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Indesiderate. Residui
Dopo una prima installazione presso Palazzo Bo a Padova, “Indesiderate. Residui” è il secondo capitolo espositivo di un foraggiamento urbano realizzato lo scorso anno in collaborazione con gli Atenei di Venezia, Verona e Padova. In mostra tutti i materiali, gli eccessi e i residui di quel processo.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Nell'ambito del festival Interno Verde - Giardini Aperti Verona, il chiostro San Francesco
dell’Università degli Studi di Verona ospita Indesiderate. Residui, a cura di Rebecca Canavesi,
Pietro Fracassi e Giacomo Segantin, con i contributi di Beatrice Boaretto, Caterina Daprà,
Mariam Ghattas e Greta Ponzo.
Indesiderate. Residui è il secondo capitolo espositivo di un progetto articolato in seminari
interdisciplinari, laboratori di foraggiamento urbano e conseguente lavorazione del raccolto. Il
pigmento delle bacche di fitolacca, raccolte il 5 novembre nei pressi della stazione ferroviaria di Padova, e poi pressate nel laboratorio dell’Orto Botanico di Padova, si è trasformato in una
serie di filtri utilizzata per l’installazione luminosa nel Cortile Nuovo di Palazzo Bo a Padova, dal 15 al 22 dicembre 2025.
Il chiostro San Francesco accoglie ora tutti gli elementi e i residui di quel processo. L’estratto di fitolacca che nel primo capitolo del progetto era stato utilizzato come filtro, si ripresenta qui
ossidato dal calore dei proiettori LED che hanno illuminato il cortile nuovo di Palazzo Bo. Resti
ed eccessi processuali sono anche semi di fitolacca, ritagli, un rotolo di PET, prove tecniche per i filtri in fitolacca e filtri in PVC.
Che cosa rimane dopo? Forse il tempo che si deposita sulle cose. Nessuna collezione o
volontà di mettere a sistema, ma un tentativo di posizionarsi in quella zona di passaggio in cui le cose non sono ancora diventate qualcos’altro e in cui la loro condizione di resti è leggibile e
possiede una potenzialità generativa.
La scelta di rendere visibile l’esubero e lavorare sull’eccedenza si pone in continuità con la
prima iterazione di Indesiderate e con la sua ricerca sulle forme di vita che eccedono il bisogno, che sfuggono al desiderio produzionista. Si tratta di radicalizzare l’idea di portare al centro quello che è rimasto, non tanto per assegnargli una posizione quanto per riconoscere che quella rimanenza è, già di per sé, una forma di conoscenza. I materiali in mostra vivono di una natura provvisoria: sono avanzi di un processo che continua, indizi di un metodo che privilegia la sperimentazione alla formalizzazione, il laboratorio rispetto all’opera conclusa. Il tempo si è infiltrato nei materiali, colorandoli, corrodendoli e trasformandoli. Come le bacche lavorate in laboratorio diventano altro, in forma e sostanza, i contributi in mostra aprono percorsi spontanei nati dalla riflessione sull’identità della pianta di fitolacca sollevando interrogativi su margini, resistenza, vegetalità, stagionalità e decolonizzazione. Attorno a questi residui si sviluppano infatti libere associazioni tra saggi e fotografie, che si costituiscono in un amalgama poroso in grado di raccogliere contenuti eterogenei senza irrigidirli in un sistema, di pensare al dispositivo-mostra come parte di un processo ancora aperto.
L’evoluzione di Indesiderate proseguirà con una pubblicazione edita dalla casa editrice
indipendente Press Press nella seconda metà del 2026.
Giacomo Segantin (Abano Terme, 1995) propone, attraverso fotografie e installazioni, riflessioni sull’abitare, sull’ecologia e sulla società. Formatosi in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, ha sviluppato la sua ricerca in occasione della residenza a Campo di Brenzone (AIR Campo) e poi alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, raggiungendo infine la Nuova Accademia di Belle Arti a Milano, dove approfondisce teoria e metodi legati alla progettualità e alla curatela. Il suo percorso curatoriale giunge al suo apice con la creazione del collettivo curatoriale (Critical Studies Department), e con una residenza presso l’Università di Belle Arti di Zagabria. La sua formazione e pratica si concentra
sulla ricerca, valorizzando i processi e invertendo le gerarchie tra supporti tecnici e opere, tra eccessi e materiali d’archivio.
Il Sustainable Art Prize è un premio che viene assegnato ad Art Verona a o un’artista o un collettivo che lavori sui temi della sostenibilità e che, attraverso il linguaggio artistico, si faccia strumento attivo di diffusione delle tematiche legate alle grandi sfide globali. Il premio consiste nella produzione di un'installazione, di una mostra o di una performance che si leghi ai temi della sostenibilità ed è realizzato in collaborazione fra l’Università degli Studi di Padova, l’Università degli Studi di Verona e l’Università Ca’ Foscari Venezia.
Le fotografie selezionate sono di Edoardo Bonacina, Elisa Braccini, Caterina Daprà, Mariam Ghattas, Greta Ponzo. La fotografia del manifesto è di Elisa Braccini e la grafica di Lorenzo Muraro.
