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Semplicemente Differenti
Il SEMPLICEMENTE DIFFERENTI evocato dal titolo si esprime con una carica poetica che richiama la poesia e la musica. Le opere si configurano come immagini silenziose, in cui l’equilibrio tra materia, colore e segno si apre a una percezione intima e meditativa.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
SEMPLICEMENTE DIFFERENTI
Collettiva : Dario Bezzati, Maura Mattiolo, Massimo Turlinelli, Giuseppe Zanon
Inaugurazione sabato 28 febbraio ore 18
A cura di
Adolfina de Stefani
28 Febbraio – 31 Marzo 2026
aperture: mercoledì, giovedì ore 11-14 Galleria VISIONI ALTRE
venerdì, sabato e domenica 11- 19 Campo del Ghetto Novo 2918 VENEZIA
Il silenzio
non è altro che il
cambiamento della mia mente.
E’ una accettazione dei suoni che esistono.
John Cage
Il SEMPLICEMENTE DIFFERENTI evocato dal titolo si esprime con una carica poetica che richiama la poesia e la musica. Le opere si configurano come immagini silenziose, in cui l’equilibrio tra materia, colore e segno si apre a una percezione intima e meditativa.
DARIO BEZZATI - Le opere scultoree dell’artista si distinguono per un linguaggio fortemente dinamico e scenografico, caratterizzato da una tensione drammatica che coinvolge lo spettatore tanto sul piano visivo quanto su quello emotivo. Pur essendo autodidatta, l’artista dimostra una notevole padronanza della materia, utilizzata non come semplice mezzo espressivo ma come campo di sperimentazione plastica e concettuale.
Il movimento costituisce il fulcro della sua ricerca estetica. Non si tratta di una semplice resa dinamica delle forme, ma della cristallizzazione di un momento culminante: le sculture sembrano fermare l’istante più intenso di un’azione o di un conflitto interiore. Questa sospensione genera una pluralità di punti di vista, invitando l’osservatore a muoversi attorno all’opera e a partecipare attivamente alla sua costruzione di senso.
La teatralità che attraversa le sue composizioni non deriva soltanto dalla concitazione gestuale delle figure, ma anche dal sapiente uso dei contrasti chiaroscurali, prodotti dalla disposizione volumetrica e dalla relazione tra pieni e vuoti. Le espressioni, attentamente studiate, amplificano la dimensione narrativa, trasformando ogni scultura in una scena sospesa tra pathos e introspezione.
In questa mostra, l’artista affronta il tema dell’Altrove come categoria esistenziale. L’Altrove non è concepito come spazio geografico, bensì come dimensione interiore, come tensione costante verso ciò che eccede l’esperienza immediata. Esso si configura ora come spazio di crescita, ora come desiderio di fuga, ora come proiezione di una mancanza che struttura l’identità stessa del soggetto.
Le superfici ruvide, le fratture formali e i vuoti interni non sono semplici soluzioni plastiche, ma diventano dispositivi espressivi attraverso cui la materia si fa metafora di una tensione irrisolta. L’artista sembra tentare di dare forma all’assenza, di rendere visibile ciò che per definizione sfugge: l’oltre, il non ancora, il non pienamente presente.
MAURA MATTIOLO - La luce che ha sempre caratterizzato le opere cromaticamente vibranti dell’artista oggi si condensa in campiture monocromatiche, come un’assenza di suono: luogo di purezza, spazio dell’invisibile, dove il colore si frammenta e le ombre, generate dall’ispessimento della materia, disegnano territori inespressi.
Sono tele della difformità, nelle quali Maura utilizza con maestria materiali diversi. La materia, appena accennata o spatolata, più o meno leggera, si organizza in una tensione verso l’essenziale, dove ogni elemento superfluo viene progressivamente sottratto.
Si tratta di opere materiche, astratte, informali: i concetti non abitano più spazi circoscritti, ma si espandono in dimensioni vibranti, oltre i limiti della tela. La superficie diventa così tavolozza e campo mentale; la materia si muove seguendo un pensiero non detto, ma percepibile.
Sono segni che testimoniano il mutamento di una riflessione, potente nel restituire una luce che si rifrange dalla realtà circostante. Il colore affiora nelle ombre proiettate dalla materia, che favorisce e insieme trattiene il passaggio della luce.
