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Pulse – Segni e battiti della città contemporanea
Dal 26 giugno, in occasione del Festival di Spoleto, ADD-art presenta “Pulse – segni e battiti della città contemporanea”, all’interno delle storiche sale di Palazzo Due Mondi.
Nel percorso ideato dalla curatrice, Stella Maresca Riccardi, Pulse vuole essere una mappa di resistenza emotiva.
Comunicato stampa
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Dal 26 giugno, in occasione del Festival di Spoleto, ADD-art presenta "Pulse - segni e battiti della città contemporanea”, all’interno delle storiche sale di Palazzo Due Mondi.
Nel percorso ideato dalla curatrice, Stella Maresca Riccardi, Pulse vuole essere una mappa di resistenza emotiva. In una città come Spoleto che, nell'immaginario collettivo, rappresenta lo scrigno della pietra antica, della lentezza e di una stratificazione storica che respira a ritmi secolari, calare il battito frenetico, caotico e talvolta violento di "Pulse" crea un contrasto magnetico. I linguaggi della strada, il metallo deformato di Pennyboy, i collage pop di David Pompili, l'espressionismo materico di Antonio Maria Catalani, le icone urbane di Solo, il raffinato linguaggio urban di Diamond, i labirinti di Maria Ginzburg e l’installazione scultorea di ErProsit, non aggrediscono la storia della città; al contrario, la usano come cassa di risonanza. Il silenzio monumentale di Spoleto amplifica il "rumore visivo" della metropoli contemporanea, costringendo lo spettatore a isolare ogni singolo battito.
La mostra proseguirà inoltre negli spazi storici di ADD-art, in via Palazzo dei Duchi 6, dove sarà presentata una selezione di opere e litografie degli artisti in mostra. Un’estensione del progetto espositivo che offrirà ai visitatori un ulteriore approfondimento sui linguaggi e sulle poetiche dei protagonisti di Pulse - Segni e battiti della città contemporanea.
Il percorso espositivo e gli artisti
Antonio Maria Catalani (Holaf): Abita lo spazio espositivo con la stessa urgenza e fisicità con cui si affronta la strada. Attraverso campiture sature, linee sferzanti e una densità segnica spiazzante, le sue opere inghiottono lo sguardo dello spettatore, costringendolo a ridefinire la propria distanza e il proprio equilibrio. La sua è una rivoluzione dimensionale e concettuale: le opere specchiano la vertigine delle metropoli moderne, trasformando la parete in un manifesto pulsante che inaugura un nuovo, monumentale modo di percepire e abitare lo spazio contemporaneo.
Diamond: Le sue opere conducono lo spettatore verso una nuova concezione del vivere la città, spingendolo a ricercare una cittadinanza poetica, a riscoprire la vicinanza nell'alienazione e a reimpossessarsi dello spazio pubblico come luogo di meraviglia, di scontro fecondo e di comunità. Il suo contributo rappresenta la rinascita del segno: Diamond non aggredisce lo spazio, ma lo corteggia, trasformando i muri della routine quotidiana in specchi dell'anima urbana. La sua arte invita alla riscoperta del dettaglio, dimostrando che anche nel battito alienante della metropoli può convivere un'intramontabile, classica e sublime armonia.
ErProsit (Michele Santini): È in questa frattura tra conscio e inconscio che si inserisce la sua installazione, un dispositivo di dialogo con ciò che nell'essere umano - e nel cittadino - resta mutevole, frammentato e in continua evoluzione. ErProsit mette in scena il legame indissolubile tra realtà, alienazione e trascendenza. L'opera suggerisce che abitare la città non significa occupare asfalto, ma riconoscersi parte di un unico organismo pulsante: ogni individuo rimane teso e agganciato a una luce collettiva che rende possibile la rinascita spirituale della comunità.
Maria Ginzburg: Attraverso un potente trittico, mette in scena con spietata crudezza geometrica ed emotiva una serie di schemi intrappolanti e strutture labirintiche. Le sue tele diventano soglie liminali, territori di confine sospesi in un limbo perenne tra la realtà tangibile e il labirinto dell'inconscio. All'interno di questi schemi rigidi ed evocativi, l'artista semina indizi, crepe prospettiche e varchi di luce, rivelando che l'attraversamento consapevole del trauma e del limite custodisce una concreta possibilità di liberazione.
