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Storia e politica dei Giochi antichi e moderni
Una conversazione dedicata al significato storico e politico dei Giochi olimpici, dall’antichità al mondo contemporaneo, che attraversa culture, pratiche e ideologie diverse per mettere in luce l’evoluzione dell’ideale olimpico.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Storia e politica dei Giochi antichi e moderni
Mercoledì 25 febbraio ore 18.00
Incontro nell'ambito della mostra
I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni
Una conversazione dedicata al significato storico e politico dei Giochi olimpici, dall’antichità al mondo contemporaneo, che attraversa culture, pratiche e ideologie diverse per mettere in luce l’evoluzione dell’ideale olimpico. Un ideale che, pur trasformandosi nel tempo, conserva costantemente il valore dell’eccellenza, confrontandosi con assetti politici, confini e relazioni profondamente mutati.
La conversazione prende avvio dal mondo antico, soffermandosi sul ruolo degli agoni atletici nelle società del Mediterraneo, a partire dal contesto etrusco. Le testimonianze archeologiche – come la Tomba delle Olimpiadi ora esposta alla Fondazione Luigi Rovati – mostrano come i giochi rivestissero una funzione rituale e celebrativa, strettamente connessa al culto dei morti e alla memoria del defunto. Gli etruschi, profondamente permeabili alla cultura greca, ne conoscevano i miti, i rituali e la letteratura: i giochi funebri sono già presenti nell’Iliade, nelle gare organizzate da Achille in onore di Patroclo, e costituiscono un tema ricorrente anche nella produzione figurativa vascolare.
Nel mondo greco, i Giochi celebrati a Olimpia a partire dal 776 a.C. non erano semplicemente competizioni sportive, ma eventi fondativi sul piano religioso, politico e sociale, capaci di rafforzare identità condivise e relazioni tra le poleis. Con l’espansione romana, i Giochi si aprono progressivamente all’intera area mediterranea e subiscono una trasformazione significativa: il carattere sacro si attenua e si afferma una dimensione più spettacolare e politica, nella quale lo sport diventa anche strumento di rappresentazione del potere. Emblematico è il caso dell’imperatore Nerone, che nel 67 d.C. fece rinviare i Giochi per poter partecipare personalmente alle competizioni. Nel IV secolo, l’editto dell’imperatore cristiano Teodosio I decretò l’abolizione delle Olimpiadi in quanto manifestazione pagana, segnando la fine dell’esperienza antica.
La riflessione si estende quindi all’età moderna, quando, alla fine dell’Ottocento, Pierre de Coubertin rivalutò il valore formativo dello sport e pose le basi per la rinascita delle Olimpiadi. Da quel momento, i Giochi moderni si affermano come eventi complessi, in cui la competizione sportiva si intreccia con la dimensione politica, la manifestazione pubblica e il contesto sociale. Attraverso alcune edizioni emblematiche del Novecento e degli anni più recenti, emerge il ruolo delle Olimpiadi come spazio privilegiato di confronto simbolico tra nazioni, ideologie e modelli di società, confermando la persistenza di una tensione originaria tra sport, potere e identità collettiva, già presente nel mondo antico ma continuamente riformulata nel tempo.
Intervengono Giuseppe Sassatelli (Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici) e Massimo De Giuseppe (Università IULM).
Ingresso libero su prenotazione. Il biglietto per l'incontro non include l'ingresso al Museo d'arte.
Mercoledì 25 febbraio ore 18.00
Incontro nell'ambito della mostra
I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni
Una conversazione dedicata al significato storico e politico dei Giochi olimpici, dall’antichità al mondo contemporaneo, che attraversa culture, pratiche e ideologie diverse per mettere in luce l’evoluzione dell’ideale olimpico. Un ideale che, pur trasformandosi nel tempo, conserva costantemente il valore dell’eccellenza, confrontandosi con assetti politici, confini e relazioni profondamente mutati.
La conversazione prende avvio dal mondo antico, soffermandosi sul ruolo degli agoni atletici nelle società del Mediterraneo, a partire dal contesto etrusco. Le testimonianze archeologiche – come la Tomba delle Olimpiadi ora esposta alla Fondazione Luigi Rovati – mostrano come i giochi rivestissero una funzione rituale e celebrativa, strettamente connessa al culto dei morti e alla memoria del defunto. Gli etruschi, profondamente permeabili alla cultura greca, ne conoscevano i miti, i rituali e la letteratura: i giochi funebri sono già presenti nell’Iliade, nelle gare organizzate da Achille in onore di Patroclo, e costituiscono un tema ricorrente anche nella produzione figurativa vascolare.
Nel mondo greco, i Giochi celebrati a Olimpia a partire dal 776 a.C. non erano semplicemente competizioni sportive, ma eventi fondativi sul piano religioso, politico e sociale, capaci di rafforzare identità condivise e relazioni tra le poleis. Con l’espansione romana, i Giochi si aprono progressivamente all’intera area mediterranea e subiscono una trasformazione significativa: il carattere sacro si attenua e si afferma una dimensione più spettacolare e politica, nella quale lo sport diventa anche strumento di rappresentazione del potere. Emblematico è il caso dell’imperatore Nerone, che nel 67 d.C. fece rinviare i Giochi per poter partecipare personalmente alle competizioni. Nel IV secolo, l’editto dell’imperatore cristiano Teodosio I decretò l’abolizione delle Olimpiadi in quanto manifestazione pagana, segnando la fine dell’esperienza antica.
La riflessione si estende quindi all’età moderna, quando, alla fine dell’Ottocento, Pierre de Coubertin rivalutò il valore formativo dello sport e pose le basi per la rinascita delle Olimpiadi. Da quel momento, i Giochi moderni si affermano come eventi complessi, in cui la competizione sportiva si intreccia con la dimensione politica, la manifestazione pubblica e il contesto sociale. Attraverso alcune edizioni emblematiche del Novecento e degli anni più recenti, emerge il ruolo delle Olimpiadi come spazio privilegiato di confronto simbolico tra nazioni, ideologie e modelli di società, confermando la persistenza di una tensione originaria tra sport, potere e identità collettiva, già presente nel mondo antico ma continuamente riformulata nel tempo.
Intervengono Giuseppe Sassatelli (Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici) e Massimo De Giuseppe (Università IULM).
Ingresso libero su prenotazione. Il biglietto per l'incontro non include l'ingresso al Museo d'arte.
25
febbraio 2026
Storia e politica dei Giochi antichi e moderni
25 febbraio 2026
archeologia
Location
FONDAZIONE LUIGI ROVATI
Milano, Corso Venezia, 52, (Milano)
Milano, Corso Venezia, 52, (Milano)
Orario di apertura
18.00
Sito web
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