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Friedrich Kunath – Vitello Kunatho
Tim Van Laere Gallery presenta Vitello Kunatho, quarta personale di Friedrich Kunath e prima a Roma. La mostra include nuovi dipinti che continuano la sua esplorazione di ambiguità emotiva, ibridazione culturale e le sottili assurdità della vita contemporanea.
Comunicato stampa
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Tim Van Laere Gallery è lieta di presentare Vitello Kunatho, la quarta mostra personale di Friedrich Kunath con la galleria da quando vi si è unito nel 2016, nonché la sua prima nello spazio romano. Per questa occasione, Kunath presenta un nuovo ciclo di dipinti che prosegue la sua silenziosa esplorazione dell’ambiguità emotiva, dell’ibridazione culturale e delle sottili assurdità che caratterizzano la vita contemporanea.
Operando tra pittura, scultura, installazione e scrittura, Kunath si è a lungo definito un “compositore di immagini”. Le sue opere si dispiegano come brani musicali: stratificate, associative, in costante slittamento tra registri diversi, dove il Romanticismo tedesco si intreccia con la cultura pop americana e la sottocultura britannica, mentre frammenti di musica e memoria emergono e si dissolvono. Con Vitello Kunatho, tale approccio si traduce in paesaggi insieme raccolti e dissonanti, spazi in cui straniamento e familiarità coesistono. Qui ironia e autenticità si mantengono in un equilibrio fragile, mentre l’umorismo affiora con
discrezione attraverso una vena malinconica.
In dipinti come And The Sad Truth is That I’m Happy e It’s Just A Silly Phase I’m Going Through, il linguaggio permane come un’eco, simile a un ritornello o a un pensiero che arriva in ritardo. Le parole non spiegano: risuonano. Restano sospese come un residuo emotivo — insieme confessionale e sfuggente, familiare ma difficile da afferrare. In You Won’t Know If You Don’t Go (Romantic Times) affiora un’inquietudine sommessa, che percorre il fragile spazio tra desiderio ed esitazione. Anche il titolo della mostra, Vitello Kunatho, suggerisce uno scarto: un’espressione che sembra al tempo stesso ricordata e inventata, riflettendo il
persistente interesse di Kunath per lo slittamento, la traduzione, l’umorismo e la trasformazione. Opere come Love is Free
– Give It Away propongono una sincerità esibita senza riserve, subito però lievemente incrinata, lasciando emergere quanto autenticità e cliché possano facilmente somigliarsi.
Il processo di Kunath si sviluppa per stratificazioni, tanto sul piano materiale quanto su quello psicologico. L’avvio è segnato da superfici dense, ricche di impasti: campi pittorici che trattengono una memoria tattile. Su queste, l’artista traccia segni fugaci — disegni, annotazioni, parole in italiano, frammenti di canzoni, elenchi, numeri — pensieri colti nell’istante prima di dissolversi. Queste tracce, intime e prive di filtro, costituiscono un linguaggio sommerso al di sotto dell’immagine visibile. Una volta sigillate, vengono ricoperte da un’immagine tratta dal nostro immaginario condiviso, che ne cela solo in parte la presenza. Lo sguardo dello spettatore, indugiando, può percepire questi strati nascosti, come echi sotto la superficie, che invitano a una modalità di osservazione più introspettiva e riflessiva. Le composizioni si fondano su una dissonanza silenziosa: orizzonti idilliaci interrotti dal testo, figure dall’aspetto cartoon sospese in paesaggi emotivamente carichi, motivi che sembrano migrare da un’opera all’altra, come guidati da una logica autonoma. Accostamenti che non cercano una risoluzione, ma continuano a risuonare, restituendo
l’immagine di un mondo in cui il significato non è mai stabile, bensì costantemente costruito e disfatto. Le opere di Kunath si configurano così come poesie visive: malinconiche, sottilmente ironiche e lievemente dissonanti, dove la contraddizione non è un nodo da sciogliere, ma una condizione da abitare.
Presentata a Roma, città segnata da una fitta stratificazione storica e culturale, la mostra acquisisce un’ulteriore dimensione. Il lavoro di Kunath si inserisce in un dialogo sottile con il contesto, collocando il suo linguaggio visivo contemporaneo all’interno di una più ampia continuità storico-artistica. Il titolo, Vitello Kunatho, allude a un legame personale con l’Italia e segnala al contempo uno slittamento nella pratica dell’artista. Il senso di nostalgia che aveva accompagnato il suo trasferimento dalla Germania a Los Angeles si è progressivamente riorientato verso l’Italia, anche grazie a un crescente interesse per la musica e il
cinema italiani maturato negli ultimi sei-sette anni. Nei lavori più recenti emerge uno spazio di transizione: Los Angeles resta una presenza percepibile, ma inizia ad allontanarsi, come un paesaggio intravisto nello specchietto retrovisore, mentre lo sguardo si apre verso un diverso orizzonte culturale.
Friedrich Kunath è nato a Chemnitz, in Germania, nel 1974, e vive e lavora a Los Angeles. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale ed è presente in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui CAC Málaga; Carnegie Museum of Art, Pittsburgh; Centre Pompidou, Parigi; Fondation Louis Vuitton, Parigi; Collezione François Pinault, Parigi; Frans Hals Museum, Haarlem; Hammer Museum, Los Angeles; Los Angeles County Museum of Art; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Museum of Contemporary Art San Diego; Museum of Modern Art, New York; Vanhaerents Art Collection, Bruxelles; e Walker Art Center,
Minneapolis, tra gli altri.
