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Virginia Ryan – Vous Êtes Ici
L’artista testimonia le storie degli abitanti di Grand Bassam in Costa d’Avorio – città di mare africana segnata da un eccidio nel quale morirono ivoriani e stranieri – salvando dal macero migliaia di immagini dagli archivi delle boutique fotografiche che stavano chiudendo per l’avvento del digitale
Comunicato stampa
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Una moltitudine di fotografie per altrettante esistenze: dal cuore dell’Africa all’Italia, fino ad aprirsi a una dimensione universale. Virginia Ryan, artista nata in Australia e cittadina italiana da oltre quarant’anni, restituisce attraverso questo progetto le storie di donne e uomini che, nel corso degli ultimi cinquant’anni, hanno vissuto a Grand Bassam, in Costa d’Avorio - città costiera africana, un tempo capitale coloniale e oggi patrimonio mondiale UNESCO - segnata da un tragico evento avvenuto sulla spiaggia, nel quale persero la vita diciannove persone, tra cittadini ivoriani e stranieri.
Tra gennaio 2013 e dicembre 2015 Virginia Ryan ha vissuto e lavorato a Grand Bassam, con studio situato nella zona coloniale, a pochi passi dal litorale: luogo di svago e villeggiatura, ma anche spazio di lavoro quotidiano per i pescatori e simbolo della vita collettiva della città. L’opera prende origine da una ricerca condotta tra il 2013 e il 2014 nelle numerose boutique fotografiche disseminate nel tessuto urbano, molte delle quali stavano progressivamente chiudendo a causa della scomparsa della pellicola analogica e dell’avvento della fotografia digitale. Nei loro archivi giacevano migliaia di immagini - nascite, matrimoni, celebrazioni ed episodi della vita quotidiana - destinate alla distruzione e, con esse, una parte significativa della memoria visiva e culturale locale.
Senza operare alcuna selezione né censura, l’artista ha acquisito l’insieme delle fotografie destinate allo smaltimento, ricomponendo un vasto archivio collettivo capace di restituire una visione corale della vita a Grand Bassam dagli anni Settanta al 2012. «Non possiedo i negativi delle fotografie», afferma Ryan, «ciò che desideravo era sostenere una tradizione fondamentale che rischiava di scomparire. Ho voluto compiere un gesto di salvaguardia affinché queste immagini continuassero a parlare. L’installazione invita a riflettere su ciò che accomuna esistenze appartenenti a culture diverse e geograficamente lontane».
L’installazione, finora mai presentata a Roma, è stata esposta a Grand Bassam presso la Maison du Patrimoine Culturel (marzo 2015), a Napoli presso 1Opera Gallery, in forma ridotta nella mostra personale alla Fondazione Pino Pascali (aprile 2014), alla Galleria Arte e Tessuti di Spoleto (2016) e alla Women’s Art Biennale di Trieste (2021).
Il progetto pone al centro il tema della memoria, osservando simultaneamente i processi di trasformazione sociale ed evoluzione culturale. L’artista auspica che, in futuro, l’intero archivio fotografico possa fare ritorno alla città di Grand Bassam, completando simbolicamente il ciclo della memoria.
Nella presentazione a Mesia Space, l’installazione è dedicata al ricordo delle vittime innocenti - ivoriane e straniere - tra cui la sua amica personale, la dott.ssa Henrike Grohs, direttrice del Goethe-Institut in Costa d’Avorio, assassinata il 13 marzo 2016, nel decimo anniversario della tragedia.
Si ringrazia l’Ambasciata della Costa d’Avorio in Italia per il patrocinio
Virginia Ryan è un’artista visiva australiana, arteterapeuta, counsellor gestaltica e membro professionale della European Federation of Art Therapists. La sua pratica multidisciplinare comprende pittura, fotografia, installazione e progetti collaborativi socialmente impegnati. Cittadina italiana dal 1982 vive e lavora in Umbria dopo una vita segnata da continui attraversamenti tra culture e continenti.
Ryan ha studiato presso la Australian National University School of Art and Design, Canberra, diplomandosi nel 1979. Determinante è stata l’influenza del corso pionieristico Women and Art condotto all'epoca dall'artista Barbara Campbell, che ha contribuito a definire la sua prospettiva femminista e continua a orientare la sua ricerca su corporeità, identità e rappresentazione. Nel 1994–95 ha intrapreso una formazione post-laurea in Art Therapy a Edimburgo, avviando un dialogo duraturo tra pratica artistica e indagine psicosociale.
