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La Preistoria della Bellezza
La mostra è una delle sintesi possibili del dialogo pluriennale degli artisti Giulio Lacchini (1971) e Stefano Arienti (1961). Le opere in mostra tracciano un percorso di ricerca, raccolto in due libri d’artista: Dialogo Magistrale(2020) e La Primavera della Bellezza (2026) titolo della mostra.
Comunicato stampa
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La mostra La Preistoria della Bellezza è una delle sintesi possibili del dialogo pluriennale degli artisti Giulio Lacchini (1971) e Stefano Arienti (1961).
La Preistoria della bellezza - afferma Giulio Lacchini - concede uno spazio cognitivo attraverso i fatti che sono nati e nascono dal disegno antico, carico del mistero di una narrazione pre-linguistica. La cognizione delle prime immagini rupestri sono immerse nei nuclei umani e vitali. La ricerca è ontologicamente preistorica e a volte il suo orientamento è cieco”.
“C’è una configurazione di elementi - riprende Stefano Arienti - che rimandano al caso o ad interessi iconografici comuni, come le immagini che stanno da millenni nelle grotte più antiche… Qui ci sono i capitoli di un dialogo che si rinnova di continuo, che pratica la bellezza senza darne un traguardo”.
Le opere in esposizione tracciano un percorso di ricerca libera e incessante, raccolto in due libri d’artista: Dialogo Magistrale(2020) e La Preistoria della Bellezza (Aprile 2026).
In Dialogo Magistrale Arienti e Lacchini sperimentano, in un’alternanza di sezioni autoriali ben distinte in cui emergono connessioni e affinità nell’uso del disegno, della fotografia, della trasformazione digitale dell’immagine tramite scansioni e fotocopie. Il lavoro dialogico si costruisce attraverso un’armonizzazione della successione delle immagini, un enjambement reiterato e dettato da un'attenta cura della sequenza.
I liuti non strumentali e le incisioni di linee sottili ed essenziali su legno, i disegni più volte fotocopiati e poeticamente evanescenti di Lacchini si affiancano alle manipolazioni digitali delle fotografie, stratificate in ulteriori processi di scansione e stampa in fotocopia, di Stefano Arienti.
Nell’approccio tecnico che accomuna entrambi, sia come metodo sperimentazione e ricerca sia come espressione di dialogo attraverso la forma, Arienti e Lacchini hanno delineato un percorso di reciproca rimodulazione formale e di sperimentazione duratura e singolare.
Giulio Lacchini, noto per coinvolgere altrə artistə nel processo creativo, innesca un lavoro di relazione che richiama alla performatività interdipendente e alla delega di un’azione artistica e che diventa parte fondativa della sua poetica. Stefano Arienti ha saputo cogliere questa apertura al dialogo non come evento episodico, ma come flusso evolutivo di conoscenza.
“Quando io realizzo una parte di un’opera per Giulio sono consapevole e disposto ad agire un’azione performativa…” così Stefano Arienti spiega una delle modalità attraverso cui il dialogo prende corpo. Ne sono testimonianza i ritratti che Lacchini ha scattato ad Arienti mentre l’artista sta cucendo a macchina o tratteggiando a mano elementi su fotografie e disegni.
In Preistoria della Bellezza, da cui nasce l’idea della mostra, il dialogo si espande in sconfinamenti formali, in cui Arienti interviene con segni quasi mimetici, non descrittivi ma complementari nelle immagini proposte da Lacchini. L’effetto è sorprendente, poetico e inaspettato: la sequenza si rafforza nell’intreccio di tracciati digitali sovrapposti, disegni a punteruolo che si leggono sul retro delle pagine o rimarcati su più immagini, interventi pittorici e geometrie cucite seguendo le linee compositive della fotografia o del disegno originale di Lacchini. È un gioco di rimandi e di contaminazioni che trasforma ogni opera in un campo aperto di possibilità espressive.
Le opere in mostra, tratte in buona parte dall’esperienza dei due libri d’artista, raccontano la personalità e le autorialità diverse di Stefano Arienti e di Giulio Lacchini, capaci tuttavia di trovare una sintassi convergente in cui ognuno trae riflessioni e sperimentazioni trasformative.
Gli elementi semplici, quasi quotidiani della fotografia, giocati nell’ambiguità tra disegno e scansione, sfidano la linearità narrativa e diventano situazioni surreali e spiazzanti, frammenti densi, disallineamenti sospesi, composizioni in cui emerge una pluri dimensionalità spaziale e semiotica, sconfinamenti di partiture formali.
Lo spazio espositivo diventa luogo di confronto tra l’individualità dei due artisti attraverso opere inedite e la coautorialità basata sul dialogo che ha generato lavori di affinità elettiva e un approccio inesauribile di ricerca formale.
In questa mostra, la bellezza si fa processo trasformativo, oltre il rigido limite autoriale e invita a riflettere sulle origini e sull’inaspettata poetica dell’immagine sottratta alla sola azione individuale.
