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Kate Waters / Bernard Ammerer / Mickaël Doucet – Here and There
Here and There riunisce dipinti di Kate Waters, Bernard Ammerer e Mickaël Doucet: scene urbane con figure, paesaggi naturali e interni silenziosi. Tre ricerche pittoriche che indagano luce, tempo e percezione tra spazio, presenza e memoria.
Comunicato stampa
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Here and There nasce come un dialogo sottile tra presenza e distanza, tra ciò che si offre allo
sguardo e ciò che continua a vibrare nella memoria. Il titolo non indica due luoghi distinti, ma uno
scarto percettivo: quello spazio intermedio in cui l’esperienza si trasforma in immagine e
l’immagine, a sua volta, ridefinisce l’esperienza. La mostra riunisce le ricerche di Kate Waters,
Bernard Ammerer e Mickaël Doucet attorno a una riflessione condivisa sul tempo e sulla luce
come elementi strutturali della pittura contemporanea.
Le loro opere non descrivono semplicemente ambienti o situazioni; costruiscono dispositivi visivi in
cui il tempo rallenta e la percezione si fa più consapevole. In tutti e tre gli artisti, la pittura non è mai immediata né narrativa in senso tradizionale. È un processo di sottrazione, di concentrazione
e di sospensione, un modo per trattenere l’istante e farlo risuonare oltre la sua evidenza.
Kate Waters sviluppa la propria ricerca a partire da ambienti urbani attraversati dalla presenza
umana. Spesso partendo da immagini fotografiche, l’artista seleziona frammenti di quotidianità —
persone in attesa, figure colte nel transito, gesti minimi e ordinari — per trasformarli in momenti di
intensità silenziosa. Attraverso velature cromatiche e modulazioni luminose, il visibile perde
definizione e si fa permeabile. Architetture e figure emergono in equilibrio tra presenza e
dissolvenza, e la città si configura non più come semplice scenario, ma come luogo emotivo e
mentale. Nei suoi dipinti, il quotidiano si carica di una dimensione introspettiva: la realtà urbana
diventa una soglia in cui memoria e percezione si sovrappongono, restituendo allo spettatore un
tempo dilatato e riflessivo.
Nella ricerca di Bernard Ammerer, il paesaggio naturale assume una centralità decisiva. Le sue
opere si concentrano su spazi ampi e silenziosi — distese, rilievi, cieli e superfici attraversate dalla
luce — che si offrono come campi di contemplazione. L’eventuale presenza umana è marginale,
quasi assorbita dalla vastità dell’ambiente. La luce e la materia pittorica costruiscono una tensione
trattenuta, una sospensione che non rimanda a un evento specifico ma a uno stato percettivo. Nei
suoi lavori, la natura non è rappresentata in chiave descrittiva, bensì come esperienza atmosferica
e interiore. Il tempo sembra espandersi nello spazio, invitando lo sguardo a una dimensione di
concentrazione e ascolto.
Mickaël Doucet orienta invece la propria indagine verso gli interni e gli oggetti che li abitano.
Stanze silenziose, tavoli, sedie, aperture, superfici attraversate da una luce calibrata con
precisione: ogni elemento appare disposto come se custodisse la traccia di qualcosa appena
accaduto. L’assenza della figura umana non implica vuoto, ma una presenza indiretta e
persistente. Gli oggetti diventano indizi, segni di una temporalità sospesa che suggerisce una
narrazione senza mai esplicitarla. L’architettura si trasforma in dispositivo percettivo: non semplice
ambientazione, ma struttura attiva che guida lo sguardo e ne rallenta il ritmo. Nei suoi dipinti, lo
spazio interno si fa spazio mentale, luogo di memoria e concentrazione.
In Here and There le tre ricerche si incontrano in una trama di risonanze sottili. Urbano, naturale e
interno non sono ambiti separati, ma variazioni di una medesima tensione: quella tra il “qui”
dell’esperienza immediata e l’“altrove” della memoria e dell’immaginazione. La luce modella gli
spazi, il tempo si stratifica nelle immagini, e lo spettatore è invitato a sostare in quell’intervallo in
cui presenza e distanza coincidono.
