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Un nuovo volume racconta il rapporto eterno tra Cy Twombly e Roma
Arte contemporanea
di redazione
Oggi, martedì, 4 febbraio 2026, la GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita la presentazione del volume Cy Twombly, pubblicato da Electa con il sostegno di MAIRE. L’incontro, in programma alle 17:30, rappresenta l’occasione per approfondire la storia di un rapporto intenso e duraturo, instauratosi tra uno degli artisti più rappresentativi del Novecento e l’Italia, in particolare, con la sua Capitale.
Un ritratto editoriale
Il progetto editoriale nasce a seguito delle recenti donazioni della Cy Twombly Foundation alla GNAMC: 12 opere entrate nella collezione permanente, il finanziamento della riqualificazione del laboratorio di restauro e il sostegno a un corso post-lauream internazionale dedicato alla conservazione delle opere su carta, entrambi intitolati all’artista. Un insieme di interventi, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro, che ha portato anche all’apertura di una sala museale dedicata a Twombly, consolidando la presenza del suo lavoro all’interno dell’istituzione che, nel 2009, aveva ospitato una sua ampia mostra curata da Nicholas Serota, in collaborazione con la Tate Modern di Londra e il Guggenheim di Bilbao.

Il volume è composto da un cofanetto che riunisce tre libri, pensati come un ritratto culturale, storico ed emotivo del periodo romano dell’artista. Il primo libro raccoglie i saggi di Roland Barthes, oggi difficilmente reperibili, introdotti da un testo critico di Andrea Cortellessa. Il secondo è dedicato alla Roma degli anni Sessanta attraverso un raro scritto di Fabio Mauri, accompagnato da testimonianze e immagini d’epoca che restituiscono il clima intellettuale e artistico di quegli anni. Il terzo volume riunisce quattro contributi firmati da Renata Cristina Mazzantini, Nicola Del Roscio, Mariastella Margozzi e Stefano Marson, che si focalizzano sul rapporto tra Twombly e l’Italia, sulla presenza delle sue opere nella collezione della GNAMC e sul significato delle recenti donazioni.
Alla presentazione interverranno Renata Cristina Mazzantini, Direttrice della GNAMC, Carlo Nicolais, VP Relazioni Esterne e Sostenibilità di MAIRE, Eleonora Di Erasmo, Managing Director della Cy Twombly Foundation, Rosanna Cappelli, Amministratrice Delegata di Electa, e Fabrizio Di Amato, Presidente e Fondatore di MAIRE. A moderare l’incontro sarà il giornalista Stefano Salis.
Il progetto editoriale mette in luce anche l’eredità culturale della Roma degli anni Cinquanta e Sessanta e, in particolare, il contesto della Scuola di Piazza del Popolo, ambiente in cui si favorì un’osmosi unica tra linguaggi, discipline e culture. Una lezione che il volume propone come ancora attuale, per una esperienza che appartiene alla storia dell’arte e che apre al dialogo tra saperi umanistici e tecnico-scientifici.
Cy Twombly e Roma: una biografia in dialogo con l’Italia
Nato a Lexington, nel 1928, Cy Twombly ricevette la sua prima formazione artistica negli Stati Uniti, tra la School of the Museum of Fine Arts di Boston, la Washington and Lee University, l’Art Students League di New York e il Black Mountain College, dove entrò in contatto con figure come Robert Rauschenberg, John Cage e Merce Cunningham. Il viaggio in Nord Africa, Spagna, Italia e Francia del 1952, compiuto proprio con Rauschenberg, rappresentò una svolta decisiva: il confronto diretto con la storia antica e mediterranea influenzò in modo duraturo la sua poetica, come testimoniano i North African Sketchbooks del 1953.
Dopo un primo ritorno in Italia nel 1957 e nel 1958, Twombly espose alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, realizzando opere chiave come Olympia, Arcadia e Blue Room. Nel 1959 sposò Tatiana Franchetti e da quel momento l’Italia fu il suo luogo di elezione: Roma e il Lazio diventarono dei veri e propri scenari che alimentarono il suo immaginario. La nascita del figlio Cyrus Alessandro venne celebrata dall’opera Age of Alessandro, mentre nei primi anni Sessanta prese forma una pittura sempre più stratificata, colta e letteraria, con cicli come Ferragosto e The Italians. In quegli anni strinse un sodalizio anche con il gallerista napoletano Lucio Amelio e nel 1964 fu invitato a esporre il suo lavoro alla Biennale di Venezia.

Nel corso dei decenni successivi, Twombly alternò soggiorni tra gli Stati Uniti e l’Italia, stabilendosi a lungo tra Bassano in Teverina e Gaeta – che scoprì grazie a Nicola del Roscio, suo storico assistente e compagno – dove visse gran parte degli ultimi anni. Da qui nacquero alcuni dei suoi cicli monumentali più celebri, da Fifty Days at Iliam a Lepanto, fino alle grandi composizioni degli anni Novanta e Duemila, dense di riferimenti poetici e mitologici. Questa tendenza è proseguita nei primi anni 2000 con i cicli Coronation of Sesostris (2000) e Lepanto (2001), quest’ultimo esposto alla 49ma Biennale di Venezia, dove gli è stato assegnato il Leone d’Oro.
A Roma, Twombly amava sedersi al tavolo di un caffè, nel tardo pomeriggio, mangiando gelato alla vaniglia mentre osservava i passanti. La sua morte avvenuta proprio nella Capitale, nel 2011, suggella simbolicamente un legame mai interrotto con il Paese che più di ogni altro ha segnato la sua opera. Nel corso di una delle sue ultime interviste, affermò di sentirsi «Un pittore mediterraneo».
La presentazione alla GNAMC restituisce dunque il ritratto editoriale di un artista e della sua città adottiva, offrendo nuovi strumenti per leggere l’opera di Twombly attraverso il prisma di Roma, della sua storia e della sua persistente capacità di generare visioni.
















