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Bruno Contenotte / Renato Volpini – Flusso Cosmologico
Galleria Allegra Ravizza presenta la mostra “Flusso Cosmologico”, un’indagine linguistica inserita nel contesto cosmico-fantascientifico di Bruno Contenotte e Renato Volpini, accompagnati da due lavori di Nanda Vigo -cara amica di quest’ultimo-.
Comunicato stampa
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Galleria Allegra Ravizza è lieta di presentare la mostra “Flusso Cosmologico”, un’indagine linguistica inserita nel contesto cosmico-fantascientifico di Bruno Contenotte e Renato Volpini, accompagnati da due lavori di Nanda Vigo -cara amica di quest’ultimo-, che inaugurerà martedì 17 marzo nella sede luganese in Piazza Cioccaro 11 (II piano).
Unici nel loro genere e accomunati da una spiccata inventiva e da una fervida creatività, Bruno Contenotte (1922-1992) e Renato Volpini (1934-2017) guardarono ai linguaggi a loro contemporanei e all’utilizzo di nuovi materiali in modo dinamico e vivace, superando le tecniche artistiche tradizionali in favore di uno sperimentalismo espressivo, dialettico e tecnologico.
A partire dagli anni Sessanta, scardinando i paradigmi della pittura moderna, Bruno Contenotte, simile ad un alchimista, sceglie di esprimersi attraverso materie sintetiche inusuali di fabbricazione industriale come poliesteri, espansopoli e siliconi che, opportunatamente trattati con fuoco, acidi speciali e reagenti chimici, vengono fissati su resinflex o jute a creare suggestioni fantascientifiche e immagini metafisiche. Nacque così un repertorio unico di immagini planetarie e spaziali (allora sconosciute e ancora solo immaginabili) e sembianze di luoghi ignoti e misteriosi in cui emerge la verità poetica che l’artista possiede del cosmo.
Nello stesso periodo durante un soggiorno a Panarea, Renato Volpini, napoletano di nascita e urbinate di formazione, assiste ad un evento che ossessionò per sempre la sua vita e la sua ricerca artistica: nel 1961 scorge sopra l’orizzonte del mare una macchina spaziale. Quell’avvistamento segnò indelebilmente il suo lavoro, già improntato sulla ricerca e sul movimento, che da quel momento virò verso un’indagine dell’Altrove e l’immaginazione di quelle stesse rotte celesti che la scienza stava ancora progettando di percorrere.
Transitando dalla pittura alla scultura, dalle acqueforti e acquetinte alle sperimentazioni incisorie, dal disegno alla stampa elettronica, Volpini, simile ad un architetto, assembla su questi supporti dei collages polimaterici generando sagome fantascientifiche dai colori vivaci che uniscono l’aspetto meccanomorfo delle astronavi all’intelligenza sensibile dell’essere vivente. Nascono così delle figurazioni surreali e oniriche in cui l’elemento meccanico e i suoi congegni spaziali prendono vita fino alla personificazione, inglobando la soggettività dell’immaginario collettivo e l’oggettività della macchina.
Audaci sperimentatori e anticonformisti, Bruno Contenotte e Renato Volpini non permettono di essere etichettati o incasellati in alcun movimento artistico, fluttuando tra l’astrattismo e il naturalismo.
Dal lavoro di entrambi gli artisti emerge infatti una visione cosmico-spaziale rielaborata attraverso un’intenzionalità non banalmente riproduttrice ma innovatrice e trasfiguratrice, lontana da uno sperimentalismo fine a se stesso. Le tele di Contenotte (anche denominate MQI, ossia Metafisica Quantica Immagini ) ritraggono infatti metafisiche immaginarie -e dunque fantascientifiche- che evitano ogni richiamo alla scienza o ai mass-media, preferendo ad esse delle rappresentazioni di possibilità cosmiche e verità planetarie ancora sconosciute e inesperibili. Allo stesso modo, anche il lavoro di Renato Volpini, sebbene maggiormente influenzato dalla Pop Art nell’aspetto e nell’estetica, sfugge dalla semplice mitizzazione e massificazione dell’oggetto a favore di una rappresentazione personale e al contempo intersoggettiva in cui creatività artistica e sperimentazione tecnologica si relazionano per generare un marchingegno sapiente e di coscienza.
