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Pretiosa
Opere “preziose”, anche se non si tratta di oro o argento massicci, né di gioielli di lusso. Opere di “pregio” che si caratterizzano, i quadri e le sculture, per la presenza dell’oro o dell’argento, o del loro colore, e i “gioielli” come delle vere e proprie “sculture per il corpo”.
Comunicato stampa
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SEDE: WOW | ARTE AL CENTRO Piazza Giordano Bruno 5 | 06100 Perugia
TITOLO: PRETIOSA
pitture sculture fotografie gioielli
INAUGURAZIONE: Sabato 21 marzo 2026 | Ore 17
PERIODO: Dal 21 MARZO al 2 maggio 2026
ORARIO DI APERTURA: Mattina: Venerdì e Sabato 10.30-12.30 | Pomeriggio: Martedì, Giovedì e Sabato 17.00 -19.00 o su appuntamento
Info: +39 3887795305; daniela@wowarte.it; www.wowarte.it
CURATORE: Giorgio Bonomi
ARTISTI:
PITTURA: Domenico D’Oora, Elena Diaco Mayer, Candida Ferrari, Sandi Renko
SCULTURA: Tonina Cecchetti
FOTOGRAFIA: Simona Uberto
GIOIELLI: Mirta Carroli, Francesca Della Toffola, Sandi Renko
Pretiosa, è un termine latino che significa “cose preziose”: si usa qui proprio perché si presentano opere che si offrono come “preziose”, anche se non si tratta di oro o argento massicci, né di gioielli di lusso, e neppure di sfacciate apparenze.
Si espongono opere di “pregio” che si caratterizzano le une, quadri e sculture, per la presenza dell’oro o dell’argento, o del loro colore, sulla tela o su altri materiali e, le altre, per essere dei “gioielli”, in questo caso delle vere e proprie “sculture per il corpo”.
Forse è proprio perché l’oro e l’argento sono usati per tanta arte sacra, forse perché è il gusto, soprattutto con il pensiero del movimento moderno e delle avanguardie artistiche, si è come “raffreddato”, evitando la sovrabbondanza che spesso trapassa nel cattivo gusto, che gli artisti contemporanei spesso evitano il colore e la materia “oro” o “argento”. Salvo poi riprenderli e riusarli senza timidezze o complessi, sia per il suo valore simbolico sia come colore che ha una sua forza e una sua potente bellezza. Per tutti ricordiamo Yves Klein e i suoi Monigolds per i significati simbolici e Alberto Burri, che per altro già nei “sacchi” era solito immettere un po’ d’oro, per il suo piacere di accostare il colore della foglia d’oro al nero, come si può osservare negli ultimi cicli del 1993 e 1994, prima della sua morte.
Si sono così uniti, su questo tema, artisti maturi e più giovani, pitture, sculture, fotografie ed anche gioielli.
Candida Ferrari è un’artista le cui opere si basano sulla luce e la trasparenza. All’uopo usa materiali quali plexiglas, carte lucide, colorate, fogli speciali, trasparenti: questi sono dipinti ma, data la loro natura, lasciano filtrare la luce la quale – proprio per l’assenza del telaio e il fatto che i fogli ondeggiano liberi, assumendo anche forme sinuose – scorre liquida in senso verticale ed orizzontale. Quando il foglio è d’oro, l’effetto luminescente è potenziato e i riflessi cangianti provocano effetti affascinanti.
Elena Diaco Mayer è l’artista che fa dell’oro e dell’argento il colore totalizzante della sua opera. Diciamo “colore” proprio perché l’artista, al di là dell’indubbio valore sacrale che gli attribuisce, usa poi, nella composizione dell’opera, sia il linguaggio scritto, sia la rappresentazione del “vuoto”, sia elementi materici ed anche “trovati”, come ante di una sorta di scrigno che protegge, appunto, il
fondo oro oppure specchi argentati che fanno “partecipe” lo spettatore. Si tratta di una pittura assai “luminosa”, ma mai “lussuosa”, capace di catturare lo sguardo, in una visione estasiante, ma, allo stesso tempo, l’intelletto che è portato al pensiero e alla memoria.
Sandi Renko si muove tra astrazione e optical art, infatti le sue immagini geometriche – cubi o forme sinuose –, dipinte su canneté (cartoncino con coste parallele in rilievo), offrono visioni differenti a seconda di come l’occhio si posiziona davanti all’opera, spostandosi verso i lati, con chiaro riferimento al cubo di Necker. I colori delle opere sono vari e qui si presentano quelle con i gialli che ricordano l’oro. I suoi gioielli riprendono le immagini dei suoi quadri così il “gioco” delle percezioni differenti avviene sul corpo di chi “indossa” la spilla.
Domenico D’Oora è artista “astratto” le cui opere sono monocrome, e tra i colori da lui usati c’è spesso il giallo, applicato sulla tela o su altri supporti quali l’alluminio. Le righe aggettanti di colore provocano un affascinante gioco di luci e ombre che permette il superamento di una possibile algidità della monocromia.
Accanto alla pittura sono presenti anche alcuni esempi di scultura, certamente non in oro massiccio, ma che si presentano ugualmente con il colore aureo.
