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I Mondiali 2026 visti da Annie Leibovitz: il calcio diventa opera d’arte
Fotografia
di redazione
I confini tra lo sport più popolare del pianeta e l’alta fotografia d’autore potrebbero, senza dubbio, sembrare barriere invalicabili. Eppure, queste linee di demarcazione vanno ora a crollare grazie al progetto sviluppato per i Mondiali 2026 dalla leggendaria fotografa statunitense Annie Leibovitz che firma FÚTBOL 2026: una monumentale mostra fotografica ospitata nella prestigiosa cornice del Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico e ideata per celebrare l’estetica e l’impatto culturale del calcio in occasione della Coppa del Mondo FIFA 2026, ospitata congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada.

Leibovitz, affermatissimo dietro l’obiettivo, è conosciuta in tutto il mondo per i suoi ritratti intimi e profondamente cinematografici delle icone pop (dalle storiche copertine di Rolling Stone e Vanity Fair fino ai servizi d’alta moda). Ora questo suo sguardo inconfondibile si declina nel mondo del pallone, catturando l’essenza del gioco ben oltre la semplice cronaca dell’azione sul campo.
Cuore del progetto risiede nell’esaltare il calcio nella sua natura democratica e universale, capace di unire culture, generazioni e contesti sociali tra loro anche estremamente diversi.

Il percorso espositivo mette cos’ in dialogo i ritratti posati delle più grandi stelle del calcio internazionale con scatti intensi e spontanei dedicati al calcio di periferia, ai campetti improvvisati nelle comunità rurali e urbane del Nord America. Attraverso l’uso magistrale della luce e del contrasto che da sempre caratterizza lo stile di Leibovitz, ogni fotografia trasforma i soggetti in figure epiche, quasi scultoree: che si tratti del tendine teso di un fuoriclasse mondiale o del volto rigato di sudore di un ragazzino in un sobborgo messicano, le immagini catturano la vulnerabilità, la determinazione, la gioia e il dramma intrinseco a questo sport.
La collaborazione con Annie Leibovitz rappresenta un momento di eccezionale rilevanza culturale, poiché accompagna i primi Mondiali di calcio della storia a disputarsi simultaneamente in tre diverse nazioni e con un formato ampliato a 48 squadre. In questo contesto di massima espansione globale, la mostra funge da perfetto ponte culturale, celebrando la diversità e l’inclusione attraverso l’arte visiva.

Le immagini della Leibovitz offrono una narrazione profonda e poetica del Nord America contemporaneo, documentando come la passione per il calcio stia ridefinendo l’identità sportiva e sociale di territori storicamente legati ad altre discipline. L’esposizione, concepita per essere itinerante, toccherà le principali città ospitanti del torneo, offrendo a tifosi, appassionati d’arte e cittadini un’esperienza immersiva unica che rimarrà impressa come l’eredità visiva e artistica più preziosa di questa storica Coppa del Mondo.














