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Oltre i Margini. Arte per la transizione dell’ecosistema urbano
Una mostra d’arte contemporanea che raccoglie 12 riproduzioni delle opere di 4 artisti: Piero Gilardi, Andrea Chidichimo, Mery Rigo, Davies Zambotti. I margini dell’ecosistema urbano sono stati superati: non ci sono più confini netti tra città e natura, tra spazio costruito e ambiente.
Comunicato stampa
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Art for Places
Oltre i Margini.
Arte per la transizione dell’ecosistema urbano
Mostra d’arte a cura di Elena Radovix
Dal 19 giugno al 31 luglio 2026
Piazza dei Mestieri – Area Pedonale
Via Jacopo Durandi, 13 - Torino
(ingresso gratuito)
“Oltre i margini. Arte per la transizione dell’ecosistema urbano” è una mostra d’arte contemporanea che raccoglie 12 riproduzioni delle opere di 4 artisti: Piero Gilardi, Andrea Chidichimo, Mery Rigo, Davies Zambotti.
Come suggerisce il titolo, i margini dell’ecosistema urbano sono stati superati: non ci sono più confini netti tra città e natura, tra spazio costruito e ambiente. Questa situazione rende urgente ripensare il patto tra vita urbana e natura.
Gli artisti, invitati dalla curatrice Elena Radovix, raccontano, secondo le loro personali e uniche poetiche, la necessità di riflessione e tutela dei valori naturali nella nostra città: il verde, l’acqua e l’aria. Proprio a partire dagli interventi pioneristici di Piero Gilardi negli anni ’60 e non solo, “Oltre i margini” è un invito a scoprire, attraverso lo sguardo e la sensibilità di artisti contemporanei, nuove narrazioni legate al rapporto tra ambiente, risorse idriche e qualità dell’aria nella dimensione urbana. La mostra non si limita a indagare gli aspetti già noti dell’ecologia e della sostenibilità ambientale, ma ricerca nelle pieghe nascoste della città aspetti inattesi. Le opere esposte trasformano l’estetica del paesaggio in valori ecologici come beni comuni, riflettendo sulla loro fragilità e sulla loro necessità. Riconoscere questi valori nella propria città, sia come dato esistente, sia come tutela, attraverso le opere di artisti, vuole essere un segnale di dialogo e anche di dibattito tra i cittadini e le esigenze della città in relazione alla natura. Il connubio tra immaginazione artistica e natura aiuta ad alimentare una visione di un presente più consapevole per un futuro più cosciente, e le tematiche affrontate in queste opere d’arte rendono necessaria una responsabilità collettiva che alimenta un dialogo rinnovato tra uomo, ambiente e natura.
In quest’ottica la mostra intende esplorare queste tematiche attraverso una lente riflessiva, etica ed estetica, invitando gli artisti a farsi interpreti di un’ecologia a volte difficile da comprendere, dove l’arte diviene il medium per confrontarsi con la natura profonda delle crisi ecosistemiche che spesso hanno messo a dura prova la città e i suoi abitanti.
Argomenti che saranno anche oggetto durante l’incontro di giovedì 25 giugno alle ore 18:30 (corte di via Jacopo Durandi, 10 – Torino), che vedrà confrontarsi Tiziano Fratus, scrittore e poeta, Roberto Ghezzi, artista, e Alvise Mattozzi, ricercatore e professore del DIATI Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture), al fine di generare un dibattito costruttivo e riflessivo attraverso le visioni artistiche e scientifiche.
L’acqua, elemento primordiale e vitale, attraversa Torino come un filo invisibile che unisce natura, storia e futuro. Dai fiumi che ne delineano i confini (Il Po, la Dora Riparia, la Stura di Lanzo, il Sangone) alle sorgenti che alimentano la vita quotidiana, l’acqua è da sempre parte integrante dell’identità della città: risorsa preziosa, paesaggio mutevole, simbolo di rigenerazione. Per secoli, questa relazione è stata celebrata come un idillio, ma oggi ci confrontiamo con una realtà più complessa, un’intricata questione di vulnerabilità e rischio continuo: di fatto, Torino poggia su una pianura alluvionale. Nonostante l’acqua sia una preziosa risorsa, è importante riconoscere la sua duplice realtà: da un lato valore vitale, dall’altro potenziale rischio geologico causato da un articolato mix di fattori come il consumo del suolo e la sua impermeabilizzazione. Questa consapevolezza può essere il primo passo per tessere un nuovo e sostenibile patto con la sua ineludibile forza.
