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Cati Bestard Rotger – To Avoid an Infinite Loop – Act III: Nothing Disappears
Reception Rome presenta To Avoid an Infinite Loop, Act III: Nothing Disappears, capitolo conclusivo della personale di Cati Bestard Rotger. Un progetto che riflette sulla trasformazione come condizione fondamentale della realtà, dove nulla scompare ma persiste in forme alterate oltre la percezione.
Comunicato stampa
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To Avoid an Infinite Loop
Act III: Nothing Disappears
Reception Rome | 10 aprile – 23 maggio 2026
Reception Rome è lieta di presentare To Avoid an Infinite Loop – Act III: Nothing Disappears, capitolo conclusivo della mostra personale di Cati Bestard Rotger.
Con Act III, il ciclo si risolve in un paradosso: nulla scompare davvero. Piuttosto, la trasformazione emerge come una condizione fondamentale della realtà: ciò che sembra svanire continua a esistere in forme alterate oltre i limiti della percezione. Se Act I: Shifted introduceva una riflessione sullo spazio, sul corpo e sulla fotografia come processo, e Act II: Recurrences metteva in discussione la stabilità dell’immagine attraverso dinamiche di impermanenza e proliferazione, questo terzo atto affronta la progressiva smaterializzazione dell’oggetto e la sua persistenza oltre la visibilità.
Le opere in mostra derivano dalla serie era (2022), composta da fotogrammi analogici in bianco e nero realizzati utilizzando materiali di scarto come involucri e imballaggi plastici monouso, oggetti che perdono la loro funzione e il loro valore d’uso nel giro di pochi istanti. Attraverso il contatto diretto tra luce, oggetto e carta fotosensibile, questi materiali vengono trasformati in presenze ambigue, sospese tra forma organica e apparizione spettrale. Le immagini non restituiscono gli oggetti nella loro riconoscibilità, ma li trasfigurano in impronte luminose, evocando tessuti, corpi o strutture biologiche che sembrano emergere da uno spazio indeterminato.
In questo processo, ciò che è destinato a essere scartato viene sottratto alla logica della produttività e reinscritto in un campo percettivo in cui il valore non risiede più nella funzione, ma nella capacità di generare immagini. L’oggetto non è più rappresentato, né semplicemente trasformato: è dissolto, e tuttavia persiste come traccia, come residuo ottico, come qualcosa che continua ad affiorare dall’oscurità senza mai stabilizzarsi completamente.
Nel loro aspetto spettrale, queste immagini agiscono come un inquietante promemoria del fatto che i materiali prodotti sinteticamente, lenti a decomporsi, non scompaiono quando escono dal nostro spazio abitativo, ma vengono semplicemente dislocati, destinati a sopravviverci altrove, nella natura. La scomparsa viene così riformulata come trasformazione nel tempo: un processo continuo in cui i materiali eccedono la loro funzione originaria e sopravvivono alle condizioni che li hanno prodotti. Ciò che è stato estratto dalle risorse naturali persiste ben oltre la durata della vita umana, offuscando qualsiasi distinzione netta tra uso, rifiuto e post-esistenza.
In dialogo con i fotogrammi, la mostra presenta un nuovo lavoro time-based ispirato alla serie era. Il video, costruito attraverso registrazioni dello schermo mentre l’artista manipola immagini in Photoshop, traccia una traiettoria speculativa di questi materiali. Originariamente progettati per contenere e proteggere, vengono rielaborati in materia visiva che rimanda alla propria storia. Il lavoro traccia una linea attraverso l’evoluzione degli strumenti e delle tecnologie, suggerendo che i sottoprodotti materiali del consumo di massa non svaniscono, ma si accumulano, diventano parte di noi e possono sopravviverci.
Durante l’opening sarà inoltre presentato un ulteriore capitolo del lavoro dell’artista legato al libro Ca s’abuela (2023), insieme a un secondo video inedito. Questo intervento introduce una dimensione più intima e narrativa, mettendo in relazione l’indagine sulla materialità con una riflessione sulla memoria, sull’archivio e sulla trasmissione.
In Act III: Nothing Disappears, il percorso di To Avoid an Infinite Loop si conclude riformulando la sua premessa iniziale: evitare il ciclo infinito non significa interrompere la ripetizione, ma riconoscerne la continuità attraverso la trasformazione. Se ogni immagine nasce da una variazione e attraversa un cambiamento, non si esaurisce nella scomparsa, ma persiste, mutando forma, contesto e significato. La dissoluzione non segna una fine, ma una soglia attraverso cui l’immagine, come la materia stessa, continua a esistere come potenzialità.
Cati Bestard Rotger è un’artista visiva originaria di Maiorca, Spagna, e lavora principalmente con la fotografia. La sua pratica esplora il potenziale di narrazioni non raccontate e di materialità non convenzionali. Ha conseguito un MFA presso la Columbia University nel 2018. Il suo lavoro è stato esposto, tra gli altri, presso Ulterior Gallery (New York), Centre Cultural La Misericòrdia (Maiorca, Spagna), La Capella (Barcellona), ChaShaMa (New York), Crush Curatorial (Amagansett, NY), Times Square Space (New York), Ortega y Gasset Projects (Brooklyn) e Untitled (Miami). Ha partecipato a residenze presso l’Institute of Investigative Living con Andrea Zittel (Joshua Tree, California), l’Hercules Art Studio Program (New York), Art Workspace (Easthampton, Massachusetts) e la Penumbra Foundation (New York). Nel 2023 ha pubblicato il suo primo libro fotografico, Ca s’abuela, presentato a Maiorca, in Massachusetts e a New York. Attualmente Bestard Rotger vive a Northampton, Massachusetts, dove insegna arte presso lo Smith College.
