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Bugie
Il futuro erano i cancelli che si aprivano e i muri che diventavano tappeti. Fleur Jaeggy, I beati anni del castigo
Comunicato stampa
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Il primo innocente inganno è già in esergo. Una citazione prestata da Valentina, non frutto dello slan- cio di chi umilmente scrive. Ma come resistere alla squisita allucinazione décor della muratura che si fa lana pelosa? Continuiamo, con schietta e volenterosa scientificità, a dar contezza dei malintesi e delle menzognette delicate che qui han trovato il loro agio.
Da principio alla Cameranesi viene chiesto di far un paravento, entità che già porta seco la natura del nascondimento, oggetto ambiguo e poco trasparente – ma quale vento poi parerà?, il ghiacciato spiffero tra tinello e corridoio? – Ma Valentina ha in testa e nelle mani di fare un cancello. E qui fa un cancello-paravento di esibita melottiana memoria. Primo oggetto bugia che contiene, nel suo proget- to e nella sua materia, più di un solo trompe. In primis il cartone piegato che diventa lavorazione in rame, ché a sua volta il rame assomiglia per modo di piegarsi e lavorarsi al cartoncino. Ed ecco una bella sciarada infiocchettata o, che dir si voglia, un cane che si morde la coda, suggerirei un barbon- cino maròn, nella fattispecie. Il cartoncino/rame tranciato e poi piegato informa oggettini che son più modelli tremolanti che cose vere e proprie. Un contorno di cosucce un po’ deformate, come una scatolina che sotto sotto nasconde uno stencil e dai cui buchini lascia penzolare nastri in viscosa. Reminiscenza, i nastrini, della Vienna dei gloriosi tempi del Werkstatte, quando le nappe avevano dignitosa funzione, mentre qui esibiscono la loro irresistibile inutilità. Un contorno nel senso della pietanza più che del posto nel mondo, che poi cos’altro è il contorno se non il decoro gioioso della portata nutriente ma noiosa?
E qui di contorni decorosi e deliziosi ne abbiamo. Cameranesi imbastisce la stucchevole delizia del vernacolare domestico americano: la saccarina da parati degli stencil di Laura Ashley e i suggerimen- ti - squisitamente estetici e non fiscali - di Martha Stewart, l’MDF imbugiardato dagli infiniti motivi floreali del principe del chintz, Mario Buatta. Insomma l’altra faccia del postmoderno, gli anni ottanta che si nascondono impauriti dietro un camp di ritorno, un new biedermeier all’aspartame, non del tutto innocuo, per dir la verità. Negli ambientini di Valentina, nei suoi angoli delle occasioni e nelle sue micromercerie, si nasconde un pericolo sottile, una dolce perversione, l’ennesima bugia. Tavolini di rame con zampette galvaniche hanno per piano un ricco smalto. Il glaze, la glassa, trattiene in cottura l’impressione sbiadita del motivo di un foulard di seta. La memoria di una perdita, un ricordo acquo- so, slavato e sbavato, ma dai contorni taglienti. Smalto smagliante che smaglia i collant. E decora la coscia sbadata di giarrettiera rossa brillante, un rimasuglio di confezione da appendere, insieme ad altri nastri, nastrini e falpalà, all’appendiabiti morbido che decora il muro. È l’ultimo imbroglio ingarbu- gliato, molle di stanchezza, souvenir non proprio allegro che viene da Viareggio, regno del carnevale, che dello scherzo fa la sua maschera e della bugia il suo strascico impolverato.
Anna Franceschini
Da principio alla Cameranesi viene chiesto di far un paravento, entità che già porta seco la natura del nascondimento, oggetto ambiguo e poco trasparente – ma quale vento poi parerà?, il ghiacciato spiffero tra tinello e corridoio? – Ma Valentina ha in testa e nelle mani di fare un cancello. E qui fa un cancello-paravento di esibita melottiana memoria. Primo oggetto bugia che contiene, nel suo proget- to e nella sua materia, più di un solo trompe. In primis il cartone piegato che diventa lavorazione in rame, ché a sua volta il rame assomiglia per modo di piegarsi e lavorarsi al cartoncino. Ed ecco una bella sciarada infiocchettata o, che dir si voglia, un cane che si morde la coda, suggerirei un barbon- cino maròn, nella fattispecie. Il cartoncino/rame tranciato e poi piegato informa oggettini che son più modelli tremolanti che cose vere e proprie. Un contorno di cosucce un po’ deformate, come una scatolina che sotto sotto nasconde uno stencil e dai cui buchini lascia penzolare nastri in viscosa. Reminiscenza, i nastrini, della Vienna dei gloriosi tempi del Werkstatte, quando le nappe avevano dignitosa funzione, mentre qui esibiscono la loro irresistibile inutilità. Un contorno nel senso della pietanza più che del posto nel mondo, che poi cos’altro è il contorno se non il decoro gioioso della portata nutriente ma noiosa?
E qui di contorni decorosi e deliziosi ne abbiamo. Cameranesi imbastisce la stucchevole delizia del vernacolare domestico americano: la saccarina da parati degli stencil di Laura Ashley e i suggerimen- ti - squisitamente estetici e non fiscali - di Martha Stewart, l’MDF imbugiardato dagli infiniti motivi floreali del principe del chintz, Mario Buatta. Insomma l’altra faccia del postmoderno, gli anni ottanta che si nascondono impauriti dietro un camp di ritorno, un new biedermeier all’aspartame, non del tutto innocuo, per dir la verità. Negli ambientini di Valentina, nei suoi angoli delle occasioni e nelle sue micromercerie, si nasconde un pericolo sottile, una dolce perversione, l’ennesima bugia. Tavolini di rame con zampette galvaniche hanno per piano un ricco smalto. Il glaze, la glassa, trattiene in cottura l’impressione sbiadita del motivo di un foulard di seta. La memoria di una perdita, un ricordo acquo- so, slavato e sbavato, ma dai contorni taglienti. Smalto smagliante che smaglia i collant. E decora la coscia sbadata di giarrettiera rossa brillante, un rimasuglio di confezione da appendere, insieme ad altri nastri, nastrini e falpalà, all’appendiabiti morbido che decora il muro. È l’ultimo imbroglio ingarbu- gliato, molle di stanchezza, souvenir non proprio allegro che viene da Viareggio, regno del carnevale, che dello scherzo fa la sua maschera e della bugia il suo strascico impolverato.
Anna Franceschini
07
marzo 2026
Bugie
Dal 07 marzo al 16 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Satine
Venezia, Calle Dei Avvocati, 3909, (VE)
Venezia, Calle Dei Avvocati, 3909, (VE)
Orario di apertura
da giovedì a sabato ore 15 - 18 e su appuntamento
Sito web
Autore
Autore testo critico








