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Cuba non è una minaccia: oltre 100 artisti contro le nuove sanzioni di Trump
Attualità
di redazione
Oltre cento artisti, scrittori, musicisti e intellettuali cubani hanno firmato una lettera contro le nuove misure adottate dall’amministrazione di Donald Trump, accusate di aggravare una crisi energetica che sta paralizzando l’isola. Il documento, diffuso il 16 febbraio dall’Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba – UNEAC, chiede alla comunità culturale internazionale di mobilitarsi contro quello che viene definito un «Atto genocida» e di schierarsi in difesa della sovranità cubana.
Un nuovo giro di vite sull’energia
Il 29 gennaio 2026 il presidente statunitense ha firmato un ordine esecutivo che definisce Cuba una «Minaccia inusuale e straordinaria» per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il provvedimento prevede sanzioni economiche contro qualsiasi Paese che fornisca petrolio all’isola, già sottoposta a embargo economico e commerciale da oltre 60 anni.
Le misure si inseriscono in un quadro di pressione più ampia, che ha incluso il sequestro di petroliere venezuelane dirette a Cuba nell’ambito del blocco navale sul petrolio di Caracas. Secondo il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, nessun carico di carburante è entrato nel Paese da dicembre. La conseguenza è stata una drastica riduzione della capacità della rete elettrica: scuole, trasporti e ospedali funzionano a intermittenza, con blackout che in alcune zone superano le dieci ore al giorno.
Nei giorni scorsi il governo dell’Avana ha comunicato che il carburante non sarà disponibile in nove aeroporti dell’isola, incluso l’aeroporto internazionale José Martí. Diverse compagnie hanno sospeso o rimodulato i voli. Sono stati ridotti i servizi ferroviari e di autobus, sospesi eventi culturali come la Fiera Internazionale del Libro e limitata la vendita di carburante ai cittadini. Una crisi paragonabile al “Periodo Speciale” degli anni Novanta, quando il crollo dell’Unione Sovietica interruppe improvvisamente gli aiuti economici.
Trump ha definito Cuba una «Nazione fallita» e, come a ribaltare la responsabilità della situazione, ha riconosciuto che la carenza di carburante rappresenta «Una minaccia umanitaria», ribadendo la linea dura contro L’Avana.

Cuba non è una minaccia
La lettera degli artisti si intitola programmaticamente Cuba is not a threat e si apre con un richiamo storico: «Cuba ha lottato per secoli, prima per conquistare la propria indipendenza e poi per difenderla incondizionatamente». La resistenza dell’isola, si legge, è stata costruita «Attraverso l’immenso sacrificio del suo popolo».
Per inquadrare l’attuale condizione di crisi in una lunga storia di pressioni esterne, nel testo si cita lo scrittore e politico rivoluzionario José Martí, “l’apostolo” dell’indipendentismo cubano: «Le Antille giacciono nel punto di equilibrio delle Americhe, e se ridotte in schiavitù, servirebbero soltanto come testa di ponte per la guerra di una repubblica imperiale».
Gli artisti respingono l’accusa secondo cui Cuba rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza statunitense: «L’impero dice che Cuba rappresenta una minaccia per la sua sicurezza nazionale, il che è ridicolo e inverosimile». E denunciano le conseguenze del blocco petrolifero: «Ha imposto un blocco del petrolio, con il risultato della paralisi di ospedali, scuole, industrie e trasporti. Cercano di impedire ai nostri medici di salvare vite; cercano di paralizzare il nostro sistema di istruzione gratuito e universale, di precipitarci nella fame, nella mancanza di energia per garantire l’accesso all’acqua potabile e per cucinare il cibo; in breve, mirano a spegnere lentamente e sanguinosamente un Paese».
«Cuba resiste e resisterà a questa aggressione inumana, ma conta sulla solidarietà attiva di tutti gli uomini e le donne onesti, umanisti e di buona volontà del mondo. Si tratta di prevenire un atto genocida e salvare un popolo eroico il cui unico “crimine e minaccia” è stato difendere la propria sovranità», continua la lettera, che si chiude con un appello esplicito: «Cuba non ha mai attaccato alcuna nazione. Cuba esercita la solidarietà internazionale anche in condizioni di embargo estremo. Essere al fianco di Cuba oggi significa difendere la pace e il diritto di tutti i popoli, per quanto piccoli, al pieno esercizio della propria sovranità».
60 anni di embargo
L’attuale crisi si inserisce in una storia lunga. Dopo la rivoluzione del 1959 guidata da Fidel Castro, gli Stati Uniti interruppero progressivamente le relazioni diplomatiche con L’Avana e nel 1962 il presidente John F. Kennedy decretò l’embargo totale sul commercio con Cuba. Nel corso dei decenni le sanzioni sono state rafforzate, in particolare negli anni Novanta con le leggi Helms-Burton e Torricelli, che hanno esteso le restrizioni anche a soggetti e imprese di Paesi terzi.

Dal 1992 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato quasi ogni anno una risoluzione che chiede la fine dell’embargo e nella quasi totalità delle votazioni si è registrata una larghissima maggioranza di Stati favorevoli alla sua cessazione, a parte il blocco Stati Uniti e Israele. Durante la presidenza di Barack Obama si era palesata una timida possibilità di distensione, con la riapertura delle ambasciate e l’allentamento di alcune restrizioni. Ma con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la linea si è nuovamente irrigidita, introducendo centinaia di nuove misure per soffocare l’economia e la resistenza dell’isola.
Oggi, con il blocco delle forniture energetiche, l’impatto è immediato e tangibile nella vita quotidiana dei cittadini. In risposta, diversi Paesi hanno annunciato aiuti umanitari: il Messico ha inviato navi con centinaia di tonnellate di beni, la Spagna ha dichiarato che coordinerà interventi con le Nazioni Unite, mentre la Cina ha espresso sostegno politico.
Cultura e sovranità
Nella lettera, gli artisti rivendicano anche il valore culturale e sociale della rivoluzione cubana: «Abbiamo un sistema gratuito di scuole d’arte, che ha formato danzatori, attori, pittori, cineasti, musicisti…molti di origini umili, che hanno generato un potente movimento artistico, riconosciuto a livello internazionale». È un passaggio che lega direttamente la sopravvivenza materiale dell’isola alla sua produzione culturale.
Nel pieno di una crisi energetica che minaccia infrastrutture e servizi di base, la mobilitazione del mondo artistico cubano assume così un significato che va oltre il settore culturale. È una presa di posizione politica ma anche una richiesta di ascolto internazionale, in un momento in cui l’isola affronta una delle fasi più difficili dalla fine della Guerra Fredda.










