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Rapture
Rapture, un’installazione di Irene Mathilda Alaimo. Il termine indica il rapimento estatico, ma anche la cattura. Il corpo rapito dalla visione e l’immagine che rapisce quel corpo. L’estasi, una volta filmata o fotografata, non appartiene più soltanto all’istante in cui accade, né solo al soggetto.
Comunicato stampa
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Rapture. Il termine indica il rapimento estatico, ma anche la cattura. Il corpo rapito dalla visione e l’immagine che rapisce quel corpo. L’estasi, una volta filmata o fotografata, non appartiene più soltanto all’istante in cui accade, né solo al soggetto: viene protratta, archiviata, resa nuovamente accessibile, ma anche inevitabilmente trasformata.
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Garabandal è il nome comune delle apparizioni che sarebbero avvenute tra il 1961 e il 1965 nel villaggio montano di San Sebastián de Garabandal, in Cantabria, nel nord della Spagna. Secondo il racconto delle quattro giovani veggenti – Conchita González, Jacinta González, Mari Loli Mazón e Mari Cruz González, all’epoca tra gli undici e i dodici anni – il 18 giugno 1961 apparve loro per la prima volta San Michele Arcangelo; il 2 luglio dello stesso anno iniziarono le apparizioni della Vergine Maria, invocata come Nostra Signora del Monte Carmelo. La tradizione devozionale parla di migliaia di apparizioni pubbliche fino al 1965, anno dell’ultima apparizione riferita da Conchita.
Ciò che oggi rende Garabandal peculiare è la sua sopravvivenza mediatica. Collocandosi all’alba della diffusione dell’immagine in movimento, è tra i primi fenomeni visionari a essere registrati in modo esteso e ravvicinato. Le immagini delle ragazze in estasi – filmati, fotografie, cronache – ne diventano la condizione di persistenza, prolungando e riattivando il rapimento estatico nel tempo.
Irene Mathilda Alaimo entra in questo archivio del sovrannaturale non per scioglierne il mistero, né per ricostruirlo come cronaca religiosa. La sua ricerca si concentra sul punto in cui esperienza, testimonianza e immagine si contaminano. Rapture diventa così una scena in cui il miracolo non è separabile dal desiderio di vederlo, verificarlo, registrarlo, forse persino rubarlo alla sua origine. Nello spazio, alcune di queste immagini ritornano come presenze ingrandite, mentre una proiezione su metallo restituisce ai filmati una luminosità fredda, spettrale. Una partitura barocca attraversa l’ambiente e ne prolunga il carattere immersivo, come se l’estasi si diffondesse anche per via sonora.
Alaimo lavora sulla possibilità che questa documentazione non sia un semplice resto del fenomeno, ma la sua seconda apparizione. L’immagine insiste, ritorna, crea e distrugge. Ci permette forse di rivivere quei momenti, ricostruendoli, dissacrandoli e essendone al contempo trasformati. Con questa operazione l’artista scava nell’ossessione collettiva per il vedere, divenuta condizione necessaria del credere.
L’installazione in mostra non ci fornisce una spiegazione ma una saturazione. Le immagini di Garabandal diventano qui prossime, estatiche, accecanti. Il passato dell’apparizione e il presente della visione si intersecano. E noi siamo innanzi al bivio:
Siamo la folla che guarda?
O siamo per un istante, il punto cieco dentro ciò che guarda?
Irene Mathilda Alaimo
Irene Mathilda Alaimo (Roma, 2000) è un’artista visiva che vive e lavora tra Roma e Venezia. Diplomata al triennio presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha conseguito la laurea magistrale in Arti Visive allo IUAV di Venezia.
Nell’ultimo anno, è stata selezionata come artista in residenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, con la curatela di Camilla Mozzato.
La sua pratica indaga la trasformazione dei sistemi di credenze e degli apparati paraconcettuali sotto l’influenza e la mediazione dei dispositivi tecnologici contemporanei. Attraverso un approccio multidisciplinare e antropologico, legato alle immagini in movimento e al materiali d’archivio, indaga l’emergere di nuove ritualità, iconografie e posture contemporanee, strettamente connesse alle ansie, ai desideri e ai bisogni del paesaggio attuale.
Studio Orma
Studio Orma è uno spazio espositivo indipendente dedicato all’arte contemporanea nel quartiere Monteverde, a Roma. Fondato da Edoardo Innaro e Marco Celentani a settembre 2024, nasce come luogo di sperimentazione per giovani artisti. Il lavoro di Studio Orma si sviluppa attraverso progetti site-specific che trasformano lo spazio in un campo di tensione tra immagine, materia e percezione. Ogni intervento agisce sull’ambiente come dispositivo, ridefinendone i limiti, le soglie e le modalità di attraversamento, mettendo in relazione pratiche artistiche, immaginari e temporalità differenti. Lo spazio opera come un laboratorio aperto, in cui la dimensione espositiva si intreccia a quella relazionale e processuale. L’attenzione è rivolta a linguaggi emergenti e a ricerche che interrogano il rapporto tra corpo, psiche, immagine e rappresentazione, privilegiando formati capaci di generare esperienza e non soltanto visione. Progetti recenti includono: Arrocco di Paolo Martellotti e Marco Celentani; a screen has no edges di Emanuela Moretti, a cura di Gianlorenzo Chiaraluce; Matière Survivante di Margaux Compte-Mergier.