Le opere raccontano storie di silenzi, di nascondimenti, di progressive sottrazioni fino alla soglia del nulla. Attraverso un esercizio di estrema astrazione, l’artista tenta di delineare un luogo mentale.
In particolare, i suoi colori trasmettono un’inquietudine e un senso tragico dell’esistenza che hanno accompagnato la sua vita. Ben inserita negli ambienti culturali e artistici, l’artista ha visto le proprie opere esposte a un pubblico vasto, dalle gallerie ai musei fino alle chiese.
MASSIMO TURLINELLI – E’ uno dei pochi artisti che lavorano con la matita policroma: attraverso questo strumento traccia e definisce i rapporti tra forme e spazio, adottando una tecnica particolare che rende i colori talmente vivi e luminosi da farli percepire all’occhio come veri e propri dipinti. Le sue opere sono composizioni complesse, frutto di un lungo e meticoloso processo di lavorazione, nelle quali Turlinelli sembra spesso richiamare l’attenzione sugli eventi che accompagnano l’esistenza di ciascuno di noi, riflettendo al contempo su esperienze che appartengono anche al suo vissuto personale.
Nelle opere di Turlinelli si riconosce una chiara visione della natura, vedute di una campagna marchigiana e toscana, oltre a visioni mistiche che vanno oltre la rappresentazione ma le campiture cromatiche trasmettono parole e silenzi dell’anima come nell’esempio n. 098. L’immagine è dominata quasi interamente da una massa rossa intensa, con variazioni tra rosso vivo, arancio e tonalità più scure. Sul lato destro compare una zona giallo-ocra, più chiara, che crea contrasto.
La superficie appare materica e granulosa, come se fosse realizzata con segni sovrapposti, un’immagine astratta dove il colore rosso è il protagonista assoluto. E’ caldo, dominante, quasi “invadente”, il giallo sul lato destro crea una separazione visiva, come un confine tra I due campi cromatici. L’opera trasmette un senso di energia e intensità emotiva.
Le altre opere rappresentano paesaggi minimalisti, alberi simbolici di vita slanciati sotto cieli chiari quieti quasi eterei o sospesi, resilienti della vita anche sotto la potenza distruttiva dell’uomo. Sono opere dal cromatismo dolce che contrasta con il significato drammatico delle rappresentazioni.
Immagini del mare notturno o, mare profondo, illuminato dalla luce lunare o da una alba lontana, silenzioso e solitudinario che trasmette una immensa profondità emotiva.
GIUSEPPE ZANON - Una figura forse poco conosciuta, ma di notevole spessore per la qualità e la consistenza della produzione pittorica in particolare la conoscenza e dell’ambiente naturale attraverso i suoi quadri raggiungendo livelli di tutto rilievo.
Autodidatta In mancanza di una scuola, si lascia guidare dall’intuito e facendo tesoro degli insegnamenti che gli derivavano dall’osservazione paziente non solo dell’ambiente circostante, ma attraverso lo studio dei pittori italiani dell’Ottocento
Conosce l’arte contemporanea nei suoi diversi orientamenti, ma il suo linguaggio è da osservare in silenzio con pazienza e da godere in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi cambiamenti e in tutte le innumerevoli forme di vita che lo animano. Ecco allora che la sua rappresentazione non può essere sommaria e puramente allusiva, e seguendo il principio della verosimiglianza, rispetta la realtà per esaltarne la bellezza attraverso un complesso e delicato processo di rigenerazione.
Le sue pitture sono cariche di luminosità e di calore, di tranquillità e concentrazione. Sulla tela prima compare l’abbozzo, tracciato con sicurezza secondo regole fisse e inderogabili, dettate da precise esigenze tecniche ed estetiche, segue le prime chiazze di colore e il quadro prende forma fino ad animarsi di quella luce che pennellata dopo pennellata si arricchisce di molti particolari per dare corpo all'insieme.
La mostra è visitabile dal
28 febbraio al 31 marzo con orario:
mercoledì e giovedì 11-14
venerdì, sabato e domenica 11- 19
www.visionialtre.com |
adolfinadestefani@gmail.com | infovisionialtre@gmail.com | 349 8682155
Galleria VISIONI ALTRE – Cannaregio 2918 VENEZIA
Collettiva : Dario Bezzati, Maura Mattiolo, Massimo Turlinelli, Giuseppe Zanon
Inaugurazione sabato 28 febbraio ore 18
A cura di
Adolfina de Stefani
28 Febbraio – 31 Marzo 2026
aperture: mercoledì, giovedì ore 11-14 Galleria VISIONI ALTRE
venerdì, sabato e domenica 11- 19 Campo del Ghetto Novo 2918 VENEZIA
Il silenzio
non è altro che il
cambiamento della mia mente.
