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Sotto la superficie
La mostra mette in dialogo Michele Motiscause e Serge Vandercam che, pur appartenendo a contesti e stagioni differenti, condividono una sensibilità profondamente poetica e una ricerca centrata sul rapporto tra immagine, interiorità e linguaggio.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
La Galleria della Chiusa, in via della Chiusa 3 a Milano, presenta dall’8 al 18 aprile 2026 una mostra bipersonale dedicata a Michele Motiscause e Serge Vandercam, a cura di Livia Ruberti, in collaborazione con la galleria L’Appartamento.
La mostra mette in dialogo due figure che, pur appartenendo a contesti e stagioni differenti, condividono una sensibilità profondamente poetica e una ricerca centrata sul rapporto tra immagine, interiorità e linguaggio.
L’accostamento tra Motiscause e Vandercam non è formale, ma atmosferico e concettuale. Entrambi lavorano sul limite: tra luce e ombra, tra ciò che emerge e ciò che resta in sospeso. Se Motiscause costruisce spazi pittorici di concentrazione e silenzio, Vandercam apre l’immagine a una dimensione più gestuale e visionaria e, in entrambi, l’opera si configura come luogo di attraversamento emotivo.
La mostra si presenta come un paesaggio condiviso in cui malinconia, attesa e tensione poetica diventano strumenti di conoscenza. In un tempo saturo di immagini, l’esposizione propone un’esperienza raccolta e stratificata, capace di restituire all’opera la sua densità simbolica e la sua forza di risonanza interiore.
Michele Motiscause è un artista italiano la cui pratica si sviluppa principalmente attraverso la pittura e la sperimentazione materica. Il suo lavoro indaga le zone di confine tra visibile e invisibile, presenza e sottrazione, costruendo superfici che si offrono come spazi di introspezione. In mostra sono presentate opere delle serie Neri malinconici e Missed Calls. Nei Neri malinconici il colore si fa campo emotivo: il nero non è chiusura ma profondità, luogo di assorbimento e riflessione, quasi meditativo. Missed Calls introduce invece una dimensione più narrativa e contemporanea: l’idea della chiamata persa diventa metafora di un dialogo mancato, di un’assenza che genera immagine. La pittura si trasforma così in traccia, in segnale di qualcosa che è accaduto o che non è avvenuto.
Serge Vandercam (1924–2005), artista belga vicino alle ricerche d’avanguardia del secondo Novecento, ha attraversato fotografia, pittura e sperimentazione visiva con uno sguardo fortemente aperto alla dimensione poetica. Il suo lavoro si colloca in una zona di tensione tra gesto e costruzione dove la materia e il segno diventano strumenti di una ricerca interiore, capaci di tradurre stati emotivi complessi in presenze visive, Una malinconia lucida attraversa il suo linguaggio e si manifesta come uno spleen sottile e consapevole: non chiusura, ma spazio di riflessione, condizione fertile che trova risonanza anche nella ricerca di Motiscause e che per entrambi diventa impulso originario dell’immagine.
La mostra mette in dialogo due figure che, pur appartenendo a contesti e stagioni differenti, condividono una sensibilità profondamente poetica e una ricerca centrata sul rapporto tra immagine, interiorità e linguaggio.
L’accostamento tra Motiscause e Vandercam non è formale, ma atmosferico e concettuale. Entrambi lavorano sul limite: tra luce e ombra, tra ciò che emerge e ciò che resta in sospeso. Se Motiscause costruisce spazi pittorici di concentrazione e silenzio, Vandercam apre l’immagine a una dimensione più gestuale e visionaria e, in entrambi, l’opera si configura come luogo di attraversamento emotivo.
La mostra si presenta come un paesaggio condiviso in cui malinconia, attesa e tensione poetica diventano strumenti di conoscenza. In un tempo saturo di immagini, l’esposizione propone un’esperienza raccolta e stratificata, capace di restituire all’opera la sua densità simbolica e la sua forza di risonanza interiore.
Michele Motiscause è un artista italiano la cui pratica si sviluppa principalmente attraverso la pittura e la sperimentazione materica. Il suo lavoro indaga le zone di confine tra visibile e invisibile, presenza e sottrazione, costruendo superfici che si offrono come spazi di introspezione. In mostra sono presentate opere delle serie Neri malinconici e Missed Calls. Nei Neri malinconici il colore si fa campo emotivo: il nero non è chiusura ma profondità, luogo di assorbimento e riflessione, quasi meditativo. Missed Calls introduce invece una dimensione più narrativa e contemporanea: l’idea della chiamata persa diventa metafora di un dialogo mancato, di un’assenza che genera immagine. La pittura si trasforma così in traccia, in segnale di qualcosa che è accaduto o che non è avvenuto.
Serge Vandercam (1924–2005), artista belga vicino alle ricerche d’avanguardia del secondo Novecento, ha attraversato fotografia, pittura e sperimentazione visiva con uno sguardo fortemente aperto alla dimensione poetica. Il suo lavoro si colloca in una zona di tensione tra gesto e costruzione dove la materia e il segno diventano strumenti di una ricerca interiore, capaci di tradurre stati emotivi complessi in presenze visive, Una malinconia lucida attraversa il suo linguaggio e si manifesta come uno spleen sottile e consapevole: non chiusura, ma spazio di riflessione, condizione fertile che trova risonanza anche nella ricerca di Motiscause e che per entrambi diventa impulso originario dell’immagine.
08
aprile 2026
Sotto la superficie
Dall'otto al 18 aprile 2026
arte contemporanea
Location
Galleria della Chiusa
Milano, Via della Chiusa, 3, (MI)
Milano, Via della Chiusa, 3, (MI)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle 11 alle 18
Autore
Curatore