Susanna Ravelli
La Preistoria della bellezza - afferma Giulio Lacchini - concede uno spazio cognitivo attraverso i fatti che sono nati e nascono dal disegno antico, carico del mistero di una narrazione pre-linguistica. La cognizione delle prime immagini rupestri sono immerse nei nuclei umani e vitali. La ricerca è ontologicamente preistorica e a volte il suo orientamento è cieco”.
“C’è una configurazione di elementi - riprende Stefano Arienti - che rimandano al caso o ad interessi iconografici comuni, come le immagini che stanno da millenni nelle grotte più antiche… Qui ci sono i capitoli di un dialogo che si rinnova di continuo, che pratica la bellezza senza darne un traguardo”.
Le opere in esposizione tracciano un percorso di ricerca libera e incessante, raccolto in due libri d’artista: Dialogo Magistrale(2020) e La Preistoria della Bellezza (Aprile 2026).
In Dialogo Magistrale Arienti e Lacchini sperimentano, in un’alternanza di sezioni autoriali ben distinte in cui emergono connessioni e affinità nell’uso del disegno, della fotografia, della trasformazione digitale dell’immagine tramite scansioni e fotocopie. Il lavoro dialogico si costruisce attraverso un’armonizzazione della successione delle immagini, un enjambement reiterato e dettato da un'attenta cura della sequenza.
I liuti non strumentali e le incisioni di linee sottili ed essenziali su legno, i disegni più volte fotocopiati e poeticamente evanescenti di Lacchini si affiancano alle manipolazioni digitali delle fotografie, stratificate in ulteriori processi di scansione e stampa in fotocopia, di Stefano Arienti.
Nell’approccio tecnico che accomuna entrambi, sia come metodo sperimentazione e ricerca sia come espressione di dialogo attraverso la forma, Arienti e Lacchini hanno delineato un percorso di reciproca rimodulazione formale e di sperimentazione duratura e singolare.
Giulio Lacchini, noto per coinvolgere altrə artistə nel processo creativo, innesca un lavoro di relazione che richiama alla performatività interdipendente e alla delega di un’azione artistica e che diventa parte fondativa della sua poetica. Stefano Arienti ha saputo cogliere questa apertura al dialogo non come evento episodico, ma come flusso evolutivo di conoscenza.
“Quando io realizzo una parte di un’opera per Giulio sono consapevole e disposto ad agire un’azione performativa…” così Stefano Arienti spiega una delle modalità attraverso cui il dialogo prende corpo. Ne sono testimonianza i ritratti che Lacchini ha scattato ad Arienti mentre l’artista sta cucendo a macchina o tratteggiando a mano elementi su fotografie e disegni.
In Preistoria della Bellezza, da cui nasce l’idea della mostra, il dialogo si espande in sconfinamenti formali, in cui Arienti interviene con segni quasi mimetici, non descrittivi ma complementari nelle immagini proposte da Lacchini. L’effetto è sorprendente, poetico e inaspettato: la sequenza si rafforza nell’intreccio di tracciati digitali sovrapposti, disegni a punteruolo che si leggono sul retro delle pagine o rimarcati su più immagini, interventi pittorici e geometrie cucite seguendo le linee compositive della fotografia o del disegno originale di Lacchini. È un gioco di rimandi e di contaminazioni che trasforma ogni opera in un campo aperto di possibilità espressive.
Le opere in mostra, tratte in buona parte dall’esperienza dei due libri d’artista, raccontano la personalità e le autorialità diverse di Stefano Arienti e di Giulio Lacchini, capaci tuttavia di trovare una sintassi convergente in cui ognuno trae riflessioni e sperimentazioni trasformative.
Gli elementi semplici, quasi quotidiani della fotografia, giocati nell’ambiguità tra disegno e scansione, sfidano la linearità narrativa e diventano situazioni surreali e spiazzanti, frammenti densi, disallineamenti sospesi, composizioni in cui emerge una pluri dimensionalità spaziale e semiotica, sconfinamenti di partiture formali.
Lo spazio espositivo diventa luogo di confronto tra l’individualità dei due artisti attraverso opere inedite e la coautorialità basata sul dialogo che ha generato lavori di affinità elettiva e un approccio inesauribile di ricerca formale.
In questa mostra, la bellezza si fa processo trasformativo, oltre il rigido limite autoriale e invita a riflettere sulle origini e sull’inaspettata poetica dell’immagine sottratta alla sola azione individuale.
Susanna Ravelli
15
maggio 2026
La Preistoria della Bellezza
Dal 15 maggio al 26 giugno 2026
arte contemporanea
Location
AF Gallery
Bologna, Via dei Bersaglieri, 5, (BO)
Bologna, Via dei Bersaglieri, 5, (BO)
Orario di apertura
da martedì a sabato 0re 10,30-12,30 e 15,30-18,30
Vernissage
15 Maggio 2026, ore 17,00 - 21,00
Sito web
Autore
Autore testo critico



