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Irina Ojovan – Aria da capo
Prima mostra personale a Milano dell’artista contemporanea Irina Ojovan, nata nel 1988 a Chisinau nella Repubblica Democratica di Moldavia.
La mostra è curata da Gianluca Ranzi.
Comunicato stampa
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Irina Ojovan, con i suoi “Inherited Profiles”, ci invita a scoprire enigmatiche profondità che dalla superficie della carta si stratificano attraverso sovrapposizioni e successioni di profili: orme cromatiche, aloni tonali e frammenti di forme. Nel caso delle sculture, lo spazio dell’opera diventa lo spazio dell’ambiente, la sagoma ne inquadra un particolare e lo fa suo. La solidità dei materiali si lascia attraversare dall’aria, ribaltando la profondità in superficie e viceversa.
Queste tracce visive sovrapposte non chiudono mai la composizione, ma la arricchiscono in complessità e in affondo, come una struttura architettonica che si dipana attraverso una serie di quinte che sono allo stesso tempo giunture e separazioni, presenze ed assenze, evanescenze e memorie affioranti. La memoria qui è anche quella personale dell’artista, i suoi ricordi d’infanzia legati al lavoro del padre architetto, che per realizzare stucchi in gesso in stile barocco si serviva di profili ritagliati in alluminio, da lui stesso creati. Gli “Inherited Profiles” mettono dunque in scena, con la pittura tanto quanto con la scultura, delle aree d’intensità che sono sia materiali che mentali, delle forme che si evidenziano e nello stesso tempo si perdono, delle sovrapposizioni fluide dai profili a volte netti e a volte incerti, distanziati nello spazio e distanti nel tempo.
Johann Sebastian Bach annotò la dicitura “Aria da capo” alla fine delle sue Variazioni Goldberg, il punto più alto di una composizione musicale diviene architettura, variazione, ripetizione e infinito. Anche l’opera multiforme di Irina Ojovan è abitata dall’aria e dal respiro. Sviluppo, vita, continuità, Riss, differenza, sono qui un “profilo” che esiste, che muta, che si relaziona al campo pittorico ed allo spazio libero e quindi si racconta, aprendosi al dialogo tra gli elementi presenti nell’opera ed anche al di fuori di essa.
I “Profili” incrociati, ricomposti e frammentati coesistono in queste opere, si stratificano fino a sembrare l’uno il prolungamento dell’altro, riescono ad esprimersi e a prendere forma, altre volte si immergono nel "maelstrom" della memoria, lasciando sulla superficie tracce cromatiche che si organizzano in tenui corali oppure potenti assoli. La loro presenza a volte sconfina con l’assenza, nell’apertura di una profondità spaziale che non prevede limiti e che risale a Rothko, mentre altre volte acquista una compattezza iconica persino surreale, facendo correre la memoria a Klaphek e a Magritte. In alcuni casi la stesura pittorica evoca le macchine celibi, rende reattiva e mobile la superficie, la scompone in porzioni in cui la luce affonda o scorre via, evidenziando porosità e lucentezze. Ecco perché i Riss, le separazioni tra le aree pittoriche, sono elementi fondamentali: contribuiscono a dare musicalità, fluidità, struttura e profondità all’opera.
L’ampiezza della ricerca visiva di Irina Ojovan è talmente versatile da considerare in alcune opere anche una forma di sospensione dell'immagine stessa, come in quelle sculture in acciaio e cemento in cui il vuoto è allo stesso tempo presenza ed assenza, ambivalenza tra non più e non ancora. Qui i profili assumono fino in fondo il valore di una matrice: pura origine e luogo di impressione di momenti successivi. Osservando queste opere tornano alla mente sia Walter Benjamin, con quella sua definizione di "apparizione unica di una distanza per quanto questa possa essere vicina", sia il pensiero di Martin Heidegger sulle "Gedankenmatrizen", nel significato sfaccettato del verbo "Danken", che sta per "ringraziare" e insieme "custodire", qui associato al sostantivo “matrice”. Anche per Irina Ojovan, la profondità messa in scena dall’artista attraverso la polifonia dei profili, quindi "custodisce" e "ringrazia" come una matrice, non pretende ma sospende, lasciando il gioco della visione costantemente aperto e generativo. Ma soprattutto rivendica a sé uno sguardo gentile e inclusivo, un immaginario aperto ma strutturato che si muove tra il piacere libero della creazione e il rigore della composizione. Come una partitura di Bach.
