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Si può indossare un’opera d’arte? A Milano il confronto tra Maria Calderara e Tomaso Binga
Arte contemporanea
Dall’intreccio di creatività e visioni di tre donne straordinarie nasce un progetto unico e coinvolgente che porta il visitatore ad osservare e al contempo a intraprendere un viaggio introspettivo. Arte e moda si fondono nelle mani esperte di Maria Calderara che dà forma a una collezione da indossare come fosse un racconto da vivere. Si tratta di #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27, ispirata alla ricerca dell’artista Tomaso Binga, pseudonimo di Bianca Pucciarelli Menna e accompagnata da un testo critico di Francesca Interlenghi che introduce e fa da preziosa guida.

Fino al 13 marzo 2026 nello SPAZIO Maria Calderara in via Lazzaretto 15 a Milano, è visitabile il progetto espositivo che accompagna la presentazione della collezione. La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Tomaso Binga, la Galleria Tiziana Di Caro e la Galleria Frittelli Arte Contemporanea. Si entra e per un momento ci si ferma. Lo spazio è grande e silenzioso, non si sa bene dove cominciare. Non c’è un percorso obbligato. Subito si notano i capi stesi, come panni all’aria aperta ad asciugare: sono parte della collezione, mostrati con naturalezza, si possono toccare e osservare da vicino. Un grande catino a terra, la luce che scende dal lucernario e per un attimo sembra di essere altrove.

La tensione dello spazio si scioglie e lascia spazio a una sensazione di accoglienza. Avvicinandosi, si riconoscono le opere di Tomaso Binga, prima cucite sui vestiti e poi riprese sulle pareti. I tessuti tagliati a vivo raccontano la forza e la precisione della designer, i riferimenti alle opere danno ai capi una dimensione poetica. Al centro resta un messaggio chiaro: il corpo come strumento di narrazione. La scrittura asemantica dell’artista viene reinterpretata attraverso piccoli rettangoli di panno bianco che, applicati su abiti e giacche, creano un segno grafico in continuo movimento.

Le parole compaiono anche nei gioielli, quelle estrapolate dalla corrispondenza epistolare dell’opera Ti scrivo solo di domenica (1977-1978) incise e trasformate in oggetti da portare con sé. Poi ci sono i materiali: panno stropicciato, feltro, cotone grezzo, ecopelle lavorata che vanno a richiamare l’iconica Carta da parato (1976-1977) e testimoniano la costante ricerca sui tessuti. La firma “Bi”, ripetuta su maglie e pantaloni, diventa un ritmo e ricorda una trama maschile riletta in chiave critica. Le opere invitano a soffermarsi, la loro potenza e attualità penetrano nel profondo.

Nel silenzio si sentono il battito del tuo cuore e il rumore dei passi. Non c’è fretta. Si possono leggere i testi, osservare i lavori, cogliere i rimandi tra immagini, parole e corpi. Ogni elemento è pensato per aprire una riflessione. Maria Calderara sente affine il messaggio di Tomaso Binga e lo traduce anche attraverso il lavoro manuale, che richiama la storica marginalizzazione dell’arte femminile. È lo stesso contesto che spinse Bianca Pucciarelli Menna a scegliere un nome maschile, per denunciare quanto il riconoscimento artistico fosse e in parte sia ancora segnato da una profonda disparità di genere. Ci si lascia avvolgere dalla forza di questo progetto nella consapevolezza che gli abiti esposti non siano solo vestiti, ma vere opere d’arte, e che ciascuno possa leggerli e sentirli a modo proprio, interrogandoli fino a scoprire il messaggio.













