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Francesca Cornacchini – The void is practice
La mostra si sviluppa come un sistema di relazioni: le opere appaiono come elementi di un unico paesaggio emotivo. Pittura, fotografia e installazione costruiscono una stessa atmosfera, legata alla riappropriazione della notte come stato mentale, spazio di sospensione e presa di posizione politica.
Comunicato stampa
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COMUNICATO STAMPA
The void is practice
di Francesca Cornacchini
Inaugurazione: 14 maggio 2026, ore 18:00
La pratica artistica di Francesca Cornacchini si fonda su una condizione di tensione che attraversa forma, immagine e materia. La sua ricerca, insieme concettuale, politica e poetica, si concentra sull’idea di turbolenza: non solo fenomeno visivo, ma stato percettivo e mentale. Una forza sospesa tra ordine e disordine, silenzio e caos, controllo e cedimento; l’attimo che precede l’esplosione.
Con The void is practice, l’artista interviene sullo spazio della galleria trasformandolo non tanto dal punto di vista spaziale quanto da quello temporale. Cornacchini abita i vuoti, altera la funzione degli ambienti e mette in crisi la loro apparente neutralità. L’architettura, le superfici e le condizioni atmosferiche diventano parte attiva di un processo in cui controllo e imprevedibilità convivono, generando immagini in equilibrio tra presenza e dissoluzione.
La mostra si sviluppa come un sistema di relazioni: le opere appaiono come elementi di un unico paesaggio emotivo. Pittura, fotografia e installazione costruiscono una stessa atmosfera, legata alla riappropriazione della notte come stato mentale, spazio di sospensione e presa di posizione politica.
Il punto di partenza è la galleria stessa, osservata nei momenti in cui perde la propria funzione espositiva e si rivela come luogo liminale. Durante la notte, quando l’assenza umana interrompe il flusso abituale, lo spazio si manifesta nella sua dimensione più ambigua. Le fotografie su alluminio nascono in questa condizione: immagini catturate nel buio attraverso il flash, che non illumina ma taglia lo spazio, producendo apparizioni improvvise. Corridoi, superfici e soglie emergono come elementi sospesi, segnati da riflessi freddi e da una luce destabilizzante. La galleria si trasforma così in un ambiente instabile, dove il familiare assume una qualità inquieta.
La stessa tensione attraversa le tele realizzate con fumogeni, in cui il gesto pittorico si apre all’indeterminato. Il tempo, la durata del fumo, le condizioni atmosferiche e la luce notturna diventano elementi attivi nella costruzione dell’immagine. L’artista rinuncia a un controllo totale per accogliere una dimensione processuale, in cui l’opera prende forma attraverso una negoziazione con il caso. La notte non è sfondo, ma condizione attiva: uno spazio in cui la percezione si altera e i confini si fanno incerti.
All’interno di questo sistema, Vacant for years introduce il tema dell’abitare e della sua negazione. Il materasso, utilizzato dall’artista durante alcune notti trascorse in galleria, si sottrae alla dimensione puramente simbolica per farsi dispositivo reale di permanenza. Segnato da bruciature di sigaretta, conserva tracce di presenza e assenza, evocando pratiche di occupazione e forme di vita marginali. Il gesto di incidere la superficie trasforma un oggetto anonimo in un dispositivo di memoria e tensione politica, interrogando la possibilità di trattenere uno spazio e sottrarlo alla sua funzione originaria.
Il percorso si configura in definitiva come un attraversamento della notte intesa come territorio fisico e mentale. Le immagini non descrivono, ma evocano; non fissano, ma mettono in movimento. In questa dimensione, la turbolenza diventa il principio generativo del lavoro: una vibrazione che attraversa lo spazio espositivo e invita a percepirlo come qualcosa di instabile, fragile e in continua trasformazione.
Dietro, o meglio, dentro la Galleria era nascosto un appartamento, disabitato da decenni. Celato in un bel palazzo, anch'esso senza inquilini, nella zona meno residenziale di Roma, il pieno centro storico. Guardavo la facciata su e giù, dal basso del marciapiede, domandandomi: chi mai, ad oggi, potrebbe abitare qui? Che vita sarebbe? Cosa nasconde la Notte in Via del Corso 530? … Abiterò questo luogo, lo spierò quando la galleria dorme, userò la cucina, e ascolterò la musica.
F.C.
