman e Davide Lafabiana, drammaturgica Rosalie Vaudaux, musica Antonello Arciuli, luci Malou Hacques. Centro Nazionale di Produzione della Danza ResExtensa – Porta d’Oriente. A Bari, Teatro Abeliano, il 6 e 7 febbraio.
Donne di tutto il mondo, unitevi!
Scritta da Aristofane nel V secolo a.C., Lisistrata è una delle più celebri commedie dell’antichità, ma la sua forza satirica e il suo messaggio restano attuali. Alla base, c’è un presupposto terribilmente serio: la guerra, la distruzione continua e ciclica dell’umanità, che sembra non trovare mai una fine.
In un’Atene dove gli uomini sono tutti al fronte e la politica non sa o non vuole cambiare le cose, è una donna a proporre una rivoluzione: fermare la guerra con un’arma insospettabile. Uno sciopero totale del sesso, finché non tornerà la pace. Un gesto assurdo? Forse. Lisistrata è una provocazione, un atto di ribellione travestito da risata. Dopo il debutto la scorsa estate al Teatro Greco di Siracusa, lo spettacolo con interprete principale Lella Costa, parte per una tournée nazionale in una nuova versione.

“Lisistrata”, di Aristofane, traduzione Nicola Cadoni, adattamento Emanuele Aldrovandi, Serena Sinigaglia, regia Serena Sinigaglia, con Lella Costa, Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini, scena Maria Spazzi, disegno luci Alessandro Verazzi, costumi Gianluca Sbicca, musiche Filippo Del Corno, coreografie Alessio Maria Romano. Produzione INDA e Teatro Carcano. A Bergamo, Teatro Donizetti, dal 7 al 15 febbraio. Poi Udine, Padova, Bologna, e altre città.
Arecibo, messaggio dallo spazio
Nel 1974, grazie a un enorme radiotelescopio situato ad Arecibo, in Porto Rico, un’equipe di scienziati inviò un messaggio nello spazio, sperando in una risposta. Il messaggio consisteva in un disegno molto piccolo, un’immagine di 23×73 pixel, fatta di figure stilizzate e numeri. L’umanità ha trasmesso un segnale a 25mila anni luce di distanza ma, dopo appena mezzo secolo, il messaggio inviato non ci interessa più. Ci siamo già stancati di attendere la risposta?
In Arecibo, i tre performer (Mario Berretta, Andrea Carriero e Giulia Rossoni), diretti da Matteo Finamore (a Roma, TeatroBasilica, dal 5 all’8 febbraio, produzione: lacasadargilla, Gruppo della Creta), sono alle prese con il racconto della costruzione e del disfacimento di una grande impresa tecnologica, e passano di ruolo in ruolo, di tono in tono, perfino di epoca in epoca.

Come trattenere il respiro
Al centro della trama di Come trattenere il respiro, c’è Dana, giovane donna immersa nelle contraddizioni del nostro mondo. Può essere paragonata a una sorta di Faust contemporaneo e accondiscendente che dopo una notte con uno sconosciuto vede il proprio mondo e le proprie certezze sgretolarsi. Inizia così un viaggio che la dovrebbe portare insieme alla sorella da Berlino ad Alessandria d’Egitto: le due donne attraversano un mondo che si sfalda, che crolla su sé stesso, in una sistematica inversione di ogni regola e di ogni certezza. Il testo è contraddistinto dalla cifra ironica e caustica di Zinnie Harris, autrice scozzese di Edimburgo, pluripremiata per i suoi rivoluzionari adattamenti di opere classiche.

“Come trattenere il respiro”, di Zinnie Harris, traduzione di Monica Capuani, regia Marco Plini, con Fabio Banfo, Luca Cattani, Cecilia Di Donato, Alice Giroldini, Marco Maccieri, disegno luci Fabio Bozzetta, musiche originali Alessandro Deflorio. Produzione Centro Teatrale MaMiMò, Teatro Nazionale di Genova. A Milano, Teatro Fontana, il 7 e 8 febbraio.
Lucia camminava sola
La regista e drammaturga Tolja Djokovic dirige lo spettacolo Lucia camminava sola – Materiali per un documentario. L’autrice intreccia la storia di una donna giustiziata per omicidio a Bologna nel 1700 e la sua biografia per far dialogare due epoche, ricostruendo i segni di un corpo femminile cancellato e reso oggetto di spettacolo. La narrazione si divide in due piani che scorrono paralleli: la vicenda storica ambientata a Bologna e quella contemporanea della regista immersa nella città con l’intento di girare il suo documentario. L’analisi meticolosa e puntuale del corpo anatomico diventa un affondo sull’ossessione dello sguardo, sull’importanza di essere viste e di guardare a propria volta.

