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Pietre di vento
Dall’alabastro alla pietra leccese, dal déco al pop, dallo psicologismo al simbolismo, in mostra le trasfigurazioni plastiche di Velio Grandoli, sopraffino e mitico maestro scultore volterrano
Comunicato stampa
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Umorali scarpe post Pop art. Eleganti teste di manichini del dopo moderno. Misteriosi dischi non completamente astratti. Ma anche: maschere grottesche, sereni volti femminili e baci assoluti, sospesi in eterno nel moto simbolista del vento.
A Volterra (PI), con la mostra personale “Pietre di vento”, da venerdì 27 marzo 2026 (inaugurazione alle ore 17.30), nella capitale secolare delle “botteghe,” si concede alla scena espositiva Velio Grandoli: raffinatissimo scultore dell’alabastro (ma non solo), custode e innovatore delle tecniche - come il fratello Aulo, l’indimenticabile “Pupo” - professore per oltre trent’anni all’Istituto Statale d’Arte di Volterra, presenta una sorta di “campionamento” installativo delle sue opere più significative, inserite fra i ripiani e gli spazi del gusto di VolaterrA, negozio di ricerca enogastronomica, caffè e bistrot aperto alle arti visive, nel cuore storico della città.
E sicuramente la “bottega” di Velio Grandoli, in Borgo San Lazzero, ha un fascino ancora attuale: una scenografia diafana dipinta dalla pervasività della polvere bianca della lavorazione dell’alabastro, ma anche l’essenzialità e apertura spaziale di una moderna factory, sede attuale per gli studenti di architettura della Fondazione Volterra-Detroit, dei cui corsi di scultura è supervisore.
È qui che per decenni Velio Grandoli, classe 1946, ha ideato e scolpito forme in totale libertà, interpretando stili e poetiche, sperimentando provocazioni visive, sondando l’incompiuto, ma attraverso i contorni del perfettamente compiuto, il frammentario nella perfezione, il vuoto che convive con la pienezza persistente di volumi levigati ed ermetici.
Fra intriganti “episodi corporei” di una grande narrazione esistenziale, ricorrente è il soggetto dei volti, femminili o androgini, tendenzialmente ideali, che si manifestano come dall’interno del blocco della materia con una serenità persistente e disarmante.
Dalle ambientazioni, raccontate dalle pietre autoctone di Volterra - l’alabastro - e del Salento - la c.d. “pietra leccese” – protagonista è anche il moto ricorrente e deterministico del vento che non scompiglia lunghi capelli ondulati, ma ne imprime una direzionalità misteriosa: una sospensione fra il manifestarsi e lo scomparire, una continuità che si fa tensione fra il moto naturale - ventoso o delle acque che sia - e quello dell’anima, nel bacio “celestiale” dove le ondulazioni magistrali della materia permeano le figure del loro stesso sublime mistero surreale.
Eppure l’alabastro assume con Velio Grandoli contenuti inattesi, sperimentali e talvolta sociali. Busti e nudi classici, prove accademiche tipiche del disegno, emergono tridimensionali su “tavole” d’alabastro. Ma anche: maschere profondamente umorali, e sicuramente espressioniste, appaiono come da un ostico sipario di pietra, pellicani e uccelli si chiudono nella singolarità, nel determinismo consapevole, della loro forma. Fino alla serie delle scarpe “popolari”: mocassini, infradito e sandali, tacchi a spillo profondamente attuali, forme della moda più pop, rese con la stessa raffinatezza ed eleganza impressa alla dame liberty e déco.
Opere che attraversano con disinvoltura l’imponderabile, la persistenza nella sparizione, il mistico dell’esperienza del totale, dalle stesse suggestioni ambientali di Volterra, regina dei venti e delle atmosfere paesaggistiche che la improntano, eppure le sculture restano terrene negli umori, nelle passioni, nelle serene, quotidiane, solitudini.
A cura di: Jonni Guarguaglini, Elena Capone, Antonella Rossetti e Graziana Lari.
La mostra “Pietre di vento,” in programma dal 27 marzo al 31 maggio 2026, sarà visitabile negli spazi di VolaterrA, in via Turazza 5+ a Volterra (PI), nell’orario continuato 10-22 (martedì chiuso). Ingresso libero.
Info: VolaterrA 0588 88765 / info@volaterra.it / www.volaterra.it.
