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Qui, ancora presente, vivo nella materia
– Opening 3 giugno ore 16-21
– 8.06 dalle 19.30 presentazione nuovo album di Mico Argirò “Antologia d’Amore”
– Finissage 16 giugno 2026 ore 16-21
La mostra sarà visibile dal 3 al 16 giugno 2026 ore 13-19
Comunicato stampa
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Qui, ancora presente, vivo nella materia
Guido Rocca
-Opening 3 giugno ore 16-21
-8 giugno dalle 19.30 presentazione del nuovo album Antologia d'amore di Mico Argirò
-Finissage 16 giugno 2026 ore 16-21
La mostra sarà visibile dal 3 al 16 giugno 2026 ore 13-19
A cura di Claudia Ponzi
Testo critico di Mauro Valsecchi
Qui, ancora presente, vivo nella materia
Si annusa aria densa: è un odore pungente ma caldo; qualche passo avanti, e poi alcuni passi indietro. Le palpebre sobbalzano a causa della frammentazione luminosa di una massa colorata cangiante; quando le pupille mettono a fuoco i tocchi di colore sembra di vedere al microscopio; un passo ancora indietro, non si riesce a stare fermi. Tre passi avanti: da vicino si resta increduli, e da lontano meravigliati: è un andirivieni tanto emotivo quanto fisico. La necessità è quella di restare presenti, lo forzo è quello di ritrovare l’attimo luminoso adatto: come un brillio offerto da un colore freddo che timido si scalda, grazie al riverbero aranciato di altri colori che lo abbracciano; la variazione di tonalità vibra al punto da far apparire forme di ricordi. Perché soltanto quando luce, materia e colore iniziano ad abitare l’animo si riesce a sentire l’importanza d’esperire la vita.
Guido Rocca ha deciso di affrontare l’esistenza intrecciando l’arte alle esperienze di vissuto quotidiano. E questa arte che crea e fa defluire nel sociale ha una forza salvifica che va ben oltre il concetto di opera come oggetto chiuso e finito; infatti, parallelamente alla produzione, l’artista tiene conferenze educative e formative, mantenendo un impegno costante con associazioni umanitarie; raccontando il suo vissuto con l’intenzione di muovere coscienze e sentimenti – missione che porta avanti anche grazie all’associazione Call to Arts, di cui è fondatore.
La ricerca di Guido Rocca incentrata sull’uso del colore è tanto tonale quanto materica. I grandi dipinti a olio sono prodotti con un uso massivo di colori giustapposti, con pennellate piene, ordinate e ripetitive, che quasi non toccano la tela ma depositano solo colore; è un gesto verticale continuo della mano, è una danza irrequieta ma scrupolosa del corpo attorno alla tela a ogni lancio cromatico. E infine alla materia oleosa e al pigmento, il dipinto è diventato sedimento di energie vitali. I dipinti dopo tutto questo lavoro diventano un’entità misteriosa, sembrano cambiare materia, come arazzi di tessuto pregiato, o prendono l’iridescenza delle macchie di benzina sull’asfalto.
L’osservatore viene messo di fronte a dei gesti e delle parole colorate che paiono incomprensibili. Ma non c’è bisogno di decifrare perché lo straniamento è un antidoto efficace contro il rischio a cui siamo esposti tutti, quello di dare la realtà per scontata, altrettanto i nostri gesti e azioni; però la realtà è innanzitutto interiore, poi creata esteriormente; anzi, quello che vediamo e sentiamo, esiste perché siamo noi tutti a crearlo. Questo è il monito dell’artista, e non c’è arroganza creatrice in queste parole, perché il sentire dei sensi, ossia la percezione, corrisponde a una forma d’amore verso il mondo prima che verso se stessi: l’energia creatrice non è una produzione soggettiva, ma come un filo che collega gli esseri umani.
L’approccio che utilizza Guido Rocca non prevede mai di fornire una spiegazione didascalica e definitiva del lavoro, ma si concentra sulle motivazioni che lo hanno spinto ad agire in un certo modo; non si preoccupa dei risultati, soltanto raramente fa riferimento alle singole opere, i dipinti spesso non hanno titolo, lasciando al fruitore la libertà, e responsabilità, di affrontarli in piena autonomia. L’artista ci accompagna solo sulla soglia della visione, mostrando le sue energie che restano presenti, si sono mescolate alla materia e la luce le rese colorate. Così facendo si apre uno scenario poetico arioso e largo, l’artista non rivela un documento della realtà ma qualcosa di più naturale e al contempo astratto: un’affettività, una proiezione empatica del pensiero verso ciò che gli è simile. In questa accezione l’artista riflette sul gesto estetico e formale: l’attimo della creazione come perfetta sintesi tra identità, frammentazione, collettività, conoscenza.
Sembra che chi afferra la massima irrealtà poi riesce plasmare la massima realtà, quella che non si vede con gli occhi.
L’artista ha trovato nel mondo solo quello che ha già dentro di sé; comprendendo così del bisogno del mondo. E per quanto questo sguardo interiore sia vertiginoso, perché estatico, non c’è nessuno sconforto. Consapevolezza e semplicità sono la perfetta pratica artistica, perché possiamo sempre volgere una richiesta a noi stessi, la nostra mente è come una mappa colorata: è la mappa del mondo intero, e Guido Rocca ritrae le cose non per come si sa che sono, ma secondo quella illusione ottica e sentimentale fatta dalla prima visione: come guardare con gli occhi chiusi il sole impresso sulle palpebre.