Pennyboy: Porta in mostra una fusione affascinante tra archeologia industriale ed estetica contemporanea. La sua pratica si concentra sull'uso del D-Bond, materiale metallico e specchiante tipico dei rivestimenti architettonici e dei cartelloni pubblicitari urbani. Pennyboy agisce sulla rigidità del supporto con un gesto fisico e violento: deforma il metallo, ne altera le geometrie pure e ne spezza la bidimensionalità. Un atto di torsione che estroflette la materia, imitando le cicatrici, le lamiere accartocciate e le mutazioni repentine della metropoli.
David Pompili: Il suo linguaggio si inserisce in mostra come un fulmine pop-viscerale. Attraverso una stratificazione di strappi, collage e icone mediatiche decostruisce l'estetica della strada per restituirle una voce graffiante. Trasforma il caos visivo e il rumore dei media in un elemento visivo originale, offrendo uno specchio distorto ma fedele in cui l'abitante è costretto a riconoscersi. In mostra anche le sue celebri buste – sacchetti di carta usa-e-getta del fast food – che creano un perfetto e spietato cortocircuito tra la cultura del consumo rapido e l'identità profonda della metropoli.
Solo: Lo street artist porta con sé il potere terapeutico e identitario del mito contemporaneo: il supereroe. Le sue opere, radicate nell'immaginario dei fumetti classici, operano una risignificazione antropologica della figura del cittadino. Con il suo tratto grafico netto, i colori accesi e lo stile derivato dai maestri del comic book americano, Solo trasforma le pareti in un moderno Olimpo pop, suggerendo che ogni muro scrostato dall'asfalto può diventare il teatro di una quotidiana, silenziosa ed eroica rinascita.
INFORMAZIONI UTILI
Mostra: PULSE - Segni e battiti della città contemporanea
Sede: Palazzo Due Mondi, Corso Mazzini 46, Spoleto (PG)
Apertura al pubblico: Dal 26 giugno al 6 settembre, ingresso libero
Orari di apertura: sabato e domenica 11:00-13:00 / 16:30-19:30 (ad eccezione degli eventi privati)
Contatti: info@add-art.it, +39 339 7569982
Nel percorso ideato dalla curatrice, Stella Maresca Riccardi, Pulse vuole essere una mappa di resistenza emotiva. In una città come Spoleto che, nell'immaginario collettivo, rappresenta lo scrigno della pietra antica, della lentezza e di una stratificazione storica che respira a ritmi secolari, calare il battito frenetico, caotico e talvolta violento di "Pulse" crea un contrasto magnetico. I linguaggi della strada, il metallo deformato di Pennyboy, i collage pop di David Pompili, l'espressionismo materico di Antonio Maria Catalani, le icone urbane di Solo, il raffinato linguaggio urban di Diamond, i labirinti di Maria Ginzburg e l’installazione scultorea di ErProsit, non aggrediscono la storia della città; al contrario, la usano come cassa di risonanza. Il silenzio monumentale di Spoleto amplifica il "rumore visivo" della metropoli contemporanea, costringendo lo spettatore a isolare ogni singolo battito.
La mostra proseguirà inoltre negli spazi storici di ADD-art, in via Palazzo dei Duchi 6, dove sarà presentata una selezione di opere e litografie degli artisti in mostra. Un’estensione del progetto espositivo che offrirà ai visitatori un ulteriore approfondimento sui linguaggi e sulle poetiche dei protagonisti di Pulse - Segni e battiti della città contemporanea.
Il percorso espositivo e gli artisti
Antonio Maria Catalani (Holaf): Abita lo spazio espositivo con la stessa urgenza e fisicità con cui si affronta la strada. Attraverso campiture sature, linee sferzanti e una densità segnica spiazzante, le sue opere inghiottono lo sguardo dello spettatore, costringendolo a ridefinire la propria distanza e il proprio equilibrio. La sua è una rivoluzione dimensionale e concettuale: le opere specchiano la vertigine delle metropoli moderne, trasformando la parete in un manifesto pulsante che inaugura un nuovo, monumentale modo di percepire e abitare lo spazio contemporaneo.
