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Alain Ledezma – Um TRIÁNGULO tiene sus tres àngulos iguales a dos rectos sin el principio de la inmortalidad del alma
La Fusion Art Gallery di Torino inaugura la nuova stagione con la mostra personale dell’artista messicano Alain Ledezma.
Comunicato stampa
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La carta è la pelle
Brevi note su Alain Ledezma
di B. Fragogna
La carta/schermo è la pelle, la pelle è un filtro, una membrana traspirante che seleziona e trasuda impulsi intimi (personali) trasponendoli verso l'esterno (pubblico) e che assorbe le percezioni esotiche (di vita) r-accogliendole per assimilarle e poi rielaborarle rinnovandole in un continuo ciclo (il mito). Tessuto connettivo tra "dentro | fuori ", " sotto | sopra ", " passato | futuro". La pelle è il momento presente, l'inter-medium e l'intermediario, il gateway, la transizione e la trans-migrazione alla ricerca di un dialogo con l'entità indefinita che compone il Tutto.
Ogni fase di transizione, ogni movimento permea gli strati (i livelli) fluidificando e solidificando il suo continuo movimento lasciando come risultato un'impronta sulla carta, un'ombra, una traccia. Il disegno. Il disegno che impressiona la carta-pelle come se fosse una pellicola fotografica ipersensibile è la costellazione grafica che emerge e tatua la pelle dell'artista. La stessa costellazione grafica che si incarna negli occhi di chi osserva (in semioscurità) lasciandoci sopraffatti dal senso di déjà vu. Perché noi (gli spettatori) non abbiamo mai visto questi simboli così peculiarmente intrecciati, specchiati, dis-ordinati. Non ne possediamo ancora la chiave interpretativa, ma li conosciamo comunque bene: i segni, il rito, la magia sciamanica di una scrittura fatta di immagini ricorrenti, un geroglifico totemico, piramidale, la composizione cosmologica pre-colombiana.
La radice ancestrale (Panthalassa prima e il “Principio de l’Alma” poi) di Alain Ledezma non si sviluppa univocamente a partire dal e nel contesto storico (che è certamente un riferimento fondamentale) ma attraverso di esso l’artista indaga la natura della “bestia” umana intrecciandone l’inorganico all’organico, il naturale al manufatto, la metafisica alla tecnologia, la vita materica allo spirito. Uno spirito che è più legato al magnetismo terrestre, all’attrazione delle sfere piuttosto che a qualche inaccurata ispirazione religiosa. La mitologia privata di Alain è permeata di materia oscura, il collante dell’esistenza: universale, intangibile, imprevedibile. La porta delle stelle si trova sotto le palpebre che sono aperte al pensiero. Nella costellazione onirica di Alain Ledezma non c’è sonno né esistenza surreale, al contrario vi si scorge una veglia cosmica, un lucidissimo ermetismo. Il nero e il bianco, l’argento e la polvere d’oro.
Alain si confronta con la vita quotidiana (la banalità sociale) evitandola. La sua ricerca è antropologica ma asociale. Sotto la pelle scandaglia la natura rocciosa del magma per decodificare metaforicamente il senso della sua struttura molecolare dell’introspezione. Il codice che egli usa è geometrico, sfalsatamente simmetrico, una struttura pre-ordinata ed ossessiva che si ripete e ricrea come immagini scaturite da un caleidoscopio danneggiato. Arzigogolìo prezioso, lavoro indefesso-certosino-bulinico, intellettualismo offerto a superfici volgari (carta dozzinale, strumenti digitali antichi, supporti poveri, approssimazione, pre-post-colonialismo).
Illusioni ottiche. Suoni distorti. Un movimento statico che tende verso l'alto a partire dal piano orizzontale, il foglio schermato.
Contraddizione, paradosso e alterità.