“Lucia camminava sola – Materiali per un documentario”, drammaturgia e regia Tolja Djokovic, con Aura Ghezzi, Jacopo Giacomoni, Martina Tinnirello, sound design e musiche Federica Furlani, scene Francesco Cocco, luci Francesco Cocco, Giulia Bandera, costumi Sandra Cardini. Produzione di E Production, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano e Riccione Teatro. A Bologna, Teatro Arena del Sole, dal 5 all’8 febbraio.
Veni, a goodbye, canti polifonici delle isole del Mediterraneo
Uno spettacolo musicale corale, la cui drammaturgia nasce re-immaginando alcuni canti polifonici di tradizione orale delle isole del Mediterraneo, che i membri di ALOT hanno appreso tra novembre 2022 e settembre 2024 attraverso una serie di viaggi di ricerca in Sardegna, Corsica e Sicilia. Sono preghiere che vengono distillate con cura per lasciare evaporare il loro più stretto contenuto religioso e farne emergere la ricerca di una risposta, di ascolto e di vicinanza, che degli esseri umani rivolgono ad altri esseri umani, e non più solo ad un interlocutore divino. In scena 12 performer. La drammaturgia musicale di VENI, a goodbye (a Milano, Teatro degli Angeli, dal 5 all’8 febbraio) si intreccia con interventi grafici realizzati dal vivo in tempo reale.

La Diva del Bataclan
Scava nelle pieghe più oscure di una società ossessionata dalla fama e dal riscatto La Diva del Bataclan, il provocatorio musical scritto e diretto da Gabriele Paolocà (il 6 e 7 febbraio, al Teatro Cantiere Florida di Firenze). Al centro il controverso fenomeno delle false vittime degli attentati terroristici di Parigi del 2015, con la poliedrica artista e performer Claudia Marsicano (e con Gabriele Correddu) a farsi interprete di un’agghiacciante pagina di cronaca.
Audrey è una giovane donna disposta a tutto per sfuggire a una realtà che non sente sua. Per farlo si reinventa come sopravvissuta agli attentati del Bataclan, in un gioco pericoloso di finzione e realtà. Un mondo che amplifica le tragedie per renderle spettacolo è il luogo ideale per chi sceglie di alimentare la propria visibilità appropriandosi del dolore altrui. Audrey si trasforma così in una martire, la perfetta “Diva del Bataclan”. Una rocker pronta a trascinare il pubblico in un vortice dove ogni nota racconta il desiderio di essere visti a ogni costo.

I corpi che non avremo
Lo spettacolo I corpi che non avremo, nuova produzione di Ensemble Teatro, scritto da Francesco Toscani (vincitore del Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2025) e diretto da Andrea Piazza, mette in scena la profonda crisi di ancoraggio dell’individuo contemporaneo rispetto alla propria dimensione corporea, trasformando il palcoscenico nel campo di battaglia tra il sudore della carne reale e l’ascesa verso la perfezione immacolata del pixel (a Milano, Teatro Franco Parenti, dal 3 al 14 febbraio).
L’azione si apre nel chiuso di un monolocale milanese, dove Mattia (Fabrizio Calfapietra), 33 anni, celebra il suo compleanno in una solitudine meticolosa. È l’ingresso dell’Altro (Simone Tudda), una figura enigmatica — metà allucinazione e metà coscienza — che costringe il protagonista a rompere il guscio della propria reclusione per affrontare un duello visionario tra memoria e presente.

Expo. Teatro Italiano Contemporaneo
Al via la quarta edizione della rassegna (fino al 23 aprile) diretta da Andrea Paolotti e Franco Clavari, rinnovando un impegno che, da oltre quarant’anni, la Società per Attori porta avanti con coerenza: sostenere la drammaturgia italiana vivente e le nuove compagnie, creare luoghi reali di rischio, visibilità, confronto, un attraversamento del presente di linguaggi, urgenze, conflitti, forme che interrogano il nostro tempo e la sua fragilità. Si inizia con Alfonsina. Un tentativo biografico mal riuscito, di Marta Bulgherini, con Marta Bulgherini e Diego Frisina (a Roma, Teatro Belli, dal 6 all’8 febbraio).
Lo spettacolo racconta la vita di Alfonsina Strada, prima e unica donna ad aver gareggiato contro gli uomini al Giro d’Italia, nel 1924, quando l’Italia era preda del fascismo. Da un’infanzia di povertà e sopraffazioni all’incontro fortuito con la bicicletta, l’amore per Luigi Strada, la volontà assoluta di continuare a pedalare.

Il Tirannosauro di Filippo Quezel
Per la rassegna Nuove Storie Filippo Quezel, attore e drammaturgo, porta in scena Tirannosauro, un’indagine sulla famiglia, i suoi ruoli e le sue tossicità che è anche la possibilità di riscrivere le lettere perdute per completare un dialogo analogico in via d’estinzione. Si ispira all’artista Andy Kaufman, il quale, spesso, menzionato come comico, preferiva tuttavia descrivere se stesso come song and dance man. Una volta disse in un’intervista: “Non sono un comico, non ho mai raccontato una barzelletta. La promessa del comico è che ti farà ridere con lui. La mia unica promessa è che cercherò di intrattenervi nel miglior modo possibile”.

“Tirannosauro”, testo e regia Filippo Quezel, con Elena Antonello, Caterina Benevoli, Filippo Quezel, Luca Galizia, Norman Quaglierini, Laura Serena. Produzione Sardegna Teatro, Teatro Stabile del Veneto – Teatro nazionale. A Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 3 all’8 febbraio.
















