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Soglie
L’esposizione vuole produrre un’interazione creativa tra l’artista e il pubblico: ogni soglia è varco, ponte, apertura in cui le forme, i colori e gli splendori delle porporine, non cristallizzati ma divenienti, attendono di essere vivificati spontaneamente dagli occhi di chi li incontra.
Comunicato stampa
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Irene Melito - SOGLIE
La pittrice, poetessa e scrittrice torinese Irene Melito espone a Udine, città in cui vive e lavora dal 2024, le sue "SOGLIE", frutto di una lunga esplorazione, pittorica e poetica, nella dimensione profonda dell'Io.
Il titolo della mostra personale intende evocare quei varchi improvvisi, quegli istanti che, con il loro carattere di purezza e discontinuità, mutano lo stato di coscienza, senza che si possa dedurre ciò che adesso è, da quello che era prima. Etimologicamente, “soglia” rimanda al latino solea, “pianta del piede”, con la quale si entra nella casa dopo aver superato il limen, il “confine”. Se, in ambito corporeo, “soglia” è l’intensità minima perché si verifichi una determinata esperienza percettiva (tale da “accendere” la coscienza a partire dall’attività dell’organismo dei sensi), la medesima intensità, qui unificante, caratterizza tutte quelle dimensioni di passaggio in cui, caduta ogni prospettiva di confine (dentro/fuori) e istantaneamente generatasi un’apertura incondizionata, gli opposti, paradossalmente, si incontrano in unità dinamica: “luoghi non luoghi”, “tempi non tempi”, si potrebbe dire, fessure dense e sacre dove tutto è già e non ancora, dove il Presente eterno, all’improvviso (exaiphnes, in greco antico), accade.
Il crepuscolo, il silenzio, la nascita e la morte, l’istante di un suono o di un bagliore, lo schiudersi di un fiore…sono soglie, iniziazioni, “misteri” (dal verbo greco myein, “chiudere gli occhi”, “tacere”) che velano, sì, l’invisibile e pur lo disvelano, se attraversati consapevolmente. Mutare è il Solve et coagula degli alchimisti, il “morire” al noto per l’ignoto passando attraverso un crogiuolo di incertezza e sospensione, vertigine e attesa. Schegge, frammenti, scintille di fecondità. Lampi di coscienza, tra sensibile e intellegibile, in cui l’Io si desta a Vita Nuova, densificandosi fino all’essenziale. L’Io stesso - la parte più elevata dell’Uomo, quella che, in senso morale e spirituale, lo rende genuinamente umano – è una “soglia” che connette interiorità ed esteriorità nella misura in cui, da un lato, percepisce i fenomeni fisici e, dall’altro, intuisce le manifestazioni dello spirituale attraverso il pensare (essendo, il pensare stesso, un’attività spirituale).
Tutto ciò che resta al di qua di una soglia di confine, senza donarsi al mondo e all’altro, è non autentico nella misura in cui non genera da sé, non è autore di qualcosa che tolga quel confine per donarsi. Solo l’Io è capace di questo, generando coscientemente, ogni volta e in maniera sempre nuova, l’armonia oltre ogni polarità, l’unità di sé e altro, il dialogo fra Io. Incontrare l’Io dell’altro, percepirlo, dialogare è un donarsi a quell’Io, lasciarsi fecondare da ciò che quell’Io è e dal dono che fa di sé, liberamente. Per un artista, far dono di sé significa, soprattutto, creare.
In tal senso, l’Arte e, prima ancora, il sentimento artistico, costituiscono un orizzonte privilegiato per la manifestazione dell’essere umano come Io, come individuo non chiuso nella prospettiva della prima persona e separato dal mondo, ma aperto al mondo, all’altro, in un gesto di autentico dono di sé attraverso le opere che crea. Proprio nell’Arte l’Io può diventare dialogo intenso e fecondo con ogni persona che percepisce l’opera e che, nel percepirla, oltre a essere rigenerato da essa, la rigenera a sua volta in uno scambio virtuoso.
L’esposizione vuole produrre un’interazione creativa tra l’artista e il pubblico: ogni soglia è varco, ponte, apertura in cui le forme, i colori e gli splendori delle porporine, non cristallizzati ma divenienti, attendono di essere vivificati spontaneamente dagli occhi di chi li incontra: non vi è intento di affermare una qualche prospettiva soggettiva dell’artista, ma volontà di suscitare un dialogo fra Io a partire proprio da tali sguardi, capaci di condividere lampi di intuizione che aprono nuove soglie di senso.
Le opere esposte sono state realizzate nel 2025 e nei primi mesi del 2026 (a parte alcune meno recenti, già percepite come “soglie”) e dipinte a olio, pigmenti e porporine su tela. Sono presenti anche alcune opere a olio e pigmenti su carta (Exaiphnes), realizzate nel 2025.