Act III: Nothing Disappears
Reception Rome | 10 aprile – 23 maggio 2026
Reception Rome è lieta di presentare To Avoid an Infinite Loop – Act III: Nothing Disappears, capitolo conclusivo della mostra personale di Cati Bestard Rotger.
Con Act III, il ciclo si risolve in un paradosso: nulla scompare davvero. Piuttosto, la trasformazione emerge come una condizione fondamentale della realtà: ciò che sembra svanire continua a esistere in forme alterate oltre i limiti della percezione. Se Act I: Shifted introduceva una riflessione sullo spazio, sul corpo e sulla fotografia come processo, e Act II: Recurrences metteva in discussione la stabilità dell’immagine attraverso dinamiche di impermanenza e proliferazione, questo terzo atto affronta la progressiva smaterializzazione dell’oggetto e la sua persistenza oltre la visibilità.
Le opere in mostra derivano dalla serie era (2022), composta da fotogrammi analogici in bianco e nero realizzati utilizzando materiali di scarto come involucri e imballaggi plastici monouso, oggetti che perdono la loro funzione e il loro valore d’uso nel giro di pochi istanti. Attraverso il contatto diretto tra luce, oggetto e carta fotosensibile, questi materiali vengono trasformati in presenze ambigue, sospese tra forma organica e apparizione spettrale. Le immagini non restituiscono gli oggetti nella loro riconoscibilità, ma li trasfigurano in impronte luminose, evocando tessuti, corpi o strutture biologiche che sembrano emergere da uno spazio indeterminato.
In questo processo, ciò che è destinato a essere scartato viene sottratto alla logica della produttività e reinscritto in un campo percettivo in cui il valore non risiede più nella funzione, ma nella capacità di generare immagini. L’oggetto non è più rappresentato, né semplicemente trasformato: è dissolto, e tuttavia persiste come traccia, come residuo ottico, come qualcosa che continua ad affiorare dall’oscurità senza mai stabilizzarsi completamente.
Nel loro aspetto spettrale, queste immagini agiscono come un inquietante promemoria del fatto che i materiali prodotti sinteticamente, lenti a decomporsi, non scompaiono quando escono dal nostro spazio abitativo, ma vengono semplicemente dislocati, destinati a sopravviverci altrove, nella natura. La scomparsa viene così riformulata come trasformazione nel tempo: un processo continuo in cui i materiali eccedono la loro funzione originaria e sopravvivono alle condizioni che li hanno prodotti. Ciò che è stato estratto dalle risorse naturali persiste ben oltre la durata della vita umana, offuscando qualsiasi distinzione netta tra uso, rifiuto e post-esistenza.
In dialogo con i fotogrammi, la mostra presenta un nuovo lavoro time-based ispirato alla serie era. Il video, costruito attraverso registrazioni dello schermo mentre l’artista manipola immagini in Photoshop, traccia una traiettoria speculativa di questi materiali. Originariamente progettati per contenere e proteggere, vengono rielaborati in materia visiva che rimanda alla propria storia. Il lavoro traccia una linea attraverso l’evoluzione degli strumenti e delle tecnologie, suggerendo che i sottoprodotti materiali del consumo di massa non svaniscono, ma si accumulano, diventano parte di noi e possono sopravviverci.
Durante l’opening sarà inoltre presentato un ulteriore capitolo del lavoro dell’artista legato al libro Ca s’abuela (2023), insieme a un secondo video inedito. Questo intervento introduce una dimensione più intima e narrativa, mettendo in relazione l’indagine sulla materialità con una riflessione sulla memoria, sull’archivio e sulla trasmissione.
In Act III: Nothing Disappears, il percorso di To Avoid an Infinite Loop si conclude riformulando la sua premessa iniziale: evitare il ciclo infinito non significa interrompere la ripetizione, ma riconoscerne la continuità attraverso la trasformazione. Se ogni immagine nasce da una variazione e attraversa un cambiamento, non si esaurisce nella scomparsa, ma persiste, mutando forma, contesto e significato. La dissoluzione non segna una fine, ma una soglia attraverso cui l’immagine, come la materia stessa, continua a esistere come potenzialità.
Cati Bestard Rotger è un’artista visiva originaria di Maiorca, Spagna, e lavora principalmente con la fotografia. La sua pratica esplora il potenziale di narrazioni non raccontate e di materialità non convenzionali. Ha conseguito un MFA presso la Columbia University nel 2018. Il suo lavoro è stato esposto, tra gli altri, presso Ulterior Gallery (New York), Centre Cultural La Misericòrdia (Maiorca, Spagna), La Capella (Barcellona), ChaShaMa (New York), Crush Curatorial (Amagansett, NY), Times Square Space (New York), Ortega y Gasset Projects (Brooklyn) e Untitled (Miami). Ha partecipato a residenze presso l’Institute of Investigative Living con Andrea Zittel (Joshua Tree, California), l’Hercules Art Studio Program (New York), Art Workspace (Easthampton, Massachusetts) e la Penumbra Foundation (New York). Nel 2023 ha pubblicato il suo primo libro fotografico, Ca s’abuela, presentato a Maiorca, in Massachusetts e a New York. Attualmente Bestard Rotger vive a Northampton, Massachusetts, dove insegna arte presso lo Smith College.
10
aprile 2026
Cati Bestard Rotger – To Avoid an Infinite Loop – Act III: Nothing Disappears
Dal 10 aprile al 23 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Reception Rome
Roma, Via Cosseria, 3, (RM)
Roma, Via Cosseria, 3, (RM)
Orario di apertura
da martedì a sabato su appuntamento
Vernissage
10 Aprile 2026, 18-20
Sito web
Autore