La mostra sarà visitabile fino al 10 luglio, dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:
10:00 - 13:30 e 16:00 - 19:30
La Nuova Pesa
Via del Corso 530, 00186 Roma (RM), Tel: 063610892, Mail: nuovapesa@farm.it www.nuovapesa.it
The void is practice
di Francesca Cornacchini
Inaugurazione: 14 maggio 2026, ore 18:00
La pratica artistica di Francesca Cornacchini si fonda su una condizione di tensione che attraversa forma, immagine e materia. La sua ricerca, insieme concettuale, politica e poetica, si concentra sull’idea di turbolenza: non solo fenomeno visivo, ma stato percettivo e mentale. Una forza sospesa tra ordine e disordine, silenzio e caos, controllo e cedimento; l’attimo che precede l’esplosione.
Con The void is practice, l’artista interviene sullo spazio della galleria trasformandolo non tanto dal punto di vista spaziale quanto da quello temporale. Cornacchini abita i vuoti, altera la funzione degli ambienti e mette in crisi la loro apparente neutralità. L’architettura, le superfici e le condizioni atmosferiche diventano parte attiva di un processo in cui controllo e imprevedibilità convivono, generando immagini in equilibrio tra presenza e dissoluzione.
La mostra si sviluppa come un sistema di relazioni: le opere appaiono come elementi di un unico paesaggio emotivo. Pittura, fotografia e installazione costruiscono una stessa atmosfera, legata alla riappropriazione della notte come stato mentale, spazio di sospensione e presa di posizione politica.
Il punto di partenza è la galleria stessa, osservata nei momenti in cui perde la propria funzione espositiva e si rivela come luogo liminale. Durante la notte, quando l’assenza umana interrompe il flusso abituale, lo spazio si manifesta nella sua dimensione più ambigua. Le fotografie su alluminio nascono in questa condizione: immagini catturate nel buio attraverso il flash, che non illumina ma taglia lo spazio, producendo apparizioni improvvise. Corridoi, superfici e soglie emergono come elementi sospesi, segnati da riflessi freddi e da una luce destabilizzante. La galleria si trasforma così in un ambiente instabile, dove il familiare assume una qualità inquieta.
La stessa tensione attraversa le tele realizzate con fumogeni, in cui il gesto pittorico si apre all’indeterminato. Il tempo, la durata del fumo, le condizioni atmosferiche e la luce notturna diventano elementi attivi nella costruzione dell’immagine. L’artista rinuncia a un controllo totale per accogliere una dimensione processuale, in cui l’opera prende forma attraverso una negoziazione con il caso. La notte non è sfondo, ma condizione attiva: uno spazio in cui la percezione si altera e i confini si fanno incerti.
All’interno di questo sistema, Vacant for years introduce il tema dell’abitare e della sua negazione. Il materasso, utilizzato dall’artista durante alcune notti trascorse in galleria, si sottrae alla dimensione puramente simbolica per farsi dispositivo reale di permanenza. Segnato da bruciature di sigaretta, conserva tracce di presenza e assenza, evocando pratiche di occupazione e forme di vita marginali. Il gesto di incidere la superficie trasforma un oggetto anonimo in un dispositivo di memoria e tensione politica, interrogando la possibilità di trattenere uno spazio e sottrarlo alla sua funzione originaria.
Il percorso si configura in definitiva come un attraversamento della notte intesa come territorio fisico e mentale. Le immagini non descrivono, ma evocano; non fissano, ma mettono in movimento. In questa dimensione, la turbolenza diventa il principio generativo del lavoro: una vibrazione che attraversa lo spazio espositivo e invita a percepirlo come qualcosa di instabile, fragile e in continua trasformazione.
Dietro, o meglio, dentro la Galleria era nascosto un appartamento, disabitato da decenni. Celato in un bel palazzo, anch'esso senza inquilini, nella zona meno residenziale di Roma, il pieno centro storico. Guardavo la facciata su e giù, dal basso del marciapiede, domandandomi: chi mai, ad oggi, potrebbe abitare qui? Che vita sarebbe? Cosa nasconde la Notte in Via del Corso 530? … Abiterò questo luogo, lo spierò quando la galleria dorme, userò la cucina, e ascolterò la musica.
F.C.
La mostra sarà visitabile fino al 10 luglio, dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:
10:00 - 13:30 e 16:00 - 19:30
La Nuova Pesa
Via del Corso 530, 00186 Roma (RM), Tel: 063610892, Mail: nuovapesa@farm.it www.nuovapesa.it
14
maggio 2026
Francesca Cornacchini – The void is practice
Dal 14 maggio al 10 luglio 2026
arte contemporanea
Location
LA NUOVA PESA CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA
Roma, Via Del Corso, 530, (Roma)
Roma, Via Del Corso, 530, (Roma)
Orario di apertura
dal lunedì al venerdì ore 10-13:30 e 16-19:30
Vernissage
14 Maggio 2026, 18:00
Autore




