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Figure, not Figure
RIBOT presenta Figure, not Figure, progetto che riunisce le opere di quattro pittori contemporanei: Emmanuelle Castellan (Aurillac, 1976), Scott McCracken (Falkirk, 1987), Mirela Moscu (Sibiu, 1986), Luca Zarattini (Codigoro, 1984).
Comunicato stampa
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RIBOT è lieta di presentare Figure, not Figure, progetto che riunisce le opere di quattro pittori contemporanei: Emmanuelle Castellan (Aurillac, 1976; vive e lavora a Berlino), Scott McCracken (Falkirk, 1987; vive e lavora a Londra), Mirela Moscu (Sibiu, 1986; vive e lavora a Cluj-Napoca), Luca Zarattini (vive e lavora a Torino).
La via più breve tra due punti è una linea retta. Non in Pittura.
La via che conduce tra la realtà tangibile e la sua rappresentazione, in sé, non è né ovvia, né lineare, per “andare oltre”, raggiungere cioè il “passaggio di stato” dalla figurazione all’Informale, attraverso l’Astratto, si rende vitale un salto del fosso precipitevole e personalissimo, talvolta è un movimento astuto e destro, altre è la catarsi delle Forme, attraverso un apice di caotica Epifania. L’artista pittore che si emancipa dalla stretta fedeltà al reale o al riconosciuto, al familiare e credibile, si protende in un rischio che, ammantato di ambiguità, comporta una potenziale compromissione dei valori plastici dati per storicamente assolti.
La mostra parte da questa riflessione, formale e insieme poetica, che dà origine a un percorso espositivo che intreccia le ricerche di quattro artisti di provenienze differenti, accomunati da una personale e stratificata interpretazione della figurazione contemporanea.
Al centro delle opere emerge spesso, in modi diversi e talvolta solo evocati, la presenza dell’umano: una figura che appare, si dissolve, lascia tracce o si manifesta come ricordo.
Le opere di Emmanuelle Castellan si distinguono per un segno incisivo e spigoloso, capace di definire presenze sospese, colte in sguardi laterali o immerse in atmosfere ombratili, come frammenti di pensieri riconsegnati alla pittura. A queste visioni si accosta la ricerca di Mirela Moscu, nella quale i tratti somatici dei soggetti sembrano sciogliersi e confondersi nella fitta trama di segni e tocchi cromatici che li avvolgono, dando vita a immagini in costante trasformazione.
Scott McCracken e Luca Zarattini sviluppano invece una pittura in cui il dato figurativo si presenta come residuo, eco o frammento: restano riconoscibili tracce anatomiche, architettoniche o riferimenti al paesaggio, elementi che sembrano rimandare a una memoria del reale per poi condurre lo sguardo verso una dimensione altra, sospesa ed evocativa.
L’esposizione costruisce così un dialogo in cui la figurazione non si offre mai come rappresentazione definitiva. Le opere invitano il visitatore a sostare in una dimensione intima e sensoriale, dove visione, memoria e immaginazione si intrecciano, completandosi nell’esperienza individuale dell’osservazione.
Ne emerge un linguaggio spesso ermetico, talvolta vicino al Surrealismo, che abbandona il dato immediatamente riconoscibile per cogliere una dimensione più essenziale e profonda della realtà.
La via più breve tra due punti è una linea retta. Non in Pittura.
La via che conduce tra la realtà tangibile e la sua rappresentazione, in sé, non è né ovvia, né lineare, per “andare oltre”, raggiungere cioè il “passaggio di stato” dalla figurazione all’Informale, attraverso l’Astratto, si rende vitale un salto del fosso precipitevole e personalissimo, talvolta è un movimento astuto e destro, altre è la catarsi delle Forme, attraverso un apice di caotica Epifania. L’artista pittore che si emancipa dalla stretta fedeltà al reale o al riconosciuto, al familiare e credibile, si protende in un rischio che, ammantato di ambiguità, comporta una potenziale compromissione dei valori plastici dati per storicamente assolti.
La mostra parte da questa riflessione, formale e insieme poetica, che dà origine a un percorso espositivo che intreccia le ricerche di quattro artisti di provenienze differenti, accomunati da una personale e stratificata interpretazione della figurazione contemporanea.
Al centro delle opere emerge spesso, in modi diversi e talvolta solo evocati, la presenza dell’umano: una figura che appare, si dissolve, lascia tracce o si manifesta come ricordo.
Le opere di Emmanuelle Castellan si distinguono per un segno incisivo e spigoloso, capace di definire presenze sospese, colte in sguardi laterali o immerse in atmosfere ombratili, come frammenti di pensieri riconsegnati alla pittura. A queste visioni si accosta la ricerca di Mirela Moscu, nella quale i tratti somatici dei soggetti sembrano sciogliersi e confondersi nella fitta trama di segni e tocchi cromatici che li avvolgono, dando vita a immagini in costante trasformazione.
Scott McCracken e Luca Zarattini sviluppano invece una pittura in cui il dato figurativo si presenta come residuo, eco o frammento: restano riconoscibili tracce anatomiche, architettoniche o riferimenti al paesaggio, elementi che sembrano rimandare a una memoria del reale per poi condurre lo sguardo verso una dimensione altra, sospesa ed evocativa.
L’esposizione costruisce così un dialogo in cui la figurazione non si offre mai come rappresentazione definitiva. Le opere invitano il visitatore a sostare in una dimensione intima e sensoriale, dove visione, memoria e immaginazione si intrecciano, completandosi nell’esperienza individuale dell’osservazione.
Ne emerge un linguaggio spesso ermetico, talvolta vicino al Surrealismo, che abbandona il dato immediatamente riconoscibile per cogliere una dimensione più essenziale e profonda della realtà.
11
giugno 2026
Figure, not Figure
Dall'undici giugno al 17 luglio 2026
arte contemporanea
Location
RIBOT
Milano, Via Enrico Nöe, 23, (MI)
Milano, Via Enrico Nöe, 23, (MI)
Orario di apertura
da lunedì a venerdì ore 15-19:30
Vernissage
11 Giugno 2026, ore 18-21
Sito web
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