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Marcella Bonfanti / Veronica Picelli / Ruben Spelta – Visioni Scomposte
In occasione della Design Week milanese, mercoledì 22 aprile alle ore 18.30 inaugura presso l’Atelier Balderi di Milano la mostra collettiva “VISIONI SCOMPOSTE”, con opere di Marcella Bonfanti, Veronica Picelli e Ruben Spelta, a cura di Gabriele Seno.
Comunicato stampa
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COMUNICATO STAMPA
VISIONI SCOMPOSTE
Mostra collettiva di Marcella Bonfanti, Veronica Picelli e Ruben Spelta
In occasione della Design Week milanese, contesto privilegiato di sperimentazione e contaminazione tra linguaggi creativi, mercoledì 22 aprile si apre al pubblico alle ore 18.30, presso l’Atelier Balderi di Milano in via Ausonio 20, la mostra collettiva di Marcella Bonfanti, Veronica Picelli e Ruben Spelta “VISIONI SCOMPOSTE”, esposizione a cura di Gabriele Seno.
Una mostra collettiva che riflette sul modo in cui l’immagine contemporanea viene costruita, frammentata e riassemblata attraverso processi visivi complessi, stratificazioni, tecniche e interferenze culturali.
I tre artisti esplorano il rapporto tra caso, tecnologia e stratificazione visiva, dando forma a opere in cui la realtà appare scomposta in livelli, simboli e narrazioni personali. Le opere in mostra generano nuovi immaginari a partire da archivi iconografici, flussi digitali e pratiche manuali, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità.
Nel lavoro di Marcella Bonfanti la pittura nasce dalla ripetizione di un segno, un simbolo che si moltiplica sulla tela fino a costruire l’immagine stessa. Questa trama reiterata richiama una logica di tessitura che rimanda a memorie più antiche della rappresentazione, a un sapere arcaico in cui il gesto ripetuto diventa ritmo, spazio e forma. Il tempo della realizzazione diventa così parte essenziale del processo: la superficie pittorica si costruisce lentamente attraverso una ripetizione quasi mantrica che trasforma il gesto in meditazione visiva. Da questa trama emergono paesaggi sospesi, desertici, attraversati da un senso di rarefazione e di attesa. Più recentemente, dalla stessa struttura di segni iniziano ad affiorare presenze animali: figure frontali, attraversate da una forza primordiale e archetipica, il cui sguardo incontra quello dello spettatore. Non semplici soggetti figurativi, ma apparizioni che evocano una dimensione originaria dell’esistenza, un ponte tra il vuoto e la presenza che riporta alla memoria il radicamento profondo dell’uomo nella natura.
La ricerca di Veronica Picelli si sviluppa attraverso un linguaggio che intreccia figurazione, cultura visiva popolare e riflessione filosofica. Partendo da immagini preesistenti — dai personaggi manga alle icone della cultura pop fino agli studi sulla fisionomica di ritratti cinematografici e filosofici — l’artista costruisce una grammatica pittorica basata sulla scomposizione dell’immagine in macro-pixel e moduli geometrici. La superficie diventa così un sistema di segni, simmetrie e stratificazioni in cui pittura acrilica, serigrafia e strumenti digitali dialogano tra loro. Nei lavori più recenti, da fondi scuri e profondi emergono figure evocative generate attraverso processi di sedimentazione visiva. L’immaginario che ne deriva attinge tanto alla tradizione delle incisioni gotiche e medievali quanto alle estetiche della controcultura underground, dando forma a una riflessione sui conflitti interiori e sugli stati psicologici dell’esperienza umana.
