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Stefano Di Stasio – Lessico anacronistico
La mostra raccoglie alcuni dei pezzi più significativi di questo maestro enigmatico dell’Anacronismo
Comunicato stampa
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È stato inserito tra gli esponenti di spicco dell'Anacronismo di Calvesi. Ma questo non basta, far parte di una corrente spesso non costituisce un elemento rappresentativo, per sé stesso qualificante. Non sarà certo una semplice definizione a determinare la complessità di un artista come Stefano di Stasio, pittore in senso puro, “ipericonico” piuttosto che intrigato dalle ripercussioni iperrealiste - e più strettamente “attuali” - presenti nel suo tratto. È lui stesso ad aver dichiarato che «è necessario fare della propria inattualità la propria forza». Di fatto ha riunificato nel concreto mezzo pittorico tanto il concetto di “espressione”, quanto di “immaginazione figurata/figurabile”.
Tutto ciò fa di Stefano di Stasio è un autentico postmoderno, e per una buona volta a far decidere che il postmodernismo non debba necessariamente costituire un pregio o un difetto. E se ancora una volta non sarà un termine a far la differenza è perché in Di Stasio conta forse di più quell'ingegno “figurativamente discorsivo”, che gli ha sempre consentito di dare peso significante alle stesure d'olio sulla tela. Di essere un contemporaneo sempre innamorato dell'utopia visiva delle proprie immagini.
Conta il fatto che di Stasio mai ha subito l'esigenza di mettersi contro le molteplici manifestazioni minimaliste o - restando in correnti basate sull'uso di mezzi convenzionali - della pittura analitica. Non ha mai accettato condizioni che non gli appartenessero, superando anche il supporto citazionista di una modernità votata all'anacronismo; è una dinamica dialettica tra l'artista e il mondo, che si sviluppa con l'esperienza delle cose, mettendo insieme i pezzi più incisivi della propria esistenza. Senza escludere accenni di surrealismo.
La pittura figurativa, questa (mi)sconosciuta. Per abitudine, perché proporzionalmente al tempo che passa l'arte è divenuta un fatto d'abitudine, tutto un giocare con la maliziosità delle sue aggettivazioni di comodo. Che Di Stasio puntualmente ha smentito e smentisce con la sua pittura puntigliosa, dove relazioni epidermiche alla Reni-Cagnacci e sistemi d'ambientazione in odor di Caravaggio si ricostituiscono in un uso pressoché metafisico/machiavellico (quasi sull'orizzonte di Michele Zaza) della narrazione. Anche così nasce, si sviluppa e mantiene una salda indipendenza artistica. (Testo critico a cura di Andrea Rossetti)
Tutto ciò fa di Stefano di Stasio è un autentico postmoderno, e per una buona volta a far decidere che il postmodernismo non debba necessariamente costituire un pregio o un difetto. E se ancora una volta non sarà un termine a far la differenza è perché in Di Stasio conta forse di più quell'ingegno “figurativamente discorsivo”, che gli ha sempre consentito di dare peso significante alle stesure d'olio sulla tela. Di essere un contemporaneo sempre innamorato dell'utopia visiva delle proprie immagini.
Conta il fatto che di Stasio mai ha subito l'esigenza di mettersi contro le molteplici manifestazioni minimaliste o - restando in correnti basate sull'uso di mezzi convenzionali - della pittura analitica. Non ha mai accettato condizioni che non gli appartenessero, superando anche il supporto citazionista di una modernità votata all'anacronismo; è una dinamica dialettica tra l'artista e il mondo, che si sviluppa con l'esperienza delle cose, mettendo insieme i pezzi più incisivi della propria esistenza. Senza escludere accenni di surrealismo.
La pittura figurativa, questa (mi)sconosciuta. Per abitudine, perché proporzionalmente al tempo che passa l'arte è divenuta un fatto d'abitudine, tutto un giocare con la maliziosità delle sue aggettivazioni di comodo. Che Di Stasio puntualmente ha smentito e smentisce con la sua pittura puntigliosa, dove relazioni epidermiche alla Reni-Cagnacci e sistemi d'ambientazione in odor di Caravaggio si ricostituiscono in un uso pressoché metafisico/machiavellico (quasi sull'orizzonte di Michele Zaza) della narrazione. Anche così nasce, si sviluppa e mantiene una salda indipendenza artistica. (Testo critico a cura di Andrea Rossetti)
07
maggio 2016
Stefano Di Stasio – Lessico anacronistico
Dal 07 al 18 maggio 2016
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a venerdì ore 15:00 - 19:00
Vernissage
7 Maggio 2016, ore 17:00
Autore
Curatore