Brevi note su Alain Ledezma
di B. Fragogna
La carta/schermo è la pelle, la pelle è un filtro, una membrana traspirante che seleziona e trasuda impulsi intimi (personali) trasponendoli verso l'esterno (pubblico) e che assorbe le percezioni esotiche (di vita) r-accogliendole per assimilarle e poi rielaborarle rinnovandole in un continuo ciclo (il mito). Tessuto connettivo tra "dentro | fuori ", " sotto | sopra ", " passato | futuro". La pelle è il momento presente, l'inter-medium e l'intermediario, il gateway, la transizione e la trans-migrazione alla ricerca di un dialogo con l'entità indefinita che compone il Tutto.
Ogni fase di transizione, ogni movimento permea gli strati (i livelli) fluidificando e solidificando il suo continuo movimento lasciando come risultato un'impronta sulla carta, un'ombra, una traccia. Il disegno. Il disegno che impressiona la carta-pelle come se fosse una pellicola fotografica ipersensibile è la costellazione grafica che emerge e tatua la pelle dell'artista. La stessa costellazione grafica che si incarna negli occhi di chi osserva (in semioscurità) lasciandoci sopraffatti dal senso di déjà vu. Perché noi (gli spettatori) non abbiamo mai visto questi simboli così peculiarmente intrecciati, specchiati, dis-ordinati. Non ne possediamo ancora la chiave interpretativa, ma li conosciamo comunque bene: i segni, il rito, la magia sciamanica di una scrittura fatta di immagini ricorrenti, un geroglifico totemico, piramidale, la composizione cosmologica pre-colombiana.
La radice ancestrale (Panthalassa prima e il “Principio de l’Alma” poi) di Alain Ledezma non si sviluppa univocamente a partire dal e nel contesto storico (che è certamente un riferimento fondamentale) ma attraverso di esso l’artista indaga la natura della “bestia” umana intrecciandone l’inorganico all’organico, il naturale al manufatto, la metafisica alla tecnologia, la vita materica allo spirito. Uno spirito che è più legato al magnetismo terrestre, all’attrazione delle sfere piuttosto che a qualche inaccurata ispirazione religiosa. La mitologia privata di Alain è permeata di materia oscura, il collante dell’esistenza: universale, intangibile, imprevedibile. La porta delle stelle si trova sotto le palpebre che sono aperte al pensiero. Nella costellazione onirica di Alain Ledezma non c’è sonno né esistenza surreale, al contrario vi si scorge una veglia cosmica, un lucidissimo ermetismo. Il nero e il bianco, l’argento e la polvere d’oro.
Alain si confronta con la vita quotidiana (la banalità sociale) evitandola. La sua ricerca è antropologica ma asociale. Sotto la pelle scandaglia la natura rocciosa del magma per decodificare metaforicamente il senso della sua struttura molecolare dell’introspezione. Il codice che egli usa è geometrico, sfalsatamente simmetrico, una struttura pre-ordinata ed ossessiva che si ripete e ricrea come immagini scaturite da un caleidoscopio danneggiato. Arzigogolìo prezioso, lavoro indefesso-certosino-bulinico, intellettualismo offerto a superfici volgari (carta dozzinale, strumenti digitali antichi, supporti poveri, approssimazione, pre-post-colonialismo).
Illusioni ottiche. Suoni distorti. Un movimento statico che tende verso l'alto a partire dal piano orizzontale, il foglio schermato.
Contraddizione, paradosso e alterità.
10
settembre 2016
Alain Ledezma – Um TRIÁNGULO tiene sus tres àngulos iguales a dos rectos sin el principio de la inmortalidad del alma
Dal 10 settembre al primo ottobre 2016
arte contemporanea
disegno e grafica
disegno e grafica
Location
FUSION ART GALLERY
Torino, Piazza Amedeo Peyron, 9G, (Torino)
Torino, Piazza Amedeo Peyron, 9G, (Torino)
Orario di apertura
da giovedì a sabato ore 16 - 19.30
Vernissage
10 Settembre 2016, 19.00
Autore
Curatore