Mantenendo come punto di partenza il fenomeno fisico e meccanico, sia Contenotte che Volpini inseriscono nella propria visione strutturale l’elemento della coscienza e della percezione, superando la visione meccanicistica della realtà e suggerendo un universo di interconnessioni profonde. L’artista dunque, ponendosi come osservatore dinamico della natura fisica, partecipa attivamente alla definizione della realtà creando un campo di possibilità interplanetarie.
In mostra si susseguiranno dunque macchine spaziali volpiniane e immagini cosmico-metafisiche di Contenotte in un dialogo caratterizzato da eterogeneità dei medium, dinamismo e brillantezza cromatica. Entrambi gli artisti infatti sfruttano la forza cromatica e la risposta psicosensoriale dell’essere umano per creare dinamicità e movimento: se da una parte l’arte di Bruno Contenotte è un continuo fluire o una sua rappresentazione illusionistica -come scrisse il critico Restany: “Basta abbracciare con lo stesso colpo d’occhio tutta una serie di immagini della metafisica quantica perché il film della metamorfosi si ricomponga” -, dall’altra i congegni cosmici di Volpini simboleggiano il flusso del divenire, la metamorfosi, evocando un veleggiare senza gravità verso l’Altrove.
Questi elementi e il loro fluire generano opere che si estendono nel tempo e nello spazio.
Ad accompagnare i dipinti di Contenotte e i collages di Volpini ci sono due lavori di Nanda Vigo (1936-2020), regina della luce, che al cosmo e all’universo si è sempre ispirata. Con i suoi Cronotopo, l’artista crea un oggetto-simbolo capace di deformare lo spazio e il tempo, stimolando lo spettatore a raggiungere un ambiente “altro”, un mondo distante e intelligibile o una dimensione superiore.
“Flusso Cosmologico” vuole essere un percorso espositivo che trasforma l’osservazione in un viaggio cosmico in cui spazio e tempo, uomo e macchina, materia e coscienza si intrecciano in un continuo flusso del divenire.
La mostra resterà visitabile fino a venerdì 24 luglio 2026 su appuntamento (art@allegraravizza.com).
Mostra ideata da Beatrice Zanello in collaborazione con Archivio Renato Volpini, Milano, e Archivio Nanda Vigo, Milano.
Unici nel loro genere e accomunati da una spiccata inventiva e da una fervida creatività, Bruno Contenotte (1922-1992) e Renato Volpini (1934-2017) guardarono ai linguaggi a loro contemporanei e all’utilizzo di nuovi materiali in modo dinamico e vivace, superando le tecniche artistiche tradizionali in favore di uno sperimentalismo espressivo, dialettico e tecnologico.
A partire dagli anni Sessanta, scardinando i paradigmi della pittura moderna, Bruno Contenotte, simile ad un alchimista, sceglie di esprimersi attraverso materie sintetiche inusuali di fabbricazione industriale come poliesteri, espansopoli e siliconi che, opportunatamente trattati con fuoco, acidi speciali e reagenti chimici, vengono fissati su resinflex o jute a creare suggestioni fantascientifiche e immagini metafisiche. Nacque così un repertorio unico di immagini planetarie e spaziali (allora sconosciute e ancora solo immaginabili) e sembianze di luoghi ignoti e misteriosi in cui emerge la verità poetica che l’artista possiede del cosmo.
Nello stesso periodo durante un soggiorno a Panarea, Renato Volpini, napoletano di nascita e urbinate di formazione, assiste ad un evento che ossessionò per sempre la sua vita e la sua ricerca artistica: nel 1961 scorge sopra l’orizzonte del mare una macchina spaziale. Quell’avvistamento segnò indelebilmente il suo lavoro, già improntato sulla ricerca e sul movimento, che da quel momento virò verso un’indagine dell’Altrove e l’immaginazione di quelle stesse rotte celesti che la scienza stava ancora progettando di percorrere.
Transitando dalla pittura alla scultura, dalle acqueforti e acquetinte alle sperimentazioni incisorie, dal disegno alla stampa elettronica, Volpini, simile ad un architetto, assembla su questi supporti dei collages polimaterici generando sagome fantascientifiche dai colori vivaci che uniscono l’aspetto meccanomorfo delle astronavi all’intelligenza sensibile dell’essere vivente. Nascono così delle figurazioni surreali e oniriche in cui l’elemento meccanico e i suoi congegni spaziali prendono vita fino alla personificazione, inglobando la soggettività dell’immaginario collettivo e l’oggettività della macchina.
