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Attorno a Tiziano. L’annuncio e la luce verso il contemporaneo
Dopo il successo della mostra dedicata a Klimt e alla sua Giuditta II, ecco un nuovo intenso percorso – curato da Gabriella Belli e Luca Massimo Barbero – che mette in dialogo capolavori dell’arte antica e icone dell’arte contemporanea, valorizzando soprattutto il patrimonio dei Musei Civici, accanto ad alcune straordinarie opere provenienti da collezioni private e dalle più importanti istituzioni veneziane, generosissime nel sostenere il progetto per la terraferma
Comunicato stampa
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ATTORNO A TIZIANO
L’ANNUNCIO E LA LUCE VERSO IL CONTEMPORANEO.
GAROFALO, CANOVA, FONTANA, FLAVIN
MUVE Mestre - Centro Culturale Candiani
14 Aprile - 2 Luglio 2017
“Un momento nel tempo, ma il tempo fu creato
attraverso quel momento: poiché
senza significato non c’è tempo, e quel momento
di tempo diede il significato.
Quindi sembrò come se gli uomini dovessero
procedere dalla luce alla luce,
nella luce del Verbo”.
(T.S. Eliot, Cori da “La rocca”, 1934)
Un momento centrale nella storia del Cristianesimo, uno degli attimi
decisivi nella storia spirituale dell’umanità.
L’Annunciazione - l’incontro soprannaturale tra l’Arcangelo Gabriele
e Maria, gioia della nascita del Figlio e al contempo memento della
sua morte, un episodio tra cielo e terra che contempla il mistero
dell’Assunzione e quella vita tutta terrena che Maria condividerà con il
figlio - è al centro della nuova esposizione progettata dalla Fondazione
Musei Civici di Venezia per Mestre, con la straordinaria collaborazione della
Scuola Grande di San Rocco.
Dopo il successo della mostra dedicata a Klimt e alla sua Giuditta II, ecco
un nuovo intenso percorso - curato da Gabriella Belli e Luca Massimo
Barbero - che mette in dialogo capolavori dell’arte antica e icone dell’arte
contemporanea, valorizzando soprattutto il patrimonio dei Musei Civici,
accanto ad alcune straordinarie opere provenienti da collezioni private e
dalle più importanti istituzioni veneziane, generosissime nel sostenere il
progetto per la terraferma.
L’Annuncio, per la sua centralità e per il suo significato, è stato tra i
soggetti più indagati nella storia dell’arte, e non solo sacra, di volta in volta
adattato al gusto e allo stile delle diverse epoche.
Così la mostra, ospitata nelle sale del Centro Culturale Candiani -
trasformate dal genio scenografico di Pier Luigi Pizzi – ripercorre, dal 14
aprile al 2 luglio 2017, la vicenda iconografica di questo complesso tema e
il visitatore viene portato alla scoperta della sua evoluzione storica, in un
dialogo tra passato e presente fatto di cortocircuiti visivi ed emozionali. È il Mercurio alato, Hermes, la preziosa scultura del Giambologna (XVI
sec.) proveniente dalle collezioni della Galleria Franchetti, che c’invita
ad entrare nella mostra, con un gesto della mano che indica il mondo
ultraterreno: il messaggero degli dei della mitologia greca, portatore di
sogni ma anche delle anime agli Inferi, non precorre forse l’immagine di
quell’angelo che porterà la lieta novella a Maria?
Quindi la mostra procede mostrando le fonti più antiche come
i preziosissimi fogli miniati e testimonianze rarissime, che vanno
dall’Antifonario del Secondo Maestro di San Domenico a preziosissimi
Libri d’ore, come quello del Maestro dei tralci dorati proveniente dalla
Biblioteca del Museo Correr.
Si viaggia nei secoli e si scoprono opere nelle collezioni lagunari molto
spesso ignote, come una tavola del XIV secolo di ambito veneto che
sarà una vera scoperta per i visitatori (che non l’hanno mai vista esposta)
o un trittico di Lazzaro Bastiani di fine Quattrocento, entrambi nelle
collezioni civiche. Straordinaria è anche la scelta di opere grafiche,
tra cui un nucleo di fogli di Gaspare Diziani, un bel pastello di Rosalba
Carriera e un’importante Angelo annunciante di Palma il Giovane,
proveniente dai depositi del Museo Correr.
