23 marzo 2026

Una domus imperiale torna alla luce in provincia di Campobasso

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Nuove scoperte nel parco archeologico di Saepinum ad Altilia, in provincia di Campobasso: emergono nuove strutture urbane, tecnologie idrauliche e tracce della vita quotidiana antica

domus imperiale Campobasso
Sepino Parco Archeologico, Domus, Foto Ministero della Cultura

Un laboratorio archeologico ancora aperto, che continua a restituire tracce materiali e interpretative fondamentali per comprendere la storia del territorio: una nuova stagione di indagini sta ridefinendo in modo significativo la conoscenza di Saepinum, l’antica città romana situata nell’area di Altilia, in provincia di Campobasso. Le campagne di scavo condotte tra il 2023 e il 2025, sostenute dai fondi di Sviluppo e Coesione e dai finanziamenti del Ministero della Cultura attraverso la Direzione generale Musei, stanno restituendo un quadro più articolato dell’evoluzione urbana e sociale del sito, tra i più rilevanti del Sistema museale nazionale.

Il settore che ha restituito i risultati più significativi è quello di Porta Bojano, già oggetto di indagini negli anni Cinquanta sotto la direzione del soprintendente Valerio Cianfarani. Qui le nuove ricerche hanno portato alla luce una domus di grande rilievo, affacciata sul decumano, una delle principali arterie est-ovest della città romana. L’edificio si distingue per un ingresso monumentale e per una complessa stratificazione architettonica, che documenta una lunga continuità d’uso dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.

domus imperiale Campobasso
Sepino Parco Archeologico, Domus, Foto Ministero della Cultura

La residenza, ancora solo parzialmente esplorata, sembra estendersi oltre i limiti attuali dello scavo, confermando dimensioni monumentali già ipotizzate dalle indagini geofisiche. Le fasi più antiche sono testimoniate da elementi architettonici e ceramici di età augustea e tiberiana, che indicano un elevato status abitativo già nel I secolo d.C. Nei secoli successivi, il rinvenimento di ceramiche d’importazione, tra cui sigillate africane, attesta l’inserimento della città nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Tra IV e VI secolo d.C., invece, si registra una trasformazione funzionale degli ambienti, destinati progressivamente ad attività produttive o di stoccaggio.

Sepino Parco Archeologico, Domus, Foto Ministero della Cultura

Accanto alla dimensione architettonica, lo scavo restituisce anche uno spaccato concreto della vita quotidiana: lucerne, contenitori ceramici, oggetti personali in bronzo, tra cui anelli e una piccola chiave di scrigno, insieme a un raro bruciaprofumi in terracotta. Di particolare interesse è il ritrovamento di un grande recipiente in piombo, parte di un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell’acqua, decorato con motivi solari e teste di Gorgone. Il reperto, insieme a tubature e valvole, documenta tecnologie idrauliche avanzate in uso nelle residenze di alto livello.

Ulteriori elementi di rilievo emergono dalla campagna del 2025, che ha restituito frammenti architettonici in marmo e un’iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante il regno di Antonino Pio. L’epigrafe attesta un intervento diretto della casa imperiale, confermando il ruolo di Saepinum all’interno delle dinamiche amministrative dell’Impero.

Sepino Parco Archeologico, Domus, Foto Ministero della Cultura

Parallelamente, sono riprese dopo oltre vent’anni le indagini nell’area del Foro, in prossimità dell’Arco dei Nerazi. Qui lo studio tridimensionale di circa quattrocento blocchi lapidei sta contribuendo a una più precisa ricostruzione del complesso monumentale di età imperiale e delle fasi precedenti. Le ricerche hanno inoltre evidenziato il passaggio dall’insediamento sannitico di età ellenistica alla progressiva strutturazione della città romana, con il rinvenimento di ambienti produttivi e vasche legate probabilmente alla lavorazione della lana.

Un ulteriore fronte di indagine riguarda il cardo massimo presso Porta Terravecchia, oggetto di interventi nell’ambito del PNRR. Le analisi stratigrafiche hanno documentato la continuità d’uso dell’asse viario anche nelle fasi successive alla fine dell’età antica, come dimostra il ritrovamento di un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., riferibile alla fase di occupazione bizantina.

Sepino Parco Archeologico, Domus, Foto Ministero della Cultura

Queste scoperte restituiscono un’immagine più dinamica e complessa di Saepinum, evidenziandone la continuità insediativa e la capacità di adattamento nel corso dei secoli. Come sottolineato dal Direttore generale Musei Massimo Osanna, i nuovi dati non solo ampliano le conoscenze storiche, ma consentono di ricostruire aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano. Allo stesso modo, il direttore del Parco archeologico di Sepino, Enrico Rinaldi, ha evidenziato come i risultati confermino il ruolo centrale della città nella rete urbana dell’Italia romana, aprendo nuove prospettive per la ricerca e la valorizzazione del sito.

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