INFORMAZIONI E CONTATTI
Curatela
Rebecca Canavesi, Pietro Fracassi, Giacomo Segantin
Comunicazione
Rebecca Canavesi
rebecca.canavesi@gmail.com
Pietro Fracassi
pietro.fracassi.00@gmail.com
dell’Università degli Studi di Verona ospita Indesiderate. Residui, a cura di Rebecca Canavesi,
Pietro Fracassi e Giacomo Segantin, con i contributi di Beatrice Boaretto, Caterina Daprà,
Mariam Ghattas e Greta Ponzo.
Indesiderate. Residui è il secondo capitolo espositivo di un progetto articolato in seminari
interdisciplinari, laboratori di foraggiamento urbano e conseguente lavorazione del raccolto. Il
pigmento delle bacche di fitolacca, raccolte il 5 novembre nei pressi della stazione ferroviaria di Padova, e poi pressate nel laboratorio dell’Orto Botanico di Padova, si è trasformato in una
serie di filtri utilizzata per l’installazione luminosa nel Cortile Nuovo di Palazzo Bo a Padova, dal 15 al 22 dicembre 2025.
Il chiostro San Francesco accoglie ora tutti gli elementi e i residui di quel processo. L’estratto di fitolacca che nel primo capitolo del progetto era stato utilizzato come filtro, si ripresenta qui
ossidato dal calore dei proiettori LED che hanno illuminato il cortile nuovo di Palazzo Bo. Resti
ed eccessi processuali sono anche semi di fitolacca, ritagli, un rotolo di PET, prove tecniche per i filtri in fitolacca e filtri in PVC.
Che cosa rimane dopo? Forse il tempo che si deposita sulle cose. Nessuna collezione o
volontà di mettere a sistema, ma un tentativo di posizionarsi in quella zona di passaggio in cui le cose non sono ancora diventate qualcos’altro e in cui la loro condizione di resti è leggibile e
possiede una potenzialità generativa.
La scelta di rendere visibile l’esubero e lavorare sull’eccedenza si pone in continuità con la
prima iterazione di Indesiderate e con la sua ricerca sulle forme di vita che eccedono il bisogno, che sfuggono al desiderio produzionista. Si tratta di radicalizzare l’idea di portare al centro quello che è rimasto, non tanto per assegnargli una posizione quanto per riconoscere che quella rimanenza è, già di per sé, una forma di conoscenza. I materiali in mostra vivono di una natura provvisoria: sono avanzi di un processo che continua, indizi di un metodo che privilegia la sperimentazione alla formalizzazione, il laboratorio rispetto all’opera conclusa. Il tempo si è infiltrato nei materiali, colorandoli, corrodendoli e trasformandoli. Come le bacche lavorate in laboratorio diventano altro, in forma e sostanza, i contributi in mostra aprono percorsi spontanei nati dalla riflessione sull’identità della pianta di fitolacca sollevando interrogativi su margini, resistenza, vegetalità, stagionalità e decolonizzazione. Attorno a questi residui si sviluppano infatti libere associazioni tra saggi e fotografie, che si costituiscono in un amalgama poroso in grado di raccogliere contenuti eterogenei senza irrigidirli in un sistema, di pensare al dispositivo-mostra come parte di un processo ancora aperto.
L’evoluzione di Indesiderate proseguirà con una pubblicazione edita dalla casa editrice
indipendente Press Press nella seconda metà del 2026.
Giacomo Segantin (Abano Terme, 1995) propone, attraverso fotografie e installazioni, riflessioni sull’abitare, sull’ecologia e sulla società. Formatosi in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Verona, ha sviluppato la sua ricerca in occasione della residenza a Campo di Brenzone (AIR Campo) e poi alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, raggiungendo infine la Nuova Accademia di Belle Arti a Milano, dove approfondisce teoria e metodi legati alla progettualità e alla curatela. Il suo percorso curatoriale giunge al suo apice con la creazione del collettivo curatoriale (Critical Studies Department), e con una residenza presso l’Università di Belle Arti di Zagabria. La sua formazione e pratica si concentra
sulla ricerca, valorizzando i processi e invertendo le gerarchie tra supporti tecnici e opere, tra eccessi e materiali d’archivio.
Il Sustainable Art Prize è un premio che viene assegnato ad Art Verona a o un’artista o un collettivo che lavori sui temi della sostenibilità e che, attraverso il linguaggio artistico, si faccia strumento attivo di diffusione delle tematiche legate alle grandi sfide globali. Il premio consiste nella produzione di un'installazione, di una mostra o di una performance che si leghi ai temi della sostenibilità ed è realizzato in collaborazione fra l’Università degli Studi di Padova, l’Università degli Studi di Verona e l’Università Ca’ Foscari Venezia.
Le fotografie selezionate sono di Edoardo Bonacina, Elisa Braccini, Caterina Daprà, Mariam Ghattas, Greta Ponzo. La fotografia del manifesto è di Elisa Braccini e la grafica di Lorenzo Muraro.
INFORMAZIONI E CONTATTI
Curatela
Rebecca Canavesi, Pietro Fracassi, Giacomo Segantin
Comunicazione
Rebecca Canavesi
rebecca.canavesi@gmail.com
Pietro Fracassi
pietro.fracassi.00@gmail.com
23
maggio 2026
Indesiderate. Residui
23 maggio 2026
arte contemporanea
personale
personale
Location
Chiostro di San Francesco – Università degli Studi di Verona
Verona, Via San Francesco, 22, (VR)
Verona, Via San Francesco, 22, (VR)
Orario di apertura
9-19
Vernissage
23 Maggio 2026, 9-13
Autore
Curatore
Autore testo critico