Parallelamente, un’altra area di urgente riflessione riguarda la qualità dell’aria. Torino è una città che non smette mai di sorprendere. Città meravigliosa e misteriosa, capace di una bellezza delicata e dirompente, vive anche di strane contraddizioni. Definita tra le metropoli italiane più verdi d’Italia, essa, al tempo stesso, registra il più alto indice di malattie polmonari legate alla pessima qualità che l’aria raggiunge in prolungati periodi dell’anno a causa dell’inquinamento e della sua posizione geografica. Il meraviglioso polmone verde della collina torinese, forse, non è più sufficiente per mantenere l’aria pulita? Torino non può più accontentarsi di essere la metropoli verde, se si respira l'aria peggiore. La nostra bellezza e la nostra storia non bastano: è tempo di trasformare la consapevolezza di questo paradosso in un impegno radicale per l'aria che ogni giorno scegliamo di respirare.
Queste sfide sono ulteriormente aggravate anche per ciò che riguarda il consumo del suolo. La progressiva cementificazione del territorio, avvenuta soprattutto durante gli anni del boom economico, ha ridotto le aree permeabili, ovvero i terreni in grado di assorbire l'acqua piovana. Quartieri come Mirafiori Sud, Barriera di Milano e Falchera furono costruiti velocemente per ospitare centinaia di migliaia di nuovi residenti. L’edilizia popolare intensiva e la costruzione di grandi arterie stradali e tangenziali hanno portato alla massima impermeabilizzazione del suolo. Ciò ha ridotto drasticamente la capacità naturale del terreno di assorbire l'acqua piovana, sovraccaricando il sistema fognario e aumentando il rischio di allagamenti della città. A ciò si aggiunge la cementificazione delle sponde fluviali, risultato della necessità di "controllare" i fiumi per proteggere le nuove aree urbane, impedendo ai corsi d'acqua di espandersi naturalmente durante le piene.
Aree verdi, acqua e aria sono elementi legati da un equilibrio complesso, fragile e indispensabile. L’alterazione di uno solo di questi fattori incide inevitabilmente sugli altri, amplificando le criticità ambientali che attraversano la città. La salute dell’ecosistema non può più essere osservata come un tema distante o rimandabile ma come una responsabilità che ci riguarda nel presente. Riconoscere il problema non è più sufficiente. La consapevolezza deve trasformarsi in una scelta concreta, e azioni condivise. Agire oggi significa costruire le condizioni per un futuro possibile, ristabilendo un equilibrio fondato, sulla responsabilità e su una rinnovata alleanza tra individui e natura.
Info 011.197.09.600 - eventi@piazzadeimestieri.it - www.eventinpiazza.it
Oltre i Margini.
Arte per la transizione dell’ecosistema urbano
Mostra d’arte a cura di Elena Radovix
Dal 19 giugno al 31 luglio 2026
Piazza dei Mestieri – Area Pedonale
Via Jacopo Durandi, 13 - Torino
(ingresso gratuito)
“Oltre i margini. Arte per la transizione dell’ecosistema urbano” è una mostra d’arte contemporanea che raccoglie 12 riproduzioni delle opere di 4 artisti: Piero Gilardi, Andrea Chidichimo, Mery Rigo, Davies Zambotti.
Come suggerisce il titolo, i margini dell’ecosistema urbano sono stati superati: non ci sono più confini netti tra città e natura, tra spazio costruito e ambiente. Questa situazione rende urgente ripensare il patto tra vita urbana e natura.
Gli artisti, invitati dalla curatrice Elena Radovix, raccontano, secondo le loro personali e uniche poetiche, la necessità di riflessione e tutela dei valori naturali nella nostra città: il verde, l’acqua e l’aria. Proprio a partire dagli interventi pioneristici di Piero Gilardi negli anni ’60 e non solo, “Oltre i margini” è un invito a scoprire, attraverso lo sguardo e la sensibilità di artisti contemporanei, nuove narrazioni legate al rapporto tra ambiente, risorse idriche e qualità dell’aria nella dimensione urbana. La mostra non si limita a indagare gli aspetti già noti dell’ecologia e della sostenibilità ambientale, ma ricerca nelle pieghe nascoste della città aspetti inattesi. Le opere esposte trasformano l’estetica del paesaggio in valori ecologici come beni comuni, riflettendo sulla loro fragilità e sulla loro necessità. Riconoscere questi valori nella propria città, sia come dato esistente, sia come tutela, attraverso le opere di artisti, vuole essere un segnale di dialogo e anche di dibattito tra i cittadini e le esigenze della città in relazione alla natura. Il connubio tra immaginazione artistica e natura aiuta ad alimentare una visione di un presente più consapevole per un futuro più cosciente, e le tematiche affrontate in queste opere d’arte rendono necessaria una responsabilità collettiva che alimenta un dialogo rinnovato tra uomo, ambiente e natura.
In quest’ottica la mostra intende esplorare queste tematiche attraverso una lente riflessiva, etica ed estetica, invitando gli artisti a farsi interpreti di un’ecologia a volte difficile da comprendere, dove l’arte diviene il medium per confrontarsi con la natura profonda delle crisi ecosistemiche che spesso hanno messo a dura prova la città e i suoi abitanti.
