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Andrea Granchi – Cityscapes
La mostra documenta il linguaggio accattivante ed immediato di questo pittore, che indaga gli spazi del quotidiano
Comunicato stampa
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Andrea Granchi descrive una società che cambia e lo fa con la luce quasi perfetta di una domenica mattina, quando non ci sono ombre a turbare la brillantezza della composizione cromatica. È il realismo di Hopper, ma senza la presenza umana che potrebbe turbare l’assoluta geometria delle forme. La Cultura è qui al di sopra di una Natura assente, ma al contempo si tratta di una costruzione pura, mai turbata dall’esterno e per questo sul limite di un’astrazione ipotizzata.
È la città utopica che dorme serena aspettando i suoi fantasmi. Gli interni sono il corrispettivo intimista di questo discorso: laddove il contesto urbano, con il suo stretto funzionalismo, concorre alla formazione del sentire di una comunità, la casa, con i suoi mobili, rappresenta la “Stanza tutta per Sé” di Virginia Woolf, ossia quell’ambiente protetto che, diventando proiezione della psicologia individuale, è sinonimo della singolarità della persona. In entrambi i casi si generano luoghi di interazione che determinano il variare del Tempo in rapporto con lo Spazio occupato. Gli edifici come la mobilia sono indicatori di un epoca, di un momento prolungato che sopravvive alla polvere della memoria. Per questo i colori devono essere sempre più vividi di quanto possano apparire nella cruda realtà: la trasposizione, che è comunque interpretazione, rende più chiara la percezione.
Ciascuna forma plasma e struttura il pensiero, fornendo i confini entro cui muoversi, oltre a dare un indicatore specifico sulla città e sulla sua proliferazione. Ogni palazzo è corpo unico, ma anche parte di una sequenza più ampia che lo spettatore può solo immaginare. In questo senso la fredda ripetizione delle linee lascia campo alla fantasia così come si può tentare di ricercare una storia dietro le assenze messe in scena a bella posta.
È la città utopica che dorme serena aspettando i suoi fantasmi. Gli interni sono il corrispettivo intimista di questo discorso: laddove il contesto urbano, con il suo stretto funzionalismo, concorre alla formazione del sentire di una comunità, la casa, con i suoi mobili, rappresenta la “Stanza tutta per Sé” di Virginia Woolf, ossia quell’ambiente protetto che, diventando proiezione della psicologia individuale, è sinonimo della singolarità della persona. In entrambi i casi si generano luoghi di interazione che determinano il variare del Tempo in rapporto con lo Spazio occupato. Gli edifici come la mobilia sono indicatori di un epoca, di un momento prolungato che sopravvive alla polvere della memoria. Per questo i colori devono essere sempre più vividi di quanto possano apparire nella cruda realtà: la trasposizione, che è comunque interpretazione, rende più chiara la percezione.
Ciascuna forma plasma e struttura il pensiero, fornendo i confini entro cui muoversi, oltre a dare un indicatore specifico sulla città e sulla sua proliferazione. Ogni palazzo è corpo unico, ma anche parte di una sequenza più ampia che lo spettatore può solo immaginare. In questo senso la fredda ripetizione delle linee lascia campo alla fantasia così come si può tentare di ricercare una storia dietro le assenze messe in scena a bella posta.
07
maggio 2016
Andrea Granchi – Cityscapes
Dal 07 al 18 maggio 2016
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 15:00 - 19:00
Vernissage
7 Maggio 2016, ore 17:00
Autore
Curatore