Operando tra pittura, scultura, installazione e scrittura, Kunath si è a lungo definito un “compositore di immagini”. Le sue opere si dispiegano come brani musicali: stratificate, associative, in costante slittamento tra registri diversi, dove il Romanticismo tedesco si intreccia con la cultura pop americana e la sottocultura britannica, mentre frammenti di musica e memoria emergono e si dissolvono. Con Vitello Kunatho, tale approccio si traduce in paesaggi insieme raccolti e dissonanti, spazi in cui straniamento e familiarità coesistono. Qui ironia e autenticità si mantengono in un equilibrio fragile, mentre l’umorismo affiora con
discrezione attraverso una vena malinconica.
In dipinti come And The Sad Truth is That I’m Happy e It’s Just A Silly Phase I’m Going Through, il linguaggio permane come un’eco, simile a un ritornello o a un pensiero che arriva in ritardo. Le parole non spiegano: risuonano. Restano sospese come un residuo emotivo — insieme confessionale e sfuggente, familiare ma difficile da afferrare. In You Won’t Know If You Don’t Go (Romantic Times) affiora un’inquietudine sommessa, che percorre il fragile spazio tra desiderio ed esitazione. Anche il titolo della mostra, Vitello Kunatho, suggerisce uno scarto: un’espressione che sembra al tempo stesso ricordata e inventata, riflettendo il
persistente interesse di Kunath per lo slittamento, la traduzione, l’umorismo e la trasformazione. Opere come Love is Free
– Give It Away propongono una sincerità esibita senza riserve, subito però lievemente incrinata, lasciando emergere quanto autenticità e cliché possano facilmente somigliarsi.
Il processo di Kunath si sviluppa per stratificazioni, tanto sul piano materiale quanto su quello psicologico. L’avvio è segnato da superfici dense, ricche di impasti: campi pittorici che trattengono una memoria tattile. Su queste, l’artista traccia segni fugaci — disegni, annotazioni, parole in italiano, frammenti di canzoni, elenchi, numeri — pensieri colti nell’istante prima di dissolversi. Queste tracce, intime e prive di filtro, costituiscono un linguaggio sommerso al di sotto dell’immagine visibile. Una volta sigillate, vengono ricoperte da un’immagine tratta dal nostro immaginario condiviso, che ne cela solo in parte la presenza. Lo sguardo dello spettatore, indugiando, può percepire questi strati nascosti, come echi sotto la superficie, che invitano a una modalità di osservazione più introspettiva e riflessiva. Le composizioni si fondano su una dissonanza silenziosa: orizzonti idilliaci interrotti dal testo, figure dall’aspetto cartoon sospese in paesaggi emotivamente carichi, motivi che sembrano migrare da un’opera all’altra, come guidati da una logica autonoma. Accostamenti che non cercano una risoluzione, ma continuano a risuonare, restituendo
l’immagine di un mondo in cui il significato non è mai stabile, bensì costantemente costruito e disfatto. Le opere di Kunath si configurano così come poesie visive: malinconiche, sottilmente ironiche e lievemente dissonanti, dove la contraddizione non è un nodo da sciogliere, ma una condizione da abitare.
Presentata a Roma, città segnata da una fitta stratificazione storica e culturale, la mostra acquisisce un’ulteriore dimensione. Il lavoro di Kunath si inserisce in un dialogo sottile con il contesto, collocando il suo linguaggio visivo contemporaneo all’interno di una più ampia continuità storico-artistica. Il titolo, Vitello Kunatho, allude a un legame personale con l’Italia e segnala al contempo uno slittamento nella pratica dell’artista. Il senso di nostalgia che aveva accompagnato il suo trasferimento dalla Germania a Los Angeles si è progressivamente riorientato verso l’Italia, anche grazie a un crescente interesse per la musica e il
cinema italiani maturato negli ultimi sei-sette anni. Nei lavori più recenti emerge uno spazio di transizione: Los Angeles resta una presenza percepibile, ma inizia ad allontanarsi, come un paesaggio intravisto nello specchietto retrovisore, mentre lo sguardo si apre verso un diverso orizzonte culturale.
Friedrich Kunath è nato a Chemnitz, in Germania, nel 1974, e vive e lavora a Los Angeles. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale ed è presente in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui CAC Málaga; Carnegie Museum of Art, Pittsburgh; Centre Pompidou, Parigi; Fondation Louis Vuitton, Parigi; Collezione François Pinault, Parigi; Frans Hals Museum, Haarlem; Hammer Museum, Los Angeles; Los Angeles County Museum of Art; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Museum of Contemporary Art San Diego; Museum of Modern Art, New York; Vanhaerents Art Collection, Bruxelles; e Walker Art Center,
Minneapolis, tra gli altri.
09
maggio 2026
Friedrich Kunath – Vitello Kunatho
Dal 09 maggio al 04 luglio 2026
arte contemporanea
Location
Tim Van Laere Gallery
Roma, Via Giulia, 98, (RM)
Roma, Via Giulia, 98, (RM)
Orario di apertura
martedì - sabato: 13:00 - 18:00
Vernissage
9 Maggio 2026, 17:00 - 20:00
Sito web
Autore
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