A Volterra (PI), con la mostra personale “Pietre di vento”, da venerdì 27 marzo 2026 (inaugurazione alle ore 17.30), nella capitale secolare delle “botteghe,” si concede alla scena espositiva Velio Grandoli: raffinatissimo scultore dell’alabastro (ma non solo), custode e innovatore delle tecniche - come il fratello Aulo, l’indimenticabile “Pupo” - professore per oltre trent’anni all’Istituto Statale d’Arte di Volterra, presenta una sorta di “campionamento” installativo delle sue opere più significative, inserite fra i ripiani e gli spazi del gusto di VolaterrA, negozio di ricerca enogastronomica, caffè e bistrot aperto alle arti visive, nel cuore storico della città.
E sicuramente la “bottega” di Velio Grandoli, in Borgo San Lazzero, ha un fascino ancora attuale: una scenografia diafana dipinta dalla pervasività della polvere bianca della lavorazione dell’alabastro, ma anche l’essenzialità e apertura spaziale di una moderna factory, sede attuale per gli studenti di architettura della Fondazione Volterra-Detroit, dei cui corsi di scultura è supervisore.
È qui che per decenni Velio Grandoli, classe 1946, ha ideato e scolpito forme in totale libertà, interpretando stili e poetiche, sperimentando provocazioni visive, sondando l’incompiuto, ma attraverso i contorni del perfettamente compiuto, il frammentario nella perfezione, il vuoto che convive con la pienezza persistente di volumi levigati ed ermetici.
Fra intriganti “episodi corporei” di una grande narrazione esistenziale, ricorrente è il soggetto dei volti, femminili o androgini, tendenzialmente ideali, che si manifestano come dall’interno del blocco della materia con una serenità persistente e disarmante.
Dalle ambientazioni, raccontate dalle pietre autoctone di Volterra - l’alabastro - e del Salento - la c.d. “pietra leccese” – protagonista è anche il moto ricorrente e deterministico del vento che non scompiglia lunghi capelli ondulati, ma ne imprime una direzionalità misteriosa: una sospensione fra il manifestarsi e lo scomparire, una continuità che si fa tensione fra il moto naturale - ventoso o delle acque che sia - e quello dell’anima, nel bacio “celestiale” dove le ondulazioni magistrali della materia permeano le figure del loro stesso sublime mistero surreale.
Eppure l’alabastro assume con Velio Grandoli contenuti inattesi, sperimentali e talvolta sociali. Busti e nudi classici, prove accademiche tipiche del disegno, emergono tridimensionali su “tavole” d’alabastro. Ma anche: maschere profondamente umorali, e sicuramente espressioniste, appaiono come da un ostico sipario di pietra, pellicani e uccelli si chiudono nella singolarità, nel determinismo consapevole, della loro forma. Fino alla serie delle scarpe “popolari”: mocassini, infradito e sandali, tacchi a spillo profondamente attuali, forme della moda più pop, rese con la stessa raffinatezza ed eleganza impressa alla dame liberty e déco.
Opere che attraversano con disinvoltura l’imponderabile, la persistenza nella sparizione, il mistico dell’esperienza del totale, dalle stesse suggestioni ambientali di Volterra, regina dei venti e delle atmosfere paesaggistiche che la improntano, eppure le sculture restano terrene negli umori, nelle passioni, nelle serene, quotidiane, solitudini.
A cura di: Jonni Guarguaglini, Elena Capone, Antonella Rossetti e Graziana Lari.
La mostra “Pietre di vento,” in programma dal 27 marzo al 31 maggio 2026, sarà visitabile negli spazi di VolaterrA, in via Turazza 5+ a Volterra (PI), nell’orario continuato 10-22 (martedì chiuso). Ingresso libero.
Info: VolaterrA 0588 88765 / info@volaterra.it / www.volaterra.it.
27
marzo 2026
Pietre di vento
Dal 27 marzo al 31 maggio 2026
arte moderna
Location
VOLATERRA
Volterra, Via Giusto Turazza, (Pisa)
Volterra, Via Giusto Turazza, (Pisa)
Orario di apertura
orario continuato 10-22 (martedì chiuso)
Vernissage
27 Marzo 2026, 17.30
Sito web
Ufficio stampa
Elena Capone
Autore
Curatore
Autore testo critico
Progetto grafico


