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Enter the Ghost, exit the Ghost, re-enter the Ghost
Lo spettro non è metafora di nulla, né un soggetto che agisce. È ciò che appare quando una possibilità esiste solo per essere negata. Infesta una zona grigia: la frattura fra il non più e il non ancora.
Comunicato stampa
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Enter the Ghost, exit the Ghost, re-enter the Ghost
mostra personale di Karim El Shafei El Sayed
a cura di Spazio Sintetico
Litostudio
Via Giuseppe Ripamonti 110, Milano
18-26 Aprile 2026
Inaugurazione Sabato 18 Aprile 2026 ore 16
Lo spettro non è metafora di nulla, né un soggetto che agisce. È ciò che appare quando una possibilità esiste solo per essere negata. Infesta una zona grigia: la frattura fra il non più e il non ancora. Fuori dal tempo e dalle regole metafisiche, appare, scompare e riappare come residuo di ciò che non trova collocazione. C’è dello spirito. Degli spiriti. E bisogna tenerne conto. Vivere e imparare a vivere non richiede competenze specifiche, ma costituisce un compito infinito che si svolge continuamente con gli assenti. L’esperienza è costantemente attraversata da ciò che manca, e il custode dell’escluso, del non integrato e del non riconosciuto è lo spettro. Anche la tecnologia si rivela intrinsecamente spettrale, nella sua tensione a ridurre l’intera esperienza a dato misurabile. Se già in tempi analogici era possibile piegarsi disillusi all’assenza di alternative, oggi l’esercizio dell’immaginazione appare ulteriormente frustrato. Ciò che non si colloca nello zero o nell’uno viene risucchiato in una zona di indecidibilità. Tuttavia, le possibilità sottratte al campo del pensabile non scompaiono ma ritornano sotto forma di spettro: residuo di scenari negati che ciclicamente riemerge. La mostra si articola attraverso l’attivazione del linguaggio, dello spazio e dell’esperienza sensoriale. Le installazioni suggeriscono la possibilità di un evento il cui compimento viene indefinitamente posticipato. Una sospensione non incidentale, bensì strutturale che la funzione diagnostica dello spettro contribuisce a smascherare come necessaria condizione sistemica. Meccanismi di scrittura automatica generano frasi che si formano e collassano mentre, accanto, una stampante ne riproduce i resti, rendendo fisica una condizione di interruzione permanente. Un plastico urbano, un luogo neutrale, è costantemente attraversato da presenze minime, quasi impercettibili e non classificabili, anomalie di un ordine spaziale. Un pamphlet distribuito all’ingresso suggerisce un percorso parzialmente praticabile, insinuando indicazioni contraddittorie che conducono a vicoli ciechi o a opere inaccessibili, bloccate dallo spazio, ponendo così lo spettatore di fronte a una geografia del possibile, continuamente negata e perduta. Visibilizzando le tracce di ciò che presente non è mai stato e che continua ad agire nella realtà sotto forma di promessa o eredità di un passato o di un futuro consumati, il progetto promuove quell’arte che permette agli spettri di tornare, reintegrando così nella realtà il non pienamente presente. Cosa fare in questo costante cortocircuito in cui i fantasmi spingono, seducono e disorientano? Ignorarli non è possibile. Resta solo attraversarne la presenza.
mostra personale di Karim El Shafei El Sayed
a cura di Spazio Sintetico
Litostudio
Via Giuseppe Ripamonti 110, Milano
18-26 Aprile 2026
Inaugurazione Sabato 18 Aprile 2026 ore 16
Lo spettro non è metafora di nulla, né un soggetto che agisce. È ciò che appare quando una possibilità esiste solo per essere negata. Infesta una zona grigia: la frattura fra il non più e il non ancora. Fuori dal tempo e dalle regole metafisiche, appare, scompare e riappare come residuo di ciò che non trova collocazione. C’è dello spirito. Degli spiriti. E bisogna tenerne conto. Vivere e imparare a vivere non richiede competenze specifiche, ma costituisce un compito infinito che si svolge continuamente con gli assenti. L’esperienza è costantemente attraversata da ciò che manca, e il custode dell’escluso, del non integrato e del non riconosciuto è lo spettro. Anche la tecnologia si rivela intrinsecamente spettrale, nella sua tensione a ridurre l’intera esperienza a dato misurabile. Se già in tempi analogici era possibile piegarsi disillusi all’assenza di alternative, oggi l’esercizio dell’immaginazione appare ulteriormente frustrato. Ciò che non si colloca nello zero o nell’uno viene risucchiato in una zona di indecidibilità. Tuttavia, le possibilità sottratte al campo del pensabile non scompaiono ma ritornano sotto forma di spettro: residuo di scenari negati che ciclicamente riemerge. La mostra si articola attraverso l’attivazione del linguaggio, dello spazio e dell’esperienza sensoriale. Le installazioni suggeriscono la possibilità di un evento il cui compimento viene indefinitamente posticipato. Una sospensione non incidentale, bensì strutturale che la funzione diagnostica dello spettro contribuisce a smascherare come necessaria condizione sistemica. Meccanismi di scrittura automatica generano frasi che si formano e collassano mentre, accanto, una stampante ne riproduce i resti, rendendo fisica una condizione di interruzione permanente. Un plastico urbano, un luogo neutrale, è costantemente attraversato da presenze minime, quasi impercettibili e non classificabili, anomalie di un ordine spaziale. Un pamphlet distribuito all’ingresso suggerisce un percorso parzialmente praticabile, insinuando indicazioni contraddittorie che conducono a vicoli ciechi o a opere inaccessibili, bloccate dallo spazio, ponendo così lo spettatore di fronte a una geografia del possibile, continuamente negata e perduta. Visibilizzando le tracce di ciò che presente non è mai stato e che continua ad agire nella realtà sotto forma di promessa o eredità di un passato o di un futuro consumati, il progetto promuove quell’arte che permette agli spettri di tornare, reintegrando così nella realtà il non pienamente presente. Cosa fare in questo costante cortocircuito in cui i fantasmi spingono, seducono e disorientano? Ignorarli non è possibile. Resta solo attraversarne la presenza.
18
aprile 2026
Enter the Ghost, exit the Ghost, re-enter the Ghost
Dal 18 al 26 aprile 2026
arte contemporanea
Location
Litostudio
Milano, Via Giuseppe Ripamonti, 110, (MI)
Milano, Via Giuseppe Ripamonti, 110, (MI)
Orario di apertura
solo su appuntamento
Vernissage
18 Aprile 2026, dalle ore 4PM
Sito web
Autore
Curatore


