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Jay Ramier – Pirates of the Caribbean-s
Jay Ramier rielabora l’estetica della guerra contemporanea in chiave critica tra storia, identità e rappresentazione. “Pirates of the Caribbean” unisce immaginario pop e diaspora africana, usando il “pirata” come metafora di identità fluide, tra droni, cultura urbana e tensioni geopolitiche.
Comunicato stampa
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J A Y R A M I E R
PIRATES OF THE CARIBBEAN- S
Vernissage 25 marzo 2026 dal 25 marzo al 20 maggio 2026 NOIRE GALLERY - pianoterra
Droni, diaspora e cultura urbana: Jay Ramier trasforma la grammatica visiva della guerra contemporanea in una riflessione critica su storia, identità e rappresentazione.
Pirates of the Caribbean è la seconda mostra personale dell’artista presso Noire Gallery. Il titolo evoca non solo un immaginario popolare, ma anche la storia della diaspora africana nei Caraibi. La figura del “pirata” diventa una metafora di identità in movimento, plasmate da attraversamenti e trasformazioni culturali che collegano Africa, Caraibi e Americhe. La nuova serie di opere affronta l’immaginario contemporaneo della guerra attraverso droni che colpiscono siti specifici. Ramier trasforma queste sequenze — spesso simili all’estetica dei videogiochi — in pittura, interrogando il divario tra la violenza reale e la sua rappresentazione spettacolarizzata. Inizialmente abbozzata e concepita come una celebrazione della “vita isolana” e della cultura dei sound system, la mostra ha poi cambiato direzione in risposta a urgenti sviluppi geopolitici. Ne è risultata una serie di dipinti che interrogano questa collisione di forze, come la definisce l’artista:
«È uno scontro sonoro tra la tecnologia e il suono delle bombe contro il suono del basso, l’uso della tecnologia da parte degli oppressori contro l’ingegno dei giusti.»
Attingendo alle sue radici caraibiche, l’artista intreccia memoria coloniale, migrazione e cultura contemporanea. Le sue opere mescolano iconografia popolare e linguaggio visivo pop con uno stile volutamente “naïf” o primitivo ma al tempo stesso raffinato: una sorta di jazz visivo in cui errori e imperfezioni diventano parte integrante della melodia pittorica. La pittura diventa così uno strumento per leggere criticamente le immagini attraverso cui il nostro tempo racconta — e spesso semplifica — la realtà. Pioniere della cultura hip-hop e graffiti europea, Ramier ha cofondato i Bad Boys Crew nel 1982 ed è diventato una figura centrale della scena parigina degli anni Ottanta. La sua pratica multidisciplinare — che spazia tra pittura, musica e cultura urbana — è stata recentemente presentata nella grande mostra personale del 2022 al Palais de Tokyo di Parigi, dove ha esplorato le connessioni tra le diaspore nere come spazi di memoria, spiritualità e discorso politico.
Jay Ramier, nato nel 1967 in Guadalupa, vive e lavora a Parigi. Il suo lavoro traccia la diaspora panafricana attraverso le Americhe, soffermandosi tanto sulle sue tribolazioni e lotte quanto sul suo umorismo, la resilienza, la resistenza e la creatività — incarnate nella sua musica e nell’uso non convenzionale del linguaggio. È co-creatore e collaboratore di diverse pubblicazioni fondamentali, tra cui il pionieristico fanzine hip-hop Zulu Letters (Parigi) e la prima rivista di street art Backjumps (Berlino). È inoltre direttore artistico e collaboratore del progetto concettuale Afrikadaa, una rivista fondata nel 2010 dedicata agli artisti africani e ai territori marginalizzati.
PIRATES OF THE CARIBBEAN- S
Vernissage 25 marzo 2026 dal 25 marzo al 20 maggio 2026 NOIRE GALLERY - pianoterra
Droni, diaspora e cultura urbana: Jay Ramier trasforma la grammatica visiva della guerra contemporanea in una riflessione critica su storia, identità e rappresentazione.
Pirates of the Caribbean è la seconda mostra personale dell’artista presso Noire Gallery. Il titolo evoca non solo un immaginario popolare, ma anche la storia della diaspora africana nei Caraibi. La figura del “pirata” diventa una metafora di identità in movimento, plasmate da attraversamenti e trasformazioni culturali che collegano Africa, Caraibi e Americhe. La nuova serie di opere affronta l’immaginario contemporaneo della guerra attraverso droni che colpiscono siti specifici. Ramier trasforma queste sequenze — spesso simili all’estetica dei videogiochi — in pittura, interrogando il divario tra la violenza reale e la sua rappresentazione spettacolarizzata. Inizialmente abbozzata e concepita come una celebrazione della “vita isolana” e della cultura dei sound system, la mostra ha poi cambiato direzione in risposta a urgenti sviluppi geopolitici. Ne è risultata una serie di dipinti che interrogano questa collisione di forze, come la definisce l’artista:
«È uno scontro sonoro tra la tecnologia e il suono delle bombe contro il suono del basso, l’uso della tecnologia da parte degli oppressori contro l’ingegno dei giusti.»
Attingendo alle sue radici caraibiche, l’artista intreccia memoria coloniale, migrazione e cultura contemporanea. Le sue opere mescolano iconografia popolare e linguaggio visivo pop con uno stile volutamente “naïf” o primitivo ma al tempo stesso raffinato: una sorta di jazz visivo in cui errori e imperfezioni diventano parte integrante della melodia pittorica. La pittura diventa così uno strumento per leggere criticamente le immagini attraverso cui il nostro tempo racconta — e spesso semplifica — la realtà. Pioniere della cultura hip-hop e graffiti europea, Ramier ha cofondato i Bad Boys Crew nel 1982 ed è diventato una figura centrale della scena parigina degli anni Ottanta. La sua pratica multidisciplinare — che spazia tra pittura, musica e cultura urbana — è stata recentemente presentata nella grande mostra personale del 2022 al Palais de Tokyo di Parigi, dove ha esplorato le connessioni tra le diaspore nere come spazi di memoria, spiritualità e discorso politico.
Jay Ramier, nato nel 1967 in Guadalupa, vive e lavora a Parigi. Il suo lavoro traccia la diaspora panafricana attraverso le Americhe, soffermandosi tanto sulle sue tribolazioni e lotte quanto sul suo umorismo, la resilienza, la resistenza e la creatività — incarnate nella sua musica e nell’uso non convenzionale del linguaggio. È co-creatore e collaboratore di diverse pubblicazioni fondamentali, tra cui il pionieristico fanzine hip-hop Zulu Letters (Parigi) e la prima rivista di street art Backjumps (Berlino). È inoltre direttore artistico e collaboratore del progetto concettuale Afrikadaa, una rivista fondata nel 2010 dedicata agli artisti africani e ai territori marginalizzati.
25
marzo 2026
Jay Ramier – Pirates of the Caribbean-s
Dal 25 marzo al 20 maggio 2026
arte contemporanea
Location
NOIRE GALLERY – VIA PIOSSASCO
Torino, Via Piossasco, 29, (Torino)
Torino, Via Piossasco, 29, (Torino)
Orario di apertura
da mercoledì a venerdì ore 11- 17; tutti giorni su appuntamento
Vernissage
25 Marzo 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00
Sito web
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