E’ una accettazione dei suoni che esistono.
John Cage
Il SEMPLICEMENTE DIFFERENTI evocato dal titolo si esprime con una carica poetica che richiama la poesia e la musica. Le opere si configurano come immagini silenziose, in cui l’equilibrio tra materia, colore e segno si apre a una percezione intima e meditativa.
DARIO BEZZATI - Le opere scultoree dell’artista si distinguono per un linguaggio fortemente dinamico e scenografico, caratterizzato da una tensione drammatica che coinvolge lo spettatore tanto sul piano visivo quanto su quello emotivo. Pur essendo autodidatta, l’artista dimostra una notevole padronanza della materia, utilizzata non come semplice mezzo espressivo ma come campo di sperimentazione plastica e concettuale.
Il movimento costituisce il fulcro della sua ricerca estetica. Non si tratta di una semplice resa dinamica delle forme, ma della cristallizzazione di un momento culminante: le sculture sembrano fermare l’istante più intenso di un’azione o di un conflitto interiore. Questa sospensione genera una pluralità di punti di vista, invitando l’osservatore a muoversi attorno all’opera e a partecipare attivamente alla sua costruzione di senso.
La teatralità che attraversa le sue composizioni non deriva soltanto dalla concitazione gestuale delle figure, ma anche dal sapiente uso dei contrasti chiaroscurali, prodotti dalla disposizione volumetrica e dalla relazione tra pieni e vuoti. Le espressioni, attentamente studiate, amplificano la dimensione narrativa, trasformando ogni scultura in una scena sospesa tra pathos e introspezione.
In questa mostra, l’artista affronta il tema dell’Altrove come categoria esistenziale. L’Altrove non è concepito come spazio geografico, bensì come dimensione interiore, come tensione costante verso ciò che eccede l’esperienza immediata. Esso si configura ora come spazio di crescita, ora come desiderio di fuga, ora come proiezione di una mancanza che struttura l’identità stessa del soggetto.
Le superfici ruvide, le fratture formali e i vuoti interni non sono semplici soluzioni plastiche, ma diventano dispositivi espressivi attraverso cui la materia si fa metafora di una tensione irrisolta. L’artista sembra tentare di dare forma all’assenza, di rendere visibile ciò che per definizione sfugge: l’oltre, il non ancora, il non pienamente presente.
MAURA MATTIOLO - La luce che ha sempre caratterizzato le opere cromaticamente vibranti dell’artista oggi si condensa in campiture monocromatiche, come un’assenza di suono: luogo di purezza, spazio dell’invisibile, dove il colore si frammenta e le ombre, generate dall’ispessimento della materia, disegnano territori inespressi.
Sono tele della difformità, nelle quali Maura utilizza con maestria materiali diversi. La materia, appena accennata o spatolata, più o meno leggera, si organizza in una tensione verso l’essenziale, dove ogni elemento superfluo viene progressivamente sottratto.
Si tratta di opere materiche, astratte, informali: i concetti non abitano più spazi circoscritti, ma si espandono in dimensioni vibranti, oltre i limiti della tela. La superficie diventa così tavolozza e campo mentale; la materia si muove seguendo un pensiero non detto, ma percepibile.
Sono segni che testimoniano il mutamento di una riflessione, potente nel restituire una luce che si rifrange dalla realtà circostante. Il colore affiora nelle ombre proiettate dalla materia, che favorisce e insieme trattiene il passaggio della luce.
Le opere raccontano storie di silenzi, di nascondimenti, di progressive sottrazioni fino alla soglia del nulla. Attraverso un esercizio di estrema astrazione, l’artista tenta di delineare un luogo mentale.
In particolare, i suoi colori trasmettono un’inquietudine e un senso tragico dell’esistenza che hanno accompagnato la sua vita. Ben inserita negli ambienti culturali e artistici, l’artista ha visto le proprie opere esposte a un pubblico vasto, dalle gallerie ai musei fino alle chiese.