Queste tracce visive sovrapposte non chiudono mai la composizione, ma la arricchiscono in complessità e in affondo, come una struttura architettonica che si dipana attraverso una serie di quinte che sono allo stesso tempo giunture e separazioni, presenze ed assenze, evanescenze e memorie affioranti. La memoria qui è anche quella personale dell’artista, i suoi ricordi d’infanzia legati al lavoro del padre architetto, che per realizzare stucchi in gesso in stile barocco si serviva di profili ritagliati in alluminio, da lui stesso creati. Gli “Inherited Profiles” mettono dunque in scena, con la pittura tanto quanto con la scultura, delle aree d’intensità che sono sia materiali che mentali, delle forme che si evidenziano e nello stesso tempo si perdono, delle sovrapposizioni fluide dai profili a volte netti e a volte incerti, distanziati nello spazio e distanti nel tempo.
Johann Sebastian Bach annotò la dicitura “Aria da capo” alla fine delle sue Variazioni Goldberg, il punto più alto di una composizione musicale diviene architettura, variazione, ripetizione e infinito. Anche l’opera multiforme di Irina Ojovan è abitata dall’aria e dal respiro. Sviluppo, vita, continuità, Riss, differenza, sono qui un “profilo” che esiste, che muta, che si relaziona al campo pittorico ed allo spazio libero e quindi si racconta, aprendosi al dialogo tra gli elementi presenti nell’opera ed anche al di fuori di essa.
I “Profili” incrociati, ricomposti e frammentati coesistono in queste opere, si stratificano fino a sembrare l’uno il prolungamento dell’altro, riescono ad esprimersi e a prendere forma, altre volte si immergono nel "maelstrom" della memoria, lasciando sulla superficie tracce cromatiche che si organizzano in tenui corali oppure potenti assoli. La loro presenza a volte sconfina con l’assenza, nell’apertura di una profondità spaziale che non prevede limiti e che risale a Rothko, mentre altre volte acquista una compattezza iconica persino surreale, facendo correre la memoria a Klaphek e a Magritte. In alcuni casi la stesura pittorica evoca le macchine celibi, rende reattiva e mobile la superficie, la scompone in porzioni in cui la luce affonda o scorre via, evidenziando porosità e lucentezze. Ecco perché i Riss, le separazioni tra le aree pittoriche, sono elementi fondamentali: contribuiscono a dare musicalità, fluidità, struttura e profondità all’opera.
L’ampiezza della ricerca visiva di Irina Ojovan è talmente versatile da considerare in alcune opere anche una forma di sospensione dell'immagine stessa, come in quelle sculture in acciaio e cemento in cui il vuoto è allo stesso tempo presenza ed assenza, ambivalenza tra non più e non ancora. Qui i profili assumono fino in fondo il valore di una matrice: pura origine e luogo di impressione di momenti successivi. Osservando queste opere tornano alla mente sia Walter Benjamin, con quella sua definizione di "apparizione unica di una distanza per quanto questa possa essere vicina", sia il pensiero di Martin Heidegger sulle "Gedankenmatrizen", nel significato sfaccettato del verbo "Danken", che sta per "ringraziare" e insieme "custodire", qui associato al sostantivo “matrice”. Anche per Irina Ojovan, la profondità messa in scena dall’artista attraverso la polifonia dei profili, quindi "custodisce" e "ringrazia" come una matrice, non pretende ma sospende, lasciando il gioco della visione costantemente aperto e generativo. Ma soprattutto rivendica a sé uno sguardo gentile e inclusivo, un immaginario aperto ma strutturato che si muove tra il piacere libero della creazione e il rigore della composizione. Come una partitura di Bach.
04
giugno 2026
Irina Ojovan – Aria da capo
Dal 04 giugno al 09 luglio 2026
architettura
arte contemporanea
design
personale
arte contemporanea
design
personale
Location
10 A.M. ART
Milano, Corso San Gottardo, 5
Milano, Corso San Gottardo, 5
Orario di apertura
Dal Martedì al Venerdì dalle 10.00 - 12.30 e 14.30 - 18.00.
Altri giorni solo su appuntamento
Vernissage
4 Giugno 2026, Ore 17.00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico
Progetto grafico
Trasporti




