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Forza e fragilità in scena: il doppio debutto coreografico di Adriano Bolognino
Danza
Cambia il costume e l’atmosfera. E gli interpreti. Creata per due danzatrici, Come neve, pièce coreografica di Adriano Bolognino del 2022, muta genere e significato. Lì l’immagine della neve nasceva dall’osservazione di quando si è piccoli stando alla finestra, dal ricordo e dal senso di benessere e protezione che ne scaturiva. Nella nuova versione maschile che muta il titolo in Nella neve (anteprima nazionale al Festival Danza in Rete di Vicenza), si è dentro una bufera, che diventa metafora di crescita e passaggio al tempo adulto, all’azione.
L’avvio è dentro una coltre di nebbia, un paesaggio nordico, instabile e pulsante, dove giungono, e si rivelano l’un l’altro, due corpi a torso nudo, lunghe gonne a campana (di meravigliosa fattura artigianale), e, in testa, bianche cuffie simili a elmi. Sorpresi e disorientati da una tempesta, astrattamente evocata, essi vagano, scivolano leggeri in lungo e in largo attraversando velocemente lo spazio scenico, come sospesi da terra (le lunghe gonne nascondono i piedi). Instabili nel loro smarrimento, si incontrano frontalmente, poi di schiena; alternano distanza e vicinanza con movimenti spezzati, rapidi, mani battenti, teste roteanti, contrazioni nelle spalle, nel busto, respiri ritmati.

Come duellanti fendono gesti in aria e l’uno contro l’altro, alzano gli arti come corna di alci, hanno posture speculari e contrari, movimenti singoli e all’unisono. Nell’articolazione delle braccia fortemente drammatica agitate freneticamente come oscillazioni di pendolo; nella quiete improvvisa che li coglie prima della tempesta; nella sensazione di allerta, di sospensione, di malinconia che si respira (il suggestivo paesaggio sonoro che determina il climax è di Giuseppe Villarosa), c’è un senso di trasformazione in atto nel loro relazionarsi.
C’è un’umanissima genesi di anime fragili (in una breve sequenza scompaiono e ricompaiono strisciando seminudi a terra, poi rialzarsi, andarsene e ricomparire di nuovo nel loro costume), scoprendosi infine forti nel sostenersi vicendevolmente. E sono d’intensa bravura i giovanissimi Giovanni Karol Borriello e Lorenzo Molinaro (danzatori provenienti dalle fila di Agora Coaching Project, progetto di perfezionamento curato da Michele Merola e Enrico Morelli di MM Contemporary Dance Company), dalla fisicità fluida ed energica.

Un’altra dimensione di fragilità e forza permea la coreografia Organi (in prima nazionale) affidata a due danzatrici, le vigorose e sensibili Cristina Roggerini e Laura Dell’Agnese. Secondo capitolo del progetto coreografico di Adriano Bolognino Last movement of hope (progetto premiato al Modafe Korea 2025), Organi riflette una serie di micro danze autonome o collegate tra loro, come un libro di storie e di ricordi intimi che si sfoglia con pudore.
Sulla musica di Peter Gregson – rielaborata dalle tracce sonore di Giuseppe Villarosa -, due donne si incontrano e intrecciano il loro vissuto personale, ciascuna portatrice di sfaccettature emotive dispiegate in un flusso di movimenti compulsivi, di volteggi, di posture contratte e placate, che generano un nuovo rapporto. Nella loro continua tensione, brilla una ricchezza di dettagli gestuali – tipici di Bolognino -. Sono pose e scatti di mani e braccia ritmate, piccoli salti, brevi corse, attimi di sosta guardando verso un orizzonte sconosciuto, che raccontano sogni e ricordi, resistenze e debolezze, lotte e compassione.

A simboleggiare il trascorre del tempo – e della vita – campeggia in alto, sospeso, un oggetto a forma di nuvola – forse un organo vitale, naturale, o semplicemente di fantasia – che incombe, guida, muta lentamente colore e intensità, s’infiamma, trascolorando sui corpi delle due figure. E sono di una commovente, poetica immagine plastica quelle pose in cui ciascuna accosta la testa sulla spalla dell’altra camminando su e giù, roteando, quindi piegandosi carponi, sostenersi, scivolare, e infine, nel silenzio, tracciare con determinazione dei segni a terra mentre la luce si affievolisce colorandosi come un tramonto, e il buio lentamente le avvolge.

Adriano Bolognino è dallo scorso anno artista associato al Teatro Comunale di Vicenza per il triennio 2025/2027.
Organi – Last movement of hope – II capitolo, è una produzione Körper – Centro Nazionale di Produzione della Danza, con il sostegno di Centro Coreográfico Canal (Madrid) e Teatro Comunale Città di Vicenza, Orsolina 28 Art Foundation. Nella neve, produzione Körper Centro Nazionale di Produzione della Danza, con il sostegno di ArtFest.
















