Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Alessandro Roma – L’apparente
CAR Gallery è lieta di presentare L’apparente la seconda mostra personale in galleria di Alessandro Roma (Milano, 1977).
L’esposizione riunisce un importante nucleo di opere inedite, rappresentative della fase più attuale della sua ricerca.
Comunicato stampa
Condividi l'evento
CAR Gallery è lieta di presentare L’apparente la seconda mostra personale in galleria di Alessandro Roma (Milano, 1977).
L’esposizione riunisce un importante nucleo di opere inedite, rappresentative della fase più attuale della sua ricerca.
La mostra si configura come un’opportunità privilegiata per approfondire il linguaggio visivo e poetico dell’artista, attraversando riflessioni sulla materia e nuove sperimentazioni formali.
Alessandro Roma continua la sua ricerca estetica, perseguendo una linea coerente con il passato, ma nuova per poetica e sensibilità, nelle opere recenti presentate da CAR Gallery.
Se prima l’artista proponeva forme scultoree aggressive e polimorfe, oggi predilige forme fluide e più sensuali. La linea espressiva appare morbida, sfuggente e le sfumature dei colori si stemperano sulle superfici smaltate della ceramica in modo evanescente e delicato. Le sculture diventano sussurri poetici e paiono indicarci una via che va verso le colorazioni dell’alba o dell’imbrunire e verso le forme delle onde e delle curve quantistiche. Non sono i colori accecanti del sole, come nelle precedenti sculture che apparivano sgorgate dalla terra e dai suoi inferi simili a espulsioni magmatiche in continuo divenire, ma leggere brezze posate su smaltature immacolate e modellate da forze eoliche. Le mani dell’artista sono strumenti diretti dalla forza del pensiero che trasfonde nella pesante materia l’evanescenza dei concetti. L’installazione delle opere in galleria appare come un tutt’uno che invade lo spazio frammentandolo e uniformandolo al contempo per dare l’idea di un unicum, di una famiglia alloggiata in una dimora, di un nucleo di oggetti accumulati da un appassionato collezionista, in cui ciascuno, nella propria identità, resta autonomo e, allo stesso tempo, dialogante. Diversamente dalla sua ultima personale inaugurata a Londra, in cui ha presentato una performance/ video e i grandi teleri dipinti (dove le suggestioni con il gruppo di Bloomsbury appaiono evidenti), qui a Bologna l’artista ci riporta nella sua poetica tridimensionale rendendo i “vasi” il fulcro della ricerca e avvicendandoli a formelle policrome che scandiscono l’esiguo spazio della galleria in una via crucis o in strofe poetiche, escludendo totalmente dall’installazione la parte pittorica su tela e quella grafica su carta.
Le opere cotte e infornate più volte – per arrivare a risultati traslucidi, vetrificati e multiriflettenti – ci confermano la grande capacità di Roma nel fare, dei suddetti “vasi”, esempi di scultura ibrida in cui la struttura è al servizio della forma e della poetica semplice e lineare. L’artista si muove nel terreno della plasticazione come un maestro ormai “collaudato” che si inserisce a pieno titolo nella produzione contemporanea classica. Appare doveroso riandare visivamente a tutte le opere del passato, particolarmente a quelle dell’Art Nouveau francese, in cui i grandi vetrai, come Gallé e Daum, alternavano diverse produzioni tra vetro e ceramica senza snaturare la materia di entrambe e avvicinandone invece i confini per esaltarne i punti in comune più che le differenze. Alessandro Roma è determinato a offrire allo spettatore una rappresentazione della fluidità che connota la nostra epoca, inserendo la sua opera fra quelle più internazionali, non solo a livello manuale, ma a livello emozionale e poetico.
L’esposizione riunisce un importante nucleo di opere inedite, rappresentative della fase più attuale della sua ricerca.
La mostra si configura come un’opportunità privilegiata per approfondire il linguaggio visivo e poetico dell’artista, attraversando riflessioni sulla materia e nuove sperimentazioni formali.
Alessandro Roma continua la sua ricerca estetica, perseguendo una linea coerente con il passato, ma nuova per poetica e sensibilità, nelle opere recenti presentate da CAR Gallery.
Se prima l’artista proponeva forme scultoree aggressive e polimorfe, oggi predilige forme fluide e più sensuali. La linea espressiva appare morbida, sfuggente e le sfumature dei colori si stemperano sulle superfici smaltate della ceramica in modo evanescente e delicato. Le sculture diventano sussurri poetici e paiono indicarci una via che va verso le colorazioni dell’alba o dell’imbrunire e verso le forme delle onde e delle curve quantistiche. Non sono i colori accecanti del sole, come nelle precedenti sculture che apparivano sgorgate dalla terra e dai suoi inferi simili a espulsioni magmatiche in continuo divenire, ma leggere brezze posate su smaltature immacolate e modellate da forze eoliche. Le mani dell’artista sono strumenti diretti dalla forza del pensiero che trasfonde nella pesante materia l’evanescenza dei concetti. L’installazione delle opere in galleria appare come un tutt’uno che invade lo spazio frammentandolo e uniformandolo al contempo per dare l’idea di un unicum, di una famiglia alloggiata in una dimora, di un nucleo di oggetti accumulati da un appassionato collezionista, in cui ciascuno, nella propria identità, resta autonomo e, allo stesso tempo, dialogante. Diversamente dalla sua ultima personale inaugurata a Londra, in cui ha presentato una performance/ video e i grandi teleri dipinti (dove le suggestioni con il gruppo di Bloomsbury appaiono evidenti), qui a Bologna l’artista ci riporta nella sua poetica tridimensionale rendendo i “vasi” il fulcro della ricerca e avvicendandoli a formelle policrome che scandiscono l’esiguo spazio della galleria in una via crucis o in strofe poetiche, escludendo totalmente dall’installazione la parte pittorica su tela e quella grafica su carta.
Le opere cotte e infornate più volte – per arrivare a risultati traslucidi, vetrificati e multiriflettenti – ci confermano la grande capacità di Roma nel fare, dei suddetti “vasi”, esempi di scultura ibrida in cui la struttura è al servizio della forma e della poetica semplice e lineare. L’artista si muove nel terreno della plasticazione come un maestro ormai “collaudato” che si inserisce a pieno titolo nella produzione contemporanea classica. Appare doveroso riandare visivamente a tutte le opere del passato, particolarmente a quelle dell’Art Nouveau francese, in cui i grandi vetrai, come Gallé e Daum, alternavano diverse produzioni tra vetro e ceramica senza snaturare la materia di entrambe e avvicinandone invece i confini per esaltarne i punti in comune più che le differenze. Alessandro Roma è determinato a offrire allo spettatore una rappresentazione della fluidità che connota la nostra epoca, inserendo la sua opera fra quelle più internazionali, non solo a livello manuale, ma a livello emozionale e poetico.
11
giugno 2026
Alessandro Roma – L’apparente
Dall'undici giugno al 31 luglio 2026
arte contemporanea
Location
CAR Gallery
Bologna, Via Azzo Gardino, 14a, (BO)
Bologna, Via Azzo Gardino, 14a, (BO)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 10.30-13 e 15-19.30
Vernissage
11 Giugno 2026, 15-22
Sito web
Autore
Autore testo critico