Perno e culmine dell’esposizione è comunque il pittore veneziano per
eccellenza, Tiziano Vecellio, con la sua Annunciazione prestata dalla
Scuola Grande di San Rocco, quel luogo severo e straordinariamente
ricco d’arte, dove anche il Doge poté ammirarla in una storica visita
rievocata in una tela del Borsato.
Accanto a questo capolavoro, anzi in dialogo con esso, ecco
l’Annunciazione di Benvenuto Tisi detto il Garofalo - oggetto di un
recente restauro- che per la prima volta lascia la Fondazione Giorgio
Cini.
Il più importante accadimento della storia religiosa occidentale è qui
raccontato tra meraviglia e quotidianità come rivelano il cesto dipinto
dal Maestro veneziano o lo stipetto pieno di oggetti inserito dal pittore
ferrarese nella scena biblica.
Con l’Annunciazione di Antonio Canova (1820-1823), prezioso bassorilievo
prestato dalla Gipsoteca di Possagno, in dialogo con “Concetto spaziale.
Teatrino” di Lucio Fontana, si cambia prospettiva. Luminosità, purezza,
mancanza quasi di organicità.
“Entrambi sospesi –sottolinea Luca Massimo Barbero - in un silenzio
superiore fatto di luce bianca, come talvolta è stato rappresentato l’angelo,
essere di luce e portatore di luce divina e dello Spirito”.
“Ecco farsi strada – scrive la direttrice della Fondazione Musei Civici di
Venezia Gabriella Belli – nella più estrema concettualizzazione dell’idea
stessa di annunciazione, la luce come sintesi e simbolo di una spiritualità
senza barriere e aperta a ogni Credo, abbagliante come abbagliante dovette
essere la Parola che cambiò il corso della storia spirituale occidentale”. Il mistero della luce appare in tutta la sua forza anche nello straordinario
Sole in Piazza San Marco, della serie delle “Venezie”, in cui Lucio Fontana
traduce concettualmente ciò che evoca in lui la città lagunare e la sua
iconica piazza, sede della basilica marciana, luogo splendente per
eccellenza.
Fontana traduce la materia in luce, in un’esplosione giallo oro
punteggiata da piccole pietre preziose, frammenti di vetro che ricordano i
mosaici della della basilica. Un’epifania.
Nel grande dipinto si condensa tutta la sua poetica: “Io buco – diceva
Fontana - passa l’infinito da lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere”.
In mostra il tema della luce continua nei lavori di Liz Larner, Arthur Duff,
Aldo Grazzi e del californiano Barry X Ball che mescolano luce, neon,
oro; ma soprattutto appare prepotente in quella che è stata definita la
“teologia dei tubi al neon” di Dan Flavin, eccezionalmente in mostra a
Mestre.
Il grande artista americano, protagonista dell’arte minimal e
concettuale degli anni Sessanta non a caso ha iniziato la sua vicenda
biografica con un lungo periodo trascorso in seminario per diventare
gesuita. Dopo aver scoperto il lavoro di Flavin, Giuseppe Panza di
Biumo, suo grande estimatore, scrisse: “Fu una rivelazione. Le lampade
fluorescenti mi apparivano un nuovo mondo di emozioni da esplorare... Era
l’apparizione di un’immagine soprannaturale... Era arte religiosa...la via
verso l’assoluto”.
Il secondo ‘900 si fa talvolta dissacrante e irriverente. Luigi Ontani in
una sua performance (1973) rievoca l’Annunciazione travestendosi come
angelo annunziante con il giglio in mano.
C’è un’ambiguità canzonatoria e narcisistica in ciò, ma è anche il segno
che la spiritualità contemporanea, ormai soggettiva e laica, ha ancora
bisogno di confrontarsi con questo evento straordinario, di esplorare
attraverso l’arte il mistero dell’Annuncio.
L’ANNUNCIO E LA LUCE VERSO IL CONTEMPORANEO.
