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Rossella Piergallini / Paola Bitelli – Interferenze
Interferenze mette in dialogo le ricerche di Piergallini e Bitelli: materiali, tracce e memorie si intrecciano tra fragilità, cura e quotidiano. Le opere diventano superfici sensibili dove il tempo si deposita, trasformando oggetti e gesti in spazi intimi di evocazione.
Comunicato stampa
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COMUNICATO STAMPA
Interferenze
Rossella Piergallini, Paola Bitelli
Millennium Gallery
Via Riva Reno, 77
Bologna
A cura di Annalisa Cattani
Sabato 14 marzo 2026, ore 18
La mostra Interferenze mette in relazione le ricerche di Rossella Piergallini e Paola Bitelli, costruendo un dialogo tra due pratiche artistiche autonome che si incontrano in uno spazio di attraversamento e risonanza. Il titolo allude a un fenomeno dinamico: non una semplice giustapposizione di opere, ma un campo in cui linguaggi diversi si sovrappongono, si sfiorano e talvolta si contrappongono generando nuove possibilità di lettura. Entrambe le artiste condividono una sensibilità per il tempo lento del fare e per la dimensione materiale dell’opera: tessuti, fili, carte, oggetti e superfici portano con sé una memoria incorporata che diventa parte integrante del processo creativo. Tuttavia le loro ricerche si sviluppano secondo traiettorie differenti, creando una tensione fertile tra fragilità e cura, tra traccia e archivio, tra memoria individuale e dimensione quotidiana.
Al centro della ricerca di Rossella Piergallini si sviluppa una riflessione sulla fragilità come condizione espressiva e conoscitiva. Il corpo, nelle sue opere, non viene mai rappresentato in modo diretto: appare piuttosto come impronta, come traccia che si deposita sulla superficie dei materiali. Tessuti, pizzi, velluti, silicone, resine e pigmenti diventano così supporti sensibili sui quali si inscrive una presenza che è al tempo stesso evocazione e perdita. In questo processo la materia assume una qualità quasi epidermica. Le opere si presentano come superfici stratificate che sembrano trattenere il passaggio del tempo, come membrane capaci di registrare la relazione tra corpo e memoria. Il lavoro dell’artista si sviluppa proprio in questa zona di soglia, dove la presenza si manifesta attraverso la sua stessa dissolvenza. Un elemento centrale nella sua ricerca è rappresentato dall’abito, che da oggetto quotidiano si trasforma in habitus: uno spazio simbolico nel quale si inscrivono identità, ruoli e memorie. L’abito conserva la forma di chi lo ha abitato, diventando una sorta di reliquia del corpo, una pelle vuota che custodisce tracce di vita. In questa trasformazione emerge una tensione continua tra materialità e dimensione immateriale. Il percorso di Piergallini può essere letto come un processo di trasmutazione della materia. I materiali utilizzati vengono attraversati da interventi che ne modificano la consistenza e la percezione, conducendoli verso una dimensione in cui ciò che conta non è la loro fisicità ma la capacità di trattenere memoria. Le opere si configurano così come dispositivi di attivazione del tempo: non conservano semplicemente il passato, ma lo riattivano generando nuove possibilità di evocazione. Il riferimento alla figura di Dante Alighieri si inserisce all’interno di questo processo di riattivazione simbolica. La tradizione letteraria e culturale diventa materia poetica che si intreccia con la dimensione sensibile dei materiali, creando una stratificazione di rimandi tra storia, immaginario e esperienza contemporanea.
Il lavoro di Paola Bitelli si sviluppa a partire da una riflessione sulla memoria degli oggetti e sulla dimensione domestica del fare artistico. La sua ricerca prende spesso avvio da materiali d’archivio e da frammenti di sapere — erbari medievali, dizionari illustrati, oggetti recuperati — che vengono rielaborati attraverso un processo di trasformazione lenta e meditativa. La serie Erbario nasce dallo studio degli antichi erbari, documenti che testimoniano il progressivo rapporto di familiarità instaurato dall’uomo con il mondo vegetale. Attraverso l’osservazione e la classificazione, la natura viene progressivamente racchiusa nello spazio del giardino, luogo simbolico in cui la dimensione naturale viene delimitata e custodita. Il giardino diventa così metafora di uno spazio di cura: un territorio circoscritto nel quale si coltivano non soltanto le piante ma anche gli affetti e la memoria personale. In questo passaggio la dimensione botanica si trasforma in un’immagine poetica della relazione tra l’uomo e il tempo. A questa riflessione si affianca il libro d’artista Muto, realizzato
cucendo le pagine di un vecchio dizionario. L’artista costruisce qui una sorta di enciclopedia visiva basata sulle tavole illustrate, scegliendo di privilegiare la forza comunicativa delle immagini rispetto alla definizione verbale. Le immagini isolate dal loro contesto originario assumono una nuova autonomia e invitano lo spettatore a costruire relazioni inattese tra le figure. La poetica di Bitelli si muove in una dimensione volutamente minima e raccolta. I suoi lavori nascono spesso da oggetti piccoli e quotidiani, elementi apparentemente marginali che vengono trasformati in microcosmi di significato. In questo senso la sua pratica non cerca il gesto monumentale ma piuttosto una forma di attenzione verso il dettaglio e la memoria. Il processo artistico conserva inoltre la memoria dei lavori manuali e domestici, dei gesti ripetuti e pazienti associati alla tradizione dei lavori femminili. Cucire, assemblare, raccogliere diventano azioni che restituiscono al tempo una dimensione concreta e tangibile. Anche quando utilizza oggetti trovati o ready-made, l’artista li rielabora in modo intimo e personale, come se ogni opera fosse una piccola stanza della memoria.