Nel corso di oltre quattro decenni Ryan ha vissuto e lavorato a livello internazionale, tra Alessandria d’Egitto, Curitiba (Brasile), Belgrado durante la dissoluzione della Jugoslavia, Edimburgo, Accra (Ghana), Abidjan e Grand Bassam (Costa d’Avorio). Queste esperienze hanno profondamente segnato la sua ricerca sui temi dello spostamento, della memoria e dell’incontro interculturale. Il suo lavoro integra materiali trovati, fotografia analogica, tessuti e frammenti d’archivio, trasformando tracce del quotidiano in riflessioni poetiche sulla storia collettiva e sulla presenza individuale.
Tra il 2001 e il 2007 ha vissuto in Ghana, dove ha co-fondato la Foundation for Contemporary Art (FCA) insieme al professor Joe Nkrumah, assumendone la prima direzione. Attraverso iniziative come Art in the Garden e programmi educativi pubblici, la FCA è diventata una piattaforma significativa per il dialogo artistico contemporaneo in Africa occidentale.
Tra i progetti collaborativi di questo periodo figurano The Castaways Project, sviluppato con l’antropologo e sound artist Steven Feld, e il libro fotografico Exposures: A White Woman in West Africa, dedicato ai temi dell’autorialità, della visibilità e dell’etica della rappresentazione.
La pratica di Ryan esplora migrazione, femminilità, ritualità e resilienza. Tra i principali cicli di lavoro figurano The Ties That Bind Us, Voyager, MakeArtNotWalls e Guardami negli Occhi, azione fotografica partecipativa realizzata durante la pandemia di COVID-19 con cento donne della comunità di Trevi nell’ambito del progetto globale Inside Out di JR. Opere recenti come Even Goddesses Bleed Sometimes, avviate durante una residenza in Kerala, India, indagano il simbolismo mestruale e le narrazioni del sacro femminile in diverse culture.
Le sue opere sono state esposte a livello internazionale in musei, biennali e gallerie in Europa, Africa, Australia e nelle Americhe, tra cui il Festival dei Due Mondi di Spoleto, la Bienal Internacional de Curitiba, eventi collaterali ufficiali della Biennale di Venezia e numerose biennali internazionali. Nel 2018 è stata nominata Accademica di Merito dall’Accademia Pietro Vannucci di Perugia. Accanto alla pratica visiva, Ryan è oggetto di diverse pubblicazioni dedicate al rapporto tra arte, antropologia e dialogo interculturale. Il suo lavoro continua a evolversi attraverso la pratica in studio e progetti collaborativi che concepiscono l’arte come spazio di testimonianza, cura ed esperienza umana condivisi.
Tra gennaio 2013 e dicembre 2015 Virginia Ryan ha vissuto e lavorato a Grand Bassam, con studio situato nella zona coloniale, a pochi passi dal litorale: luogo di svago e villeggiatura, ma anche spazio di lavoro quotidiano per i pescatori e simbolo della vita collettiva della città. L’opera prende origine da una ricerca condotta tra il 2013 e il 2014 nelle numerose boutique fotografiche disseminate nel tessuto urbano, molte delle quali stavano progressivamente chiudendo a causa della scomparsa della pellicola analogica e dell’avvento della fotografia digitale. Nei loro archivi giacevano migliaia di immagini - nascite, matrimoni, celebrazioni ed episodi della vita quotidiana - destinate alla distruzione e, con esse, una parte significativa della memoria visiva e culturale locale.
Senza operare alcuna selezione né censura, l’artista ha acquisito l’insieme delle fotografie destinate allo smaltimento, ricomponendo un vasto archivio collettivo capace di restituire una visione corale della vita a Grand Bassam dagli anni Settanta al 2012. «Non possiedo i negativi delle fotografie», afferma Ryan, «ciò che desideravo era sostenere una tradizione fondamentale che rischiava di scomparire. Ho voluto compiere un gesto di salvaguardia affinché queste immagini continuassero a parlare. L’installazione invita a riflettere su ciò che accomuna esistenze appartenenti a culture diverse e geograficamente lontane».
L’installazione, finora mai presentata a Roma, è stata esposta a Grand Bassam presso la Maison du Patrimoine Culturel (marzo 2015), a Napoli presso 1Opera Gallery, in forma ridotta nella mostra personale alla Fondazione Pino Pascali (aprile 2014), alla Galleria Arte e Tessuti di Spoleto (2016) e alla Women’s Art Biennale di Trieste (2021).
Il progetto pone al centro il tema della memoria, osservando simultaneamente i processi di trasformazione sociale ed evoluzione culturale. L’artista auspica che, in futuro, l’intero archivio fotografico possa fare ritorno alla città di Grand Bassam, completando simbolicamente il ciclo della memoria.
