Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Ritardo – Mi piace stare qui
Costruendo un quartiere privato, dove ogni isolato, ogni incrocio diventa un rituale privato e universale, riconoscibile a tutti, Ritardo spalanca le celle in cui l’umano contemporaneo decide di rinchiudersi, conscio della prigionia e a questa affezionato come l’ultima oasi di proprietà personale.
Comunicato stampa
Condividi l'evento
(UN)PRO presenta: MI PIACE STARE QUI
13 settembre 2016, h. 19.00 - OFFICINA ADIACENZE, vicolo Spirito Santo 1/B, Bo
Officina Adiacenze e (UN)PRO presentano “Mi piace stare qui”, personale di Ritardo.
Ritardo, al secolo Giulia Cellino, classe 1994, alla sua prima esperienza espositiva, con “Mi piace stare qui” decide di essere presente e trasparente: trasformarsi nelle routine che compongono la nostra intimità, per farne un’esperienza universale e condividerla - dichiaratamente - con il pubblico e attraverso il pubblico.
Costruendo un quartiere privato in galleria, dove ogni isolato, ogni stazione, ogni incrocio diventa un rituale privato e universale, riconoscibile a tutti, Ritardo spalanca le celle in cui l’umano contemporaneo decide di rinchiudersi, conscio della prigionia e a questa affezionato come l’ultima oasi di proprietà personale, di unicità originaria.
Con la sola guida di mani e piedi, cioè delle estremità degli arti con cui pratichiamo il mondo, Ritardo invita il pubblico a vivere gli spazi dell’allestimento, a immergersi nello straniamento del riconoscersi svelati in un luogo pubblico e a ambire alla condivisione, non priva di quella goffaggine e determinazione tipiche di chi percorre i primi passi di un pensiero antico: per superare l’assenza che ciascuno di noi nutre dentro, è necessario prima riconoscersi abbattuti, umani, destinati al vuoto. Solo allora i mattoni della prigione sembreranno una buona prima munizione da scagliare contro le pareti che ci separano dal resto.
Di cosa, Ritardo vi invita a spiegarvelo percorrendo la sua, la nostra lontananza dal mondo, cioè la nostra intimità. Il luogo e il momento in cui slacciamo ogni maschera e che sappiamo essere sicuri perché solo lì e allora possiamo dire “Mi piace stare qui”.
13 settembre 2016, h. 19.00 - OFFICINA ADIACENZE, vicolo Spirito Santo 1/B, Bo
Officina Adiacenze e (UN)PRO presentano “Mi piace stare qui”, personale di Ritardo.
Ritardo, al secolo Giulia Cellino, classe 1994, alla sua prima esperienza espositiva, con “Mi piace stare qui” decide di essere presente e trasparente: trasformarsi nelle routine che compongono la nostra intimità, per farne un’esperienza universale e condividerla - dichiaratamente - con il pubblico e attraverso il pubblico.
Costruendo un quartiere privato in galleria, dove ogni isolato, ogni stazione, ogni incrocio diventa un rituale privato e universale, riconoscibile a tutti, Ritardo spalanca le celle in cui l’umano contemporaneo decide di rinchiudersi, conscio della prigionia e a questa affezionato come l’ultima oasi di proprietà personale, di unicità originaria.
Con la sola guida di mani e piedi, cioè delle estremità degli arti con cui pratichiamo il mondo, Ritardo invita il pubblico a vivere gli spazi dell’allestimento, a immergersi nello straniamento del riconoscersi svelati in un luogo pubblico e a ambire alla condivisione, non priva di quella goffaggine e determinazione tipiche di chi percorre i primi passi di un pensiero antico: per superare l’assenza che ciascuno di noi nutre dentro, è necessario prima riconoscersi abbattuti, umani, destinati al vuoto. Solo allora i mattoni della prigione sembreranno una buona prima munizione da scagliare contro le pareti che ci separano dal resto.
Di cosa, Ritardo vi invita a spiegarvelo percorrendo la sua, la nostra lontananza dal mondo, cioè la nostra intimità. Il luogo e il momento in cui slacciamo ogni maschera e che sappiamo essere sicuri perché solo lì e allora possiamo dire “Mi piace stare qui”.