GAROFALO, CANOVA, FONTANA, FLAVIN
MUVE Mestre - Centro Culturale Candiani
14 Aprile - 2 Luglio 2017
“Un momento nel tempo, ma il tempo fu creato
attraverso quel momento: poiché
senza significato non c’è tempo, e quel momento
di tempo diede il significato.
Quindi sembrò come se gli uomini dovessero
procedere dalla luce alla luce,
nella luce del Verbo”.
(T.S. Eliot, Cori da “La rocca”, 1934)
Un momento centrale nella storia del Cristianesimo, uno degli attimi
decisivi nella storia spirituale dell’umanità.
L’Annunciazione - l’incontro soprannaturale tra l’Arcangelo Gabriele
e Maria, gioia della nascita del Figlio e al contempo memento della
sua morte, un episodio tra cielo e terra che contempla il mistero
dell’Assunzione e quella vita tutta terrena che Maria condividerà con il
figlio - è al centro della nuova esposizione progettata dalla Fondazione
Musei Civici di Venezia per Mestre, con la straordinaria collaborazione della
Scuola Grande di San Rocco.
Dopo il successo della mostra dedicata a Klimt e alla sua Giuditta II, ecco
un nuovo intenso percorso - curato da Gabriella Belli e Luca Massimo
Barbero - che mette in dialogo capolavori dell’arte antica e icone dell’arte
contemporanea, valorizzando soprattutto il patrimonio dei Musei Civici,
accanto ad alcune straordinarie opere provenienti da collezioni private e
dalle più importanti istituzioni veneziane, generosissime nel sostenere il
progetto per la terraferma.
L’Annuncio, per la sua centralità e per il suo significato, è stato tra i
soggetti più indagati nella storia dell’arte, e non solo sacra, di volta in volta
adattato al gusto e allo stile delle diverse epoche.
Così la mostra, ospitata nelle sale del Centro Culturale Candiani -
trasformate dal genio scenografico di Pier Luigi Pizzi – ripercorre, dal 14
aprile al 2 luglio 2017, la vicenda iconografica di questo complesso tema e
il visitatore viene portato alla scoperta della sua evoluzione storica, in un
dialogo tra passato e presente fatto di cortocircuiti visivi ed emozionali. È il Mercurio alato, Hermes, la preziosa scultura del Giambologna (XVI
sec.) proveniente dalle collezioni della Galleria Franchetti, che c’invita
ad entrare nella mostra, con un gesto della mano che indica il mondo
ultraterreno: il messaggero degli dei della mitologia greca, portatore di
sogni ma anche delle anime agli Inferi, non precorre forse l’immagine di
quell’angelo che porterà la lieta novella a Maria?
Quindi la mostra procede mostrando le fonti più antiche come
i preziosissimi fogli miniati e testimonianze rarissime, che vanno
dall’Antifonario del Secondo Maestro di San Domenico a preziosissimi
Libri d’ore, come quello del Maestro dei tralci dorati proveniente dalla
Biblioteca del Museo Correr.
Si viaggia nei secoli e si scoprono opere nelle collezioni lagunari molto
spesso ignote, come una tavola del XIV secolo di ambito veneto che
sarà una vera scoperta per i visitatori (che non l’hanno mai vista esposta)
o un trittico di Lazzaro Bastiani di fine Quattrocento, entrambi nelle
collezioni civiche. Straordinaria è anche la scelta di opere grafiche,
tra cui un nucleo di fogli di Gaspare Diziani, un bel pastello di Rosalba
Carriera e un’importante Angelo annunciante di Palma il Giovane,
proveniente dai depositi del Museo Correr.
Perno e culmine dell’esposizione è comunque il pittore veneziano per
eccellenza, Tiziano Vecellio, con la sua Annunciazione prestata dalla
Scuola Grande di San Rocco, quel luogo severo e straordinariamente
ricco d’arte, dove anche il Doge poté ammirarla in una storica visita
rievocata in una tela del Borsato.
Accanto a questo capolavoro, anzi in dialogo con esso, ecco
l’Annunciazione di Benvenuto Tisi detto il Garofalo - oggetto di un
recente restauro- che per la prima volta lascia la Fondazione Giorgio
Cini.
