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Lo Schiaccianoci, icona estrosa della contemporaneità per Mauro Bigonzetti
Danza
È un ritorno ai titoli del repertorio classico, questo del coreografo Mauro Bigonzetti che firma una nuova versione de Lo Schiaccianoci, per la MM Contemporary Dance Company di Michele Merola. A distanza di anni dal primo approccio coi grandi classici – avvenuto con Coppelia per il Teatro dell’Opera di Roma, nel 1995, poi con il fortunatissimo Romeo e Giulietta per la compagnia Aterballetto da lui diretta dal 1997 al 2007, quindi con Cenerentola per il Teatro alla Scala nel 2015, e il recente Shéhérazade per il Czech National Ballet, creato nel 2024 e ancora in stagione -, il coreografo internazionale rivisita, con la sua tipica cifra contemporanea, uno dei balletti più iconici della storia della danza, dalla celeberrima musica di Tchaikovsky e la coreografia originale di Ivanov-Petipa ispirata dal racconto di E.T.A. Hoffmann (debutto nel 1892, a San Pietroburgo), emblema della purezza accademica russa.

In questa rivisitazione di Bigonzetti de Lo Schiaccianoci (visto al Teatro Valli di Reggio Emilia, dopo il debutto al Lac di Lugano, produttore principale Lugano Arte e cultura, e la prima italiana al Comunale di Modena), il plot della fiaba c’è tutto. Per il coreografo romano, Clara, centro della narrazione, che, come è risaputo, la notte di Natale riceve in dono uno schiaccianoci e si immergerà in un mondo di sogni, incubi e fantasia, è una adolescente di oggi alle prese con la trasformazione in donna grazie all’amore che scoprirà lungo il suo viaggio di iniziazione.

Muta il contesto e lo scenario: al posto del salotto di casa, una grande cucina con uno stuolo di cuochi alle prese con i preparativi della cena natalizia, e successivamente, impegnati a combattere, al posto dei tradizionali soldatini, l’invasione di un esercito non più di topi, come da tradizione, ma di una gang di ragazzi dalle lunghe pellicce, occhialoni neri e coda. Qui il giocattolo del titolo è una piccola marionetta, un puppet di stoffa manovrato con le dita, conteso dal fratellino Fritz, personaggio al quale Bigonzetti riserva molto spazio nello spettacolo accrescendogli la monelleria giocosa, mettendolo in sella a un go-kart che irrompe più volte disturbando le azioni (ruolo dispettoso perfetto per Giuseppe Villarosa). Ampio spazio anche all’infido personaggio Drosselmeyer – figura magica e misteriosa, motore della storia, che unisce il mondo reale e quello fantastico di Clara come deus ex machina delle azioni -, ruolo affidato ad una donna agghindata in body nero (Fabiana Lonardo).

Sfoltito di alcuni personaggi – genitori, borgomastro, nonni -, velocizzando così la narrazione, Bigonzetti inventa un meraviglioso mondo fiabesco illuminato da scenografie in 3D – del fedele collaboratore light designer Carlo Cerri – che, enfatizzando la teatralità, occupano tre pareti e immergono i protagonisti dentro sontuosi palazzi, in stanze e corridoi regali, vetrate e cornicioni, in incantati paesaggi di natura, e in spazi museali con tanto di quadri di Picasso esposti e dipinti per le danze esotiche.

Lo svolgimento del balletto rispetta i tempi musicali con rifacimenti di alcune variazioni, valzer, divertissement, e passi a due, con il bellissimo pas de deux del secondo atto di Clara e il Principe, e quello finale, compimento dell’amore tra i due (bravissimi Giorgia Raffetto e Nicola Stasi). Tutta la compagnia (dagli estrosi costumi british firmati dal duo Lois Swandale e Kristopher Millar), in smagliante forma – formata da undici danzatori della MM Contemporary Dance Company e undici dell’Agora Coaching Project -, dà il meglio di sé, tecnicamente ed espressivamente, con l’aggiunta di una spiccata teatralità necessaria a raccontare l’intramontabile fiaba che si chiude con il gran valzer.












