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Maurizio Calza – Non allevare il figlio del cuculo
La mostra antologica consta di installazioni, dipinti e “scultopitture” anche di grandi dimensioni, scelte soprattutto in relazione alle caratteristiche dello spazio espositivo. I lavori esprimono tre modi dell’esistenza cioè l’abbandono, la contemplazione e soprattutto il conflitto.
Comunicato stampa
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Gli Amici dell’Arte APS presentano Non allevare il figlio del cuculo, una grande antologica dedicata a Maurizio Calza, che raccoglie opere realizzate negli ultimi dieci anni della sua ricerca. Attivo dagli anni Settanta, Calza continua oggi un percorso lucido e coerente, capace di leggere le tensioni del presente attraverso installazioni, dipinti e “scultopitture”. Molte opere, spesso di grande formato, sono state selezionate in relazione agli spazi espositivi dell’Associazione.
La mostra si sviluppa attorno a tre nuclei tematici, che da tempo caratterizzano il lavoro dell’artista: abbandono, contemplazione e conflitto. Non si tratta di percorsi separati, ma di direzioni che si intrecciano, dando vita a un linguaggio visivo dove convivono poesia, inquietudine e una forma di resistenza culturale.
Nel filone dell’abbandono emerge un lirismo trattenuto, un momentaneo allentarsi dello sguardo che sospende la durezza del reale.
Nel filone della contemplazione, Calza osserva gli avvenimenti sociali e storici con l’attenzione di chi sente la necessità di testimoniare.
Il filone del conflitto rappresenta invece il contraccolpo dell’artista: una presa di posizione chiara contro l’appiattimento culturale, contro le semplificazioni e contro l’inerzia di un “sistema dell’arte” che spesso ripete vecchi miti, svuotati della loro forza originaria.
La selezione delle opere, pensata appositamente per gli ambienti espositivi, offre al pubblico un percorso immersivo tra forme, superfici e volumi. Pittura e scultura dialogano tra loro creando architetture visive che richiedono tempo, distanza e ascolto, elementi centrali nella poetica dell’artista, fondata sul rapporto tra velamento, soglia e “zona di rispetto”.
L’origine di questa lunga ricerca risale agli anni Ottanta, quando l’immagine di una Mater matuta preromana - severa, essenziale, con il figlio in grembo - generò in Calza un’intuizione destinata a ritornare nel tempo come matrice simbolica. Da allora il suo lavoro si è ampliato fino a includere temi come identità culturale, memoria, rapporto tra individuo e comunità e il ruolo dell’opera d’arte come luogo di complessità.
Durante la mostra sarà disponibile il catalogo, con testo critico di Eugenio Gazzola. La pubblicazione raccoglierà e documenterà accuratamente molte opere, alcune delle quali finora prive di adeguata riproduzione fotografica, offrendo così uno strumento importante per approfondire la continuità del percorso dell’artista.
La mostra si sviluppa attorno a tre nuclei tematici, che da tempo caratterizzano il lavoro dell’artista: abbandono, contemplazione e conflitto. Non si tratta di percorsi separati, ma di direzioni che si intrecciano, dando vita a un linguaggio visivo dove convivono poesia, inquietudine e una forma di resistenza culturale.
Nel filone dell’abbandono emerge un lirismo trattenuto, un momentaneo allentarsi dello sguardo che sospende la durezza del reale.
Nel filone della contemplazione, Calza osserva gli avvenimenti sociali e storici con l’attenzione di chi sente la necessità di testimoniare.
Il filone del conflitto rappresenta invece il contraccolpo dell’artista: una presa di posizione chiara contro l’appiattimento culturale, contro le semplificazioni e contro l’inerzia di un “sistema dell’arte” che spesso ripete vecchi miti, svuotati della loro forza originaria.
La selezione delle opere, pensata appositamente per gli ambienti espositivi, offre al pubblico un percorso immersivo tra forme, superfici e volumi. Pittura e scultura dialogano tra loro creando architetture visive che richiedono tempo, distanza e ascolto, elementi centrali nella poetica dell’artista, fondata sul rapporto tra velamento, soglia e “zona di rispetto”.
L’origine di questa lunga ricerca risale agli anni Ottanta, quando l’immagine di una Mater matuta preromana - severa, essenziale, con il figlio in grembo - generò in Calza un’intuizione destinata a ritornare nel tempo come matrice simbolica. Da allora il suo lavoro si è ampliato fino a includere temi come identità culturale, memoria, rapporto tra individuo e comunità e il ruolo dell’opera d’arte come luogo di complessità.
Durante la mostra sarà disponibile il catalogo, con testo critico di Eugenio Gazzola. La pubblicazione raccoglierà e documenterà accuratamente molte opere, alcune delle quali finora prive di adeguata riproduzione fotografica, offrendo così uno strumento importante per approfondire la continuità del percorso dell’artista.
17
gennaio 2026
Maurizio Calza – Non allevare il figlio del cuculo
Dal 17 gennaio al 15 marzo 2026
arte contemporanea
Location
AMICI DELL’ARTE – COMPLESSO MUSEALE ARCHITETTONICO RICCI ODDI
Piacenza, Via San Siro, 13, (PIACENZA)
Piacenza, Via San Siro, 13, (PIACENZA)
Orario di apertura
Da venerdì a domenica ore 15-18 e su appuntamento 333 7500677/ 0523 335233
Editore
Scritture
Autore
Curatore
Autore testo critico