La mostra propone così un attraversamento lento e consapevole. Non offre una narrazione
unitaria, ma un campo di relazioni in cui ogni opera diventa luogo di permanenza e riflessione. In
questo spazio sospeso, la pittura si afferma come strumento capace di rendere visibile ciò che
normalmente sfugge: la durata, l’attesa, la traccia silenziosa dell’esperienza.
sguardo e ciò che continua a vibrare nella memoria. Il titolo non indica due luoghi distinti, ma uno
scarto percettivo: quello spazio intermedio in cui l’esperienza si trasforma in immagine e
l’immagine, a sua volta, ridefinisce l’esperienza. La mostra riunisce le ricerche di Kate Waters,
Bernard Ammerer e Mickaël Doucet attorno a una riflessione condivisa sul tempo e sulla luce
come elementi strutturali della pittura contemporanea.
Le loro opere non descrivono semplicemente ambienti o situazioni; costruiscono dispositivi visivi in
cui il tempo rallenta e la percezione si fa più consapevole. In tutti e tre gli artisti, la pittura non è mai immediata né narrativa in senso tradizionale. È un processo di sottrazione, di concentrazione
e di sospensione, un modo per trattenere l’istante e farlo risuonare oltre la sua evidenza.
Kate Waters sviluppa la propria ricerca a partire da ambienti urbani attraversati dalla presenza
umana. Spesso partendo da immagini fotografiche, l’artista seleziona frammenti di quotidianità —
persone in attesa, figure colte nel transito, gesti minimi e ordinari — per trasformarli in momenti di
intensità silenziosa. Attraverso velature cromatiche e modulazioni luminose, il visibile perde
definizione e si fa permeabile. Architetture e figure emergono in equilibrio tra presenza e
dissolvenza, e la città si configura non più come semplice scenario, ma come luogo emotivo e
mentale. Nei suoi dipinti, il quotidiano si carica di una dimensione introspettiva: la realtà urbana
diventa una soglia in cui memoria e percezione si sovrappongono, restituendo allo spettatore un
tempo dilatato e riflessivo.
Nella ricerca di Bernard Ammerer, il paesaggio naturale assume una centralità decisiva. Le sue
opere si concentrano su spazi ampi e silenziosi — distese, rilievi, cieli e superfici attraversate dalla
luce — che si offrono come campi di contemplazione. L’eventuale presenza umana è marginale,
quasi assorbita dalla vastità dell’ambiente. La luce e la materia pittorica costruiscono una tensione
trattenuta, una sospensione che non rimanda a un evento specifico ma a uno stato percettivo. Nei
suoi lavori, la natura non è rappresentata in chiave descrittiva, bensì come esperienza atmosferica
e interiore. Il tempo sembra espandersi nello spazio, invitando lo sguardo a una dimensione di
concentrazione e ascolto.
Mickaël Doucet orienta invece la propria indagine verso gli interni e gli oggetti che li abitano.
Stanze silenziose, tavoli, sedie, aperture, superfici attraversate da una luce calibrata con
precisione: ogni elemento appare disposto come se custodisse la traccia di qualcosa appena
accaduto. L’assenza della figura umana non implica vuoto, ma una presenza indiretta e
persistente. Gli oggetti diventano indizi, segni di una temporalità sospesa che suggerisce una
narrazione senza mai esplicitarla. L’architettura si trasforma in dispositivo percettivo: non semplice
ambientazione, ma struttura attiva che guida lo sguardo e ne rallenta il ritmo. Nei suoi dipinti, lo
spazio interno si fa spazio mentale, luogo di memoria e concentrazione.
In Here and There le tre ricerche si incontrano in una trama di risonanze sottili. Urbano, naturale e
interno non sono ambiti separati, ma variazioni di una medesima tensione: quella tra il “qui”
dell’esperienza immediata e l’“altrove” della memoria e dell’immaginazione. La luce modella gli
spazi, il tempo si stratifica nelle immagini, e lo spettatore è invitato a sostare in quell’intervallo in
cui presenza e distanza coincidono.
La mostra propone così un attraversamento lento e consapevole. Non offre una narrazione
unitaria, ma un campo di relazioni in cui ogni opera diventa luogo di permanenza e riflessione. In
questo spazio sospeso, la pittura si afferma come strumento capace di rendere visibile ciò che
normalmente sfugge: la durata, l’attesa, la traccia silenziosa dell’esperienza.
14
marzo 2026
Kate Waters / Bernard Ammerer / Mickaël Doucet – Here and There
Dal 14 marzo al 30 aprile 2026
arte contemporanea
Location
Peter Frey Gallery
Verona, Via Rosa, 6, (VR)
Verona, Via Rosa, 6, (VR)
Orario di apertura
Da martedì a sabato ore 11-13 e 15:30-19
Vernissage
14 Marzo 2026, 16:30-19:30
Sito web
Autore
Curatore