Diversamente il processo creativo per Ruben Spelta prende avvio da una pratica di esplorazione del web guidata dalla casualità: sequenze di caratteri digitati casualmente nei motori di ricerca aprono a un universo imprevedibile di immagini e frammenti visivi che l’artista raccoglie, seleziona e ricompone, costruendo composizioni che spesso assumono un significato personale solo nel tempo, come se l’opera restituisse retrospettivamente tracce della propria esperienza. Questo materiale diventa la base di una pittura fortemente sperimentale, costruita attraverso la compresenza di tecniche differenti — olio, acrilico, aerografo, smalti ed encausto — che convivono sulla stessa superficie in una continua sperimentazione di materiali e linguaggi. L’opera si configura così come un territorio di accumulo e trasformazione, in cui l’immagine emerge progressivamente da sovrapposizioni e interferenze visive. In alcuni lavori l’artista introduce inoltre l’uso del negativo fotografico, invitando lo spettatore a utilizzare lo smartphone per rivelare la versione positiva dell’immagine: un gesto che trasforma il dispositivo tecnologico in parte integrante dell’esperienza percettiva, sottolineando il ruolo ormai organico della tecnologia nella costruzione dello sguardo contemporaneo e rendendolo una vera e propria estensione percettiva dell’esperienza artistica.
In VISIONI SCOMPOSTE, la scomposizione non è soltanto un dispositivo formale, ma diventa una metafora dello sguardo contemporaneo: un modo di osservare il mondo attraverso frammenti, interferenze e livelli sovrapposti di significato. Le opere in mostra invitano lo spettatore a rallentare il processo di visione, a ricostruire le immagini e a interrogare le relazioni tra caso e metodo, tecnologia e manualità, memoria e immaginazione.
Tre pratiche che, pur muovendosi su traiettorie autonome, condividono la stessa tensione verso una visione che non si dà immediatamente ma si forma attraverso il tempo, l’accumulo e la trasformazione.
In questa dimensione la pittura diventa uno spazio di attraversamento tra linguaggi e sensibilità differenti, dove l’immagine, lungi dall’essere definitiva, rimane aperta, instabile si scompone per generare nuove possibilità e viene continuamente ridefinita dallo sguardo di chi la osserva.
Ivo Balderi
VISIONI SCOMPOSTE
Mostra collettiva di Marcella Bonfanti, Veronica Picelli e Ruben Spelta
In occasione della Design Week milanese, contesto privilegiato di sperimentazione e contaminazione tra linguaggi creativi, mercoledì 22 aprile si apre al pubblico alle ore 18.30, presso l’Atelier Balderi di Milano in via Ausonio 20, la mostra collettiva di Marcella Bonfanti, Veronica Picelli e Ruben Spelta “VISIONI SCOMPOSTE”, esposizione a cura di Gabriele Seno.
Una mostra collettiva che riflette sul modo in cui l’immagine contemporanea viene costruita, frammentata e riassemblata attraverso processi visivi complessi, stratificazioni, tecniche e interferenze culturali.
I tre artisti esplorano il rapporto tra caso, tecnologia e stratificazione visiva, dando forma a opere in cui la realtà appare scomposta in livelli, simboli e narrazioni personali. Le opere in mostra generano nuovi immaginari a partire da archivi iconografici, flussi digitali e pratiche manuali, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità.
Nel lavoro di Marcella Bonfanti la pittura nasce dalla ripetizione di un segno, un simbolo che si moltiplica sulla tela fino a costruire l’immagine stessa. Questa trama reiterata richiama una logica di tessitura che rimanda a memorie più antiche della rappresentazione, a un sapere arcaico in cui il gesto ripetuto diventa ritmo, spazio e forma. Il tempo della realizzazione diventa così parte essenziale del processo: la superficie pittorica si costruisce lentamente attraverso una ripetizione quasi mantrica che trasforma il gesto in meditazione visiva. Da questa trama emergono paesaggi sospesi, desertici, attraversati da un senso di rarefazione e di attesa. Più recentemente, dalla stessa struttura di segni iniziano ad affiorare presenze animali: figure frontali, attraversate da una forza primordiale e archetipica, il cui sguardo incontra quello dello spettatore. Non semplici soggetti figurativi, ma apparizioni che evocano una dimensione originaria dell’esistenza, un ponte tra il vuoto e la presenza che riporta alla memoria il radicamento profondo dell’uomo nella natura.