Audaci sperimentatori e anticonformisti, Bruno Contenotte e Renato Volpini non permettono di essere etichettati o incasellati in alcun movimento artistico, fluttuando tra l’astrattismo e il naturalismo.
Dal lavoro di entrambi gli artisti emerge infatti una visione cosmico-spaziale rielaborata attraverso un’intenzionalità non banalmente riproduttrice ma innovatrice e trasfiguratrice, lontana da uno sperimentalismo fine a se stesso. Le tele di Contenotte (anche denominate MQI, ossia Metafisica Quantica Immagini ) ritraggono infatti metafisiche immaginarie -e dunque fantascientifiche- che evitano ogni richiamo alla scienza o ai mass-media, preferendo ad esse delle rappresentazioni di possibilità cosmiche e verità planetarie ancora sconosciute e inesperibili. Allo stesso modo, anche il lavoro di Renato Volpini, sebbene maggiormente influenzato dalla Pop Art nell’aspetto e nell’estetica, sfugge dalla semplice mitizzazione e massificazione dell’oggetto a favore di una rappresentazione personale e al contempo intersoggettiva in cui creatività artistica e sperimentazione tecnologica si relazionano per generare un marchingegno sapiente e di coscienza.
Mantenendo come punto di partenza il fenomeno fisico e meccanico, sia Contenotte che Volpini inseriscono nella propria visione strutturale l’elemento della coscienza e della percezione, superando la visione meccanicistica della realtà e suggerendo un universo di interconnessioni profonde. L’artista dunque, ponendosi come osservatore dinamico della natura fisica, partecipa attivamente alla definizione della realtà creando un campo di possibilità interplanetarie.
In mostra si susseguiranno dunque macchine spaziali volpiniane e immagini cosmico-metafisiche di Contenotte in un dialogo caratterizzato da eterogeneità dei medium, dinamismo e brillantezza cromatica. Entrambi gli artisti infatti sfruttano la forza cromatica e la risposta psicosensoriale dell’essere umano per creare dinamicità e movimento: se da una parte l’arte di Bruno Contenotte è un continuo fluire o una sua rappresentazione illusionistica -come scrisse il critico Restany: “Basta abbracciare con lo stesso colpo d’occhio tutta una serie di immagini della metafisica quantica perché il film della metamorfosi si ricomponga” -, dall’altra i congegni cosmici di Volpini simboleggiano il flusso del divenire, la metamorfosi, evocando un veleggiare senza gravità verso l’Altrove.
Questi elementi e il loro fluire generano opere che si estendono nel tempo e nello spazio.
Ad accompagnare i dipinti di Contenotte e i collages di Volpini ci sono due lavori di Nanda Vigo (1936-2020), regina della luce, che al cosmo e all’universo si è sempre ispirata. Con i suoi Cronotopo, l’artista crea un oggetto-simbolo capace di deformare lo spazio e il tempo, stimolando lo spettatore a raggiungere un ambiente “altro”, un mondo distante e intelligibile o una dimensione superiore.
“Flusso Cosmologico” vuole essere un percorso espositivo che trasforma l’osservazione in un viaggio cosmico in cui spazio e tempo, uomo e macchina, materia e coscienza si intrecciano in un continuo flusso del divenire.
La mostra resterà visitabile fino a venerdì 24 luglio 2026 su appuntamento (art@allegraravizza.com).
Mostra ideata da Beatrice Zanello in collaborazione con Archivio Renato Volpini, Milano, e Archivio Nanda Vigo, Milano.
17
marzo 2026
Bruno Contenotte / Renato Volpini – Flusso Cosmologico
Dal 17 marzo al 24 luglio 2026
arte contemporanea
arte moderna
arte moderna
Location
GALLERIA ALLEGRA RAVIZZA
Lugano, piazza Cioccaro, 11, (Lugano)
Lugano, piazza Cioccaro, 11, (Lugano)
Orario di apertura
da lunedì a venerdì 11-18
SU APPUNTAMENTO
Vernissage
17 Marzo 2026, dalle 17.30 alle 20
Sito web
Autore
Curatore