Tonina Cecchetti realizza opere in terracotta dipinta. Le sue figure, di donne, di bambini, di oggetti, sono sempre ironici, a volte con un’ironia serena e gioiosa, altre un po’ meno, mostrando il cinismo e il dramma che appartengono non all’artista, ma al mondo reale che Cecchetti riesce assai bene a rappresentare. L’osservatore così è “costretto” alla riflessione e – dato che l’arte, come si dice, non risolve i problemi ma li pone – può iniziare un percorso, o un momento, di crescita.
Infine, rifacendoci al significato letterale del titolo, abbiamo i “gioielli”, che tali sono non per il valore venale dei materiali, bensì per la creatività artistica e poetica che contengono.
Simona Uberto è artista che lavora con l’installazione e la fotografia, qui sono esposte alcune Fata Morgana che rappresentano paesaggi nella loro illusorietà della realtà. Le fotografie sono stampate su alluminio lucido che appare come argento che si stacca metafisicamente dall’immagine naturalistica.
Mirta Carroli è scultrice di opere di medie e grandi dimensioni, solitamente in ferro, ma “scolpisce” anche in misure ridotte, ed ecco i suoi “gioielli” che qui si espongono. Sono piccole sculture, frutto di una ricerca personale dell’artista, realizzate con una lega metallica dorata e anallergica, a volte con l’inserimento di pietre (ametiste, amazzonite). Sono presenti orecchini e bracciali che sono più “sculture da indossare” che “semplici gioielli” nelle quali la preziosità è data non dai materiali bensì dall’artisticità delle creazioni.
Infine abbiamo Francesca della Toffola che si esprime con la fotografia e, precisamente, con l’autorappresentazione. La sua grande maestria tecnica le permette di concretizzare la sua poetica con esiti assai convincenti. Ci appare nella natura o in luoghi abbandonati, con diversi abbigliamenti e sguardi che mutano. Il tondo, negli ultimi anni, pare essere la sua forma preferita per incorniciare le sue opere, mantenendo così la “circolarità” dell’obbiettivo fotografico. Dalle immagini fotografiche l’artista ricava dei piacevolissimi gioielli, in tal modo chi li indossa può sempre ammirare le sue realizzazioni.
Il visitatore capirà che qui poco interessa il lusso e il luccichio che l’oro può rappresentare, mentre troverà di grande fascino il suo uso in un’arte che sa proporsi con serietà ed umiltà le quali sono le caratteristiche vere per esprimere cose grandi e profonde.
TITOLO: PRETIOSA
pitture sculture fotografie gioielli
INAUGURAZIONE: Sabato 21 marzo 2026 | Ore 17
PERIODO: Dal 21 MARZO al 2 maggio 2026
ORARIO DI APERTURA: Mattina: Venerdì e Sabato 10.30-12.30 | Pomeriggio: Martedì, Giovedì e Sabato 17.00 -19.00 o su appuntamento
Info: +39 3887795305; daniela@wowarte.it; www.wowarte.it
CURATORE: Giorgio Bonomi
ARTISTI:
PITTURA: Domenico D’Oora, Elena Diaco Mayer, Candida Ferrari, Sandi Renko
SCULTURA: Tonina Cecchetti
FOTOGRAFIA: Simona Uberto
GIOIELLI: Mirta Carroli, Francesca Della Toffola, Sandi Renko
Pretiosa, è un termine latino che significa “cose preziose”: si usa qui proprio perché si presentano opere che si offrono come “preziose”, anche se non si tratta di oro o argento massicci, né di gioielli di lusso, e neppure di sfacciate apparenze.
Si espongono opere di “pregio” che si caratterizzano le une, quadri e sculture, per la presenza dell’oro o dell’argento, o del loro colore, sulla tela o su altri materiali e, le altre, per essere dei “gioielli”, in questo caso delle vere e proprie “sculture per il corpo”.
Forse è proprio perché l’oro e l’argento sono usati per tanta arte sacra, forse perché è il gusto, soprattutto con il pensiero del movimento moderno e delle avanguardie artistiche, si è come “raffreddato”, evitando la sovrabbondanza che spesso trapassa nel cattivo gusto, che gli artisti contemporanei spesso evitano il colore e la materia “oro” o “argento”. Salvo poi riprenderli e riusarli senza timidezze o complessi, sia per il suo valore simbolico sia come colore che ha una sua forza e una sua potente bellezza. Per tutti ricordiamo Yves Klein e i suoi Monigolds per i significati simbolici e Alberto Burri, che per altro già nei “sacchi” era solito immettere un po’ d’oro, per il suo piacere di accostare il colore della foglia d’oro al nero, come si può osservare negli ultimi cicli del 1993 e 1994, prima della sua morte.
Si sono così uniti, su questo tema, artisti maturi e più giovani, pitture, sculture, fotografie ed anche gioielli.
