11 febbraio 2026

PRIVATE VIEW. Promuovere l’arte secondo Banco BPM

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Un nuovo spazio su exibart, promosso da DUAL Italia, interamente dedicato al collezionismo e al mercato dell’arte. Ecco la visione di Diana Vaccaro (Responsabile Patrimonio Artistico di Banco BPM) sul ruolo della banca nella valorizzazione del patrimonio

Luca Giordano, Enea curato da Venere, 1685, olio su tela. Courtesy Banco BPM

Banco BPM. Una banca, ma anche un archivio di memorie, un produttore di senso, un attore culturale. E uno strumento non autoreferenziale di soft power consapevole. Ne parliamo con Diana Vaccaro (Responsabile Patrimonio Artistico di Banco BPM) in PRIVATE VIEW, il nuovo spazio promosso dalla Divisione Fine Art di DUAL Italia*, per visioni e pratiche del mondo del collezionismo e del mercato dell’arte. Raccontate dai suoi protagonisti.

Partirei da molto lontano, e cioè da figure come Lorenzo de’ Medici, come Nathaniel Mayer Rothschild, che furono banchieri e mecenati al contempo. E abilissimi nel soft power, per usare un’espressione più recente. Le chiedo: che cosa significa oggi, per una banca, promuovere l’arte?
«Partire da Lorenzo de’ Medici è tutt’altro che un esercizio retorico, perché lì si trova una delle matrici fondamentali del rapporto tra finanza e cultura in Europa. La storia del patrimonio artistico occidentale è indissolubilmente legata a famiglie di banchieri, mercanti e grandi operatori economici che hanno compreso molto presto come l’arte fosse non solo espressione estetica, ma linguaggio simbolico, strumento di legittimazione, costruzione di identità e memoria collettiva. Oggi il contesto è profondamente cambiato, ma la responsabilità è, se possibile, ancora più alta: per una banca contemporanea promuovere l’arte non significa semplicemente possedere una collezione o sponsorizzare eventi culturali, bensì assumere un ruolo attivo nella tutela, nella valorizzazione e nella trasmissione di un patrimonio che appartiene simbolicamente alla comunità – pur essendo custodito all’interno di un’istituzione privata».

Giovanni Francesco Barbieri (detto Il Guercino), Cristo e la Samaritana, 1647, olio su tela. Courtesy Banco BPM

Com’è iniziato questo binomio tra attività bancarie e arte, per Banco BPM? E come si è evoluto negli anni?
«Per Banco BPM il patrimonio artistico rappresenta una parte essenziale della propria identità storica: è il risultato di stratificazioni successive, legate alle banche confluite nel Gruppo, e racconta una storia fatta di territori, tradizioni locali, committenze, sensibilità diverse. Gestirlo vuol dire lavorare sulla memoria lunga dell’istituzione, riconoscendo nell’arte un elemento di continuità tra passato, presente e futuro. Promuovere l’arte oggi, per una banca come la nostra, significa quindi custodire e tramandare, ma anche interpretare (a proposito di un soft power culturale che non è mai autoreferenziale). Significa farsi carico di una tradizione e al tempo stesso renderla viva, leggibile, capace di parlare alle generazioni future. In questo equilibrio tra conservazione e apertura sta, a mio avviso, il vero significato contemporaneo del mecenatismo bancario».

