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Apre nel quartiere di Porta a Venezia a Milano THE LINE, nuovo spazio dedicato al design e all’architettura
Design
In via Lazzaretto, durante la Milano Design Week 2026, THE LINE apre negli spazi che fino a poco tempo fa ospitavano la Fondazione Il Lazzaretto, attiva dal 2014 e chiusa a marzo, con progetti tra arti visive, letteratura, performance, fotografia, editoria e pratiche psico-fisiche. Qui il confine diventava metodo: da luogo di separazione, il lazzaretto, a terreno di incontro e contaminazione. THE LINE riparte da qui e inaugura un nuovo contesto, più concentrato su materia, forma e durata. La mostra è visitabile fino al 26 aprile; seguirà una pausa, prima della ripresa autunnale delle attività di questa nuova direzione. La proposta è di Francesco Librizzi e Riccardo Robustini, ideatori e curatori. Librizzi, istruito a Palermo, ha fondato il suo studio nel 2005 occupandosi di interni, allestimenti e oggetti con una lingua attenta alla misura e al rapporto tra pieni e vuoti. Robustini guida Breath Design, tra Italia e area del Golfo; la sua educazione passa da Bologna, Madrid, ETH Zurigo e MIT e si traduce in una pratica che coniuga artigianato e innovazione tecnica. Lo spazio è un ambiente lineare lungo circa trenta metri, all’interno di un edificio di fine Ottocento nato come deposito industriale e oggi in trasformazione.

L’episodio iniziale, 7+1 Acts of Survival, parte da una domanda diretta: cosa permette alle cose di sopravvivere nel tempo? La risposta passa dal Nero Zimbabwe, una pietra nera africana plasmata oltre due miliardi e mezzo di anni fa, assegnata a ciascun autore in blocchi di identico volume. Da questa origine comune, materiale e concettuale, emergono sette interpretazioni distinte, sospese tra scultura e design funzionale. Un primo capitolo che apre un percorso più ampio, articolato in tre fasi – Memoria, Sopravvivenza, Archeologia del Futuro- e ne definisce subito il campo di indagine.

La mostra riunisce figure con traiettorie distanti. Kengo Kuma, nato a Yokohama nel 1954, specializzato nel rapporto tra natura e artificio; Marcio Kogan, nato a San Paolo nel 1952 e fondatore di Studio MK27, porta una sensibilità con riferimenti anche nel cinema, evidente nel modo in cui articola sequenze e aperture; qui collabora con Diana Radomysler e Pedro Ribeiro. Bernard Khoury, nato a Beirut nel 1968 e cresciuto durante la guerra civile, sviluppa una ricerca segnata da tensione e conflitto: nei primi anni elabora Evolving Scars, sulle ferite della città, e prosegue sostenendo un’architettura che rifiuta ogni tentativo di pacificazione.

Claudio Silvestrin, tra Milano e Londra, compone un linguaggio essenziale basato su proporzione, silenzio e materia. Ugo Cacciatori, nato a Carrara, porta una relazione diretta con la pietra, legata al taglio, al peso e alla lavorazione. Elias Anastas e Yousef Anastas, da Betlemme e Parigi, trattano la pietra come sapere e struttura.
Tutti si confrontano con lo stesso blocco. Kuma lo apre alla luce e all’impermanenza; Kogan lo riporta a un ciclo continuo; Khoury insiste sulla contingenza; Silvestrin cerca una presenza primaria; Cacciatori opera per sottrazione; gli Anastas giungono a equilibrio tramite l’incastro. Librizzi e Robustini completano con The Shore, un tavolo basso sul tema della barriera come condizione mobile.

Il percorso si sviluppa in sequenza lungo la profondità del rettangolo, immerso in una luce scura e calibrata firmata PSLab. THE LINE sceglie una linea netta: un materiale, una domanda, una serie di variazioni, è un’occasione per capirne di più.