Diamond: Le sue opere conducono lo spettatore verso una nuova concezione del vivere la città, spingendolo a ricercare una cittadinanza poetica, a riscoprire la vicinanza nell'alienazione e a reimpossessarsi dello spazio pubblico come luogo di meraviglia, di scontro fecondo e di comunità. Il suo contributo rappresenta la rinascita del segno: Diamond non aggredisce lo spazio, ma lo corteggia, trasformando i muri della routine quotidiana in specchi dell'anima urbana. La sua arte invita alla riscoperta del dettaglio, dimostrando che anche nel battito alienante della metropoli può convivere un'intramontabile, classica e sublime armonia.
ErProsit (Michele Santini): È in questa frattura tra conscio e inconscio che si inserisce la sua installazione, un dispositivo di dialogo con ciò che nell'essere umano - e nel cittadino - resta mutevole, frammentato e in continua evoluzione. ErProsit mette in scena il legame indissolubile tra realtà, alienazione e trascendenza. L'opera suggerisce che abitare la città non significa occupare asfalto, ma riconoscersi parte di un unico organismo pulsante: ogni individuo rimane teso e agganciato a una luce collettiva che rende possibile la rinascita spirituale della comunità.
Maria Ginzburg: Attraverso un potente trittico, mette in scena con spietata crudezza geometrica ed emotiva una serie di schemi intrappolanti e strutture labirintiche. Le sue tele diventano soglie liminali, territori di confine sospesi in un limbo perenne tra la realtà tangibile e il labirinto dell'inconscio. All'interno di questi schemi rigidi ed evocativi, l'artista semina indizi, crepe prospettiche e varchi di luce, rivelando che l'attraversamento consapevole del trauma e del limite custodisce una concreta possibilità di liberazione.
Pennyboy: Porta in mostra una fusione affascinante tra archeologia industriale ed estetica contemporanea. La sua pratica si concentra sull'uso del D-Bond, materiale metallico e specchiante tipico dei rivestimenti architettonici e dei cartelloni pubblicitari urbani. Pennyboy agisce sulla rigidità del supporto con un gesto fisico e violento: deforma il metallo, ne altera le geometrie pure e ne spezza la bidimensionalità. Un atto di torsione che estroflette la materia, imitando le cicatrici, le lamiere accartocciate e le mutazioni repentine della metropoli.
David Pompili: Il suo linguaggio si inserisce in mostra come un fulmine pop-viscerale. Attraverso una stratificazione di strappi, collage e icone mediatiche decostruisce l'estetica della strada per restituirle una voce graffiante. Trasforma il caos visivo e il rumore dei media in un elemento visivo originale, offrendo uno specchio distorto ma fedele in cui l'abitante è costretto a riconoscersi. In mostra anche le sue celebri buste – sacchetti di carta usa-e-getta del fast food – che creano un perfetto e spietato cortocircuito tra la cultura del consumo rapido e l'identità profonda della metropoli.
Solo: Lo street artist porta con sé il potere terapeutico e identitario del mito contemporaneo: il supereroe. Le sue opere, radicate nell'immaginario dei fumetti classici, operano una risignificazione antropologica della figura del cittadino. Con il suo tratto grafico netto, i colori accesi e lo stile derivato dai maestri del comic book americano, Solo trasforma le pareti in un moderno Olimpo pop, suggerendo che ogni muro scrostato dall'asfalto può diventare il teatro di una quotidiana, silenziosa ed eroica rinascita.
INFORMAZIONI UTILI
Mostra: PULSE - Segni e battiti della città contemporanea
Sede: Palazzo Due Mondi, Corso Mazzini 46, Spoleto (PG)
Apertura al pubblico: Dal 26 giugno al 6 settembre, ingresso libero
Orari di apertura: sabato e domenica 11:00-13:00 / 16:30-19:30 (ad eccezione degli eventi privati)
Contatti: info@add-art.it, +39 339 7569982
26
giugno 2026
Pulse – Segni e battiti della città contemporanea
Dal 26 giugno al 06 settembre 2026
arte contemporanea
Location
Palazzo Due Mondi
Spoleto, Corso G. Mazzini, 46, (PG)
Spoleto, Corso G. Mazzini, 46, (PG)
Orario di apertura
sabato e domenica ore 11:00 - 13:00 e 16:30 - 19:30
Vernissage
26 Giugno 2026, 17:00
Sito web
Autore
Curatore
Patrocini