La pittrice, poetessa e scrittrice torinese Irene Melito espone a Udine, città in cui vive e lavora dal 2024, le sue "SOGLIE", frutto di una lunga esplorazione, pittorica e poetica, nella dimensione profonda dell'Io.
Il titolo della mostra personale intende evocare quei varchi improvvisi, quegli istanti che, con il loro carattere di purezza e discontinuità, mutano lo stato di coscienza, senza che si possa dedurre ciò che adesso è, da quello che era prima. Etimologicamente, “soglia” rimanda al latino solea, “pianta del piede”, con la quale si entra nella casa dopo aver superato il limen, il “confine”. Se, in ambito corporeo, “soglia” è l’intensità minima perché si verifichi una determinata esperienza percettiva (tale da “accendere” la coscienza a partire dall’attività dell’organismo dei sensi), la medesima intensità, qui unificante, caratterizza tutte quelle dimensioni di passaggio in cui, caduta ogni prospettiva di confine (dentro/fuori) e istantaneamente generatasi un’apertura incondizionata, gli opposti, paradossalmente, si incontrano in unità dinamica: “luoghi non luoghi”, “tempi non tempi”, si potrebbe dire, fessure dense e sacre dove tutto è già e non ancora, dove il Presente eterno, all’improvviso (exaiphnes, in greco antico), accade.
Il crepuscolo, il silenzio, la nascita e la morte, l’istante di un suono o di un bagliore, lo schiudersi di un fiore…sono soglie, iniziazioni, “misteri” (dal verbo greco myein, “chiudere gli occhi”, “tacere”) che velano, sì, l’invisibile e pur lo disvelano, se attraversati consapevolmente. Mutare è il Solve et coagula degli alchimisti, il “morire” al noto per l’ignoto passando attraverso un crogiuolo di incertezza e sospensione, vertigine e attesa. Schegge, frammenti, scintille di fecondità. Lampi di coscienza, tra sensibile e intellegibile, in cui l’Io si desta a Vita Nuova, densificandosi fino all’essenziale. L’Io stesso - la parte più elevata dell’Uomo, quella che, in senso morale e spirituale, lo rende genuinamente umano – è una “soglia” che connette interiorità ed esteriorità nella misura in cui, da un lato, percepisce i fenomeni fisici e, dall’altro, intuisce le manifestazioni dello spirituale attraverso il pensare (essendo, il pensare stesso, un’attività spirituale).
Tutto ciò che resta al di qua di una soglia di confine, senza donarsi al mondo e all’altro, è non autentico nella misura in cui non genera da sé, non è autore di qualcosa che tolga quel confine per donarsi. Solo l’Io è capace di questo, generando coscientemente, ogni volta e in maniera sempre nuova, l’armonia oltre ogni polarità, l’unità di sé e altro, il dialogo fra Io. Incontrare l’Io dell’altro, percepirlo, dialogare è un donarsi a quell’Io, lasciarsi fecondare da ciò che quell’Io è e dal dono che fa di sé, liberamente. Per un artista, far dono di sé significa, soprattutto, creare.
In tal senso, l’Arte e, prima ancora, il sentimento artistico, costituiscono un orizzonte privilegiato per la manifestazione dell’essere umano come Io, come individuo non chiuso nella prospettiva della prima persona e separato dal mondo, ma aperto al mondo, all’altro, in un gesto di autentico dono di sé attraverso le opere che crea. Proprio nell’Arte l’Io può diventare dialogo intenso e fecondo con ogni persona che percepisce l’opera e che, nel percepirla, oltre a essere rigenerato da essa, la rigenera a sua volta in uno scambio virtuoso.
L’esposizione vuole produrre un’interazione creativa tra l’artista e il pubblico: ogni soglia è varco, ponte, apertura in cui le forme, i colori e gli splendori delle porporine, non cristallizzati ma divenienti, attendono di essere vivificati spontaneamente dagli occhi di chi li incontra: non vi è intento di affermare una qualche prospettiva soggettiva dell’artista, ma volontà di suscitare un dialogo fra Io a partire proprio da tali sguardi, capaci di condividere lampi di intuizione che aprono nuove soglie di senso.
Le opere esposte sono state realizzate nel 2025 e nei primi mesi del 2026 (a parte alcune meno recenti, già percepite come “soglie”) e dipinte a olio, pigmenti e porporine su tela. Sono presenti anche alcune opere a olio e pigmenti su carta (Exaiphnes), realizzate nel 2025.
23
maggio 2026
Soglie
Dal 23 maggio al 26 giugno 2026
arte contemporanea
Location
GALLERIA LA LOGGIA
Udine, Piazza Della Libertà, (Udine)
Udine, Piazza Della Libertà, (Udine)
Orario di apertura
da giovedì a sabato 17.30-19.30
domenica 11.30-13.00
Vernissage
23 Maggio 2026, 18.30
Sito web
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