MASSIMO TURLINELLI – E’ uno dei pochi artisti che lavorano con la matita policroma: attraverso questo strumento traccia e definisce i rapporti tra forme e spazio, adottando una tecnica particolare che rende i colori talmente vivi e luminosi da farli percepire all’occhio come veri e propri dipinti. Le sue opere sono composizioni complesse, frutto di un lungo e meticoloso processo di lavorazione, nelle quali Turlinelli sembra spesso richiamare l’attenzione sugli eventi che accompagnano l’esistenza di ciascuno di noi, riflettendo al contempo su esperienze che appartengono anche al suo vissuto personale.
Nelle opere di Turlinelli si riconosce una chiara visione della natura, vedute di una campagna marchigiana e toscana, oltre a visioni mistiche che vanno oltre la rappresentazione ma le campiture cromatiche trasmettono parole e silenzi dell’anima come nell’esempio n. 098. L’immagine è dominata quasi interamente da una massa rossa intensa, con variazioni tra rosso vivo, arancio e tonalità più scure. Sul lato destro compare una zona giallo-ocra, più chiara, che crea contrasto.
La superficie appare materica e granulosa, come se fosse realizzata con segni sovrapposti, un’immagine astratta dove il colore rosso è il protagonista assoluto. E’ caldo, dominante, quasi “invadente”, il giallo sul lato destro crea una separazione visiva, come un confine tra I due campi cromatici. L’opera trasmette un senso di energia e intensità emotiva.
Le altre opere rappresentano paesaggi minimalisti, alberi simbolici di vita slanciati sotto cieli chiari quieti quasi eterei o sospesi, resilienti della vita anche sotto la potenza distruttiva dell’uomo. Sono opere dal cromatismo dolce che contrasta con il significato drammatico delle rappresentazioni.
Immagini del mare notturno o, mare profondo, illuminato dalla luce lunare o da una alba lontana, silenzioso e solitudinario che trasmette una immensa profondità emotiva.
GIUSEPPE ZANON - Una figura forse poco conosciuta, ma di notevole spessore per la qualità e la consistenza della produzione pittorica in particolare la conoscenza e dell’ambiente naturale attraverso i suoi quadri raggiungendo livelli di tutto rilievo.
Autodidatta In mancanza di una scuola, si lascia guidare dall’intuito e facendo tesoro degli insegnamenti che gli derivavano dall’osservazione paziente non solo dell’ambiente circostante, ma attraverso lo studio dei pittori italiani dell’Ottocento
Conosce l’arte contemporanea nei suoi diversi orientamenti, ma il suo linguaggio è da osservare in silenzio con pazienza e da godere in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi cambiamenti e in tutte le innumerevoli forme di vita che lo animano. Ecco allora che la sua rappresentazione non può essere sommaria e puramente allusiva, e seguendo il principio della verosimiglianza, rispetta la realtà per esaltarne la bellezza attraverso un complesso e delicato processo di rigenerazione.
Le sue pitture sono cariche di luminosità e di calore, di tranquillità e concentrazione. Sulla tela prima compare l’abbozzo, tracciato con sicurezza secondo regole fisse e inderogabili, dettate da precise esigenze tecniche ed estetiche, segue le prime chiazze di colore e il quadro prende forma fino ad animarsi di quella luce che pennellata dopo pennellata si arricchisce di molti particolari per dare corpo all'insieme.
La mostra è visitabile dal
28 febbraio al 31 marzo con orario:
mercoledì e giovedì 11-14
venerdì, sabato e domenica 11- 19
www.visionialtre.com |
adolfinadestefani@gmail.com | infovisionialtre@gmail.com | 349 8682155
Galleria VISIONI ALTRE – Cannaregio 2918 VENEZIA
28
febbraio 2026
Semplicemente Differenti
Dal 28 febbraio al 31 marzo 2026
arte contemporanea
Location
VISIONI ALTRE
Venezia, Campo del Ghetto Novo , 2918
Venezia, Campo del Ghetto Novo , 2918
Orario di apertura
mercoled' e giovedì 11-14 | venerdì, sabato e domenica 11-19
Vernissage
28 Febbraio 2026, ore 18.00
Sito web
Ufficio stampa
VISIONI ALTRE
Autore
Curatore
Autore testo critico