Guido Rocca
-Opening 3 giugno ore 16-21
-8 giugno dalle 19.30 presentazione del nuovo album Antologia d'amore di Mico Argirò
-Finissage 16 giugno 2026 ore 16-21
La mostra sarà visibile dal 3 al 16 giugno 2026 ore 13-19
A cura di Claudia Ponzi
Testo critico di Mauro Valsecchi
Qui, ancora presente, vivo nella materia
Si annusa aria densa: è un odore pungente ma caldo; qualche passo avanti, e poi alcuni passi indietro. Le palpebre sobbalzano a causa della frammentazione luminosa di una massa colorata cangiante; quando le pupille mettono a fuoco i tocchi di colore sembra di vedere al microscopio; un passo ancora indietro, non si riesce a stare fermi. Tre passi avanti: da vicino si resta increduli, e da lontano meravigliati: è un andirivieni tanto emotivo quanto fisico. La necessità è quella di restare presenti, lo forzo è quello di ritrovare l’attimo luminoso adatto: come un brillio offerto da un colore freddo che timido si scalda, grazie al riverbero aranciato di altri colori che lo abbracciano; la variazione di tonalità vibra al punto da far apparire forme di ricordi. Perché soltanto quando luce, materia e colore iniziano ad abitare l’animo si riesce a sentire l’importanza d’esperire la vita.
Guido Rocca ha deciso di affrontare l’esistenza intrecciando l’arte alle esperienze di vissuto quotidiano. E questa arte che crea e fa defluire nel sociale ha una forza salvifica che va ben oltre il concetto di opera come oggetto chiuso e finito; infatti, parallelamente alla produzione, l’artista tiene conferenze educative e formative, mantenendo un impegno costante con associazioni umanitarie; raccontando il suo vissuto con l’intenzione di muovere coscienze e sentimenti – missione che porta avanti anche grazie all’associazione Call to Arts, di cui è fondatore.
La ricerca di Guido Rocca incentrata sull’uso del colore è tanto tonale quanto materica. I grandi dipinti a olio sono prodotti con un uso massivo di colori giustapposti, con pennellate piene, ordinate e ripetitive, che quasi non toccano la tela ma depositano solo colore; è un gesto verticale continuo della mano, è una danza irrequieta ma scrupolosa del corpo attorno alla tela a ogni lancio cromatico. E infine alla materia oleosa e al pigmento, il dipinto è diventato sedimento di energie vitali. I dipinti dopo tutto questo lavoro diventano un’entità misteriosa, sembrano cambiare materia, come arazzi di tessuto pregiato, o prendono l’iridescenza delle macchie di benzina sull’asfalto.
L’osservatore viene messo di fronte a dei gesti e delle parole colorate che paiono incomprensibili. Ma non c’è bisogno di decifrare perché lo straniamento è un antidoto efficace contro il rischio a cui siamo esposti tutti, quello di dare la realtà per scontata, altrettanto i nostri gesti e azioni; però la realtà è innanzitutto interiore, poi creata esteriormente; anzi, quello che vediamo e sentiamo, esiste perché siamo noi tutti a crearlo. Questo è il monito dell’artista, e non c’è arroganza creatrice in queste parole, perché il sentire dei sensi, ossia la percezione, corrisponde a una forma d’amore verso il mondo prima che verso se stessi: l’energia creatrice non è una produzione soggettiva, ma come un filo che collega gli esseri umani.
L’approccio che utilizza Guido Rocca non prevede mai di fornire una spiegazione didascalica e definitiva del lavoro, ma si concentra sulle motivazioni che lo hanno spinto ad agire in un certo modo; non si preoccupa dei risultati, soltanto raramente fa riferimento alle singole opere, i dipinti spesso non hanno titolo, lasciando al fruitore la libertà, e responsabilità, di affrontarli in piena autonomia. L’artista ci accompagna solo sulla soglia della visione, mostrando le sue energie che restano presenti, si sono mescolate alla materia e la luce le rese colorate. Così facendo si apre uno scenario poetico arioso e largo, l’artista non rivela un documento della realtà ma qualcosa di più naturale e al contempo astratto: un’affettività, una proiezione empatica del pensiero verso ciò che gli è simile. In questa accezione l’artista riflette sul gesto estetico e formale: l’attimo della creazione come perfetta sintesi tra identità, frammentazione, collettività, conoscenza.
Sembra che chi afferra la massima irrealtà poi riesce plasmare la massima realtà, quella che non si vede con gli occhi.
L’artista ha trovato nel mondo solo quello che ha già dentro di sé; comprendendo così del bisogno del mondo. E per quanto questo sguardo interiore sia vertiginoso, perché estatico, non c’è nessuno sconforto. Consapevolezza e semplicità sono la perfetta pratica artistica, perché possiamo sempre volgere una richiesta a noi stessi, la nostra mente è come una mappa colorata: è la mappa del mondo intero, e Guido Rocca ritrae le cose non per come si sa che sono, ma secondo quella illusione ottica e sentimentale fatta dalla prima visione: come guardare con gli occhi chiusi il sole impresso sulle palpebre.
03
giugno 2026
Qui, ancora presente, vivo nella materia
Dal 03 al 16 giugno 2026
arte contemporanea
Location
Finestreria
Milano, Via Ascanio Sforza, 69, (MI)
Milano, Via Ascanio Sforza, 69, (MI)
Orario di apertura
opening 16-21
orari: 13-19 dal martedì al sabato o su appuntamento
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico







