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Buhlebezwe Siwani – uYana umhlaba
uYana umhlaba “lacrime di terra” è laprima personale in Italia di Buhlebezwe Siwani, tra gli artisti di In Minor Keys alla Biennale di Venezia. Una serie di dipinti polimaterici in cui tessuti cuciti a mano, pigmento d’oro, resina e sapone stratificano memoria, colonialismo e spiritualità.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Buhlebezwe Siwani
uYana umhlaba
Inaugurazione 26 marzo 2026 | ore 18.00 – 21.00
27 marzo – 30 maggio 2026
Via Gustavo Modena 6, Milano
Per l’inaugurazione del suo spazio a Milano, Consonni Radziszewski presenta uYana umhlaba, la prima mostra personale in Italia dell’artista sudafricana Buhlebezwe Siwani, incentrata su un nuovo ciclo di opere che approfondiscono la ricerca avviata nel 2020, con la serie Inkanyamba, esposta per la prima volta alla Galeria Municipal de Almada in Portogallo.
uYana umhlaba – letteralmente “sta piovendo terra” o “lacrime di terra” – è il titolo di un gruppo di dipinti polimaterici la cui gamma cromatica, le variazioni di tonalità e materia, le forme astratte e sinuose evocano un paesaggio naturale selvaggio. Il corpus nasce dalla memoria dei paesaggi dell’infanzia di Siwani, trascorsa in Sudafrica durante l’apartheid: un paese i cui confini – fisici e simbolici, geografici e umani – sono stati continuamente ridisegnati nel corso della sua storia dalla schiavitù, dal colonialismo e, infine, dall’apartheid stesso. Cresciuta a Johannesburg, nel quartiere di Soweto - una delle zone aurifere più ricche al mondo - la sua infanzia è stata scandita dall’afflusso continuo dei minatori, che arrivavano da ogni angolo del Sudafrica per abitare ostelli divisi per appartenenza etnica. Il suo sguardo era partecipe di questa frammentazione: la sua famiglia, come tante altre, era confinata in una zona specifica della città, vicino ai terreni delle miniere abbandonate, prima di trasferirsi nella provincia di Eastern Cape.
Le sue opere costruiscono paesaggi in cui ricordi e materiali si uniscono, si intrecciano e si sovrappongono: ritagli di tessuti – tipici degli indumenti tradizionali del gruppo etnico di Siwani cuciti tra loro a mano o a macchina, sono tenuti insieme da punti di sutura che evocano i confini instabili come cicatrici sul corpo del territorio che metaforicamente rappresentano. Su questo fondale complesso e stratificato, l’artista riunisce per la prima volta tutti gli elementi ricorrenti della sua ricerca, lasciando sedimentare nell’opera la propria storia — biografica e artistica insieme. Tra questi il pigmento d’oro, che porta con sé la memoria delle miniere di Soweto e al contempo simbolo di sacralità e di purezza insieme. La resina che richiama l’acqua, elemento fondamentale nella cosmologia dell’artista, come il sapone. Il sapone verde Sunlight, quello color smeraldo comunemente usato nelle zone rurali del Sudafrica per lavare il bucato, i piatti, il corpo. L’artista trasforma il rituale della pulizia/purificazione in uno strumento di indagine critica e politica sul rapporto tra pelle bianca e nera, tra il corpo maschile e femminile (tradizionalmente considerato più “sporco” a causa del sangue mestruale), sull’imposizione della religione cristiana agli indigeni sudafricani attraverso il battesimo, ma anche nel processo di redenzione dal peccato occidentale del colonialismo.
Il trasferimento in Olanda, ultima tappa di un’esistenza nomade, ha intensificato il legame di Siwani con la sua terra d’origine, dove affonda le radici tutta la sua pratica artistica.
In queste opere il colonialismo, il trauma, la questione di genere sedimentano nelle pieghe dei tessuti, sublimati in forme astratte. Temi presenti nella sua opera in maniera latente, che raccontano una storia intima, introspettiva, di resilienza, accordandosi a quelle “tonalità minori di Koyo Kouoh per In Minor Keys, alla 61. Biennale Arte di Venezia, a cui Siwani parteciperà.
Buhlebezwe Siwani (1987, Johannesburg) è un’artista multidisciplinare che attinge dalla propria esperienza di donna nera e Sangoma — una guaritrice spirituale — per indagare il rapporto tra il Cristianesimo e la spiritualità africana, e l’esperienza della donna nera nel contesto sudafricano. Vive e lavora tra Città del Capo e Amsterdam. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni permanenti come quella della Tate e dello Stedelijk Museum.
Orari di apertura
martedì – sabato | ore 11.00- 19.00
gallery@consonniradziszewski.com
@ConsonniRadziszewski
Rua Navegantes 53A, 1200-730
Lisbona, Portogallo
Kolejowa 47a/U13
01-210 Varsavia, Polonia
uYana umhlaba
Inaugurazione 26 marzo 2026 | ore 18.00 – 21.00
27 marzo – 30 maggio 2026
Via Gustavo Modena 6, Milano
Per l’inaugurazione del suo spazio a Milano, Consonni Radziszewski presenta uYana umhlaba, la prima mostra personale in Italia dell’artista sudafricana Buhlebezwe Siwani, incentrata su un nuovo ciclo di opere che approfondiscono la ricerca avviata nel 2020, con la serie Inkanyamba, esposta per la prima volta alla Galeria Municipal de Almada in Portogallo.
uYana umhlaba – letteralmente “sta piovendo terra” o “lacrime di terra” – è il titolo di un gruppo di dipinti polimaterici la cui gamma cromatica, le variazioni di tonalità e materia, le forme astratte e sinuose evocano un paesaggio naturale selvaggio. Il corpus nasce dalla memoria dei paesaggi dell’infanzia di Siwani, trascorsa in Sudafrica durante l’apartheid: un paese i cui confini – fisici e simbolici, geografici e umani – sono stati continuamente ridisegnati nel corso della sua storia dalla schiavitù, dal colonialismo e, infine, dall’apartheid stesso. Cresciuta a Johannesburg, nel quartiere di Soweto - una delle zone aurifere più ricche al mondo - la sua infanzia è stata scandita dall’afflusso continuo dei minatori, che arrivavano da ogni angolo del Sudafrica per abitare ostelli divisi per appartenenza etnica. Il suo sguardo era partecipe di questa frammentazione: la sua famiglia, come tante altre, era confinata in una zona specifica della città, vicino ai terreni delle miniere abbandonate, prima di trasferirsi nella provincia di Eastern Cape.
Le sue opere costruiscono paesaggi in cui ricordi e materiali si uniscono, si intrecciano e si sovrappongono: ritagli di tessuti – tipici degli indumenti tradizionali del gruppo etnico di Siwani cuciti tra loro a mano o a macchina, sono tenuti insieme da punti di sutura che evocano i confini instabili come cicatrici sul corpo del territorio che metaforicamente rappresentano. Su questo fondale complesso e stratificato, l’artista riunisce per la prima volta tutti gli elementi ricorrenti della sua ricerca, lasciando sedimentare nell’opera la propria storia — biografica e artistica insieme. Tra questi il pigmento d’oro, che porta con sé la memoria delle miniere di Soweto e al contempo simbolo di sacralità e di purezza insieme. La resina che richiama l’acqua, elemento fondamentale nella cosmologia dell’artista, come il sapone. Il sapone verde Sunlight, quello color smeraldo comunemente usato nelle zone rurali del Sudafrica per lavare il bucato, i piatti, il corpo. L’artista trasforma il rituale della pulizia/purificazione in uno strumento di indagine critica e politica sul rapporto tra pelle bianca e nera, tra il corpo maschile e femminile (tradizionalmente considerato più “sporco” a causa del sangue mestruale), sull’imposizione della religione cristiana agli indigeni sudafricani attraverso il battesimo, ma anche nel processo di redenzione dal peccato occidentale del colonialismo.
Il trasferimento in Olanda, ultima tappa di un’esistenza nomade, ha intensificato il legame di Siwani con la sua terra d’origine, dove affonda le radici tutta la sua pratica artistica.
In queste opere il colonialismo, il trauma, la questione di genere sedimentano nelle pieghe dei tessuti, sublimati in forme astratte. Temi presenti nella sua opera in maniera latente, che raccontano una storia intima, introspettiva, di resilienza, accordandosi a quelle “tonalità minori di Koyo Kouoh per In Minor Keys, alla 61. Biennale Arte di Venezia, a cui Siwani parteciperà.
Buhlebezwe Siwani (1987, Johannesburg) è un’artista multidisciplinare che attinge dalla propria esperienza di donna nera e Sangoma — una guaritrice spirituale — per indagare il rapporto tra il Cristianesimo e la spiritualità africana, e l’esperienza della donna nera nel contesto sudafricano. Vive e lavora tra Città del Capo e Amsterdam. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni permanenti come quella della Tate e dello Stedelijk Museum.
Orari di apertura
martedì – sabato | ore 11.00- 19.00
gallery@consonniradziszewski.com
@ConsonniRadziszewski
Rua Navegantes 53A, 1200-730
Lisbona, Portogallo
Kolejowa 47a/U13
01-210 Varsavia, Polonia
26
marzo 2026
Buhlebezwe Siwani – uYana umhlaba
Dal 26 marzo al 30 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Consonni Radziszewski
Milano, Via Gustavo Modena, 6, (MI)
Milano, Via Gustavo Modena, 6, (MI)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 11- 19
Vernissage
26 Marzo 2026, 18-21
Sito web
Ufficio stampa
SILVIA MACCHETTO
Autore






