18 aprile 2026

Ritratti e immagini del Liberty: a Palazzo Martinengo il primo Novecento italiano

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Oltre cento opere tra dipinti, sculture, affiches e arredi raccontano il diffondersi del Liberty in Italia, con un focus sul ritratto femminile e sulle trasformazioni culturali tra Otto e Novecento

Felice Casorati, Persone, 1910, olio su tela, 150 × 177 cm, collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano

A Palazzo Martinengo di Brescia, più di cento capolavori tra cui dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone, sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Liberto Andreotti, affiches di Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz, ceramiche di Galileo Chini, mobili di Eugenio Quarti, fotografie d’epoca e spezzoni cinematografici.

Leonardo Bistolfi, Prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino, 1902, cromolitografia, 106 x 147,7 cm, collezione privata

Il diffondersi del Liberty in Italia

Dopo la mostra sulla Belle Epoque, Palazzo Martinengo a Brescia, con un grande apparato di importanti opere, continua l’indagine sulla pittura e le arti inquella soglia temporale che fu segnata dal tumultuoso moltiplicarsi di stili, di opere e di sperimentazioni nel passaggio dall’Ottocento al Novecento.

È l’occasione non solo di vedere dipinti di notevole qualità, che costituiscono la parte più ampia e di richiamo della mostra, ma di mettere a confronto – attraverso il cinema, la fotografia, la scultura, la pubblicità, la moda, l’arredo (e quindi l’architettura) – le diverse forme che il Liberty assunse in Italia.

La mostra si occupa in particolare dei primi quindici anni del Novecento: dedicandosi in gran parte al ritratto femminile, si impernia sulle «Donne del Novecento tra mondanità e cultura», come si cita in un saggio del bel catalogo scientifico-storico, nel genere del ritratto assai richiesto al tempo.

Vittorio Matteo Corcos, Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet, 1911, olio su tela, 198 × 150 cm, Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica – Palazzo Barberini

Sono fastosi dipinti che, tecnicamente, vivono degli echi del postimpressionismo e del seguito della “macchia italiana” e colgono le signore della committenza alto borghese, che con atteggiamenti fatali e misteriosi, sguardi enigmatici e suadenti, pose allusive e volutamente intense, sfuggono alla dimensione dell’ironia del pittore (che avevamo trovato nella Belle Époque) per divenire protagoniste talora ironiche nei confronti dello spettatore, con un salto di coscienza dell’immagine e del ruolo nella società e della cultura. Un’immagine che da “gran dama” diviene “gran diva”.

Se i visi sono segnatamente realistici (come forse veniva richiesto) lo stile liberty emerge come sfondo, di moda forse, nei termini di fondali, panneggi, arredi, abiti, accenni di paesaggi floreali.

Giovanni Battista Carpanetto, Fantasia decorativa (Fiore di vita), 1902-1903, pastello su carta applicata su tela, 143 × 93,5 cm, collezione privata

Gli stilemi sono dunque applicati a rappresentazioni ancora legate all’eclettismo dell’Italia Umbertina, dove – come ad esempio nell’architettura – procedono per caute aggiunte sul sostrato degli stili classici della storia italiana; appare nelle prime fasi un “Liberty ma non troppo”, una sorta di renitenza rispetto agli elementi stilistici più radicalmente innovativi dell’Europa da cui il movimento aveva preso le mosse, ma in un graduale progresso espressivo, raccontato dalla mostra.

Nel quadro-immagine della mostra – Matteo Corcos, Ritratto della contessa Lia Silvia Clerici – la fissità ieratica del viso si attaglia al fondale statico (un drappeggio eclettico di glifi liberty ma di sapore neorinascimentale), mentre nel Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmeth Corcos procede nell’espressività da diva del volto, affidando ad abito e gioielli la declinazione dello stile.

Vittorio Matteo Corcos, Ritratto della contessa Lia Silvia Goldmann Clerici, 1911 circa, olio su tela, 70 × 51 cm, collezione privata, courtesy METS Percorsi d’Arte

Per poi arrivare, ad esempio, a due straordinarie opere di Ettore Tito, dove il vortice pittorico impresso è descrittivo e decorativo nel contempo: nel Ritratto di Nerina Volpi di Misurata le volute di abiti e panneggi si concludono nell’acuto sguardo sardonico della “diva”, mentre in Tempo favorevole, panni stesi al vento diventano girali liberty di cui sono protagoniste le giovani lavandaie.

Mentre viene raccontato il simbolismo nel bellissimo trittico di Kienerk, L’enigma umano, dove emergono gli sguardi streganti delle tre donne che rappresentano Dolore, Silenzio, Piacere.

Giorgio Kienerk, L’enigma umano, trittico, 1900; Pavia, Musei Civici

Dunque una sezione pittorica che racconta quell’”eterno femminino” della vulgata italiana da Carducci fino al cinema delle dive del muto. E da qui la mostra introduce ai generi artistici e comunicativi che assunsero appieno lo stile Liberty, adeguato alla modernità, come espressione specifica non più come addendum. La fotografia, con una serie di immagini composte come evoluzione dei dipinti per creare atmosfere astratte dalla quotidianità descrittiva, fino ad essere prodromi cinematografici. Il cinema, con brani di filmati della diva Lyda Borrelli, assieme a foto ed affiche

Le affiches del nascente “consumo” prima d’élite e poi di massa, dove la necessità di comunicare (…la réclame) e vendere sogni che si materializzino in oggetti o esperienze, crea una vera libertà rispetto al reale: le figure umane sono parte integrante della decorazione, delle volute, sono attrici e al tempo stesso girali floreali.

Camillo Innocenti, Notturno, 1913 circa, olio su tela, 146 × 181 cm, collezione privata

E di qui alla moda, con modelli di abiti che testimoniano anche del nascere del prêt-à-porter degli “empori” lussuosi. Troviamo quindi una sezione sugli arredi, con pezzi di ebanisterie dove ancora il segno liberty si “applica” su elementi eclettici di stili storici, e una scelta di ceramiche di Galileo Chini, dove il decoro liberty si espande con grafie e colori che dialogano con la tradizione delle manifatture italiane. Ed ancora le sculture, per lo più bronzi, nella dimensione di corredi per la residenza o la collezione privata.

Una grande mostra di ritratti femminili, dove l’idea della donna che cambia nella società introduce al mutamento nell’arte.

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