Il più importante accadimento della storia religiosa occidentale è qui
raccontato tra meraviglia e quotidianità come rivelano il cesto dipinto
dal Maestro veneziano o lo stipetto pieno di oggetti inserito dal pittore
ferrarese nella scena biblica.
Con l’Annunciazione di Antonio Canova (1820-1823), prezioso bassorilievo
prestato dalla Gipsoteca di Possagno, in dialogo con “Concetto spaziale.
Teatrino” di Lucio Fontana, si cambia prospettiva. Luminosità, purezza,
mancanza quasi di organicità.
“Entrambi sospesi –sottolinea Luca Massimo Barbero - in un silenzio
superiore fatto di luce bianca, come talvolta è stato rappresentato l’angelo,
essere di luce e portatore di luce divina e dello Spirito”.
“Ecco farsi strada – scrive la direttrice della Fondazione Musei Civici di
Venezia Gabriella Belli – nella più estrema concettualizzazione dell’idea
stessa di annunciazione, la luce come sintesi e simbolo di una spiritualità
senza barriere e aperta a ogni Credo, abbagliante come abbagliante dovette
essere la Parola che cambiò il corso della storia spirituale occidentale”. Il mistero della luce appare in tutta la sua forza anche nello straordinario
Sole in Piazza San Marco, della serie delle “Venezie”, in cui Lucio Fontana
traduce concettualmente ciò che evoca in lui la città lagunare e la sua
iconica piazza, sede della basilica marciana, luogo splendente per
eccellenza.
Fontana traduce la materia in luce, in un’esplosione giallo oro
punteggiata da piccole pietre preziose, frammenti di vetro che ricordano i
mosaici della della basilica. Un’epifania.
Nel grande dipinto si condensa tutta la sua poetica: “Io buco – diceva
Fontana - passa l’infinito da lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere”.
In mostra il tema della luce continua nei lavori di Liz Larner, Arthur Duff,
Aldo Grazzi e del californiano Barry X Ball che mescolano luce, neon,
oro; ma soprattutto appare prepotente in quella che è stata definita la
“teologia dei tubi al neon” di Dan Flavin, eccezionalmente in mostra a
Mestre.
Il grande artista americano, protagonista dell’arte minimal e
concettuale degli anni Sessanta non a caso ha iniziato la sua vicenda
biografica con un lungo periodo trascorso in seminario per diventare
gesuita. Dopo aver scoperto il lavoro di Flavin, Giuseppe Panza di
Biumo, suo grande estimatore, scrisse: “Fu una rivelazione. Le lampade
fluorescenti mi apparivano un nuovo mondo di emozioni da esplorare... Era
l’apparizione di un’immagine soprannaturale... Era arte religiosa...la via
verso l’assoluto”.
Il secondo ‘900 si fa talvolta dissacrante e irriverente. Luigi Ontani in
una sua performance (1973) rievoca l’Annunciazione travestendosi come
angelo annunziante con il giglio in mano.
C’è un’ambiguità canzonatoria e narcisistica in ciò, ma è anche il segno
che la spiritualità contemporanea, ormai soggettiva e laica, ha ancora
bisogno di confrontarsi con questo evento straordinario, di esplorare
attraverso l’arte il mistero dell’Annuncio.
13
aprile 2017
Attorno a Tiziano. L’annuncio e la luce verso il contemporaneo
Dal 13 aprile al 02 luglio 2017
arte antica
arte moderna e contemporanea
arte moderna
arte moderna e contemporanea
arte moderna
Location
CENTRO CULTURALE CANDIANI
Venezia, Piazzale Luigi Candiani, 7, (Venezia)
Venezia, Piazzale Luigi Candiani, 7, (Venezia)
Biglietti
Intero: € 5
Ridotto: € 3
Orario di apertura
10.00-19.00
La biglietteria chiude mezz’ora prima
Chiuso il lunedì
Giornate Festive
16 Aprile 16.00 – 22.00
17 Aprile 16.00 – 22.00
25 Aprile 10.00 – 19.00
1 Maggio 10.00 – 19.00
2 giugno 10.00 – 19.00
Vernissage
13 Aprile 2017, ore 17 su invito
Curatore