Nella collezione di Banco BPM sono confluiti nel tempo beni di qualsiasi epoca e qualsiasi categoria – penso al Guercino, a Sironi, ai coralli trapanesi di Sei-Settecento…
«Questa ampiezza cronologica e stilistica è una delle grandi caratteristiche dei patrimoni artistici bancari. Non si tratta di raccolte costruite a tavolino, ma di patrimoni vivi, cresciuti insieme alla storia delle istituzioni. Il nostro compito oggi è dare coerenza a questa pluralità, valorizzarla e renderla leggibile, affinché ogni opera possa continuare a raccontare non solo il proprio tempo, ma anche il filo rosso che lega arte, società ed economia lungo i secoli. Pensiamo a opere come Il Cristo e la Samaritana del Guercino, capolavoro della pittura barocca emiliana, in cui intensità spirituale e raffinatezza formale convivono in modo esemplare, o a quelle di Luca Giordano, che testimoniano una stagione artistica di straordinaria vitalità e circolazione internazionale dei linguaggi. Ancora, a Van Wittel e De Wael, nei cui dipinti ritroviamo il tema dell’architettura e della rappresentazione del progetto, proseguendo poi fino al Novecento con artisti come Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, Pablo Picasso, René Paresce, che incarnano le tensioni, le fratture e le sperimentazioni dell’arte moderna, e scultori come Arnaldo Pomodoro, dove la materia diventa linguaggio e riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla forma. Senza dimenticare i documenti storici e i libri antichi, veri tesori capaci di custodire la storia delle nostre istituzioni…».

René Paresce, Uomo e donna, 1935, olio su tela. Courtesy Banco BPM

Come si valorizza una collezione così eterogenea?
«Valorizzarla significa, prima di tutto, accettarne la complessità e trasformarla in un punto di forza. Non esiste un’unica chiave di lettura né una soluzione standard: serve piuttosto un lavoro costante di mediazione tra competenze diverse, tempi lunghi e obiettivi culturali chiari. Un aspetto centrale è l’adozione di un approccio progettuale, fondato sul coinvolgimento di professionalità altamente specialistiche che operano in sinergia – in questo quadro, il dialogo e il network con musei, università, fondazioni e istituzioni culturali rivestono un ruolo fondamentale. Un ulteriore elemento è rappresentato dai prestiti per mostre temporanee, che consentono alle opere di uscire dai luoghi di conservazione, di confrontarsi con altri contesti espositivi e di raggiungere un pubblico più ampio. Nel corso degli ultimi anni sono state avviate collaborazioni con numerose realtà, da Brera al MART, dai Musei Reali di Torino ai Musei di Strada Nuova di Genova, da Palazzo Castiglioni di Milano alla Fondazione Biscozzi Rimbaud di Lecce».

Un altro punto essenziale sono le aperture dei palazzi storici e degli spazi della banca…
«Esattamente, e anche in questo ambito è possibile annoverare numerose importanti collaborazioni, da Milano Museo City ai Rolli Days di Genova, dal FAI in diverse piazze d’Italia a è Cultura di ABI, iniziative attraverso le quali si rendono accessibili luoghi e opere, contribuendo ad abbattere una distanza simbolica e a restituire alla collettività un patrimonio che, pur appartenendo a un’istituzione bancaria, possiede un valore pubblico – e così l’arte diventa  un elemento di connessione tra l’istituzione e il territorio. Infine, risulta imprescindibile poter contare su competenze adeguate, su un lavoro di squadra solido e su una profonda passione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale».

Per chiudere: chi sono oggi i nuovi attori sulla scena della diplomazia culturale, i nuovi mecenati dell’arte?
«Oggi non ci sono più solo grandi famiglie o istituzioni tradizionali, ma un ecosistema variegato che comprende banche, fondazioni, imprese di tutte le dimensioni, e persino attori privati che scelgono di investire nell’arte come strumento di comunicazione culturale e sociale. Questi nuovi mecenati non si limitano a finanziare mostre o acquisire opere: spesso usano l’arte per veicolare messaggi più profondi, promuovere valori condivisi, rafforzare il senso di comunità e favorire l’inclusione. In questo contesto, una banca come Banco BPM agisce non solo come custode del patrimonio storico, ma come attore attivo nel dialogo culturale, in cui l’arte permette di instaurare relazioni, costruire network, dialogare con istituzioni pubbliche e private e con il territorio, e dà vita a progetti che hanno un impatto concreto sulla società. Direi quindi che il mecenatismo contemporaneo è oggi parte integrante della responsabilità sociale delle imprese, capace di coniugare identità istituzionale, impegno civico e promozione dei valori culturali».

* DUAL Italia è un player del mercato assicurativo specializzato nella valorizzazione e protezione del patrimonio artistico di collezionisti, professionisti, aziende, enti pubblici e privati.

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