Interferenze
Rossella Piergallini, Paola Bitelli
Millennium Gallery
Via Riva Reno, 77
Bologna
A cura di Annalisa Cattani
Sabato 14 marzo 2026, ore 18
La mostra Interferenze mette in relazione le ricerche di Rossella Piergallini e Paola Bitelli, costruendo un dialogo tra due pratiche artistiche autonome che si incontrano in uno spazio di attraversamento e risonanza. Il titolo allude a un fenomeno dinamico: non una semplice giustapposizione di opere, ma un campo in cui linguaggi diversi si sovrappongono, si sfiorano e talvolta si contrappongono generando nuove possibilità di lettura. Entrambe le artiste condividono una sensibilità per il tempo lento del fare e per la dimensione materiale dell’opera: tessuti, fili, carte, oggetti e superfici portano con sé una memoria incorporata che diventa parte integrante del processo creativo. Tuttavia le loro ricerche si sviluppano secondo traiettorie differenti, creando una tensione fertile tra fragilità e cura, tra traccia e archivio, tra memoria individuale e dimensione quotidiana.
Al centro della ricerca di Rossella Piergallini si sviluppa una riflessione sulla fragilità come condizione espressiva e conoscitiva. Il corpo, nelle sue opere, non viene mai rappresentato in modo diretto: appare piuttosto come impronta, come traccia che si deposita sulla superficie dei materiali. Tessuti, pizzi, velluti, silicone, resine e pigmenti diventano così supporti sensibili sui quali si inscrive una presenza che è al tempo stesso evocazione e perdita. In questo processo la materia assume una qualità quasi epidermica. Le opere si presentano come superfici stratificate che sembrano trattenere il passaggio del tempo, come membrane capaci di registrare la relazione tra corpo e memoria. Il lavoro dell’artista si sviluppa proprio in questa zona di soglia, dove la presenza si manifesta attraverso la sua stessa dissolvenza. Un elemento centrale nella sua ricerca è rappresentato dall’abito, che da oggetto quotidiano si trasforma in habitus: uno spazio simbolico nel quale si inscrivono identità, ruoli e memorie. L’abito conserva la forma di chi lo ha abitato, diventando una sorta di reliquia del corpo, una pelle vuota che custodisce tracce di vita. In questa trasformazione emerge una tensione continua tra materialità e dimensione immateriale. Il percorso di Piergallini può essere letto come un processo di trasmutazione della materia. I materiali utilizzati vengono attraversati da interventi che ne modificano la consistenza e la percezione, conducendoli verso una dimensione in cui ciò che conta non è la loro fisicità ma la capacità di trattenere memoria. Le opere si configurano così come dispositivi di attivazione del tempo: non conservano semplicemente il passato, ma lo riattivano generando nuove possibilità di evocazione. Il riferimento alla figura di Dante Alighieri si inserisce all’interno di questo processo di riattivazione simbolica. La tradizione letteraria e culturale diventa materia poetica che si intreccia con la dimensione sensibile dei materiali, creando una stratificazione di rimandi tra storia, immaginario e esperienza contemporanea.
Il lavoro di Paola Bitelli si sviluppa a partire da una riflessione sulla memoria degli oggetti e sulla dimensione domestica del fare artistico. La sua ricerca prende spesso avvio da materiali d’archivio e da frammenti di sapere — erbari medievali, dizionari illustrati, oggetti recuperati — che vengono rielaborati attraverso un processo di trasformazione lenta e meditativa. La serie Erbario nasce dallo studio degli antichi erbari, documenti che testimoniano il progressivo rapporto di familiarità instaurato dall’uomo con il mondo vegetale. Attraverso l’osservazione e la classificazione, la natura viene progressivamente racchiusa nello spazio del giardino, luogo simbolico in cui la dimensione naturale viene delimitata e custodita. Il giardino diventa così metafora di uno spazio di cura: un territorio circoscritto nel quale si coltivano non soltanto le piante ma anche gli affetti e la memoria personale. In questo passaggio la dimensione botanica si trasforma in un’immagine poetica della relazione tra l’uomo e il tempo. A questa riflessione si affianca il libro d’artista Muto, realizzato
cucendo le pagine di un vecchio dizionario. L’artista costruisce qui una sorta di enciclopedia visiva basata sulle tavole illustrate, scegliendo di privilegiare la forza comunicativa delle immagini rispetto alla definizione verbale. Le immagini isolate dal loro contesto originario assumono una nuova autonomia e invitano lo spettatore a costruire relazioni inattese tra le figure. La poetica di Bitelli si muove in una dimensione volutamente minima e raccolta. I suoi lavori nascono spesso da oggetti piccoli e quotidiani, elementi apparentemente marginali che vengono trasformati in microcosmi di significato. In questo senso la sua pratica non cerca il gesto monumentale ma piuttosto una forma di attenzione verso il dettaglio e la memoria. Il processo artistico conserva inoltre la memoria dei lavori manuali e domestici, dei gesti ripetuti e pazienti associati alla tradizione dei lavori femminili. Cucire, assemblare, raccogliere diventano azioni che restituiscono al tempo una dimensione concreta e tangibile. Anche quando utilizza oggetti trovati o ready-made, l’artista li rielabora in modo intimo e personale, come se ogni opera fosse una piccola stanza della memoria.
14
marzo 2026
Rossella Piergallini / Paola Bitelli – Interferenze
Dal 14 al 31 marzo 2026
arte contemporanea
Location
Millenium Gallery
Bologna, Via Riva di Reno, 77, (BO)
Bologna, Via Riva di Reno, 77, (BO)
Orario di apertura
da giovedì a sabato 17-20
Vernissage
14 Marzo 2026, ore 18
Autore
Curatore