Argomenti che saranno anche oggetto durante l’incontro di giovedì 25 giugno alle ore 18:30 (corte di via Jacopo Durandi, 10 – Torino), che vedrà confrontarsi Tiziano Fratus, scrittore e poeta, Roberto Ghezzi, artista, e Alvise Mattozzi, ricercatore e professore del DIATI Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture), al fine di generare un dibattito costruttivo e riflessivo attraverso le visioni artistiche e scientifiche.
L’acqua, elemento primordiale e vitale, attraversa Torino come un filo invisibile che unisce natura, storia e futuro. Dai fiumi che ne delineano i confini (Il Po, la Dora Riparia, la Stura di Lanzo, il Sangone) alle sorgenti che alimentano la vita quotidiana, l’acqua è da sempre parte integrante dell’identità della città: risorsa preziosa, paesaggio mutevole, simbolo di rigenerazione. Per secoli, questa relazione è stata celebrata come un idillio, ma oggi ci confrontiamo con una realtà più complessa, un’intricata questione di vulnerabilità e rischio continuo: di fatto, Torino poggia su una pianura alluvionale. Nonostante l’acqua sia una preziosa risorsa, è importante riconoscere la sua duplice realtà: da un lato valore vitale, dall’altro potenziale rischio geologico causato da un articolato mix di fattori come il consumo del suolo e la sua impermeabilizzazione. Questa consapevolezza può essere il primo passo per tessere un nuovo e sostenibile patto con la sua ineludibile forza.
Parallelamente, un’altra area di urgente riflessione riguarda la qualità dell’aria. Torino è una città che non smette mai di sorprendere. Città meravigliosa e misteriosa, capace di una bellezza delicata e dirompente, vive anche di strane contraddizioni. Definita tra le metropoli italiane più verdi d’Italia, essa, al tempo stesso, registra il più alto indice di malattie polmonari legate alla pessima qualità che l’aria raggiunge in prolungati periodi dell’anno a causa dell’inquinamento e della sua posizione geografica. Il meraviglioso polmone verde della collina torinese, forse, non è più sufficiente per mantenere l’aria pulita? Torino non può più accontentarsi di essere la metropoli verde, se si respira l'aria peggiore. La nostra bellezza e la nostra storia non bastano: è tempo di trasformare la consapevolezza di questo paradosso in un impegno radicale per l'aria che ogni giorno scegliamo di respirare.
Queste sfide sono ulteriormente aggravate anche per ciò che riguarda il consumo del suolo. La progressiva cementificazione del territorio, avvenuta soprattutto durante gli anni del boom economico, ha ridotto le aree permeabili, ovvero i terreni in grado di assorbire l'acqua piovana. Quartieri come Mirafiori Sud, Barriera di Milano e Falchera furono costruiti velocemente per ospitare centinaia di migliaia di nuovi residenti. L’edilizia popolare intensiva e la costruzione di grandi arterie stradali e tangenziali hanno portato alla massima impermeabilizzazione del suolo. Ciò ha ridotto drasticamente la capacità naturale del terreno di assorbire l'acqua piovana, sovraccaricando il sistema fognario e aumentando il rischio di allagamenti della città. A ciò si aggiunge la cementificazione delle sponde fluviali, risultato della necessità di "controllare" i fiumi per proteggere le nuove aree urbane, impedendo ai corsi d'acqua di espandersi naturalmente durante le piene.
Aree verdi, acqua e aria sono elementi legati da un equilibrio complesso, fragile e indispensabile. L’alterazione di uno solo di questi fattori incide inevitabilmente sugli altri, amplificando le criticità ambientali che attraversano la città. La salute dell’ecosistema non può più essere osservata come un tema distante o rimandabile ma come una responsabilità che ci riguarda nel presente. Riconoscere il problema non è più sufficiente. La consapevolezza deve trasformarsi in una scelta concreta, e azioni condivise. Agire oggi significa costruire le condizioni per un futuro possibile, ristabilendo un equilibrio fondato, sulla responsabilità e su una rinnovata alleanza tra individui e natura.
Info 011.197.09.600 - eventi@piazzadeimestieri.it - www.eventinpiazza.it
19
giugno 2026
Oltre i Margini. Arte per la transizione dell’ecosistema urbano
Dal 19 giugno al 31 luglio 2026
arte contemporanea
Location
ASSOCIAZIONE PIAZZA DEI MESTIERI
Torino, Via Jacopo Durandi, 13, (Torino)
Torino, Via Jacopo Durandi, 13, (Torino)
Orario di apertura
Tutti i giorni.
Vernissage
19 Giugno 2026, 18.00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico
Produzione organizzazione