La ricerca di Veronica Picelli si sviluppa attraverso un linguaggio che intreccia figurazione, cultura visiva popolare e riflessione filosofica. Partendo da immagini preesistenti — dai personaggi manga alle icone della cultura pop fino agli studi sulla fisionomica di ritratti cinematografici e filosofici — l’artista costruisce una grammatica pittorica basata sulla scomposizione dell’immagine in macro-pixel e moduli geometrici. La superficie diventa così un sistema di segni, simmetrie e stratificazioni in cui pittura acrilica, serigrafia e strumenti digitali dialogano tra loro. Nei lavori più recenti, da fondi scuri e profondi emergono figure evocative generate attraverso processi di sedimentazione visiva. L’immaginario che ne deriva attinge tanto alla tradizione delle incisioni gotiche e medievali quanto alle estetiche della controcultura underground, dando forma a una riflessione sui conflitti interiori e sugli stati psicologici dell’esperienza umana.
Diversamente il processo creativo per Ruben Spelta prende avvio da una pratica di esplorazione del web guidata dalla casualità: sequenze di caratteri digitati casualmente nei motori di ricerca aprono a un universo imprevedibile di immagini e frammenti visivi che l’artista raccoglie, seleziona e ricompone, costruendo composizioni che spesso assumono un significato personale solo nel tempo, come se l’opera restituisse retrospettivamente tracce della propria esperienza. Questo materiale diventa la base di una pittura fortemente sperimentale, costruita attraverso la compresenza di tecniche differenti — olio, acrilico, aerografo, smalti ed encausto — che convivono sulla stessa superficie in una continua sperimentazione di materiali e linguaggi. L’opera si configura così come un territorio di accumulo e trasformazione, in cui l’immagine emerge progressivamente da sovrapposizioni e interferenze visive. In alcuni lavori l’artista introduce inoltre l’uso del negativo fotografico, invitando lo spettatore a utilizzare lo smartphone per rivelare la versione positiva dell’immagine: un gesto che trasforma il dispositivo tecnologico in parte integrante dell’esperienza percettiva, sottolineando il ruolo ormai organico della tecnologia nella costruzione dello sguardo contemporaneo e rendendolo una vera e propria estensione percettiva dell’esperienza artistica.
In VISIONI SCOMPOSTE, la scomposizione non è soltanto un dispositivo formale, ma diventa una metafora dello sguardo contemporaneo: un modo di osservare il mondo attraverso frammenti, interferenze e livelli sovrapposti di significato. Le opere in mostra invitano lo spettatore a rallentare il processo di visione, a ricostruire le immagini e a interrogare le relazioni tra caso e metodo, tecnologia e manualità, memoria e immaginazione.
Tre pratiche che, pur muovendosi su traiettorie autonome, condividono la stessa tensione verso una visione che non si dà immediatamente ma si forma attraverso il tempo, l’accumulo e la trasformazione.
In questa dimensione la pittura diventa uno spazio di attraversamento tra linguaggi e sensibilità differenti, dove l’immagine, lungi dall’essere definitiva, rimane aperta, instabile si scompone per generare nuove possibilità e viene continuamente ridefinita dallo sguardo di chi la osserva.
Ivo Balderi
22
aprile 2026
Marcella Bonfanti / Veronica Picelli / Ruben Spelta – Visioni Scomposte
Dal 22 aprile al 13 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Archivio Iginio Balderi
Milano, Via Ausonio, 20, (MI)
Milano, Via Ausonio, 20, (MI)
Orario di apertura
dal giovedì al sabato
dalle 15.30 alle 19.30
Vernissage
22 Aprile 2026, dalle 18.30 alle 20.30
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico