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Garabandal è il nome comune delle apparizioni che sarebbero avvenute tra il 1961 e il 1965 nel villaggio montano di San Sebastián de Garabandal, in Cantabria, nel nord della Spagna. Secondo il racconto delle quattro giovani veggenti – Conchita González, Jacinta González, Mari Loli Mazón e Mari Cruz González, all’epoca tra gli undici e i dodici anni – il 18 giugno 1961 apparve loro per la prima volta San Michele Arcangelo; il 2 luglio dello stesso anno iniziarono le apparizioni della Vergine Maria, invocata come Nostra Signora del Monte Carmelo. La tradizione devozionale parla di migliaia di apparizioni pubbliche fino al 1965, anno dell’ultima apparizione riferita da Conchita.
Ciò che oggi rende Garabandal peculiare è la sua sopravvivenza mediatica. Collocandosi all’alba della diffusione dell’immagine in movimento, è tra i primi fenomeni visionari a essere registrati in modo esteso e ravvicinato. Le immagini delle ragazze in estasi – filmati, fotografie, cronache – ne diventano la condizione di persistenza, prolungando e riattivando il rapimento estatico nel tempo.
Irene Mathilda Alaimo entra in questo archivio del sovrannaturale non per scioglierne il mistero, né per ricostruirlo come cronaca religiosa. La sua ricerca si concentra sul punto in cui esperienza, testimonianza e immagine si contaminano. Rapture diventa così una scena in cui il miracolo non è separabile dal desiderio di vederlo, verificarlo, registrarlo, forse persino rubarlo alla sua origine. Nello spazio, alcune di queste immagini ritornano come presenze ingrandite, mentre una proiezione su metallo restituisce ai filmati una luminosità fredda, spettrale. Una partitura barocca attraversa l’ambiente e ne prolunga il carattere immersivo, come se l’estasi si diffondesse anche per via sonora.
Alaimo lavora sulla possibilità che questa documentazione non sia un semplice resto del fenomeno, ma la sua seconda apparizione. L’immagine insiste, ritorna, crea e distrugge. Ci permette forse di rivivere quei momenti, ricostruendoli, dissacrandoli e essendone al contempo trasformati. Con questa operazione l’artista scava nell’ossessione collettiva per il vedere, divenuta condizione necessaria del credere.
L’installazione in mostra non ci fornisce una spiegazione ma una saturazione. Le immagini di Garabandal diventano qui prossime, estatiche, accecanti. Il passato dell’apparizione e il presente della visione si intersecano. E noi siamo innanzi al bivio:
Siamo la folla che guarda?
O siamo per un istante, il punto cieco dentro ciò che guarda?
Irene Mathilda Alaimo
Irene Mathilda Alaimo (Roma, 2000) è un’artista visiva che vive e lavora tra Roma e Venezia. Diplomata al triennio presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha conseguito la laurea magistrale in Arti Visive allo IUAV di Venezia.
Nell’ultimo anno, è stata selezionata come artista in residenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, con la curatela di Camilla Mozzato.
La sua pratica indaga la trasformazione dei sistemi di credenze e degli apparati paraconcettuali sotto l’influenza e la mediazione dei dispositivi tecnologici contemporanei. Attraverso un approccio multidisciplinare e antropologico, legato alle immagini in movimento e al materiali d’archivio, indaga l’emergere di nuove ritualità, iconografie e posture contemporanee, strettamente connesse alle ansie, ai desideri e ai bisogni del paesaggio attuale.
Studio Orma
Studio Orma è uno spazio espositivo indipendente dedicato all’arte contemporanea nel quartiere Monteverde, a Roma. Fondato da Edoardo Innaro e Marco Celentani a settembre 2024, nasce come luogo di sperimentazione per giovani artisti. Il lavoro di Studio Orma si sviluppa attraverso progetti site-specific che trasformano lo spazio in un campo di tensione tra immagine, materia e percezione. Ogni intervento agisce sull’ambiente come dispositivo, ridefinendone i limiti, le soglie e le modalità di attraversamento, mettendo in relazione pratiche artistiche, immaginari e temporalità differenti. Lo spazio opera come un laboratorio aperto, in cui la dimensione espositiva si intreccia a quella relazionale e processuale. L’attenzione è rivolta a linguaggi emergenti e a ricerche che interrogano il rapporto tra corpo, psiche, immagine e rappresentazione, privilegiando formati capaci di generare esperienza e non soltanto visione. Progetti recenti includono: Arrocco di Paolo Martellotti e Marco Celentani; a screen has no edges di Emanuela Moretti, a cura di Gianlorenzo Chiaraluce; Matière Survivante di Margaux Compte-Mergier.
07
maggio 2026
Rapture
Dal 07 maggio al 12 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Studio Orma
Roma, Via Francesco Amici, 10, (RM)
Roma, Via Francesco Amici, 10, (RM)
Orario di apertura
giovedi, venerdì, sabato dalle 19-22 o su appuntamento
Vernissage
7 Maggio 2026, 19-22
Ufficio stampa
Giorgia Basili
Autore