Candida Ferrari è un’artista le cui opere si basano sulla luce e la trasparenza. All’uopo usa materiali quali plexiglas, carte lucide, colorate, fogli speciali, trasparenti: questi sono dipinti ma, data la loro natura, lasciano filtrare la luce la quale – proprio per l’assenza del telaio e il fatto che i fogli ondeggiano liberi, assumendo anche forme sinuose – scorre liquida in senso verticale ed orizzontale. Quando il foglio è d’oro, l’effetto luminescente è potenziato e i riflessi cangianti provocano effetti affascinanti.
Elena Diaco Mayer è l’artista che fa dell’oro e dell’argento il colore totalizzante della sua opera. Diciamo “colore” proprio perché l’artista, al di là dell’indubbio valore sacrale che gli attribuisce, usa poi, nella composizione dell’opera, sia il linguaggio scritto, sia la rappresentazione del “vuoto”, sia elementi materici ed anche “trovati”, come ante di una sorta di scrigno che protegge, appunto, il
fondo oro oppure specchi argentati che fanno “partecipe” lo spettatore. Si tratta di una pittura assai “luminosa”, ma mai “lussuosa”, capace di catturare lo sguardo, in una visione estasiante, ma, allo stesso tempo, l’intelletto che è portato al pensiero e alla memoria.
Sandi Renko si muove tra astrazione e optical art, infatti le sue immagini geometriche – cubi o forme sinuose –, dipinte su canneté (cartoncino con coste parallele in rilievo), offrono visioni differenti a seconda di come l’occhio si posiziona davanti all’opera, spostandosi verso i lati, con chiaro riferimento al cubo di Necker. I colori delle opere sono vari e qui si presentano quelle con i gialli che ricordano l’oro. I suoi gioielli riprendono le immagini dei suoi quadri così il “gioco” delle percezioni differenti avviene sul corpo di chi “indossa” la spilla.
Domenico D’Oora è artista “astratto” le cui opere sono monocrome, e tra i colori da lui usati c’è spesso il giallo, applicato sulla tela o su altri supporti quali l’alluminio. Le righe aggettanti di colore provocano un affascinante gioco di luci e ombre che permette il superamento di una possibile algidità della monocromia.
Accanto alla pittura sono presenti anche alcuni esempi di scultura, certamente non in oro massiccio, ma che si presentano ugualmente con il colore aureo.
Tonina Cecchetti realizza opere in terracotta dipinta. Le sue figure, di donne, di bambini, di oggetti, sono sempre ironici, a volte con un’ironia serena e gioiosa, altre un po’ meno, mostrando il cinismo e il dramma che appartengono non all’artista, ma al mondo reale che Cecchetti riesce assai bene a rappresentare. L’osservatore così è “costretto” alla riflessione e – dato che l’arte, come si dice, non risolve i problemi ma li pone – può iniziare un percorso, o un momento, di crescita.
Infine, rifacendoci al significato letterale del titolo, abbiamo i “gioielli”, che tali sono non per il valore venale dei materiali, bensì per la creatività artistica e poetica che contengono.
Simona Uberto è artista che lavora con l’installazione e la fotografia, qui sono esposte alcune Fata Morgana che rappresentano paesaggi nella loro illusorietà della realtà. Le fotografie sono stampate su alluminio lucido che appare come argento che si stacca metafisicamente dall’immagine naturalistica.
Mirta Carroli è scultrice di opere di medie e grandi dimensioni, solitamente in ferro, ma “scolpisce” anche in misure ridotte, ed ecco i suoi “gioielli” che qui si espongono. Sono piccole sculture, frutto di una ricerca personale dell’artista, realizzate con una lega metallica dorata e anallergica, a volte con l’inserimento di pietre (ametiste, amazzonite). Sono presenti orecchini e bracciali che sono più “sculture da indossare” che “semplici gioielli” nelle quali la preziosità è data non dai materiali bensì dall’artisticità delle creazioni.
Infine abbiamo Francesca della Toffola che si esprime con la fotografia e, precisamente, con l’autorappresentazione. La sua grande maestria tecnica le permette di concretizzare la sua poetica con esiti assai convincenti. Ci appare nella natura o in luoghi abbandonati, con diversi abbigliamenti e sguardi che mutano. Il tondo, negli ultimi anni, pare essere la sua forma preferita per incorniciare le sue opere, mantenendo così la “circolarità” dell’obbiettivo fotografico. Dalle immagini fotografiche l’artista ricava dei piacevolissimi gioielli, in tal modo chi li indossa può sempre ammirare le sue realizzazioni.
Il visitatore capirà che qui poco interessa il lusso e il luccichio che l’oro può rappresentare, mentre troverà di grande fascino il suo uso in un’arte che sa proporsi con serietà ed umiltà le quali sono le caratteristiche vere per esprimere cose grandi e profonde.
21
marzo 2026
Pretiosa
Dal 21 marzo al 02 maggio 2026
arte contemporanea
Location
SEDI VARIE – Perugia
Perugia, (Perugia)
Perugia, (Perugia)
Orario di apertura
Mattina: Venerdì e Sabato 10.30-12.30 | Pomeriggio: Martedì, Giovedì e Sabato 17.00 -19.00 o su appuntamento
Info: +39 3887795305; daniela@wowarte.it; www.wowarte.it
Vernissage
21 Marzo 2026, Ore 17
Autore
Curatore








