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Diario di bordo Scoppa: la viva voce del patrimonio culturale, nel libro di Anna De Fazio Siciliano
Libri ed editoria
Non esiste una storia unica ma una costellazione di storie, tante quanti sono gli sguardi che attraversano un luogo, le memorie che vi si sedimentano, le voci che continuano a riaffiorare anche quando sembrano perdute. In Diario di bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto, pubblicato da Gangemi Editore nella collana dedicata ai beni culturali, Anna De Fazio Siciliano sceglie questa prospettiva mobile e stratificata, non quella della ricostruzione monumentale ma quella di una ricerca continuamente esposta all’attraversamento del presente, all’esperienza personale, all’incontro inatteso, al dubbio. Così Palazzo Scoppa, a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, e la Certosa di Serra San Bruno, oltre a essere oggetti di studio storico-artistico, diventano infrastrutture narrative attraversati da tempi differenti, crocevia di memorie individuali e collettive, luogo in cui convivono archivi, racconti popolari, assenze, ossessioni, timori e ritorni.

Il libro nasce da una deviazione, da un incontro casuale con l’edificio in una giornata nebbiosa di maggio. Da lì prende forma un’indagine che procede come una lenta immersione nel territorio calabrese, una ricerca che unisce il patrimonio alla vita ma anche alle ferite. La scrittura di De Fazio Siciliano, intima, partecipe, talvolta polemica, si muove agilmente tra registri differenti. È insieme saggio storico, diario personale, racconto investigativo, riflessione civile sulla memoria e sulla mancata valorizzazione del patrimonio diffuso del Sud Italia.
La figura della Baronessa Enrichetta Scoppa emerge allora come un personaggio quasi letterario, attraversato da ambiguità e leggende che l’autrice prova a decostruire con rigore documentario. In certi passaggi, il mondo aristocratico che ruota intorno alla famiglia Scoppa sembra davvero affiorare da un immaginario vicino a Il Gattopardo o a qualche magica saga famigliare alla García Márquez: un universo in dissoluzione, sospeso tra fasto e decadenza, potere e rimozione storica. Ma il libro evita sempre la fascinazione nostalgica. Piuttosto, prova a comprendere come certi patrimoni siano stati progressivamente marginalizzati, dimenticati, lasciati scivolare verso l’invisibilità.

Al di là della conservazione, il patrimonio culturale è qualcosa che continua a produrre effetti sul presente, ad agire nelle relazioni sociali, nei silenzi delle istituzioni, nelle reticenze dei cittadini, nei conflitti attorno alla memoria. E così il libro assume anche il ritmo di un’inchiesta: documenti nascosti, testimonianze parziali, sopralluoghi clandestini, archivi da attraversare quasi come spazi romanzeschi.
Il libro procede realmente come un viaggio di indagine dentro la materia dello studio ma anche dentro quella, più fragile e instabile, dell’esperienza personale. Entrano allora nel testo le passeggiate sul lungomare di Soverato, gli incontri casuali, le conversazioni nei bar, le riflessioni a partire dalla fisica di Carlo Rovelli, le pagine del Codice dei beni culturali, le Suore Riparatrici che dai primi del ’900 vivono nel Palazzo diventato convento. Tutto contribuisce a costruire una forma di conoscenza non lineare, porosa, in cui la ricerca storica si intreccia continuamente con la dimensione emotiva e sentimentale.

La Calabria raccontata da De Fazio Siciliano è una terra che continuamente oscilla tra occultamento e agnizione, tra dispersione ed epifania. «Siamo una terra invisibile, sotterranea», scrive l’autrice, «la terra della bellezza nascosta tra le crepe». Ed è sulle crepe che il libro insiste maggiormente, fratture da sanare con la filigrana dorata dello studio e del racconto.
Storica e critica d’arte formatasi tra Bologna e Roma, la formazione di De Fazio Siciliano emerge nella precisione delle ricostruzioni e nella capacità di leggere il paesaggio artistico e architettonico. Ma il libro trova la sua forza soprattutto quando lascia entrare l’incertezza, la vulnerabilità della ricerca stessa.
Il libro sarà presentato il 14 maggio al Salone del Libro di Torino, nello stand regionale, con la partecipazione di Fabio Scavo, mentre il giorno successivo in un incontro moderato da Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama, al Caffè Bicerin.















