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Orizzonte Verticale
Orizzontalità del lago e verticalità architettonica: una convivenza che trascende la semplice geografia fisica, rivelandosi simbolo dell’esistenza interiore. Tre artisti dall’Accademia di Brera di Milano – A. Geymonat, A. Giove, L. Picoco – interpretano lo spazio come dimensione simbolica.
Comunicato stampa
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Una nuova stagione per la torre campanaria del borgo di Castellaro Lagusello è finalmente in arrivo. Il progetto Una Torre Per L’Arte accoglie a braccia aperte l’avvento di una primavera ricca di energia e freschezza giovanile.
La mostra Orizzonte Verticale è nata dalla volontà di indagare le caratteristiche fondanti e originarie dell’ambiente espositivo e circostante, un luogo fortemente evocativo in cui lo spazio è segnato dalla contrapposizione tra la torre medievale e il lago. È una convivenza che trascende la semplice geografia fisica, rivelando un equilibrio profondo e silenzioso tra gli opposti. Qui lo spazio non è neutro, ma si fa paesaggio dell’anima, luogo simbolico in cui più dimensioni si compenetrano, si sovrappongono e si riflettono l’una nell’altra.
La natura, presenza silenziosa, apparentemente immobile, non sfida, ma accoglie; non si impone, ma invita a entrare, osservare e ascoltare. In contrappunto, la torre si erge verticale, slanciata, protesa verso il cielo. È l’architettura del desiderio di trascendenza, tensione spirituale e ascesi.
Ad assecondare questa dualità simbolica sono tre artisti provenienti dall’Accademia di Brera di Milano.
Alice Geymonat (Torino, 2003), servendosi della pittura e dell’acquaforte e tramite una profonda ricerca sul segno, indaga lo spazio montano e gli elementi naturali legati ad esso. La montagna, orizzontale nella sua estensione ma verticale nel suo slancio, è un elemento che trascende l’antichità rimanendo eterno, fermo, imponente. L’artista inserisce all’interno dell’antica architettura ciò che solitamente sta al di fuori di essa, che la guarda da lontano e con cui incessantemente si interfaccia.
Allo stesso modo, Alessandro Giove (Cologno Monzese, 2001), tramite la ceramica e attraverso un lavoro che rivendica l’artigianalità come elemento imprescindibile per l’arte, asseconda l’elevazione dell’architettura, la quale ospita e accoglie una natura in fioritura verso il cielo. L’artista fonde così la secolare, rustica e gravitazionale essenza della torre, con la raffinatezza, la gentilezza e la poesia dei vasi in ceramica che, pur germogliando come fiori, portano al centro volti umani al posto dei petali, unendo il gambo della natura alla presenza dell’umano.
Infine, con Linda Picoco (Milano, 2003) lo spazio si trasforma in una metafora di tensione devozionale, in cui il percorso fisico verso l’alto diventa un percorso legato al sacro e all’elevazione spirituale. Tramite la decontestualizzazione di frammenti dello spazio urbano, nonché cartelloni pubblicitari consumati, prelevati, indagati e contaminati, l’artista travolge e stravolge le mura medievali.
Lo spazio viene quindi indagato sotto molteplici punti di vista. La torre medievale è adesso un luogo contaminato dalla natura che lo circonda, come se la terra e la flora limitrofa si fossero fatte strada per accedervi e per prevalere su di esso. La vegetazione accompagna il visitatore verso un’ascesa spirituale, nata dalla contaminazione di residui metropolitani. È così che i tre artisti, dalle matrici così diverse, propongono un viaggio in salita verso il cielo.
La mostra Orizzonte Verticale è nata dalla volontà di indagare le caratteristiche fondanti e originarie dell’ambiente espositivo e circostante, un luogo fortemente evocativo in cui lo spazio è segnato dalla contrapposizione tra la torre medievale e il lago. È una convivenza che trascende la semplice geografia fisica, rivelando un equilibrio profondo e silenzioso tra gli opposti. Qui lo spazio non è neutro, ma si fa paesaggio dell’anima, luogo simbolico in cui più dimensioni si compenetrano, si sovrappongono e si riflettono l’una nell’altra.
La natura, presenza silenziosa, apparentemente immobile, non sfida, ma accoglie; non si impone, ma invita a entrare, osservare e ascoltare. In contrappunto, la torre si erge verticale, slanciata, protesa verso il cielo. È l’architettura del desiderio di trascendenza, tensione spirituale e ascesi.
Ad assecondare questa dualità simbolica sono tre artisti provenienti dall’Accademia di Brera di Milano.
Alice Geymonat (Torino, 2003), servendosi della pittura e dell’acquaforte e tramite una profonda ricerca sul segno, indaga lo spazio montano e gli elementi naturali legati ad esso. La montagna, orizzontale nella sua estensione ma verticale nel suo slancio, è un elemento che trascende l’antichità rimanendo eterno, fermo, imponente. L’artista inserisce all’interno dell’antica architettura ciò che solitamente sta al di fuori di essa, che la guarda da lontano e con cui incessantemente si interfaccia.
Allo stesso modo, Alessandro Giove (Cologno Monzese, 2001), tramite la ceramica e attraverso un lavoro che rivendica l’artigianalità come elemento imprescindibile per l’arte, asseconda l’elevazione dell’architettura, la quale ospita e accoglie una natura in fioritura verso il cielo. L’artista fonde così la secolare, rustica e gravitazionale essenza della torre, con la raffinatezza, la gentilezza e la poesia dei vasi in ceramica che, pur germogliando come fiori, portano al centro volti umani al posto dei petali, unendo il gambo della natura alla presenza dell’umano.
Infine, con Linda Picoco (Milano, 2003) lo spazio si trasforma in una metafora di tensione devozionale, in cui il percorso fisico verso l’alto diventa un percorso legato al sacro e all’elevazione spirituale. Tramite la decontestualizzazione di frammenti dello spazio urbano, nonché cartelloni pubblicitari consumati, prelevati, indagati e contaminati, l’artista travolge e stravolge le mura medievali.
Lo spazio viene quindi indagato sotto molteplici punti di vista. La torre medievale è adesso un luogo contaminato dalla natura che lo circonda, come se la terra e la flora limitrofa si fossero fatte strada per accedervi e per prevalere su di esso. La vegetazione accompagna il visitatore verso un’ascesa spirituale, nata dalla contaminazione di residui metropolitani. È così che i tre artisti, dalle matrici così diverse, propongono un viaggio in salita verso il cielo.
25
aprile 2026
Orizzonte Verticale
Dal 25 aprile al 07 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Torre Campanaria
Castellaro Lagusello, Via Castello, (MN)
Castellaro Lagusello, Via Castello, (MN)
Biglietti
Nei giorni lavorativi la visita ha un costo di 2,50€.
Orario di apertura
Sabato e Domenica dalle 10-12 e dalle 15-18
Vernissage
25 Aprile 2026, 18.00
Sito web
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Curatore
Autore testo critico
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