Nella presentazione a Mesia Space, l’installazione è dedicata al ricordo delle vittime innocenti - ivoriane e straniere - tra cui la sua amica personale, la dott.ssa Henrike Grohs, direttrice del Goethe-Institut in Costa d’Avorio, assassinata il 13 marzo 2016, nel decimo anniversario della tragedia.
Si ringrazia l’Ambasciata della Costa d’Avorio in Italia per il patrocinio
Virginia Ryan è un’artista visiva australiana, arteterapeuta, counsellor gestaltica e membro professionale della European Federation of Art Therapists. La sua pratica multidisciplinare comprende pittura, fotografia, installazione e progetti collaborativi socialmente impegnati. Cittadina italiana dal 1982 vive e lavora in Umbria dopo una vita segnata da continui attraversamenti tra culture e continenti.
Ryan ha studiato presso la Australian National University School of Art and Design, Canberra, diplomandosi nel 1979. Determinante è stata l’influenza del corso pionieristico Women and Art condotto all'epoca dall'artista Barbara Campbell, che ha contribuito a definire la sua prospettiva femminista e continua a orientare la sua ricerca su corporeità, identità e rappresentazione. Nel 1994–95 ha intrapreso una formazione post-laurea in Art Therapy a Edimburgo, avviando un dialogo duraturo tra pratica artistica e indagine psicosociale.
Nel corso di oltre quattro decenni Ryan ha vissuto e lavorato a livello internazionale, tra Alessandria d’Egitto, Curitiba (Brasile), Belgrado durante la dissoluzione della Jugoslavia, Edimburgo, Accra (Ghana), Abidjan e Grand Bassam (Costa d’Avorio). Queste esperienze hanno profondamente segnato la sua ricerca sui temi dello spostamento, della memoria e dell’incontro interculturale. Il suo lavoro integra materiali trovati, fotografia analogica, tessuti e frammenti d’archivio, trasformando tracce del quotidiano in riflessioni poetiche sulla storia collettiva e sulla presenza individuale.
Tra il 2001 e il 2007 ha vissuto in Ghana, dove ha co-fondato la Foundation for Contemporary Art (FCA) insieme al professor Joe Nkrumah, assumendone la prima direzione. Attraverso iniziative come Art in the Garden e programmi educativi pubblici, la FCA è diventata una piattaforma significativa per il dialogo artistico contemporaneo in Africa occidentale.
Tra i progetti collaborativi di questo periodo figurano The Castaways Project, sviluppato con l’antropologo e sound artist Steven Feld, e il libro fotografico Exposures: A White Woman in West Africa, dedicato ai temi dell’autorialità, della visibilità e dell’etica della rappresentazione.
La pratica di Ryan esplora migrazione, femminilità, ritualità e resilienza. Tra i principali cicli di lavoro figurano The Ties That Bind Us, Voyager, MakeArtNotWalls e Guardami negli Occhi, azione fotografica partecipativa realizzata durante la pandemia di COVID-19 con cento donne della comunità di Trevi nell’ambito del progetto globale Inside Out di JR. Opere recenti come Even Goddesses Bleed Sometimes, avviate durante una residenza in Kerala, India, indagano il simbolismo mestruale e le narrazioni del sacro femminile in diverse culture.
Le sue opere sono state esposte a livello internazionale in musei, biennali e gallerie in Europa, Africa, Australia e nelle Americhe, tra cui il Festival dei Due Mondi di Spoleto, la Bienal Internacional de Curitiba, eventi collaterali ufficiali della Biennale di Venezia e numerose biennali internazionali. Nel 2018 è stata nominata Accademica di Merito dall’Accademia Pietro Vannucci di Perugia. Accanto alla pratica visiva, Ryan è oggetto di diverse pubblicazioni dedicate al rapporto tra arte, antropologia e dialogo interculturale. Il suo lavoro continua a evolversi attraverso la pratica in studio e progetti collaborativi che concepiscono l’arte come spazio di testimonianza, cura ed esperienza umana condivisi.
13
marzo 2026
Virginia Ryan – Vous Êtes Ici
Dal 13 al 28 marzo 2026
arte contemporanea
fotografia
fotografia
Location
MESIA SPACE ARTE CONTEMPORANEA
Roma, Largo Mesia, 3, (Roma)
Roma, Largo Mesia, 3, (Roma)
Orario di apertura
dal martedì al sabato ore 10 - 20
lo spazio di Via Vulci apre il 13, 14 e il 28 marzo dalle 17 alle 20 o per appuntamento
Vernissage
13 Marzo 2026, dalle 17.00 alle 20.00
Sarà presente l'artista
Sito web
Autore
Patrocini






